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Attivitˆ dello studio

L'Avv. Attasi relatrice al Rapporto semestrale sulle aste immobiliari in Italia

Rapporto semestrale presso il Senato del 23.02.2021 del Centro Studi SOGEEA con intervento dell'Avv. Attasi sulla sospensione causa covid delle esecuzioni immobiliari sulla prima casa.

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Dal diritto immobiliare al diritto ecclesiastico, alle adozioni e difficili divorzi

Articolo del quotidiano La Repubblica dell'11.02.21 sullo Studio Legale Mauro & Attasi.

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Diritto Immobiliare

Il diritto immobiliare si occupa di ogni aspetto relativo alla gestione giuridica degli immobili, dalla compravendita allo sfratto alle questioni di tipo urbanistico e catastale.

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Diritto Condominiale

Il diritto condominiale è quella branca del diritto privato che si occupa dei rapporti tra condomini e fra questi ultimi e  soggetti terzi.

Il condominio è un istituto centrale nel diritto privato italiano. Ciononostante, la sua natura giuridica è incerta.

In base a una tesi tradizionale,  sarebbe una comunione forzosa e perpetua, disciplinata in modo peculiare.
Secondo la tesi della proprietà plurima, sarebbe una forma di proprietà che si compone in capo a ciascun condomino del diritto di proprietà esclusivo sull’unità immobiliare e della proprietà comune di alcune porzioni dell’edificio.
In base ad una terza tesi, il condominio sarebbe qualificabile come ente di gestione


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Diritto Societario

Il diritto societario è la branca del diritto commerciale che ha ad oggetto i vari aspetti della società, tra cui la costituzione, la governance, il controllo, lo scioglimento  la liquidazione, la responsabilità aziendale, i rapporti patrimoniali fra soci, le operazioni societarie straordinarie e la gestione della crisi di impresa.

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Adozioni

L’adozione è l’istituto giuridico con cui (gli adottanti) due coniugi sposati da almeno 3 anni – sono conteggiati anche gli anni di convivenza prematrimoniale more uxorio - assumono civilmente come figlio un soggetto (l’adottato) con cui non hanno legami di sangue e con il quale intercorre una differenza di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

L’adozione può essere nazionale o internazionale.

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Responsabilità medica

Responsabilità professionale del medico per i danni derivanti dalla propria illecita condotta (commissiva od omissiva) posta in essere in violazione di una norma.

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Diritto minorile

Tutela dei diritti dei minori, quali:
  1. diritto innato alla vita;
  2. diritto ad un nome;
  3. diritto a conservare l’identità, la nazionalità, il nome e le relazioni familiari;
  4. diritto a non essere separato dai genitori, salvo che tale separazione sia nell’interesse superiore del fanciullo;
  5. diritto a formarsi una propria opinione; alla libertà di espressione, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
  6. diritto all'educazione;
  7. diritto al riposo, allo svago ed al gioco;
  8. diritto ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e da qualsiasi tipo di lavoro rischioso;
  9. diritto ad essere protetto contro ogni forma di sfruttamento sessuale e violenza sessuale;
  10. diritto a non essere sottoposto a tortura, o a trattamenti e punizioni crudeli, inumani o degradanti;
  11. diritto a non partecipare a conflitti armati se di età tra i quindici e i diciotto.

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Diritto di famiglia (separazioni, divorzi, unioni civili)

Il diritto di famiglia è quella branca del diritto privato che riguarda i rapporti giuridici che intercorrono tra le persone componenti una famiglia.

Nonostante la sua collocazione sistematica, al diritto di famiglia afferiscono anche questioni penalistiche: si pensi al tema della violenza domestica, della violenza di genere e dell'abuso dei mezzi correttivi nei confronti dei figli, nonché dei profili penalistici che possono derivare dal mancato rispetto dei provvedimenti le giudice in materia di separazioni o divorzi.

La separazione è un procedimento attraverso il quale, per motivi che rendono impossibile il proseguimento della  convivenza tra i coniugi, il vincolo matrimoniale viene attenuato e alleggerito di alcuni obblighi come la coabitazione e la fedeltà, in possibile previsione di un totale scioglimento attraverso il divorzio.
La separazione può essere consensuale quando i coniugi raggiungono un accordo sulle questioni relative al patrimonio e alla gestione dei figli. In tal caso, l'accordo viene omologato dal Pubblico Ministero con un apposito decreto.
La separazione giudiziale, invece, si ha nel caso in cui le parti non siano nelle condizioni di addivenire a un accordo. La natura di tale procedimento è quella di contenzioso civile dinanzi al Tribunale, che si pronuncerà con sentenza.

Il divorzio è il procedimento attraverso il quale il vincolo matrimoniale è definitivamente sciolto e permangono in capo ai coniugi alcuni doveri relativi alla prole come quello di crescere e mantenere i figli. In capo al coniuge economicamente più forte viene disposto inoltre l'obbligo di corrispondere un assegno divorzile in favore dell'altro coniuge.
Anche il divorzio può essere ottenuto tramite un accordo. In tal caso è definito "divorzio congiunto". In alternativa, il divorzio giudiziale ha anch'esso natura di contenzioso dinanzi al Tribunale. 

L'unione civile è la formazione sociale costituita da due persone maggiorenni, dello stesso sesso, legate da un vincolo affettivo. Viene disposta mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. 
Si tratta di un istituto introdotto dalla nota Legge Cirinnà (Legge n. 76/2016) al fine di colmare un vuoto di tutela nei confronti delle famiglie omosessuali. 

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Successioni

Il sistema della successione nell’ordinamento giuridico italiano è fondato sulla bipartizione tra successione inter vivos, ossia tra soggetti ancora in vita, e mortis causa, ossia tra un soggetto deceduto e soggetti in vita. A sua volta, la successione mortis causa trova una sua bipartizione tra successione testamentarie e intestata.


La successione testamentaria è disciplinata da un insieme di regole per lo più rinvenibili nel Codice Civile che dettano gli aspetti di contenuto e forma delle disposizioni testamentarie.

La successione intestata è ugualmente disciplinata dall'ordinamento civile seppur in assenza di un testamento. 

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Diritto ecclesiastico (contratti IOR)

L'Istituto per le opere di religione (acronimo: IOR), comunemente conosciuto come "Banca vaticana", è un'istituzione finanziaria pubblica della Santa Sede, creata nel 1942 da papa Pio XII e con sede nella Città del Vaticano.

L'amministrazione dello IOR è definita dal suo Statuto dal 1990.

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Diritto ecclesiastico (nullità matrimoniali)

La dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio è un riconoscimento legale tramite il quale un tribunale ecclesiastico riconosce la nullità del sacramento del matrimonio in virtù del diritto canonico cattolico


Nonostante nel linguaggio comune si parli di "annullamento della Rota", o addirittura di "divorzio cattolico",  tecnicamente si tratta di un "riconoscimento di nullità". Infatti, la dottrina cattolica considera il matrimonio  uno e inscindibile, pertanto non possono sussistere motivi di annullamento o risoluzione del matrimonio stesso.
Se invece viene verificata ex post la sussistenza di una causa di nullità, tale da viziare la validità del matrimonio contratto, il tribunale riconosce la nullità del vincolo e dichiara lo scioglimento dei coniugi dai diritti e dagli obblighi di coniugio.

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Attività di consulenza e di assistenza in materia commerciale

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Attività di consulenza e di assistenza in materia commerciale sia nella fase stragiudiziale di negoziazione, redazione dei contratti, che nella fase giudiziale di nullità o annullamento contrattuale, nonchè di risoluzione per inadempimento.

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Studio Legale Mauro e Attasi

Viale America, 125
00144 Roma
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fax +39 06.54210345
email: segreteria@studiolegalemauroattasi.it

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La Consulenza Legale


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Avv. Vincenzo Mauro 
Laureato alla Università di Roma ‘’La Sapienza’’ nel 1992 esercita la professione in Roma dal 1997, con abilitazione dinanzi la Corte di Cassazione e le Giurisdizioni Superiori dal 2010. 
Inizialmente collabora con lo studio dell’avv. Dante de Marco fino al 2003 dove approfondisce le tematiche relative al diritto commerciale, societario e delle cooperative, oltre il diritto del lavoro nei diversi aspetti precontenziosi e giudiziali; partecipa alla costituzione dello studio legale M&A nel 2013. 
Nel corso degli anni ha sviluppato specifiche conoscenze nell’ambito del diritto della proprietà, del diritto immobiliare, delle locazioni e del condominio, nonché nel diritto delle successioni e delle divisioni, maturando esperienze significative sia nell’ambito del contenzioso giudiziale che nell’ambito della conciliazione e mediazione nella fase stragiudiziale. 
Ha maturato significative esperienze nella consulenza in gestioni patrimoniali ed immobiliari, dalla costituzione, alla amministrazione e fino alla divisione. Gestisce con estrema cura le esigenze e gli interessi del cliente per il raggiungimento di soluzioni conciliative al fine di evitare lunghi contenziosi giudiziari e limitare i relativi oneri economici e costi.

Contatta l'Avv. Vincenzo Mauro: v.mauro@studiolegalemauroattasi.it

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Avv. Piera Attasi 


Esercita la professione forense dal 2000 e nel 2010 partecipa alla fondazione dello studio M&A, con abilitazione dinanzi la Corte di Cassazione e le Giurisdizioni Superiori dal 2014. Ha acquisito con passione e abnegazione una comprovata e qualificata competenza in materia di diritto di famiglia e diritto minorile. Ha sviluppato ulteriori e specifiche competenze ed esperienze nella gestione dei patrimoni familiari, nel diritto immobiliare, internazionale in particolare in Egitto, Svizzera e America. 
Nel 2013 amplia le sue qualifiche e si licenzia in Diritto Canonico, divenendo anche Avvocato Ecclesiastico e Consulente nelle procedure di nullità del matrimonio canonico.

Contatta l'Avv. Piera Attasi: p.attasi@studiolegalemauroattasi.it

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News


Questo è il nostro giornale di bordo, dove mettiamo a disposizione una collezione di articoli, pensieri, idee ed altre informazioni da consultare, per approfondire gli argomenti delle materie di cui ci occupiamo.

04/06/21

L’assegno unico per i figli slitta al 2022. da luglio una misura «ponte».

L’assegno unico universale che vedrà la luce nel 2022 concentrerà in un’unica soluzione i vari aiuti già esistenti per le famiglie.

Nel frattempo, ci sarà una misura «ponte»L’assegno «ponte», ovviamente modulato in base all’ISEE, con ogni probabilità non cancellerà le vecchie misure a sostegno delle famiglie con figli, che verranno assorbite dall’assegno unico a partire dal prossimo anno.

Per quest’anno, dunque, resteranno le detrazioni fiscali per i figli a carico, così come rimarranno attive fino al 31 dicembre almeno anche le vecchie misure a sostegno dei genitori, come il bonus bebè e il premio alla nascita.

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05/03/21

Tik Tok: il social network adotterà misure per bloccare l'accesso agli utenti under 13.

Dopo il provvedimento di blocco imposto nel mese di gennaio dal Garante privacy, il noto social network Tik Tok ha comunicato all'Autorità che adotterà misure per bloccare l'accesso agli utenti minori di 13 anni e valuterà l'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la verifica dell'età. Inoltre, lancerà una campagna informativa per sensibilizzare genitori e figli. 

L'Autorità si è, in ogni caso, riservata di verificare l'effettiva efficacia delle misure annunciate. 

Tik Tok, nel contempo, si è impegnata ad avviare con l'Autorità privacy dell'Irlanda - Paese nel quale la piattaforma ha fissato il proprio stabilimento principale - una discussione sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale a fini di "age verification".


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27/01/21

Obbligo di ascolto del minore nei procedimenti che lo riguardano.

L’ascolto dei minori nei giudizi in cui si devono adottare provvedimenti che li riguardano è oggi regolato, nell’ordinamento civile italiano, dagli artt. 315 bis, 336 bis e 337 octies c.c. A livello internazionale, invece, è previsto dall’art. 12 della Convenzione di New York e dall’art. 6 della Convenzione di Strasburgo. 

In particolare, l'art. 315 bis, comma III, c.c. stabilisce "l figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano", mentre l'art. 336 bis c.c. recita "Il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento è ascoltato dal presidente del tribunale o dal giudice delegato nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano ... ". E' inoltre previsto, dal medesimo articolo, che è il Giudice che deve condurre l'ascolto e che può avvalersi, se lo ritiene opportuno, di esperti o di altri ausiliari. I genitori, i difensori delle parti, il curatore speciale del minore (se nominato) e il pubblico ministero possono partecipare all’ascolto solo se autorizzati dal giudice.

L'art. 337 octies c.c. prevede poi che "Prima dell'emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all'articolo 337 ter, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d'ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento. Nei procedimenti in cui si omologa o si prende atto di un accordo dei genitori, relativo alle condizioni di affidamento dei figli, il giudice non procede all'ascolto se in contrasto con l'interesse del minore o manifestamente superfluo".

Per quanto riguarda il diritto internazionale, invece, l'art. 12 della Convenzione di New York stabilisce: "1. Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità. 2. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale".

Da ultimo, la Convenzione di Strasburgo (art. 6) impone all’autorità giudiziaria, prima di giungere a qualunque decisione nei procedimenti relativi a minori, di valutare se dispone di informazioni sufficienti ad fine di prendere una decisione nell’interesse superiore del fanciullo e, se necessario, ottenere informazioni supplementari.

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05/01/21

I patti in vista del divorzio (brevi cenni).

Con i patti in vista del divorzio, che in realtà possono essere stipulati sia prima o durante il matrimonio o confluire negli accordi di separazione, i coniugi intendono regolamentare l'eventuale fase della crisi del proprio matrimonio, con l'intento, anticipatorio, di statuire relativamente alle conseguenze del futuro divorzio. 

Invero, costante giurisprudenza si è espressa negativamente in tema di validità dei predetti patti, propendendo per la loro nullità principalmente per l'illiceità della causa dell'accordo con il quale i coniugi determinavano ante causa le condizioni del futuro divorzio. Inoltre, condizionando di fatto il diritto di difesa del coniuge nel corso del procedimento divorzile, costituirebbero un fenomeno di negoziazione dello status coniugale, e, in quanto tale, contrario all'ordine pubblico e, parimenti, all'art. 160 c.c. A ciò aggiungasi l'argomento secondo il quale gli accordi in vista del divorzio avrebbero ad oggetto diritti ancora non entrati nella sfera giuridica del loro titolare, e pertanto insuscettibili di disposizione.

Per la giurisprudenza più recente (Cass. Civ. 3 giugno 2014, n. 12346, in D&G, 2014; Cass. Civ. 11 aprile 2014, n. 8580, in D&G, 2014; Cass. Civ. 1° agosto 2013, in Mass. Giust. civ., 2013), infine, ulteriore motivo di nullità degli accordi in vista del divorzio sarebbe l'impossibilità di sottoporli ad un controllo giudiziale di equità.

Nonostante il parere favorevole di autorevole dottrina, nel 2017 la Cassazione (Cass. Civ. 30 gennaio 2017, n. 2224) è nuovamente intervenuta rimarcando l'orientamento consolidato di chiusura nei riguardi nell'ammissibilità di patti in vista del divorzio, rifacendosi alle argomentazioni di cui sopra.

In questo contesto, risultano assai interessanti i disegni di legge volti ad introdurre i patti in vista del divorzio, e tra questi in particolare la proposta di delega al Governo di riforma del Codice civile, che all'art. 1, lett. b), prevede di "consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell'ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell'eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l'indirizzo della vita familiare e l'educazione dei figli".


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16/12/20

Il sequestro nel procedimento di separazione e divorzio e la sua differenza col sequestro conservativo

Per garantire al coniuge beneficiario la corresponsione del mantenimento per sé o per i figli minori da parte dell’altro coniuge, il diritto di famiglia italiano accorda una peculiare tutela che consiste nel sequestro sui beni di quest’ultimo.   

Nel giudizio di separazione, tale strumento è disciplinato dall’art. 156 cc; in quello per divorzio, dall’art. 8 l. 898/1970.

Esso non ha natura cautelare e va tenuto distinto dal sequestro conservativo, disciplinato dagli artt. 671 ss cpc.

Nel dettaglio, i requisiti del sequestro nel rito di famiglia sono:

1) un credito già dichiarato (anche provvisoriamente);

2) l’inadempimento del coniuge obbligato.

Non è invece necessaria la sussistenza di un periculum in mora, il quale è notoriamente indispensabile per la concessione di qualsiasi provvedimento cautelare, tra cui il sequestro conservativo.

Vi sono poi ulteriori differenze tra il sequestro nel rito di famiglia e il sequestro conservativo.

Quest’ultimo, infatti, può essere concesso anche ante causam (ex art. 669 novies cpc.), ossia prima della causa di merito, mentre il sequestro ex art. 156 cc o art. 8 l. div. può essere concesso solamente o all’esito o nel corso dei rispettivi giudizi di separazione o di divorzio, ma non prima.

Ancora, il sequestro conservativo può colpire anche l’intero patrimonio del debitore e si converte in pignoramento al momento dell’ottenimento di un titolo favorevole.        
Il sequestro nel rito di separazione o divorzio, invece, può riguardare soltanto parte dei beni del coniuge obbligato, oltretutto non traducendosi in pignoramento.

Un’interessante pronuncia del Tribunale di Roma sul tema del sequestro divorzile e sul suo rapporto con il sequestro conservativo può essere trovata qui.

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11/12/20

Se l'esercizio della bigenitorialità è reso difficile dal comportamento di uno dei genitori l'altro può ricorrere all'art. 709 ter c.p.c.

il nostro ordinamento si ispira al principio della "bigenitorialità" che riconosce la totale parità dei genitori nella formazione ed crescita dei figli minori, che hanno il diritto di mantenere un rapporto continuativo e stabile sia con la mamma che con il papà, anche in caso di separazione o divorzio.

Tuttavia può accadere che l'esercizio della bigenitorialità sia reso difficile dal comportamento di uno dei genitori che non adempie ai propri obblighi. Così, l'altro genitore può ricorrere all'art. 709 ter c.p.c., strumento introdotto dal Legislatore e teso ad assicurare la realizzazione del diritto alla bigenitorialità.

L'articolo in parola, consente di ricorrere al Tribunale per la risoluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all'esercizio della responsabilità genitoriale o alle modalità di affidamento dei figli. Una volta introdotto il giudizio con il Ricorso, il Giudice " convoca le parti e adotta i provvedimenti più opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente: 
1) ammonire il genitore inadempiente; 
2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 
3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende".

Tale strumento può essere utilizzato, anche in modo cumulativo, con quello previsto dall’art. 614 bis c.p.c. relativo alle "misure di coercizione indiretta" dell’obbligato, che prevede: "(...) Con il provvedimento di condanna all'adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza (...)".

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27/11/20

Diritto all'oblio nei motori di ricerca: Linee Guida EDPB n. 5/2019.

Le Linee Guida n. 5/2020 del Comitato Europeo per la protezione dei dati personali ("EDPB"), relative al diritto all'oblio nei motori di ricerca, prevedono che l'Autorità, nel momento della valutazione di una richiesta di deindicizzazione, debba innanzitutto considerare il contenuto del sito per cui è richiesta la deindicizzazione. L'EDPB prevede che, nel caso di richiesta di deindicizzazione per dati personali non più necessari per le finalità del trattamento del motore di ricerca, è necessario bilanciare la tutela dei dati personali dell'interessato con gli interessi degli utenti, considerando il periodo di conservazione dei dati. Durante il bilanciamento dovrà essere esaminata la posizione dell'interessato, ovvero se il contenuto del sito web possa pregiudicare la sua reputazione.

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17/11/20

Il trust: brevi cenni.

Il trust è entrato ormai a pieno titolo nel nostro ordinamento a seguito dell'emanazione della legge 16 ottobre 1989 n. 364 con la quale è stata ratificata la Convenzione de L'Aja del 1 luglio1985 sul riconoscimento dei trust: dal 1 gennaio 1992 anche in Italia è perciò possibile e lecito istituire un trust cd. «interno», ossia un rapporto giuridico i cui elementi soggettivi e oggettivi sono connessi al nostro territorio e al nostro ordinamento sebbene esso sia regolato da una legge straniera che gli attribuisce la qualificazione di trust. Nella lingua inglese trust significa letteralmente «fiducia» ed esprime il concetto di affidamento. Si può dunque definire trust lo strumento programmatico per realizzare la protezione di posizioni giuridiche trasferendole ad un trustee che ne diviene titolare per amministrarle e gestirle secondo le disposizioni dell'atto istitutivo per le finalità e per la durata ivi previste. Nella Convenzione de L'Aja non si trova la definizione dell'istituto, ma ciò che si intende per trust: «i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente - con atto tra vivi o mortis causa - qualora dei beni siano posti sotto il controllo di un trustee nell'interesse di un beneficiario o per un fine determinato» (1)(1). Le caratteristiche del trust sono le seguenti: a) i beni in trust costituiscono una massa distinta e non fanno parte del patrimonio del trustee b) i beni in trust sono intestati a nome del trustee o di un'altra persona per conto del trustee c) il trustee è investito del potere e onerato dell'obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust e secondo le norme imposte dalla legge al trustee. Un trust non è un contratto, ma un programma contenuto in un atto unilaterale: colui che lo istituisce - il disponente - delinea un progetto, stabilisce i tempi e le modalità per il suo realizzo e individua il soggetto - il trustee - che dovrà porlo in essere amministrando, gestendo e disponendo dei beni o dei diritti che al medesimo vengono trasferiti.

Le ragioni che possono giustificare l'istituzione di un trust sono molteplici e riconducibili ad ambiti assai vari: la motivazione più frequente riguarda le questioni familiari connesse al passaggio generazionale o alla crisi dell'unione coniugale, ma altre motivazioni possono derivare dalla gestione di partecipazioni societarie, alla necessità di proporre forme di garanzia per transazioni commerciali o finanziarie, alla tutela di patrimoni.

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16/10/20

L’affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi.

Quasi una famiglia su due, in Italia, vive con un animale domestico in casa e che, sempre più frequentemente diventa oggetto del contendere in un quadro normativo attualmente carente. nel nostro ordinamento, in conseguenza dell’entrata in vigore della L. 201/2010, di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987- il sentimento per gli animali rinviene protezione costituzionale e riconoscimento europeo tanto da costituire un vero e proprio diritto soggettivo dell’animale.

Pertanto, posto e chiarito che l’animale non è un oggetto, è legittima facoltà dei coniugi, in caso di separazione, o dei conviventi in caso di cessazione della convivenza more uxorio, quella di regolarne la permanenza presso l’una o l’altra abitazione.

Invero, le clausole della separazione che assicurano alle parti la frequentazione con l’animale, con le correlate responsabilità, rivestono un particolare interesse per i coniugi: le condizioni relative alla suddivisione delle spese di mantenimento e di cura rivestono un indubbio contenuto economico, così ha confermato il Tribunale di Como, 3 dicembre 2016.

Tuttavia, il Giudice della separazione non è tenuto ad occuparsi dell’assegnazione/affidamento degli animali all’uno o all’altro dei coniugi né dalla loro relazione con gli stessi.

in questo quadro normativo carente, vi è una recente decisione la quale ha così statuito “in assenza di accordo tra le parti, alla luce della necessaria protezione del sentimento di affezione per un animale, quale valore meritevole di tutela e tenuto conto altresì della necessità di assicurare il benessere e il miglior sviluppo della sua identità, ha assegnato un cane in via esclusiva al coniuge maggiormente in grado di far fronte a tali esigenze, chiarendo che, solo in assenza di ragioni particolari che orientino in senso diverso, può essere disposta l’assegnazione condivisa, con collocazione alternata presso ciascuno dei coniugi (Trib. Sciacca, 19 febbraio 2019).

Alla luce di quanto sin qui esposto, in riferimento alle spese di mantenimento dell’animale, quali le cure veterinarie, cibo e quanto altro eventualmente necessario al suo benessere, in caso di affido condiviso, salvo diversi accordi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei detentori vi deve provvedere in misura proporzionale al proprio reddito, restando in caso di affido esclusivo, a carico del detentore affidatario.

In conclusione, in assenza nel nostro ordinamento nella disciplina di separazione dei coniugi, di una norma sull’affidamento dell’animale familiare vi è la proposta di riforma recata dal disegno di legge n.76, che ha ipotizzato l’introduzione, nel codice civile, dell’art. 445-ter, rubricato “affido degli animali familiari in caso di separazione”, il quale potrebbe prevedere che in caso di separazione dei coniugi, il tribunale, in mancanza di accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole, e se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantire il maggior benessere. 

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16/10/20

Progetto Conscious, verso la diminuzione del reato di violenza.

Il Progetto Conscious rappresenta un progetto innovativo finalizzato alla realizzazione di un modello inter-sistemico volto ad evitare che un reato di violenza venga commesso o venga compiuto nuovamente, quindi rappresenta un progetto di prevenzione della violenza di genere.

Introduce in ambito intra ed extra carcerario un modello di trattamento dedicato ai perpetratos (autori del reato di violenza di genere) e costituisce una rete intersistemica di cooperazione avente come finalità la riduzione della recidiva.

I dati dell’Unione Europea dimostrano che una donna su tre ha subito violenza, spesso ciò avviene in età adolescensiale.

Tale Progetto prevede il coinvolgimento delle seguenti figure professionali:

·         gli operatori sanitari;

·         la magistratura di sorveglianza;

·         gli operatori penitenziari e gli operatori UEPE;

·         i direttori degli istituti carcerari;

·         gli avvocati coinvolti nella difesa degli autori di violenza;

·         i volontari chiamati ad intervenire per il recupero sociale del perpetrator.

I fondamenti di questo progetto sono i seguenti:

-        prevenire la violenza di genere;

-        curare e riabilitare i colpevoli di violenze;

-        stabilire dei piani di coordinamento nazionali per il contrasto della violenza sui bambini;

-        coordinare o adattare dei servizi di supporto per le vittime di violenza di genere o sessuale con lo scopo di favorire la riabilitazione dei colpevoli di violenze;

-        protezione e supporto per le vittime di violenza.

Il Progetto Conscious è un progetto europeo, cofinanziato dal Rights, Equality and Citizenship Programme of the European Union (2014- 2020) approvato dalla Commissione Europea; ed è tra i pochi progetti ammessi a finanziamento.

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24/09/21

Validi i i trasferimenti immobiliari in caso di divorzio congiunto.

Con sentenza n. 21761, depositata il 29 luglio 2021, le Sezioni Unite hanno stabilito che in tema di divorzio sono valide le clausole dell'accordo di divorzio a domanda congiunta, o di separazione consensuale, che riconoscano ad uno o ad entrambi i coniugi la proprietà esclusiva di beni mobili o immobili, o di altri diritti reali, ovvero ne operino il trasferimento a favore di uno di essi, o dei figli, al fine di assicurarne il mantenimento. 

(Cass. civ. Sez. Unite, Sent., (ud. 11 maggio 2021) 29 luglio 2021, n. 21761)

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22/09/21

Integrazione e rimodulazione del progetto di intervento ai fini dell'ammissione al beneficio della messa alla prova.

La presentazione di un progetto di intervento, elaborato dai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia in collaborazione con i servizi socio-assistenziali degli enti locali, rappresenta una condizione imprescindibile ai fini dell'ammissione al beneficio della messa alla prova. Il progetto può essere integrato o rimodulato durante la sospensione del provvedimento, avuto riguardo alle esigenze del beneficiario, previa valutazione delle modifiche nel contraddittorio delle parti; ciò avviene a fortiori nell'ipotesi in cui, nell'ipotesi in cui, a causa dell'emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Coronavirus, l'USSM non abbia potuto individuare, oltre a quanto già previsto nel progetto ritenuto idoneo dal Collegio, l'attività di volontariato e si sia riservata di integrare detto progetto avuto riguardo all'evoluzione della situazione sanitaria.

(Tribunale Penale di Caltanissetta, Sez. Min., Ord. 25 novembre 2020)

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21/09/21

Convocazione dell'assemblea via mail? La delibera è annullabile.

Secondo il Tribunale di Roma, sentenza 23 luglio 2021 n. 12727, è da ritenersi annullabile la delibera dell'assemblea se i condomini sono stati convocati via mail e non tramite PEC, perché quest'ultima genera un codice univoco registrato che produce effetti di una vera a propria raccomandata mentre la mail è uno strumento che non conferisce certezza della comunicazione.

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21/09/21

Criterio del tenore di vita: nella separazione coniugale è ancora rilevante.

La Cassazione, con la decisione n. 21504 depositata il 27 luglio 2021, ha stabilito che nella separazione coniugale è ancora rilevante il criterio del tenore di vita. Nella separazione personale, infatti, a differenza dello scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, permane il vincolo coniugale, sicché i "redditi adeguati" cui va rapportato, ai sensi dell'art. 156 c.c., l'assegno di mantenimento a favore del coniuge, in assenza della condizione ostativa dell'addebito, sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, essendo ancora attuale il dovere di assistenza materiale. 

(Cass. civ. Sez. VI-1 Ord., 27 luglio 2021, n. 21504)

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09/09/21

Colpa medica e coefficiente di salvezza.

La Cassazione fa chiarezza circa gli elementi che possono incidere sul coefficiente salvifico di probabilità statistica idoneo a ricondurre causalmente l'evento al comportamento omissivo del medico.

La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, nella sentenza n. 30229/2021, si si è soffermata su quanto stabilito dalle Sezioni Unite, nella sentenza n. 38343/2014, circa l'accertamento della causalità omissiva e i limiti che incontra il sindacato di legittimità nel censire la valutazione argomentativa espressa in sede di merito, ribadendo che "nel reato colposo omissivo improprio, il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, che a sua volta deve essere fondato, oltre che su un ragionamento di deduzione logica basato sulle generalizzazioni scientifiche, anche su un giudizio di tipo induttivo elaborato sull'analisi della caratterizzazione del fatto storico e sulle particolarità del caso concreto". In particolare, si è sottolineato che, nella verifica dell'imputazione causale dell'evento, occorre dare corso ad un giudizio predittivo, sia pure riferito al passato: il giudice si interroga su ciò che sarebbe accaduto se l'agente avesse posto in essere la condotta che gli veniva richiesta.

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09/09/21

Gravi sofferenze provocate alla partner: per la Cassazione scatta il reato di tortura.

La Cassazione (Terza Sezione Penale) ha riconosciuto il reato di tortura a seguito delle gravi sofferenze, fisiche e psichiche, provocate alla vittima e che superano la soglia prevista per i maltrattamenti.

Più precisamente, con sentenza n. 32380/2021 ha confermato la condanna per il reato di cui all'art. 613-bis c.p. commesso in concorso con il delitto di maltrattamenti ex art. 572 c.p. e di violenza sessuale ex art. 609-bis del codice penale, ritenendo provato che l'imputato ha commesso il reato di tortura privata, provocando alla vittima acute sofferenze fisiche, riportando lesioni a causa delle percosse subite, e cagionando un trauma psichico. 

La Corte precisa inoltre che, ai fini della configurabilità del reato di tortura, dovranno necessariamente considerarsi solo fatti che costituiscano di per sé reato (a seconda dei casi, minaccia, percosse, lesioni, violenza privata) e che si caratterizzino per la loro gravità e per la loro idoneità a produrre acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico. Di conseguenza, "ciascuno dei singoli atti che concorrono ad integrare la fattispecie di tortura deve necessariamente superare una soglia minima di gravità che non è richiesta, invece, per i maltrattamenti".

Infine, nella sentenza si legge: "consistendo la tortura nell'inflizione brutale di sofferenze corporali, essa determina un grave e prolungato patimento fisico e morale dell'essere umano che la patisce, cosicché la sua particolarità risiede nella conclamata e terribile attitudine che la stessa possiede e cioè quella di assoggettare completamente la persona la quale, in balia dell'arbitrio altrui, è trasformata da essere umano in cosa, ossia in una res oggetto di accanimento".

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07/09/21

Lo specialista in ospedale deve anche prescrivere la terapia.

La Cassazione penale (sentenza n. 24895/2021), richiamando quanto affermato nella sentenza n. 24068/2018, con riguardo alla posizione di garanzia del medico che sia stato interpellato anche solo per un semplice consulto specialistico, ha affermato che questi, "qualora accerti l'esistenza di una patologia ad elevato e immediato rischio di aggravamento, ha l'obbligo di disporre personalmente i trattamenti terapeutici ritenuti idonei ad evitare eventi dannosi ovvero, in caso d'impossibilità di intervento, è tenuto ad adoperarsi facendo ricoverare il paziente in un reparto specialistico, portando a conoscenza dei medici specialistici la gravità e urgenza del caso ovvero, nel caso di indisponibilità di posti letto nel reparto specialistico, richiedendo che l'assistenza specializzata venga prestata nel reparto dove il paziente si trova ricoverato specie laddove questo reparto non sia idoneo ad affrontare la patologia riscontrata con la necessaria perizia professionale". 

La Sentenza è disponibile al seguente link: 

https://mega.nz/file/C2In3IBL#FzZEfT-j7u57zZkNSZM9lB-VwrMIuKkLypFPzPlcyKo


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07/09/21

Validi i trasferimenti immobiliari nell’ambito degli accordi di separazione e divorzio.

Le S.U., intervenendo sulla validità dei trasferimenti immobiliari nell’ambito degli accordi di separazione e divorzio. ribadiscono l’orientamento favorevole all’ammissibilità di tali trasferimenti e precisano che gli incombenti previsti dalla Legge n. 52 del 1985, art. 29 ben possono essere eseguiti dall'ausiliario del giudice, sulla base della documentazione che le parti saranno tenute a produrre.

(Cassazione civile, SS.UU., 29 luglio 2021, n. 21761)


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07/09/21

La fusione per incorporazione comporta l'estinzione della società incorporata.

La fusione per incorporazione estingue la società incorporata, la quale non può dunque iniziare un giudizio in persona del suo ex amministratore, avendo facoltà della società incorporante di spiegare intervento in corso di causa, ai sensi dell'art. 105 cpc, nel rispetto delle regole che lo disciplinano.

(Cassazione Civile, Sez. Unite, 30 luglio 2021, n. 21970)

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01/09/21

L'addebito della separazione non determina automaticamente il riconoscimento dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge.

L'addebito della separazione non determina automaticamente il riconoscimento dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge, ma devono concorrere, nello stesso momento, anche gli altri presupposti previsti dall'art. 156 del c.c., secondo il quale "Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall'altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. L'entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell'obbligato".

Il diritto al mantenimento consiste quindi in una prestazione economica comprensiva di tutto ciò che risulti necessario alla conservazione del tenore di vita goduto dai coniugi prima della separazione e che prescinde da uno stato di bisogno. La condizione per l'ottenimento dell'assegno è determinata dalla non addebitabilità al beneficiario della separazione e dalla disparità economica tra le condizioni patrimoniali dei due coniugi.

La Suprema Corte, con l'ordinanza 11 agosto 2021, n. 22704, ha ribadito l'esclusione del riconoscimento automatico dell'assegno di mantenimento per la sola addebitabilità della separazione, essendo necessario anche il concorso di altri elementi quali la mancanza di redditi propri e il divario economico-patrimoniale valutato nel suo complesso. 

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06/04/21

Il riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio religioso e il giudicato della sentenza non definitiva sullo status.

Secondo la Cassazione, il riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio religioso, intervenuto dopo il passaggio in giudicato della pronuncia di cessazione degli effetti civili (sentenza non definitiva sullo status) ma prima che sia divenuta definitiva la decisione in ordine alle relative conseguenze economiche, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio di divorzio, che può dunque proseguire ai fini dell’accertamento della spettanza e della liquidazione dell’assegno divorzile. 

(Cass. civ. Sez. Unite, Sent., (ud. 01/12/2020) 31-03-2021, n. 9004)

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12/02/21

Delibazione di sentenza ecclesiastica e indissolubilità del matrimonio.

Perché sia dichiarata l'efficacia civile delle nullità matrimoniali pronunciate dai Tribunali della Chiesa Cattolica, occorre che la Corte d'Appello accerti "che ricorrono le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di efficacia delle sentenze straniere" (lett. c). Il rinvio è, come già detto, agli artt. 796 e 797 del codice di procedura civile. Orbene l'ultimo punto dell'art. 797 c.p.c. richiede che la sentenza da delibare, nel caso di specie la pronuncia canonica di nullità matrimoniale, non contenga "disposizioni contrarie all'ordine pubblico italiano". La Corte costituzionale nella citata sentenza n. 18 del 1982 ha definito l'ordine pubblico come l'insieme delle "regole fondamentali poste dalla Costituzione e dalle leggi a base degli istituti giuridici in cui si articola l'ordinamento positivo nel suo perenne adeguarsi all'evoluzione della società". Orbene non potranno essere delibate sentenze che dichiarino l'invalidità del vincolo per impedimenti tipicamente confessionali, in cui la nullità deriva dall'esistenza di situazioni del tutto peculiari che non trovano alcun riscontro nell'ordinamento civile, quali la disparità di religione, l'ordine sacro e il voto pubblico di castità. La giurisprudenza di legittimità inoltre, a partire dalla sentenza 1° ottobre 1982 n. 5026, pronunciata a sezioni unite, con orientamento ormai consolidato, ascrive la buona fede nel novero dei principi di ordine pubblico la cui tutela è imprescindibile e inderogabile in materia matrimoniale (Nel caso di specie, la nullità è pronunciata perché la parte non aderisce ad una delle condizioni richieste per la validità del matrimonio cattolico vi è la necessità della conoscenza o conoscibilità dell'apposizione di tale elemento accidentale da parte dell'altro nubendo. Appare, quindi, in contrasto assoluto con il nostro ordine pubblico interno la rilevanza, data in sede canonica, alla nullità del matrimonio, perché l'odierno ricorrente lo riteneva non indissolubile, sul presupposto della necessità di tutelare l'affidamento che l'altra parte, ignara delle altrui intenzioni escludenti, abbia riposto sulla validità del vincolo coniugale).

(Corte d'Appello Napoli Sez. minori, 24/11/2020)

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22/01/21

No alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico se il matrimonio è durato oltre tre anni.

La Cassazione Civile, sez. I, con ordinanza del 13 gennaio 2021, n. 367, ha ribadito il principio già affermato dalla sentenza n. 16379 del 17/07/2014 a Sezioni unite della stessa Corte in materia di delibazione di sentenze di nullità matrimoniale emesse da Tribunali ecclesiastici, secondo la quale "..la convivenza "come coniugi", quale elemento essenziale del "matrimonio-rapporto", ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, integra una situazione giuridica di "ordine pubblico italiano", la cui inderogabile tutela trova fondamento nei principi supremi di sovranità e di laicità dello Stato, già affermato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 18 del 1982 e n. 203 del 1989, ostativa alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del "matrimonio-atto".

(Cass. civ. Sez. I, Ord., (ud. 16/09/2020) 13-01-2021, n. 367)

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11/01/21

L'appello nel nuovo processo matrimoniale: regole generali.

Con la riforma del processo matrimoniale voluta da Papa Francesco e attuata con il motu proprio Mitis Iudex sono state apportate diverse e significative modifiche, che possono essere così sintetizzate:

a) Le disposizioni del motu proprio concernenti specificamente l'appello si applicano alle sentenze che hanno dichiarato la nullità del matrimonio, ossia alle sentenze affermative;

b) le sentenze negative, che hanno confermato la validità del matrimonio, sono soggette al regime previsto, più in generale, per le cause sullo stato delle persone; 

c ) Le regole procedurali previste dal canone 1680 § 2 per addivenire alla decisione preliminare sull'ammissibilità dell'appello si applicano alle sole sentenze affermative; 

d) Fermo restando il principio che le sentenze in materia matrimoniale, siano esse affermative o negative, non passano in giudicato, soltanto per le sentenze affermative vale la regola che anche un’unica sentenza di nullità, purché dichiarata esecutiva, può essere ritrattata soltanto in presenza dei requisiti e con le procedure specificamente previsti per la NCP (nova causa proposito);

e) Per le sentenze negative la NCP è invece esperibile soltanto quando vi siano due sentenze conformi. Nei confronti di un'unica sentenza rimane inalterata la possibilità di richiedere una trattazione in sede di appello presso il tribunale superiore, non essendo considerati perentori i termini e gli adempimenti previsti in via generale per questo tipo di impugnazione.

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08/01/21

L’appello dopo la riforma del processo matrimoniale.

Con la riforma del processo matrimoniale attuata da Francesco con il motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus del 15 agosto 2015, una delle novità più importanti e degne di nota è, senza dubbio, l'abolizione dell'obbligo della doppia sentenza conforme. La sentenza che dichiarava la nullità del matrimonio diventava infatti esecutiva e pienamente produttiva di effetti giuridici soltanto se confermata da una successiva pronuncia di un tribunale di istanza superiore, avente a oggetto lo stesso capo di nullità. Secondo il can. 1679, ora "La sentenza che per la prima volta ha dichiarato la nullità del matrimonio, decorsi i termini stabiliti nei cann. 1630-1633, diventa esecutiva".

Abolita la doppia sentenza conforme, il Legislatore ha poi riformato la disciplina riguardante la trattazione della causa in appello. Al fine di favorire la celerità dei processi, si sono previste alcune limitazioni al diritto di appello, con la predisposizione di un qualche filtro che non consentisse il riesame della causa per motivi meramente pretestuosi, senza la sussistenza di un serio fondamento. È stata così stabilita la reiezione in via preliminare dell’appello, da parte del tribunale da esso investito, allorché tale appello risulti con evidenza meramente dilatorio (il can. 1680 § 2 così recita: "Decorsi i termini stabiliti dal diritto per l’appello e la sua prosecuzione, dopo che il tribunale di istanza superiore ha ricevuto gli atti giudiziari, si costituisca il collegio dei giudici, si designi il difensore del vincolo e le parti vengano ammonite a presentare le osservazioni entro un termine prestabilito; trascorso tale termine, il tribunale collegiale, se l’appello risulta manifestamente dilatorio, confermi con proprio decreto la sentenza di prima istanza").

Infine, con il nuovo regime è stato espressamente previsto che avverso una sentenza esecutiva, una volta venuta meno la possibilità di appello, è sempre possibile ricorrere al tribunale superiore, instaurando una NCP (nova causae propositiosecondo le regole generali già fissate per questo particolare tipo di riesame (can. 1681). Il tribunale competente è, in ogni caso, quello di terzo grado, ossia la Rota Romana o uno di quei tribunali abilitati a trattare le cause in terzo grado.

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26/10/20

Nell'ambito del progetto educativo del figlio, il genitore deve essere tollerante nei confronti della religione dell'altro.

Con decisione del 9 luglio 2020, il Tribunale di Pesaro ha accolto la richiesta della madre di modifica delle condizioni di affidamento della figlia minore, con particolare riguardo al divieto a lei imposto di fare frequentare alla figlia, che aveva praticato sin da piccola la religione Cattolica, le riunioni e le adunanze dei Testimoni di Geova. Il Giudice ha sottolineato che ciascun genitore dovrà rispettare il credo dell'altro genitore, permettendo e non impedendo al figlio minore non solamente di praticare e frequentare le celebrazioni religiose dell'altro genitore, ma anche tutte quelle tradizioni ed attività, direttamente o indirettamente legati alla religione di ciascun, genitore, anche se in contrasto con i principi della propria religione, come, a titolo meramente esemplificativo, feste, compleanni e recite scolastiche.

(Tribunale Pesaro, 09/07/2020)

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21/09/20

Culturally motivated crimes.

In una società multiculturale in cui si fanno sempre più stretti i rapporti fra gli esseri umani di cultura e religione diverse, assume sempre più rilevanza il tema dei reati cosiddetti religiosamente motivati, fattispecie in cui la motivazione cultural-religiosa che spinge l’autore alla loro commissione assume (o può assumere) un qualche rilievo ai fini della loro giuridica configurabilità.
Nello spazio giuridico europeo approdano individui provenienti da luoghi lontani e portatori delle culture più diversificate. Modi di fare, abitudini, credenze, osservanza dei precetti, giuridici ed extragiuridici, si mescolano e spesso si scontrano con l’impianto regolamentare del Paese di arrivo, mettendo in crisi le tradizionali categorie del diritto e, con maggiore sensibilità, quelle del diritto penale. Ci si chiede, infatti, in che termini la salvaguardia della diversità culturale degli immigrati possa trovare una sua legittimazione e, in particolare, quale sia il limite entro cui valorizzare il background culturale dell’agente, legittimando l’esercizio al suo diritto all’identità e alla libertà religiosa, laddove integrante una serie di fattispecie di reato, quali violenze in famiglia, reati contro la libertà sessuale o la persona, reati di riduzione in schiavitù o mutilazioni rituali.
Il legislatore, nei diversi livelli di intervento, è chiamato a fornire risposte adeguate alla mutata compagine sociale e affrontare lo scenario multireligioso, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, in chiave preventiva, repressiva e attraverso politiche e strategie di inclusione.
Il metodo di mediazione interculturale, sensibilizzando gli individui più vulnerabili alla consapevolezza su contenuti e limiti di esercizio dei diritti fondamentali e arginando il rischio che condotte legate a una mal interpretazione di tradizioni religiose possano rovinosamente impattare sulla tutela degli stessi diritti costituzionali, rappresenta anche un’opportunità per il Paese ospitante di conoscere e accogliere la cultura di alcune comunità.


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19/05/20

Il rapporto tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano nella lotta al coronavirus, tra libertà di culto e diritto alla salute.

L’emergenza sanitaria che interessa il nostro Paese ha evidenziato che i procedimenti previsti in Costituzione per affrontare le urgenze sono piuttosto fragili.       

Il D.L. 23.02.2020, n. 6, convertito con modificazioni in legge 05.03.2020, n. 13, si limitava appunto ad attribuire ad “autorità competenti” (ossia al Presidente del Consiglio e ai presidenti regionali) i poteri necessari ad “adottare ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica”.       
Il nuovo Decreto-Legge n. 19 del 25.03.2020 ha modificato il precedente, lasciando ai dpcm il compito di determinare di volta in volta le condotte sanzionabili, seppur questa volta sulla base del principio di tassatività.

Per quanto concerne la libertà di culto, in particolare, la relativa limitazione è configurata dalle lettere g) e h) dell’art. 1 del D.L. 19/2020. Sul punto, la norma prevede la possibilità di “limitazione dell’ingresso nei luoghi destinati al culto”, presupponendone l’apertura “condizionata all'adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”.

Quest’ultima condizione costituisce anche la ratio della sospensione delle cerimonie religiose, poiché viene presunto che la riunione per il culto possa dare luogo a un assembramento.

La sospensione di messe ed esequie e la possibile apertura solo contingentata degli edifici di culto vanno analizzate alla luce del principio di adeguatezza e di proporzionalità, indicati nel preambolo del D.L., rispetto ai due diritti fondamentali in campo: la libertà di culto (art. 19 Cost) e la tutela della salute (art. 32 Cost). Le limitazioni viste, di per sé, non costituiscono una lesione della libertà di culto, essendo esse volte alla tutela della salute quale unico diritto definito  esplicitamente come fondamentale in Costituzione e tutelato “nell'interesse della collettività”.  

A maggior riprova, l’art. 117 Cost. attribuisce alle Regioni la competenza sulla gestione concreta del servizio salute, riserva allo Stato l’attuazione delle procedure mediche internazionali per la prevenzione della malattia (cd. Profilassi internazionale).

Tornando alla limitazione o esclusione dell’ingresso nei luoghi di culto, sembra potersi individuare un intendimento tra la posizione dello Stato, che reputa sufficiente che si evitino assembramenti durante le cerimonie religiose e si osservino le comuni precauzioni dettate per tutti, e la posizione della Chiesa che accetta le limitazioni in nome della salute pubblica, appagata dal fatto che gli edifici rimangano comunque aperti ai singoli fedeli per la celebrazione del culto e sia data possibilità ai ministri di proseguire con l’assistenza spirituale.  

La Chiesa sembra dunque aver accettato le disposizioni governative partendo dalla consapevolezza che la Città del Vaticano altro non è che un’enclave nel territorio italiano. Pertanto essa non ha deciso indipendentemente quali misure adottare né ha fatto ricorso ad intese con lo Stato italiano, limitandosi invece ad applicare spontaneamente i decreti italiani.   

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06/03/20

La Corte di Strasburgo e il divieto di porto di simboli religiosi sul corpo.

Parte della giurisprudenza della Corte di Strasburgo in materia di libertà religiosa individuale si è occupata, negli ultimi decenni, di casi che riguardavano il porto di simboli religiosi sul corpo. In particolare, alla Corte sono stati sottoposti casi di persone che lamentavano impedimenti, a diverso titolo e con motivazioni diverse, nell’esercizio della loro libertà religiosa, libertà che comprende quella d’indossare capi di abbigliamento (copricapi, veli, tuniche ecc.) o monili (crocifissi, catenine ecc.) con significato religioso.

Eppure, non ogni comportamento fondato su motivazioni religiose è riconducibile all’ambito di tutela dell’art. 9 della Convenzione, ma spetta alla Corte, prima di operare il giudizio di necessarietà della restrizione, procedere a questa ricognizione e decidere in merito all’esistenza o meno di un’ingerenza nel diritto. 

La Corte ha ammesso l’esistenza di una limitazione del diritto di libertà a opera delle disposizioni restrittive di alcuni Stati, ma ne ha reso irrilevanti gli effetti ai fini della decisione facendo ricorso ad alcuni “scopi legittimi” di sicura rilevanza, come la salute o la sicurezza, destinati senz’altro a prevalere senza dovere procedere a un vero e proprio bilanciamento. Il giudizio di proporzionalità diventa, di contro, più approfondito quando la Corte inizia a occuparsi dei casi in cui i divieti di porto dei simboli sono sorretti da ragioni di tutela dell’ordine pubblico ideale, quale la necessaria laicità delle istituzioni democratiche o la neutralità dello spazio pubblico. In questi casi, lo scopo legittimo dell'ordine pubblico verrà utilizzato solo nei casi in cui si tratti di uno spazio pubblico qualificato (ad esempio, un ospedale) o di una persona con un ruolo "pubblico" (ad esempio, un assistente sociale) e, congiuntamente, verrà preteso che la messa in pericolo dell’ordine pubblico sia concreta e fondata su precise circostanze.

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29/01/20

L'invidia porta alla guerra

Meditazione mattutina del Santo Padre nella Cappella della Domus Sanctae Marthae (24 gennaio 2020)

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA

DOMUS SANCTAE MARTHAE

 

L'INVIDIA PORTA ALLA GUERRA

 

(Venerdì, 24 gennaio 2020)

 

Stare attenti al tarlo dell’invidia e della gelosia, che «ci porta a giudicare male la gente», a

entrare in concorrenza in famiglia, nel quartiere e sul lavoro: «È il seme di una guerra»,

un «chiacchiericcio» con noi stessi che uccide l’altro, ma che se ci si pensa bene «non ha

consistenza» e finisce in «una bolla di sapone». Papa Francesco, nell’omelia della messa a

Casa Santa Marta, venerdì mattina 24 gennaio, ha tratto questo insegnamento di vita

dalla Prima lettura proposta dalla liturgia, che descrive come si sgonfia la gelosia del re

Saul verso Davide.

Il Pontefice ha ricordato che la gelosia descritta nel primo Libro di Samuele, nasce dal

canto di vittoria delle giovani, per Saul che ha ucciso mille nemici, mentre Davide

diecimila. Comincia così «l’inquietudine della gelosia», come «un tarlo che ti rode dentro».

Così «Saul esce con l’esercito per uccidere Davide». «Le gelosie sono criminali — ha

commentato Francesco — cercano sempre di uccidere». E a chi dice «sì, sono geloso di

questo, ma non sono un assassino», il Pontefice ha detto: «adesso. Ma se continui può

finire male». Perché si può uccidere facilmente «con la lingua, con la calunnia».

E la gelosia, ha proseguito il Papa, cresce «parlando con se stesso», interpretando le cose

con la chiave della gelosia. Nel «chiacchiericcio con se stesso», il geloso «è incapace di

vedere la realtà», e solo «un fatto molto forte» può aprirgli gli occhi. Così nella fantasia di

Saul, «la gelosia lo ha portato a credere che Davide era un assassino, un nemico».

«Anche noi — ha ammonito il Papa — quando ci viene l’invidia, la gelosia, facciamo così».

Da qui l’invito a chiedersi: «Perché questa persona mi è insopportabile? Perché quell’altra

non la voglio neppure vedere? Perché quell’altra...». E tante volte si scopre «che sono

fantasie nostre. Fantasie, che però crescono in quel chiacchiericcio con me stesso». E alla

fine, ha spiegato Francesco, «è una grazia di Dio quando il geloso incontra una realtà

come è successo a Saul: la gelosia scoppia come una bolla di sapone, perché la gelosia e

l’invidia non hanno consistenza».

La salvezza di Saul sta nell’amore di Dio, ha ricordato il Pontefice, che «gli aveva detto

che se non avesse obbedito, gli avrebbe tolto il regno, ma gli voleva bene». E così «gli dà

la grazia di far scoppiare quella bolla di sapone che non aveva consistenza». Francesco ha

raccontato l’episodio biblico, con Saul che entra nella caverna — dove Davide e i suoi si

sono nascosti — «per fare i suoi bisogni». Gli amici dicono a Davide di approfittarne per

uccidere il re, ma lui rifiuta: «mai metterò le mai sull’unto del Signore». Si vede, ha

commentato il Pontefice, «la nobiltà di Davide a confronto con la gelosia assassina di

Saul». Così, in silenzio, taglia soltanto un pezzo di stoffa dall’orlo del manto del re, «e lo

porta con sé».

Quindi, ha proseguito il Papa, Davide esce dalla caverna e chiama Saul con rispetto: «O

re, mio signore!» anche se «quello cerca di ucciderlo». E gli chiede: «Perché ascolti la

voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”?». E gli fa vedere l’orlo del manto,

dicendo: «Io avrei potuto ucciderti. No, non l’ho fatto». Questo, ha commentato il Papa,

«fa scoppiare la bolla di sapone della gelosia di Saul», che riconosce Davide «come se

fosse un figlio e torna alla realtà», dicendo: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il

bene, mentre io ti ho reso il male».

«È una grazia — ha chiosato Francesco — quando l’invidioso, il geloso, si trova di fronte

ad una realtà che fa scoppiare quella bolla di sapone che è il suo vizio di gelosia o di

invidia». E invita a guardare quando «siamo antipatici con una persona, non le vogliamo

bene». Infatti bisognerebbe chiedersi: «Cosa c’è dentro di me? C’è il tarlo della gelosia

che cresce, perché lui ha qualcosa che io non ho o c’è una rabbia nascosta?». Dobbiamo,

è il consiglio del Pontefice, «proteggere il nostro cuore da questa malattia, da questo

chiacchiericcio con me stesso, che fa crescere questa bolla di sapone che poi non ha

consistenza, ma fa tanto male». E anche quando qualcuno viene «a sparlare di un altro»,

dobbiamo fargli capire che, spesso, non sta parlando con serenità, ma «con passione». E

in quella passione «c’è il male dell’invidia e il male della gelosia».

«Stiamo attenti — è tornato ad ammonire Papa Francesco — perché questo è un tarlo

che entra nel cuore di tutti noi» e «ci porta a giudicare male la gente», perché comincia

la «concorrenza: lui ha una cosa che io non ho». Questo «ci porta a scartare la gente», a

«una guerra domestica, una guerra di quartiere, una guerra di posti di lavoro». È «il seme

di una guerra: l’invidia e la gelosia».

Da qui la conclusione del Papa a stare attenti «quando sentiamo questa antipatia per

qualcuno»; occorrerebbe chiedersi: «Perché io sento questo?» e non permettere che

questo «chiacchiericcio» faccia pensare male, «perché questo fa crescere la bolla di

sapone».

«Chiediamo al Signore — è stata l’invocazione finale di Francesco — la grazia di avere un

cuore trasparente come quello di Davide. Un cuore trasparente che cerca soltanto la

giustizia, cerca la pace. Un cuore amichevole, un cuore che non vuole uccidere nessuno,

perché la gelosia e l’invidia uccidono».

 

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