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Attivitˆ dello studio

L'Avv. Attasi relatrice al Rapporto semestrale sulle aste immobiliari in Italia

Rapporto semestrale presso il Senato del 23.02.2021 del Centro Studi SOGEEA con intervento dell'Avv. Attasi sulla sospensione causa covid delle esecuzioni immobiliari sulla prima casa.

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Attivitˆ dello studio

Dal diritto immobiliare al diritto ecclesiastico, alle adozioni e difficili divorzi

Articolo del quotidiano La Repubblica dell'11.02.21 sullo Studio Legale Mauro & Attasi.

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Diritto Immobiliare

Il diritto immobiliare si occupa di ogni aspetto relativo alla gestione giuridica degli immobili, dalla compravendita allo sfratto alle questioni di tipo urbanistico e catastale.

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Diritto Condominiale

Il diritto condominiale è quella branca del diritto privato che si occupa dei rapporti tra condomini e fra questi ultimi e  soggetti terzi.

Il condominio è un istituto centrale nel diritto privato italiano. Ciononostante, la sua natura giuridica è incerta.

In base a una tesi tradizionale,  sarebbe una comunione forzosa e perpetua, disciplinata in modo peculiare.
Secondo la tesi della proprietà plurima, sarebbe una forma di proprietà che si compone in capo a ciascun condomino del diritto di proprietà esclusivo sull’unità immobiliare e della proprietà comune di alcune porzioni dell’edificio.
In base ad una terza tesi, il condominio sarebbe qualificabile come ente di gestione


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Diritto Societario

Il diritto societario è la branca del diritto commerciale che ha ad oggetto i vari aspetti della società, tra cui la costituzione, la governance, il controllo, lo scioglimento  la liquidazione, la responsabilità aziendale, i rapporti patrimoniali fra soci, le operazioni societarie straordinarie e la gestione della crisi di impresa.

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Adozioni

L’adozione è l’istituto giuridico con cui (gli adottanti) due coniugi sposati da almeno 3 anni – sono conteggiati anche gli anni di convivenza prematrimoniale more uxorio - assumono civilmente come figlio un soggetto (l’adottato) con cui non hanno legami di sangue e con il quale intercorre una differenza di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

L’adozione può essere nazionale o internazionale.

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Responsabilità medica

Responsabilità professionale del medico per i danni derivanti dalla propria illecita condotta (commissiva od omissiva) posta in essere in violazione di una norma.

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Diritto minorile

Tutela dei diritti dei minori, quali:
  1. diritto innato alla vita;
  2. diritto ad un nome;
  3. diritto a conservare l’identità, la nazionalità, il nome e le relazioni familiari;
  4. diritto a non essere separato dai genitori, salvo che tale separazione sia nell’interesse superiore del fanciullo;
  5. diritto a formarsi una propria opinione; alla libertà di espressione, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
  6. diritto all'educazione;
  7. diritto al riposo, allo svago ed al gioco;
  8. diritto ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e da qualsiasi tipo di lavoro rischioso;
  9. diritto ad essere protetto contro ogni forma di sfruttamento sessuale e violenza sessuale;
  10. diritto a non essere sottoposto a tortura, o a trattamenti e punizioni crudeli, inumani o degradanti;
  11. diritto a non partecipare a conflitti armati se di età tra i quindici e i diciotto.

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Diritto di famiglia (separazioni, divorzi, unioni civili)

Il diritto di famiglia è quella branca del diritto privato che riguarda i rapporti giuridici che intercorrono tra le persone componenti una famiglia.

Nonostante la sua collocazione sistematica, al diritto di famiglia afferiscono anche questioni penalistiche: si pensi al tema della violenza domestica, della violenza di genere e dell'abuso dei mezzi correttivi nei confronti dei figli, nonché dei profili penalistici che possono derivare dal mancato rispetto dei provvedimenti le giudice in materia di separazioni o divorzi.

La separazione è un procedimento attraverso il quale, per motivi che rendono impossibile il proseguimento della  convivenza tra i coniugi, il vincolo matrimoniale viene attenuato e alleggerito di alcuni obblighi come la coabitazione e la fedeltà, in possibile previsione di un totale scioglimento attraverso il divorzio.
La separazione può essere consensuale quando i coniugi raggiungono un accordo sulle questioni relative al patrimonio e alla gestione dei figli. In tal caso, l'accordo viene omologato dal Pubblico Ministero con un apposito decreto.
La separazione giudiziale, invece, si ha nel caso in cui le parti non siano nelle condizioni di addivenire a un accordo. La natura di tale procedimento è quella di contenzioso civile dinanzi al Tribunale, che si pronuncerà con sentenza.

Il divorzio è il procedimento attraverso il quale il vincolo matrimoniale è definitivamente sciolto e permangono in capo ai coniugi alcuni doveri relativi alla prole come quello di crescere e mantenere i figli. In capo al coniuge economicamente più forte viene disposto inoltre l'obbligo di corrispondere un assegno divorzile in favore dell'altro coniuge.
Anche il divorzio può essere ottenuto tramite un accordo. In tal caso è definito "divorzio congiunto". In alternativa, il divorzio giudiziale ha anch'esso natura di contenzioso dinanzi al Tribunale. 

L'unione civile è la formazione sociale costituita da due persone maggiorenni, dello stesso sesso, legate da un vincolo affettivo. Viene disposta mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. 
Si tratta di un istituto introdotto dalla nota Legge Cirinnà (Legge n. 76/2016) al fine di colmare un vuoto di tutela nei confronti delle famiglie omosessuali. 

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Successioni

Il sistema della successione nell’ordinamento giuridico italiano è fondato sulla bipartizione tra successione inter vivos, ossia tra soggetti ancora in vita, e mortis causa, ossia tra un soggetto deceduto e soggetti in vita. A sua volta, la successione mortis causa trova una sua bipartizione tra successione testamentarie e intestata.


La successione testamentaria è disciplinata da un insieme di regole per lo più rinvenibili nel Codice Civile che dettano gli aspetti di contenuto e forma delle disposizioni testamentarie.

La successione intestata è ugualmente disciplinata dall'ordinamento civile seppur in assenza di un testamento. 

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Diritto ecclesiastico (contratti IOR)

L'Istituto per le opere di religione (acronimo: IOR), comunemente conosciuto come "Banca vaticana", è un'istituzione finanziaria pubblica della Santa Sede, creata nel 1942 da papa Pio XII e con sede nella Città del Vaticano.

L'amministrazione dello IOR è definita dal suo Statuto dal 1990.

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Diritto ecclesiastico (nullità matrimoniali)

La dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio è un riconoscimento legale tramite il quale un tribunale ecclesiastico riconosce la nullità del sacramento del matrimonio in virtù del diritto canonico cattolico


Nonostante nel linguaggio comune si parli di "annullamento della Rota", o addirittura di "divorzio cattolico",  tecnicamente si tratta di un "riconoscimento di nullità". Infatti, la dottrina cattolica considera il matrimonio  uno e inscindibile, pertanto non possono sussistere motivi di annullamento o risoluzione del matrimonio stesso.
Se invece viene verificata ex post la sussistenza di una causa di nullità, tale da viziare la validità del matrimonio contratto, il tribunale riconosce la nullità del vincolo e dichiara lo scioglimento dei coniugi dai diritti e dagli obblighi di coniugio.

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Attività di consulenza e di assistenza in materia commerciale

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Attività di consulenza e di assistenza in materia commerciale sia nella fase stragiudiziale di negoziazione, redazione dei contratti, che nella fase giudiziale di nullità o annullamento contrattuale, nonchè di risoluzione per inadempimento.

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Studio Legale Mauro e Attasi

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La Consulenza Legale


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Avv. Vincenzo Mauro 
Laureato alla Università di Roma ‘’La Sapienza’’ nel 1992 esercita la professione in Roma dal 1997, con abilitazione dinanzi la Corte di Cassazione e le Giurisdizioni Superiori dal 2010. 
Inizialmente collabora con lo studio dell’avv. Dante de Marco fino al 2003 dove approfondisce le tematiche relative al diritto commerciale, societario e delle cooperative, oltre il diritto del lavoro nei diversi aspetti precontenziosi e giudiziali; partecipa alla costituzione dello studio legale M&A nel 2013. 
Nel corso degli anni ha sviluppato specifiche conoscenze nell’ambito del diritto della proprietà, del diritto immobiliare, delle locazioni e del condominio, nonché nel diritto delle successioni e delle divisioni, maturando esperienze significative sia nell’ambito del contenzioso giudiziale che nell’ambito della conciliazione e mediazione nella fase stragiudiziale. 
Ha maturato significative esperienze nella consulenza in gestioni patrimoniali ed immobiliari, dalla costituzione, alla amministrazione e fino alla divisione. Gestisce con estrema cura le esigenze e gli interessi del cliente per il raggiungimento di soluzioni conciliative al fine di evitare lunghi contenziosi giudiziari e limitare i relativi oneri economici e costi.

Contatta l'Avv. Vincenzo Mauro: v.mauro@studiolegalemauroattasi.it

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Avv. Piera Attasi 


Esercita la professione forense dal 2000 e nel 2010 partecipa alla fondazione dello studio M&A, con abilitazione dinanzi la Corte di Cassazione e le Giurisdizioni Superiori dal 2014. Ha acquisito con passione e abnegazione una comprovata e qualificata competenza in materia di diritto di famiglia e diritto minorile. Ha sviluppato ulteriori e specifiche competenze ed esperienze nella gestione dei patrimoni familiari, nel diritto immobiliare, internazionale in particolare in Egitto, Svizzera e America. 
Nel 2013 amplia le sue qualifiche e si licenzia in Diritto Canonico, divenendo anche Avvocato Ecclesiastico e Consulente nelle procedure di nullità del matrimonio canonico.

Contatta l'Avv. Piera Attasi: p.attasi@studiolegalemauroattasi.it

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News


Questo è il nostro giornale di bordo, dove mettiamo a disposizione una collezione di articoli, pensieri, idee ed altre informazioni da consultare, per approfondire gli argomenti delle materie di cui ci occupiamo.

26/11/21

La natura personale dell'assegnazione della casa coniugale (e le sue conseguenze).

L'assegnazione della casa coniugale in sede di separazione e/o divorzio in favore del coniuge collocatario dei figli configura un diritto di abitazione di natura personale. Diversamente dal diritto reale di abitazione, non è trasmissibile e non è legato al bene, ma piuttosto è previsto nell'interesse dei figli.

Infatti l'assegnazione viene meno se non più legata alle esigenze dei figli e più precisamente quando il rapporto con la casa familiare risulta reciso ovvero quando non costituisce più l'ambiente domestico necessario a garantire il riferimento affettivo utile e di sostegno ad una crescita sana.

Conseguenza diretta è che se l'assegnatario della casa familiare non è anche comproprietario non avrà legittimazione passiva nei confronti del condominio. Non potrà quindi essere destinatario degli atti di messa in mora dell'amministratore. Il proprietario dell'immobile sarà dunque l'unico legittimato passivo, fatto salvo il diritto di rivalsa di quest'ultimo nei confronti dell'assegnatario utilizzatore dei beni e servizi condominiali.

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22/11/21

Legge sulla parità retributiva uomo-donna.

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova legge sulla parità retributiva uomo-donna. Entrerà in vigore il 3 dicembre 2021. Disponibile al seguente link il download del testo integrale.

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08/11/21

Approvato il decreto che dichiara guerra alla plastica monouso.

Approvato dal CdM lo schema del decreto legislativo che attua la Direttiva UE 2019/904, finalizzata a eliminare progressivamente i prodotti di plastica monouso.

Tra le altre cose, il provvedimento prevede anche il divieto d'immettere sul mercato prodotti di plastica monouso e in plastica oxo-degradabile, consentita solo fino all'esaurimento delle scorte e solo se si dimostra che l'acquisito è anteriore rispetto all'entrata in vigore del suddetto divieto.

Il decreto riporta poi, nel dettaglio, un regime sanzionatorio previsto in caso di violazione di quanto disposto dall'art. 5.

Il testo integrale del documento è disponibile al seguente link.

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08/11/21

Nuovo Codice della strada.

Disponibile il testo aggiornato alle modifiche introdotte dal decreto legge 10/09/2021 n. 121. Per scaricare il documento clicca qui.

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25/10/21

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea riafferma, nel pieno rispetto dei poteri e delle funzioni dell’UE e del principio della sussidiarietà, i diritti così come risultano, in particolare, dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni dei paesi dell’UE, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, dalle Carte sociali adottate dall’UE e dal Consiglio d’Europa e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il testo integrale è scaricabile dal seguente link

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04/06/21

L’assegno unico per i figli slitta al 2022. da luglio una misura «ponte».

L’assegno unico universale che vedrà la luce nel 2022 concentrerà in un’unica soluzione i vari aiuti già esistenti per le famiglie.

Nel frattempo, ci sarà una misura «ponte»L’assegno «ponte», ovviamente modulato in base all’ISEE, con ogni probabilità non cancellerà le vecchie misure a sostegno delle famiglie con figli, che verranno assorbite dall’assegno unico a partire dal prossimo anno.

Per quest’anno, dunque, resteranno le detrazioni fiscali per i figli a carico, così come rimarranno attive fino al 31 dicembre almeno anche le vecchie misure a sostegno dei genitori, come il bonus bebè e il premio alla nascita.

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05/03/21

Tik Tok: il social network adotterà misure per bloccare l'accesso agli utenti under 13.

Dopo il provvedimento di blocco imposto nel mese di gennaio dal Garante privacy, il noto social network Tik Tok ha comunicato all'Autorità che adotterà misure per bloccare l'accesso agli utenti minori di 13 anni e valuterà l'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la verifica dell'età. Inoltre, lancerà una campagna informativa per sensibilizzare genitori e figli. 

L'Autorità si è, in ogni caso, riservata di verificare l'effettiva efficacia delle misure annunciate. 

Tik Tok, nel contempo, si è impegnata ad avviare con l'Autorità privacy dell'Irlanda - Paese nel quale la piattaforma ha fissato il proprio stabilimento principale - una discussione sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale a fini di "age verification".


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27/01/21

Obbligo di ascolto del minore nei procedimenti che lo riguardano.

L’ascolto dei minori nei giudizi in cui si devono adottare provvedimenti che li riguardano è oggi regolato, nell’ordinamento civile italiano, dagli artt. 315 bis, 336 bis e 337 octies c.c. A livello internazionale, invece, è previsto dall’art. 12 della Convenzione di New York e dall’art. 6 della Convenzione di Strasburgo. 

In particolare, l'art. 315 bis, comma III, c.c. stabilisce "l figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano", mentre l'art. 336 bis c.c. recita "Il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento è ascoltato dal presidente del tribunale o dal giudice delegato nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano ... ". E' inoltre previsto, dal medesimo articolo, che è il Giudice che deve condurre l'ascolto e che può avvalersi, se lo ritiene opportuno, di esperti o di altri ausiliari. I genitori, i difensori delle parti, il curatore speciale del minore (se nominato) e il pubblico ministero possono partecipare all’ascolto solo se autorizzati dal giudice.

L'art. 337 octies c.c. prevede poi che "Prima dell'emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all'articolo 337 ter, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d'ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento. Nei procedimenti in cui si omologa o si prende atto di un accordo dei genitori, relativo alle condizioni di affidamento dei figli, il giudice non procede all'ascolto se in contrasto con l'interesse del minore o manifestamente superfluo".

Per quanto riguarda il diritto internazionale, invece, l'art. 12 della Convenzione di New York stabilisce: "1. Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità. 2. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale".

Da ultimo, la Convenzione di Strasburgo (art. 6) impone all’autorità giudiziaria, prima di giungere a qualunque decisione nei procedimenti relativi a minori, di valutare se dispone di informazioni sufficienti ad fine di prendere una decisione nell’interesse superiore del fanciullo e, se necessario, ottenere informazioni supplementari.

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05/01/21

I patti in vista del divorzio (brevi cenni).

Con i patti in vista del divorzio, che in realtà possono essere stipulati sia prima o durante il matrimonio o confluire negli accordi di separazione, i coniugi intendono regolamentare l'eventuale fase della crisi del proprio matrimonio, con l'intento, anticipatorio, di statuire relativamente alle conseguenze del futuro divorzio. 

Invero, costante giurisprudenza si è espressa negativamente in tema di validità dei predetti patti, propendendo per la loro nullità principalmente per l'illiceità della causa dell'accordo con il quale i coniugi determinavano ante causa le condizioni del futuro divorzio. Inoltre, condizionando di fatto il diritto di difesa del coniuge nel corso del procedimento divorzile, costituirebbero un fenomeno di negoziazione dello status coniugale, e, in quanto tale, contrario all'ordine pubblico e, parimenti, all'art. 160 c.c. A ciò aggiungasi l'argomento secondo il quale gli accordi in vista del divorzio avrebbero ad oggetto diritti ancora non entrati nella sfera giuridica del loro titolare, e pertanto insuscettibili di disposizione.

Per la giurisprudenza più recente (Cass. Civ. 3 giugno 2014, n. 12346, in D&G, 2014; Cass. Civ. 11 aprile 2014, n. 8580, in D&G, 2014; Cass. Civ. 1° agosto 2013, in Mass. Giust. civ., 2013), infine, ulteriore motivo di nullità degli accordi in vista del divorzio sarebbe l'impossibilità di sottoporli ad un controllo giudiziale di equità.

Nonostante il parere favorevole di autorevole dottrina, nel 2017 la Cassazione (Cass. Civ. 30 gennaio 2017, n. 2224) è nuovamente intervenuta rimarcando l'orientamento consolidato di chiusura nei riguardi nell'ammissibilità di patti in vista del divorzio, rifacendosi alle argomentazioni di cui sopra.

In questo contesto, risultano assai interessanti i disegni di legge volti ad introdurre i patti in vista del divorzio, e tra questi in particolare la proposta di delega al Governo di riforma del Codice civile, che all'art. 1, lett. b), prevede di "consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell'ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell'eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l'indirizzo della vita familiare e l'educazione dei figli".


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16/12/20

Il sequestro nel procedimento di separazione e divorzio e la sua differenza col sequestro conservativo

Per garantire al coniuge beneficiario la corresponsione del mantenimento per sé o per i figli minori da parte dell’altro coniuge, il diritto di famiglia italiano accorda una peculiare tutela che consiste nel sequestro sui beni di quest’ultimo.   

Nel giudizio di separazione, tale strumento è disciplinato dall’art. 156 cc; in quello per divorzio, dall’art. 8 l. 898/1970.

Esso non ha natura cautelare e va tenuto distinto dal sequestro conservativo, disciplinato dagli artt. 671 ss cpc.

Nel dettaglio, i requisiti del sequestro nel rito di famiglia sono:

1) un credito già dichiarato (anche provvisoriamente);

2) l’inadempimento del coniuge obbligato.

Non è invece necessaria la sussistenza di un periculum in mora, il quale è notoriamente indispensabile per la concessione di qualsiasi provvedimento cautelare, tra cui il sequestro conservativo.

Vi sono poi ulteriori differenze tra il sequestro nel rito di famiglia e il sequestro conservativo.

Quest’ultimo, infatti, può essere concesso anche ante causam (ex art. 669 novies cpc.), ossia prima della causa di merito, mentre il sequestro ex art. 156 cc o art. 8 l. div. può essere concesso solamente o all’esito o nel corso dei rispettivi giudizi di separazione o di divorzio, ma non prima.

Ancora, il sequestro conservativo può colpire anche l’intero patrimonio del debitore e si converte in pignoramento al momento dell’ottenimento di un titolo favorevole.        
Il sequestro nel rito di separazione o divorzio, invece, può riguardare soltanto parte dei beni del coniuge obbligato, oltretutto non traducendosi in pignoramento.

Un’interessante pronuncia del Tribunale di Roma sul tema del sequestro divorzile e sul suo rapporto con il sequestro conservativo può essere trovata qui.

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01/12/21

Affidamento dei figli minori: la valutazione delle risultanze processuali e la ricostruzione della fattispecie operate dai giudici del merito sono discrezionali.

In materia di affidamento dei figli minori, il giudice della separazione e del divorzio deve attenersi al criterio primario dall'esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando il genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo i danni derivati dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore. 

La scelta va operata sulla base di un giudizio prognostico circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di genitore singolo, giudizio che, ancorandosi ad elementi concreti, potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riferimento alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché sull'apprezzamento della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell'ambiente che è in grado di offrire al minore. 

La valutazione delle risultanze processuali e la ricostruzione della fattispecie operate dai giudici del merito è quindi discrezionale e la revisione degli accertamenti di fatto compiuti da questi ultimi è preclusa in sede di legittimità.

(Cass. Civ., Sez. I, ord. 26 novembre 2021 n. 36989)

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24/11/21

Tribunale di Roma: decadenza della responsabilità genitoriale e divieto di avvicinamento per il genitore che si disinteressa completamente del figlio

Con il Decreto del 12.11.2021, pubblicato il 24.11.2021, la Prima Sezione Civile del Tribunale di Roma ha deciso su un ricorso per l’affido dei minori nati fuori dal matrimonio con contestuale richiesta di ordine di protezione.

Il ricorso veniva presentato da una donna che aveva avuto un figlio con un uomo di origine straniera, conosciuto presso uno SPRAR dove la stessa lavorava come mediatrice socio-culturale. Nel corso della relazione, l’uomo aveva avuto condotte estremamente violente contro la ricorrente, anche alla presenza del figlio minore del bambino, oltre ad essersi allontanato dal nucleo familiare a più riprese per recarsi all’estero, dove aveva anche subìto una condanna per tentato omicidio.    
Il Tribunale disponeva immediatamente e inaudita altera parte la sospensione di tutti gli incontri tra padre e figlio e il divieto di avvicinamento entro 300 metri.
Questo provvedimento veniva poi confermato dal PM e mantenuto nelle more del procedimento, dove il resistente rimaneva contumace.
Il Tribunale disponeva in corso di causa l’affido super-esclusivo del minore alla madre e veniva aperto un sub-procedimento per l’assunzione di provvedimenti de potestate.

Il giudizio si è concluso con il Decreto in parola, che ha confermato le disposizioni di allontanamento e divieto di incontri, pronunciando altresì la decadenza della responsabilità genitoriale del padre.

Al di là delle violenze di cui ai provvedimenti cautelari, la decadenza della responsabilità genitoriale è stata motivata sulla base del disinteresse sistematico e totale del padre verso il figlio.

Infatti:
merita di essere accolta la domanda di decadenza dalla responsabilità genitoriale [del padre] sul figlio minore, stante il contegno di sistematico, reiterato e protratto disinteresse dallo stesso serbato nei confronti dei bisogni materiali, affettivi, educativi e relazionali del figlio minore al cui mantenimento, peraltro, non ha mai contribuito.

Dalla relazione del Servizio Sociale che è riuscito a contattare telefonicamente il resistente emerge che lo stesso (il quale riferisce di vivere e lavorare a Trieste) nel corso del colloquio telefonico con l’assistente sociale non ha mai parlato né chiesto del bambino, limitandosi ad affermare che il presente procedimento “è sbagliato e non vale per lui” e la madre di suo figlio non vuole dare i documenti per rinnovare il suo permesso di soggiorno; che, inoltre, lui è in possesso solo del recapito telefonico di servizio della [madre] e si rifiuta di chiamarla a quel numero. 
Dalla medesima relazione emergono, di contro, il buon rapporto madre-figlio, recentemente trasferitisi in un’abitazione di più ampie dimensioni, ma soprattutto la serenità e tranquillità [del minore], tanto che lo stesso Servizio ha concluso evidenziando che non sono necessari interventi di sostegno a favore
del nucleo madre-figlio e ha proposto l’avvio di incontri protetti padre-figlio
solo ove il padre ne faccia espressa richiesta.

Tribunale di Roma, Sez. I, 24.11.2021 (testo completo)

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23/11/21

Primo via libera al suicidio assistito per un malato italiano

Mario (nome di fantasia), 43 anni, ex camionista tetraplegico da dieci anni in seguito un incidente, è il primo malato in Italia a ottenere il via libera al suicidio medicalmente assistito.
Il comitato etico dell'Asl delle Marche (Asur) ha infatti attestato che Mario  possiede i requisiti per l'accesso legale a tale opzione.

Si tratta del primo caso in Italia dopo la Sentenza della Corte Costituzionale 25 settembre - 22 novembre 2019, n. 242,  cd.  "Sentenza Cappato-Dj Fabo", che ha dichiarato la parziale incostituzionalità dell'art. 580 cp ( Istigazione o aiuto al suicidio) "nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli artt. 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) - ovvero, quanto ai fatti anteriori alla pubblicazione della presente sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, con modalità equivalenti nei sensi di cui in motivazione -, agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente".

Il parere del comitato etico era, appunto, l'ultimo requisito necessario al quarantatreenne per ottenere il via libera al suicidio assistito, che avverrà attraverso l'assunzione di un farmaco. 

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23/11/21

Divorzio e mantenimento dei figli: le spese di valore inferiore ai 50 euro vanno considerate spese ordinarie

Giudice di Pace di Roma, Sez. I, Sent. n. 23618 del 10.11.2021

"In relazione alla natura di spesa straordinaria, occorre precisare che, secondo il suo comune significato, deve trattarsi di spesa non ordinaria e di una entità economicamente rilevante al fine di poter essere considerata tale; in tal senso devono considerarsi spese ordinarie, ricompresi negli obblighi di mantenimento e comunque qualificabili come donazioni manuali (laddove il mantenimento fosse a carico dell'altro coniuge), tutte le spese per somme inferiori a 50 euro. "



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22/11/21

Dichiarazione di adottabilità di un figlio minore: consentita solo in presenza di fatti gravi.

Il ricorso alla dichiarazione di adottabilità di un figlio minore, ai sensi della L. n. 184 del 1983, art. 15, è consentito solo in presenza di fatti gravi, indicativi, in modo certo, dello stato di abbandono, morale e materiale, a norma dell'art. 8 della stessa legge, che devono essere specificamente dimostrati in concreto, e dei quali il giudice di merito deve dare conto nella decisione, senza possibilità di dare ingresso a giudizi sommari di incapacità genitoriale, seppure formulati da esperti della materia, non basati su precisi elementi fattuali; in forza della normativa espressa dall'art. 7 della Carta di Nizza, art. 8 della CEDU e art. 18 della Convenzione di Istanbul, e delle pronunce della Corte EDU in materia, una pronuncia di stato di abbandono di un minore, ai sensi della L. n. 184 del 1983, art. 8, non può essere in alcun caso fondata sullo stato di sudditanza e di assoggettamento fisico e psicologico in cui versi uno dei genitori, per effetto delle reiterate e gravi violenze subite dall'altro.

(Cass. Civ., Sez. Unite, sent., 17 novembre 2021, n. 35110)

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22/11/21

Risvolti economici dell'assegnazione della casa coniugale.

L'assegnazione della casa familiare è provvedimento distinto da quelli strettamente economici e viene disposta in considerazione delle esigenze della prole. Tuttavia, è innegabile che essa possieda anche precisi risvolti di carattere economico, laddove incide sulla disponibilità di un cespite suscettibile di essere utilizzato direttamente, con risparmio di risorse, o di generare un reddito attraverso atti di disposizione negoziale. 

Per tali motivi, la Corte di Cassazione accolto il ricorso presentato da un padre: la Corte d’appello avrebbe dovuto infatti, d’ufficio, procedere alla rivalutazione del contributo di mantenimento a carico del padre fissato in primo grado, perché l’assegnazione della casa ha precisi risvolti economici.

(Cass. Civ., Sez. I, ord. 11 novembre 2021 n. 33606)

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22/11/21

Maestra condannata per maltrattamenti.

Una maestra in una scuola per l'infanzia è stata ritenuta colpevole del reato di cui all’art. 572 c.p. per aver maltrattato i propri alunni, di età tra i tre e i cinque anni, in un arco temporale compreso tra il mese di ottobre 2014 ed il mese di marzo 2016, con atti sistematici e reiterati di violenza fisica e psicologica, tali da determinare sofferenze pregiudizievoli per il loro equilibrio psicofisico. 

La Suprema Corte ha ricordato che l'elemento differenziale tra il reato di abuso dei mezzi di correzione e quello di maltrattamenti non può individuarsi nel grado di intensità delle condotte violente tenute dall'agente, in quanto l'uso della violenza per fini correttivi o educativi non è in nessun caso consentito. In alcuni arresti, specificamente riferiti ad insegnanti di piccoli allievi, si è puntualizzato che il reato di abuso dei mezzi di correzione presuppone l'uso non appropriato di metodi o comportamenti correttivi, che però in via ordinaria devono essere consentiti, individuabili, in via esemplificativa, nella esclusione temporanea dalle attività ludiche o didattiche, nella imposizione come obbligo di condotte riparatorie o nel ricorso assai mortificante a forme di rimprovero non riservate (cfr. Cass. Pen., Sez. VI, 21 gennaio 2020, n. 11777 e Cass. Pen., Sez. III, 6 novembre 2018, n. 17810).

(Cass. Pen., Sez. VI, Sent., 16 novembre 2021, n. 41745)

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18/11/21

Affidamento paritetico e mantenimento diretto.

Con provvedimento del 1° settembre 2021, il Tribunale di Perugia ha affermato che in conseguenza della collocazione paritetica del figlio minore presso ciascuno dei genitori è giustificata la previsione del mantenimento "in forma diretta" e, quindi, va revocato il contributo previsto a carico del padre ed in favore della madre.

(Tribunale di Perugia, 1° settembre 2021)

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17/11/21

Maltrattamenti in famiglia: è reato anche se gli atti lesivi si alternano con periodi di normalità.

Il concetto di maltrattamenti, pure non definito dalla legge, è integrato da una condotta abituale, che si estrinseca in più atti lesivi, realizzati in tempi successivi, dell'integrità, della libertà, dell'onore, del decoro del soggetto passivo o più semplicemente in atti di disprezzo, di umiliazione, di asservimento che offendono la dignità della vittima. Risultano, dunque, esclusi dalla nozione di maltrattamenti, in quanto non connotati da abitualità, soltanto gli atti episodici, pur lesivi dei diritti fondamentali della persona, che non siano riconducibili nell'ambito della descritta cornice unitaria, perché traggono origine da situazioni contingenti e particolari, che possono verificarsi nei rapporti interpersonali di una convivenza familiare, che conservano eventualmente, se ne ricorrono i presupposti, la propria autonomia come delitti contro la persona (ingiurie, percosse, lesioni), già di per sé sanzionati dall'ordinamento giuridico. Né è necessario, ai fini della sussistenza del reato, un comportamento vessatorio continuo e ininterrotto giacché è ben possibile che gli atti lesivi si alternino con periodi di normalità nei rapporti di convivenza o familiari poiché l'intervallo di tempo tra una serie e l'altra di episodi offensivi non fa venir meno l'esistenza del delitto, venendo escluso l'elemento oggettivo del reato solo qualora, dal quadro probatorio, emerga la episodicità ed occasionalità degli atti di maltrattamento.

(Cass. Pen., Sez. VI, Sent., 11 novembre 2021, n. 41053)

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17/11/21

Se il fatidico "si" non viene mai pronunciato, cosa succede ai doni fatti in vista del matrimonio?

Recentemente la Corte di Cassazione (con ordinanza n. 29980 del 25.10.2021) si è espressa sui cosiddetti agli immobili donati in vista di un matrimonio poi non celebrato.

Capita spesso che, in vista del futuro matrimonio, persone vicine ai fidanzati (o anche a uno di essi), come per esempio i genitori, acquistino o ristrutturino immobili da destinare alla famiglia che nascerà, così come è abbastanza comune che uno dei nubendi impieghi somme per acquistare o ristrutturare l'appartamento dell'altro, in vista del matrimonio. Tali donazioni prenuziali rientrano nel campo applicativo dell'art. 80 cc permettendo la restituzione del bene (o la revoca dell’atto) nei casi di rottura del fidanzamento. Proprio il mancato verificarsi del matrimonio rende restituibili tutti i beni donati dalle parti durante il fidanzamento, perché la causa di tale donazione (cioè il futuro matrimonio) non si è poi verificata. 

Ma che succede in caso di stipula di preliminare di vendita o un di un contratto definitivo di vendita? Secondo la Corte, nel primo caso, pur essendo parti formali del contratto preliminare il promittente venditore e uno dei due fidanzati, è in realtà un terzo (l’altro fidanzato/a oppure un parente) che, in vista del matrimonio, si obbliga a versare la somma per il bene da trasferire, donandolo così ad uno dei fidanzati. Venuto meno il matrimonio, quindi, il contratto preliminare non perde efficacia, ma il donante diverrà automaticamente parte del contratto quale promissario acquirente. 

Nel caso di stipula di un contratto definitivo, la Cassazione ribadisce l’inefficacia solo nel rapporto interno che lega il donante al donatario (cioè uno dei fidanzati), non anche invece in quello tra il venditore e l’acquirente sostanziale del bene. In pratica la restituzione dovrà essere attuata mediante retrocessione dell’immobile in capo al donante, in quanto acquirente in senso sostanziale. 

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02/12/21

L'HIV secondo il diritto canonico.

Il virus HIV (di cui l’AIDS rappresenta l’ultima tappa), in quanto malattia sessualmente trasmissibile, ha dei rilevanti risvolti dal punto di vista della nullità matrimoniale.

Va detto, innanzitutto, che ad oggi la malattia è ancora inguaribile ma curabile, poiché si tiene sotto controllo attraverso l’assunzione di farmaci che, sebbene non eliminino il virus dall’organismo, ne impediscono la replicazione azzerando la carica virale nel sangue, al punto che, se si segue una terapia corretta, non solo non ci si ammala, ma neppure si contagia il partner in caso di rapporti sessuali non protetti.

Ci si chiede dunque se, oggi, possano considerarsi superate le riflessioni elaborate dalla dottrina in tempi in cui l’HIV comportava un rischio mortale per sé, per il partner e per la prole. 

Per quanto riguarda il vizio del consenso, se la malattia (che può avere anche pluriennale incubazione) si manifestasse nel corso della vita coniugale, la difficoltà sarà quella di indagare il tempo in cui la malattia si è originata: se la malattia si è originata dopo le nozze, ovviamente essa è irrilevante rispetto al consenso. È verosimile però assumere che chi è affetto da HIV/AIDS possa nascondere la sua condizione o fingere una inesistente guarigione al fine di celebrare le nozze, nel timore di perdere l’altro. L’inganno per azione o per omissione, affinché si configuri la fattispecie di cui al can. 1098 (consenso matrimoniale ottenuto con dolo), non deve riguardare una malattia di minore importanza, ma una malattia che, una volta emersa, possa turbare l’armonia della vita in comune. Appare oggi meno verosimile, quindi, che malattie facilmente curabili con l’assunzione di semplici cure antibiotiche possano integrare la fattispecie di cui alla norma che si è detta. Ma nel caso dell'HIV/AIDS, ci si deve chiedere se, in caso di carica virale azzerata in seguito all'assunzione dei farmaci, si sia ancora in presenza di una qualità atta a perturbare la vita coniugale. Sembra ragionevole rispondere affermativamente a causa dello stigma sociale tutt’oggi presente, dei timori che possono nascere nel l’altro, del fatto che la sieropositività è comunque ascrivibile alle malattie croniche che possono rendere più complesse situazioni di ordinaria quotidianità, dell’ansia davanti a questa malattia che può alterare la percezione della persona sana, nonostante le rassicurazioni del medico.

E' invece l'esclusione del bonus prolis (diritto/dovere alla generazione della prole) il capo di nullità maggiormente rilevato dalla giurisprudenza in caso di presenza di malattie sessualmente trasmissibili. Con specifico riferimento all'HIV/AIDS, è vero che chi si sposa escludendo la prole contrae invalidamente anche se il motivo alla base è molto grave, ma è doveroso operare dei distinguo: da un lato è necessario valutare l’esigenza di un accordo vero e sincero (che quindi escluderebbe, in via generale, sia l’imposizione unilaterale, sia l’ipotesi che la mancanza di prole possa diventare l'elemento dì criticità che fa deflagrare il coniugio) che connota l’agito di consapevolezza, libertà e rispetto reciproco, dall’altro motivazioni non egoistiche né frivole, bensì la salvaguardia di valori superiori e primari quali la vita e la salute. Se tale situazione fosse già presente prima delle nozze, i nubendi, rinviando la i prole ad un momento più favorevole in attesa di nuove scoperte e di cure adeguate, opererebbero un rinvio ad tempus della stessa e quindi una esclusione dell’esercizio del diritto e non già un’esclusione del diritto stesso, con ogni conseguenza sulla validità del vincolo.

Si può concludere, quindi, che l'HIV/AIDS si pone ancora come causa remota della nullità matrimoniale. Sebbene appaia ad oggi meno preoccupante di un tempo nei Paesi occidentali, permangono alti rischi (oltre all’ipotesi di cambio di terapia) nel caso di difetto di terapia che si verifica, da un lato, nella quota di malati “inconsapevoli” che ignorano di esser portatori sani dell’infezione, dall’altro nella diseguaglianza relativa all’accesso alle cure, che sono costose e non sempre disponibili nei Paesi a risorse limitate.

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15/11/21

Le associazioni ateiste sono minoranze religiose escluse?

L’odierno sistema di rapporti Stato-fenomeno religioso poggia su un assetto piramidale che genera discriminazioni di livello multiplo: tra chiesa cattolica, che gode di una posizione apicale, e tutti gli altri gruppi religiosi, tra gruppi religiosi con intesa e senza intesa (questi ultimi ancora soggetti alla legge incostituzionale n. 1159 del 1929), tra i gruppi religiosi e i gruppi atei. I non credenti rappresentano dunque, nella realtà italiana, una minoranza “esclusa”, in quanto trovano (ancora) una collocazione meramente teorica nell’ambito dell’art. 1968. Non a caso la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7893 del 17 aprile 202069, ha dovuto ribadire, a distanza di quarantuno anni dalla sentenza costituzionale n. 117 del 1979, che il diritto di propaganda di cui all’art. 19 Cost. deve essere riconosciuto alle convinzioni ateiste “al pari e nella stessa misura” di quelle teiste.

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12/11/21

Transessualismo: profili canonici.

Prima di analizzare i risvolti canonici legati alla condizione transessuale, è necessario fare qualche precisazione sui termini.
Innanzitutto, per transessualismo si intende la condizione di persona che, pur essendo di sesso anatomicamente certo, si considera appartenente all'altro sesso, del quale aspira ad assumere le caratteristiche anatomiche e comportamentali. Di conseguenza, è transessuale chi, nato e registrato anagraficamente in base alle caratteristiche fenotipiche e gonadiche che lo contraddistinguono, sente di appartenere al sesso opposto, al punto che desidera acquisirne le sembianze. Per transgender, invece, si intende chi non si riconosce in quello che si ritiene essere lo stereotipo del maschile o femminile.

Fatte queste dovute precisazioni, prendiamo ora in esame, dal punto di vista del diritto canonico, alcune implicazioni proprie delle persone che versano nella condizione transessuale.

Dal punto di vista antropologico, le teorie gender si basano su un concetto di persona che, pretendendo di scollare l'identità sessuale dal dato biologico, crea una dicotomia tra il dato corporeo e il sentire psicologico e sociale, affermando il dominio del sentire dell'individuo e sottostimando e reprimendo il dato corporeo, sino ad eliminarlo attraverso interventi chirurgici. Per la Chiesa, invece, la persona umana è da considerarsi nella sua unitarietà, soggetto il cui sesso biologico è inscindibile dal ruolo socioculturale del sesso. Ciò posto, per quanto riguarda il matrimonio canonico, la donazione di sé propria di questo istituto/sacramento comporta l'unitarietà della persona di ciascun nubente in tutte le sue componenti, non essendo possibile separare una donazione di sé a livello spirituale, psicologico, sociale dal dato corporeo. 

Entrando più nello specifico, occorre fare alcune distinzioni per capire se la Chiesa può concludere per l'amissione al matrimonio o per la dichiarazione di nullità. Nel caso in cui la persona che chiede l'ammissione al matrimonio si è sottoposta ad un intervento chirurgico di riattribuzione del sesso, si avrebbe, di fatto, un matrimonio tra due persone appartenenti allo stesso sesso (dal punto di vista cromosomico) e quindi la richiesta, per la Chiesa, è inammissibile. Il matrimonio canonico infatti prevede una unione coniugale tra un uomo e una donna. Nel caso in cui invece il richiedente non si è sottoposto ad un intervento chirurgico di riattribuzione del sesso, la richiesta deve essere attentamente soppesata dal parroco. Qualora non si ravvisino evidenze di transessualismo a livello fisico e comportamentale e non pervengano informazioni da parte dell'interessato o da terzi, il richiedente sarà ammesso al matrimonio. Viceversa, il parroco sarà tenuto ad accertarsi durante le investigazioni prematrimoniali e durante l'esame dei fidanzati riguardo l'ammissibilità del richiedente al matrimonio. Il parroco, ad ogni modo, non potrà rifiutare il matrimonio se non vi sono riscontri oggettivi alla possibile invalidità del medesimo.

Discorso analogo va fatto in caso di nozze già celebrate. Prima di concludere per la dichiarazione di nullità, occorrerà considerare lo stadio della condizione di transessuale in cui versava uno dei due contraenti o ambedue.


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03/11/21

Messaggio del Santo Padre Francesco alla Sessione della Conferenza delle Parti alla Convenzione-Quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO ALLA COP26

A Sua Eccellenza Sig. Alok Sharma
Presidente della COP26, ventiseiesima sessione della Conferenza degli Stati Parte alla
Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici

(Glasgow, 31 ottobre – 12 novembre 2021)

 

Eccellenza,

Mentre inizia la Conferenza di Glasgow, siamo tutti consapevoli che essa ha l’importante compito di mostrare all’intera comunità internazionale se realmente sussiste la volontà politica di destinare con onestà, responsabilità e coraggio maggiori risorse umane, finanziarie e tecnologiche per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico così come per aiutare le popolazioni più povere e vulnerabili, che sono quelle che ne soffrono maggiormente.

Ma, davanti a noi, vi è di più: questo compito dovrà, infatti, essere svolto nel pieno di una pandemia che da quasi due anni sta flagellando la nostra umanità. Accanto ai vari drammi che ha portato il Covid-19, la pandemia ci insegna anche che non abbiamo alternative: riusciremo a sconfiggerla solo se tutti quanti prenderemo parte a questa sfida. Tutto ciò, lo sappiamo bene, richiede una profonda e solidale collaborazione tra tutti i popoli del mondo.

Vi è stato un prima della pandemia; esso sarà inevitabilmente differente dal dopo-pandemia che dobbiamo costruire, insieme, prendendo spunto dagli errori fatti nel passato.

Analogo discorso è possibile farlo nel contrastare il problema globale del cambiamento climatico. Non abbiamo alternative. Possiamo conseguire gli obiettivi scritti nell’Accordo di Parigi solo se si agirà in maniera coordinata e responsabile. Sono obiettivi ambiziosi, ma indifferibili. Oggi queste decisioni spettano a voi.

La COP26 può e deve contribuire attivamente a questa coscienziosa costruzione di un futuro dove i comportamenti quotidiani e gli investimenti economico-finanziari possano realmente salvaguardare le condizioni di una vita degna dell’umanità di oggi e di domani in un pianeta “sano”. 

Si tratta di un cambiamento d’epoca, di una sfida di civiltà per la quale vi è bisogno dell’impegno di tutti ed in particolare dei Paesi con maggiori capacità, che devono assumere un ruolo guida nel campo della finanza climatica, della decarbonizzazione del sistema economico e della vita delle persone, della promozione di un’economia circolare, del sostegno ai Paesi più vulnerabili per le attività di adattamento agli impatti del cambiamento climatico e di risposta alle perdite e ai danni derivanti da tale fenomeno.

Da parte sua la Santa Sede, come ho indicato all’High Level Virtual Climate Ambition Summit del 12 dicembre 2020, ha adottato una strategia di riduzione a zero delle emissioni nette (net-zero emission) che si muove su due piani: 1) l’impegno dello Stato della Città del Vaticano a conseguire questo obiettivo entro il 2050; 2) l’impegno della Santa Sede stessa a promuovere un’educazione all’ecologia integrale, ben consapevole che le misure politiche, tecniche ed operative devono unirsi a un processo educativo che, anche e soprattutto tra i giovani, promuova nuovi stili di vita e favorisca un modello culturale di sviluppo e di sostenibilità incentrato sulla fraternità e sull’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente naturale. Da questi impegni sono nate migliaia di iniziative in tutto il mondo.

Anche in questa prospettiva il 4 ottobre scorso, ho avuto il piacere di riunirmi con vari leader religiosi e scienziati per firmare un Appello congiunto in vista della COP-26. In quell’occasione, abbiamo sentito voci di rappresentanti di tante fedi e tradizioni spirituali, di tante culture e ambiti scientifici. Voci differenti e con diverse sensibilità. Ma ciò che si è potuto avvertire chiaramente era una forte convergenza di tutti nell’impegnarsi di fronte all’urgente necessità di avviare un cambiamento di rotta capace di passare con decisione e convinzione dalla “cultura dello scarto” prevalente nella nostra società a una “cultura della cura” della nostra casa comune e di coloro che vi abitano o vi abiteranno.

La ferite portate all’umanità dalla pandemia da Covid-19 e dal fenomeno del cambiamento climatico sono paragonabili a quelle derivanti da un conflitto globale. Così come all’indomani della seconda guerra mondiale, è necessario che oggi l’intera comunità internazionale metta come priorità l’attuazione di azioni collegiali, solidali e lungimiranti.

Abbiamo bisogno di speranza e di coraggio. L’umanità ha i mezzi per affrontare questa trasformazione che richiede una vera e propria conversione, individuale ma anche comunitaria, e la decisa volontà di intraprendere questo cammino. Si tratta della transizione verso un modello di sviluppo più integrale e integrante, fondato sulla solidarietà e sulla responsabilità; una transizione durante la quale andranno considerati attentamente anche gli effetti che essa avrà sul mondo del lavoro.

In tale prospettiva, particolare cura va rivolta alle popolazioni più vulnerabili, verso le quali è stato maturato un “debito ecologico”, connesso sia a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ambientale, sia all’uso sproporzionato delle risorse naturali del proprio e di altri Paesi. Non possiamo negarlo.

Il “debito ecologico” richiama, per certi versi, la questione del debito estero, la cui pressione ostacola spesso lo sviluppo dei popoli. Il post-pandemia può e deve ripartire tenendo in considerazione tutti questi aspetti, collegati anche con l’avvio di attente procedure negoziate di condono del debito estero associate a una strutturazione economica più sostenibile e giusta, volto a sostenere l’emergenza climatica. È «necessario che i Paesi sviluppati contribuiscano a risolvere il debito [ecologico] limitando in modo importante il consumo di energia non rinnovabile, e apportando risorse ai Paesi più bisognosi per promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile». Uno sviluppo a cui, finalmente, possano partecipare tutti.

Purtroppo dobbiamo constatare amaramente come siamo lontani dal raggiungere gli obiettivi desiderati per contrastare il cambiamento climatico. Va detto con onestà: non ce lo possiamo permettere! In vari momenti, in vista della COP26, è emerso con chiarezza che non c’è più tempo per aspettare; sono troppi, ormai, i volti umani sofferenti di questa crisi climatica: oltre ai suoi sempre più frequenti e intensi impatti sulla vita quotidiana di numerose persone, soprattutto delle popolazioni più vulnerabili, ci si rende conto che essa è diventata anche una crisi dei diritti dei bambini e che, nel breve futuro, i migranti ambientali saranno più numerosi dei profughi dei conflitti. Bisogna agire con urgenza, coraggio e responsabilità. Agire anche per preparare un futuro nel quale l’umanità sia in grado di prendersi cura di sé stessa e della natura.

I giovani, che in questi ultimi anni ci chiedono con insistenza di agire, non avranno un pianeta diverso da quello che noi lasciamo a loro, da quello che potranno ricevere in funzione delle nostre scelte concrete di oggi. Questo è il momento della decisione che dia loro motivi di fiducia nel futuro.

Avrei voluto essere presente con voi, ma non è stato possibile. Vi accompagno però, con la preghiera in queste importanti scelte.

Riceva, Signor Presidente, il mio più sentito e cordiale saluto.

Dal Vaticano, 29 ottobre 2021.

Francesco

 

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06/04/21

Il riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio religioso e il giudicato della sentenza non definitiva sullo status.

Secondo la Cassazione, il riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio religioso, intervenuto dopo il passaggio in giudicato della pronuncia di cessazione degli effetti civili (sentenza non definitiva sullo status) ma prima che sia divenuta definitiva la decisione in ordine alle relative conseguenze economiche, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio di divorzio, che può dunque proseguire ai fini dell’accertamento della spettanza e della liquidazione dell’assegno divorzile. 

(Cass. civ. Sez. Unite, Sent., (ud. 01/12/2020) 31-03-2021, n. 9004)

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12/02/21

Delibazione di sentenza ecclesiastica e indissolubilità del matrimonio.

Perché sia dichiarata l'efficacia civile delle nullità matrimoniali pronunciate dai Tribunali della Chiesa Cattolica, occorre che la Corte d'Appello accerti "che ricorrono le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di efficacia delle sentenze straniere" (lett. c). Il rinvio è, come già detto, agli artt. 796 e 797 del codice di procedura civile. Orbene l'ultimo punto dell'art. 797 c.p.c. richiede che la sentenza da delibare, nel caso di specie la pronuncia canonica di nullità matrimoniale, non contenga "disposizioni contrarie all'ordine pubblico italiano". La Corte costituzionale nella citata sentenza n. 18 del 1982 ha definito l'ordine pubblico come l'insieme delle "regole fondamentali poste dalla Costituzione e dalle leggi a base degli istituti giuridici in cui si articola l'ordinamento positivo nel suo perenne adeguarsi all'evoluzione della società". Orbene non potranno essere delibate sentenze che dichiarino l'invalidità del vincolo per impedimenti tipicamente confessionali, in cui la nullità deriva dall'esistenza di situazioni del tutto peculiari che non trovano alcun riscontro nell'ordinamento civile, quali la disparità di religione, l'ordine sacro e il voto pubblico di castità. La giurisprudenza di legittimità inoltre, a partire dalla sentenza 1° ottobre 1982 n. 5026, pronunciata a sezioni unite, con orientamento ormai consolidato, ascrive la buona fede nel novero dei principi di ordine pubblico la cui tutela è imprescindibile e inderogabile in materia matrimoniale (Nel caso di specie, la nullità è pronunciata perché la parte non aderisce ad una delle condizioni richieste per la validità del matrimonio cattolico vi è la necessità della conoscenza o conoscibilità dell'apposizione di tale elemento accidentale da parte dell'altro nubendo. Appare, quindi, in contrasto assoluto con il nostro ordine pubblico interno la rilevanza, data in sede canonica, alla nullità del matrimonio, perché l'odierno ricorrente lo riteneva non indissolubile, sul presupposto della necessità di tutelare l'affidamento che l'altra parte, ignara delle altrui intenzioni escludenti, abbia riposto sulla validità del vincolo coniugale).

(Corte d'Appello Napoli Sez. minori, 24/11/2020)

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22/01/21

No alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico se il matrimonio è durato oltre tre anni.

La Cassazione Civile, sez. I, con ordinanza del 13 gennaio 2021, n. 367, ha ribadito il principio già affermato dalla sentenza n. 16379 del 17/07/2014 a Sezioni unite della stessa Corte in materia di delibazione di sentenze di nullità matrimoniale emesse da Tribunali ecclesiastici, secondo la quale "..la convivenza "come coniugi", quale elemento essenziale del "matrimonio-rapporto", ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, integra una situazione giuridica di "ordine pubblico italiano", la cui inderogabile tutela trova fondamento nei principi supremi di sovranità e di laicità dello Stato, già affermato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 18 del 1982 e n. 203 del 1989, ostativa alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del "matrimonio-atto".

(Cass. civ. Sez. I, Ord., (ud. 16/09/2020) 13-01-2021, n. 367)

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11/01/21

L'appello nel nuovo processo matrimoniale: regole generali.

Con la riforma del processo matrimoniale voluta da Papa Francesco e attuata con il motu proprio Mitis Iudex sono state apportate diverse e significative modifiche, che possono essere così sintetizzate:

a) Le disposizioni del motu proprio concernenti specificamente l'appello si applicano alle sentenze che hanno dichiarato la nullità del matrimonio, ossia alle sentenze affermative;

b) le sentenze negative, che hanno confermato la validità del matrimonio, sono soggette al regime previsto, più in generale, per le cause sullo stato delle persone; 

c ) Le regole procedurali previste dal canone 1680 § 2 per addivenire alla decisione preliminare sull'ammissibilità dell'appello si applicano alle sole sentenze affermative; 

d) Fermo restando il principio che le sentenze in materia matrimoniale, siano esse affermative o negative, non passano in giudicato, soltanto per le sentenze affermative vale la regola che anche un’unica sentenza di nullità, purché dichiarata esecutiva, può essere ritrattata soltanto in presenza dei requisiti e con le procedure specificamente previsti per la NCP (nova causa proposito);

e) Per le sentenze negative la NCP è invece esperibile soltanto quando vi siano due sentenze conformi. Nei confronti di un'unica sentenza rimane inalterata la possibilità di richiedere una trattazione in sede di appello presso il tribunale superiore, non essendo considerati perentori i termini e gli adempimenti previsti in via generale per questo tipo di impugnazione.

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08/01/21

L’appello dopo la riforma del processo matrimoniale.

Con la riforma del processo matrimoniale attuata da Francesco con il motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus del 15 agosto 2015, una delle novità più importanti e degne di nota è, senza dubbio, l'abolizione dell'obbligo della doppia sentenza conforme. La sentenza che dichiarava la nullità del matrimonio diventava infatti esecutiva e pienamente produttiva di effetti giuridici soltanto se confermata da una successiva pronuncia di un tribunale di istanza superiore, avente a oggetto lo stesso capo di nullità. Secondo il can. 1679, ora "La sentenza che per la prima volta ha dichiarato la nullità del matrimonio, decorsi i termini stabiliti nei cann. 1630-1633, diventa esecutiva".

Abolita la doppia sentenza conforme, il Legislatore ha poi riformato la disciplina riguardante la trattazione della causa in appello. Al fine di favorire la celerità dei processi, si sono previste alcune limitazioni al diritto di appello, con la predisposizione di un qualche filtro che non consentisse il riesame della causa per motivi meramente pretestuosi, senza la sussistenza di un serio fondamento. È stata così stabilita la reiezione in via preliminare dell’appello, da parte del tribunale da esso investito, allorché tale appello risulti con evidenza meramente dilatorio (il can. 1680 § 2 così recita: "Decorsi i termini stabiliti dal diritto per l’appello e la sua prosecuzione, dopo che il tribunale di istanza superiore ha ricevuto gli atti giudiziari, si costituisca il collegio dei giudici, si designi il difensore del vincolo e le parti vengano ammonite a presentare le osservazioni entro un termine prestabilito; trascorso tale termine, il tribunale collegiale, se l’appello risulta manifestamente dilatorio, confermi con proprio decreto la sentenza di prima istanza").

Infine, con il nuovo regime è stato espressamente previsto che avverso una sentenza esecutiva, una volta venuta meno la possibilità di appello, è sempre possibile ricorrere al tribunale superiore, instaurando una NCP (nova causae propositiosecondo le regole generali già fissate per questo particolare tipo di riesame (can. 1681). Il tribunale competente è, in ogni caso, quello di terzo grado, ossia la Rota Romana o uno di quei tribunali abilitati a trattare le cause in terzo grado.

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26/10/20

Nell'ambito del progetto educativo del figlio, il genitore deve essere tollerante nei confronti della religione dell'altro.

Con decisione del 9 luglio 2020, il Tribunale di Pesaro ha accolto la richiesta della madre di modifica delle condizioni di affidamento della figlia minore, con particolare riguardo al divieto a lei imposto di fare frequentare alla figlia, che aveva praticato sin da piccola la religione Cattolica, le riunioni e le adunanze dei Testimoni di Geova. Il Giudice ha sottolineato che ciascun genitore dovrà rispettare il credo dell'altro genitore, permettendo e non impedendo al figlio minore non solamente di praticare e frequentare le celebrazioni religiose dell'altro genitore, ma anche tutte quelle tradizioni ed attività, direttamente o indirettamente legati alla religione di ciascun, genitore, anche se in contrasto con i principi della propria religione, come, a titolo meramente esemplificativo, feste, compleanni e recite scolastiche.

(Tribunale Pesaro, 09/07/2020)

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