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Attivitˆ dello studio

Adozioni

L’adozione è l’istituto giuridico con cui (gli adottanti) due coniugi sposati da almeno 3 anni – sono conteggiati anche gli anni di convivenza prematrimoniale more uxorio - assumono civilmente come figlio un soggetto (l’adottato) con cui non hanno legami di sangue e con il quale intercorre una differenza di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

L’adozione può essere nazionale o internazionale.

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Attivitˆ dello studio

Responsabilità medica

Responsabilità professionale del medico per i danni derivanti dalla propria illecita condotta (commissiva od omissiva) posta in essere in violazione di una norma.

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Attivitˆ dello studio

Diritto minorile

Tutela dei diritti dei minori, quali:
  1. diritto innato alla vita;
  2. diritto ad un nome;
  3. diritto a conservare l’identità, la nazionalità, il nome e le relazioni familiari;
  4. diritto a non essere separato dai genitori, salvo che tale separazione sia nell’interesse superiore del fanciullo;
  5. diritto a formarsi una propria opinione; alla libertà di espressione, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
  6. diritto all'educazione;
  7. diritto al riposo, allo svago ed al gioco;
  8. diritto ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e da qualsiasi tipo di lavoro rischioso;
  9. diritto ad essere protetto contro ogni forma di sfruttamento sessuale e violenza sessuale;
  10. diritto a non essere sottoposto a tortura, o a trattamenti e punizioni crudeli, inumani o degradanti;
  11. diritto a non partecipare a conflitti armati se di età tra i quindici e i diciotto.

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Attivitˆ dello studio

Diritto di famiglia (separazioni, divorzi, unioni civili)

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Attivitˆ dello studio

Successioni

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Attivitˆ dello studio

Diritto ecclesiastico (contratti IOR)

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Attivitˆ dello studio

Diritto ecclesiastico (nullità matrimoniali)

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Attivitˆ dello studio

Attività di consulenza e di assistenza in materia commerciale

...

Attività di consulenza e di assistenza in materia commerciale sia nella fase stragiudiziale di negoziazione, redazione dei contratti, che nella fase giudiziale di nullità o annullamento contrattuale, nonchè di risoluzione per inadempimento.

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Studio Legale Mauro e Attasi

Viale America, 125
00144 Roma
tel. +39 06.5913779 - +39 06.54281338
fax +39 06.54210345
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Avv. Vincenzo Mauro

  • Laureato alla Università di Roma ‘’La Sapienza’’ nel 1992 esercita la professione in Roma dal 1997, con abilitazione dinanzi la Corte di Cassazione e le Giurisdizioni Superiori dal 2010.
  • Inizialmente collabora con lo studio dell’avv. Dante de Marco fino al 2003 dove approfondisce le tematiche relative al diritto commerciale, societario e delle cooperative, oltre il diritto del lavoro nei diversi aspetti precontenziosi e giudiziali; partecipa alla costituzione dello studio legale M&A nel 2013.
  • Nel corso degli anni ha sviluppato specifiche conoscenze nell’ambito del diritto della proprietà, del diritto immobiliare, delle locazioni e del condominio, nonché nel diritto delle successioni e delle divisioni, maturando esperienze significative sia nell’ambito del contenzioso giudiziale che nell’ambito della conciliazione e mediazione nella fase stragiudiziale.
  • Ha maturato significative esperienze nella consulenza in gestioni patrimoniali ed immobiliari, dalla costituzione, alla amministrazione e fino alla divisione.
  • Gestisce con estrema cura le esigenze e gli interessi del cliente per il raggiungimento di soluzioni conciliative al fine di evitare lunghi contenziosi giudiziari e limitare i relativi oneri economici e costi.

Contatta l'Avv. Vincenzo Mauro: v.mauro@studiolegalemauroattasi.it

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Avv. Piera Attasi

  • Esercita la professione forense dal 2000 e nel 2010 partecipa alla fondazione dello studio M&A, con abilitazione dinanzi la Corte di Cassazione e le Giurisdizioni Superiori dal 2014.
  • Ha acquisito con passione e abnegazione una comprovata e qualificata competenza in materia di diritto di famiglia e diritto minorile. Ha sviluppato ulteriori e specifiche competenze ed esperienze nella gestione dei patrimoni familiari, nel diritto immobiliare, internazionale in particolare in Egitto, Svizzera e America.
  • Nel 2013 amplia le sue qualifiche e si licenzia in Diritto Canonico, divenendo anche Avvocato Ecclesiastico e Consulente nelle procedure di nullità del matrimonio canonico.

Contatta l'Avv. Piera Attasi: p.attasi@studiolegalemauroattasi.it

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News


Questo è il nostro giornale di bordo, dove mettiamo a disposizione una collezione di articoli, pensieri, idee ed altre informazioni da consultare, per approfondire gli argomenti delle materie di cui ci occupiamo.

16/10/20

L’affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi.

Quasi una famiglia su due, in Italia, vive con un animale domestico in casa e che, sempre più frequentemente diventa oggetto del contendere in un quadro normativo attualmente carente. nel nostro ordinamento, in conseguenza dell’entrata in vigore della L. 201/2010, di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987- il sentimento per gli animali rinviene protezione costituzionale e riconoscimento europeo tanto da costituire un vero e proprio diritto soggettivo dell’animale.

Pertanto, posto e chiarito che l’animale non è un oggetto, è legittima facoltà dei coniugi, in caso di separazione, o dei conviventi in caso di cessazione della convivenza more uxorio, quella di regolarne la permanenza presso l’una o l’altra abitazione.

Invero, le clausole della separazione che assicurano alle parti la frequentazione con l’animale, con le correlate responsabilità, rivestono un particolare interesse per i coniugi: le condizioni relative alla suddivisione delle spese di mantenimento e di cura rivestono un indubbio contenuto economico, così ha confermato il Tribunale di Como, 3 dicembre 2016.

Tuttavia, il Giudice della separazione non è tenuto ad occuparsi dell’assegnazione/affidamento degli animali all’uno o all’altro dei coniugi né dalla loro relazione con gli stessi.

in questo quadro normativo carente, vi è una recente decisione la quale ha così statuito “in assenza di accordo tra le parti, alla luce della necessaria protezione del sentimento di affezione per un animale, quale valore meritevole di tutela e tenuto conto altresì della necessità di assicurare il benessere e il miglior sviluppo della sua identità, ha assegnato un cane in via esclusiva al coniuge maggiormente in grado di far fronte a tali esigenze, chiarendo che, solo in assenza di ragioni particolari che orientino in senso diverso, può essere disposta l’assegnazione condivisa, con collocazione alternata presso ciascuno dei coniugi (Trib. Sciacca, 19 febbraio 2019).

Alla luce di quanto sin qui esposto, in riferimento alle spese di mantenimento dell’animale, quali le cure veterinarie, cibo e quanto altro eventualmente necessario al suo benessere, in caso di affido condiviso, salvo diversi accordi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei detentori vi deve provvedere in misura proporzionale al proprio reddito, restando in caso di affido esclusivo, a carico del detentore affidatario.

In conclusione, in assenza nel nostro ordinamento nella disciplina di separazione dei coniugi, di una norma sull’affidamento dell’animale familiare vi è la proposta di riforma recata dal disegno di legge n.76, che ha ipotizzato l’introduzione, nel codice civile, dell’art. 445-ter, rubricato “affido degli animali familiari in caso di separazione”, il quale potrebbe prevedere che in caso di separazione dei coniugi, il tribunale, in mancanza di accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole, e se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantire il maggior benessere. 

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16/10/20

Progetto Conscious, verso la diminuzione del reato di violenza.

Il Progetto Conscious rappresenta un progetto innovativo finalizzato alla realizzazione di un modello inter-sistemico volto ad evitare che un reato di violenza venga commesso o venga compiuto nuovamente, quindi rappresenta un progetto di prevenzione della violenza di genere.

Introduce in ambito intra ed extra carcerario un modello di trattamento dedicato ai perpetratos (autori del reato di violenza di genere) e costituisce una rete intersistemica di cooperazione avente come finalità la riduzione della recidiva.

I dati dell’Unione Europea dimostrano che una donna su tre ha subito violenza, spesso ciò avviene in età adolescensiale.

Tale Progetto prevede il coinvolgimento delle seguenti figure professionali:

·         gli operatori sanitari;

·         la magistratura di sorveglianza;

·         gli operatori penitenziari e gli operatori UEPE;

·         i direttori degli istituti carcerari;

·         gli avvocati coinvolti nella difesa degli autori di violenza;

·         i volontari chiamati ad intervenire per il recupero sociale del perpetrator.

I fondamenti di questo progetto sono i seguenti:

-        prevenire la violenza di genere;

-        curare e riabilitare i colpevoli di violenze;

-        stabilire dei piani di coordinamento nazionali per il contrasto della violenza sui bambini;

-        coordinare o adattare dei servizi di supporto per le vittime di violenza di genere o sessuale con lo scopo di favorire la riabilitazione dei colpevoli di violenze;

-        protezione e supporto per le vittime di violenza.

Il Progetto Conscious è un progetto europeo, cofinanziato dal Rights, Equality and Citizenship Programme of the European Union (2014- 2020) approvato dalla Commissione Europea; ed è tra i pochi progetti ammessi a finanziamento.

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21/09/20

Le unioni civili e la scelta del cognome.

Le unioni civili sono quelle unioni fondate su vincoli affettivi ed economici, alle quali l'ordinamento riconosce uno status giuridico per molti versi analogo a quello attribuito al matrimonio. Hanno fatto l'ingresso ufficiale all'interno dell'ordinamento giuridico italiano con l'emanazione della legge numero 76 del 20 maggio 2016 (cd. legge Cirinnà).

La predetta Legge permette a due persone - maggiorenni - di stipulare delle unioni civili con la quali le parti acquistano gli stessi diritti e  assumono  i  medesimi doveri, analogamente a quanto avviene nel matrimonio. Dall'unione civile deriva l'obbligo reciproco  all'assistenza morale e materiale  e  alla  coabitazione.  Entrambe  le  parti  sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze  e  alla  propria capacita' di lavoro  professionale  e  casalingo,  a  contribuire  ai bisogni comuni. 

Le parti concordano tra loro anche l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune. Il regime patrimoniale dell'unione  civile  tra  persone  dello stesso sesso  è costituito poi, in mancanza di  diversa  convenzione patrimoniale,dalla comunione dei beni.

Infine, quanto al cognome, al momento della costituzione dell'unione civile le Parti possono - mediante dichiarazione all'ufficiale di stato civile  - stabilire di assumere, per la durata dell'unione  civile  tra persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o  posporre  al  cognome  comune  il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all'ufficiale di stato civile.


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06/08/20

Sospensione dei termini per la presentazione della dichiarazione di successione.

Con la circolare n. 8/E del 3 aprile 2020, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che la sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi di cui all'art. 62, co. 1, D.L. n. 18/2020, convertito con modifiche dalla L. n. 27/2020, trova applicazione anche con riferimento alla presentazione della dichiarazione di successione.

Pertanto, qualora il termine di presentazione della stessa fosse scaduto nel periodo compreso tra l'8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020, la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata entro il 30 giugno 2020. L'Agenzia delle Entrate ha inoltre precisato che il contribuente che si è avvalso della sospensione non ha dovuto - nel periodo di sospensione - versare le imposte ipotecarie, catastali e gli altri contributi indiretti. Di contro, se il contribuente non si è avvalso della sospensione e ha quindi presentato la dichiarazione di successione, unitamente ad essa ha dovuto altresì versare anche le anzidette imposte. 

(Agenzia delle Entrate, circ. 3 aprile 2020, n. 8/E)

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06/08/20

Abbandono di genitori anziani da parte dei figli: la figura dell'amministratore di sostegno provvisorio.

In caso di abbandono di genitori anziani da parte dei figli, il giudice può nominare un amministratore di sostegno provvisorio. L'amministratore di sostegno è una figura istituita per tutelare quelle persone che, a causa di un'infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell'impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. In questi casi o nel caso in cui vi sia un abbandono di genitori anziani, o di persone che, seppur giovani, sono incapaci di intendere e volere, o sono semplicemente incapaci di tutelare i loro stessi interessi, lo strumento offerto dall'ordinamento italiano per la loro tutela è quello riportato agli artt. 404 e ss. cc 

L'art. 404 cc testualmente recita: "La persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio".

il nostro codice civile, all'art. 438 e ss., prevede che: "Chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento", può chiedere ed ottenere gli alimenti da diverse persone, tra cui espressamente i figli, questo ovviamente nel caso in cui le persone bisognose siano i genitori (art. 433, n. 2, cc). Nel caso in cui i  figli, però, si rifiutano di pagare per i genitori indigenti, interviene l'amministratore di sostegno che deve compiere tutti gli atti dovuti nell'interesse dei tutelandi. In casi di estrema gravità ed urgenza tuttavia il Giudice Tutelare ha il potere di nominare anche un amministratore di sostegno provvisorio, che possa svolgere i compiti e le funzioni per la tutela delle persone bisognose.

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12/06/20

Il minore adolescente figlio di genitori separati ha diritto a scegliere presso quale genitore può essere collocato?

Il figlio minore di una coppia separata, divorziata o in corso di separazione o divorzio non può unilateralmente decidere di disattendere la collocazione disposta  dal giudice o concordata tra le parti, stabilendo autonomamente con quale genitore “andare a vivere”.

Va però ricordato che il benessere del minore rappresenta l’interesse supremo di ogni provvedimento in materia di famiglia; pertanto il ragazzo, qualora abbia più di 12 anni, ha diritto ad essere ascoltato in giudizio secondo quanto previsto dagli artt. 336 bis e 337 octies c.c.         
Il Giudice dovrà inoltre tenere conto dei desideri espressi dal minore anche in materia di collocazione, pur potendo disattenderne la volontà quando ritenga che non sia confacente al suo benessere quale interesse primario. In tal caso, dovrà adeguatamente motivare la sua decisione.

Sul punto, si è espressa anche la giurisprudenza di legittimità. Si veda ad esempio Cass. n. 773/2012: “deve rimarcarsi che, attesa la primazia -dell'interesse morale e materiale della prole stessa, la norma contenuta nell'art. 155 sexies, primo comma, nella parte in cui prevede l'audizione del minore da parte del giudice, non solo consente di realizzare la presen­za nel giudizio dei figli in quanto parti sostanziali del procedimento (Cass., Sez. in., 21 ottobre 2009, n. 22238), ma impone certamente che degli e­siti di tale ascolto si tenga conto. Naturalmente le valutazioni del giudice, in quanto doverosamente orientate a realizzare l'interesse de minore, che può non coincidere con le opinioni dallo stesso ma­nifestate, potranno in  tal caso essere difformi: si impone, tuttavia, un onere di motivazione la cui entità deve ritenersi direttamente proporzionale al grado di discernimento attribuito al figlio.”           

L’età dei 12 anni, va specificato, rappresenta un vero e proprio discrimine nella legislazione italiana. Infatti, per il minore dodicenne e ultradodicenne vige una “presunzione di discernimento” che lo legittima a priori a essere ascoltato dal Giudice, mentre è necessaria una valutazione preventiva per ammettere l’ascolto di un bambino più piccolo.

L’Ordinanza di Cassazione  n. 32309 del 13-12-2018 offre un’efficace e dettagliata analisi della questione.

“Va osservato che l'art. 336 bis (introdotto dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, art. 53, in vigore dal 7/12/2014) sancisce il generale obbligo dell'ascolto del minore. Al riguardo, l'opinione del minore, nei procedimenti che lo riguardano, costituisce un elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse anche alla luce dell'art. 12 della Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo, dell'art. 7 della Convenzione di Strasburgo del 1996 relativa all'esercizio dei diritti dei minori, ratificata con L. n. 77 del 2003; dell'art. 24, p. 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Al riguardo, dall'esame delle norme che stabiliscono l'audizione del minore "nei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano" (così testualmente recita l'art. 336 bis c.c.) emerge una diversa modulazione dell'obbligo di ascolto del minore dodicenne rispetto a quello di età inferiore. Per la prima ipotesi, la presunzione della capacità di discernimento, fissata in via legislativa, impone al giudice di primo grado di prevedere, anche officiosamente, (Cass. 19202 del 2014) una scansione procedimentale dedicata all'ascolto stesso, (Cass., n. 1687/13; n. 6129 del 2015) da svolgersi secondo le modalità stabilite dell'art. 336 bis, commi 2 e 3, all'interno delle quali spiccano l'obbligatorietà della conduzione da parte del giudice e la preventiva informazione del minore sulla natura del procedimento e sugli effetti dell'ascolto, salvo che motivatamente non si ritenga l'ascolto superfluo o contrario all'interesse del minore. La mancanza di un'esplicita motivazione al riguardo determina la nullità del procedimento di primo grado per omessa ingiustificata audizione dello stesso minore (…) Orbene, solo con il compimento del dodicesimo anno d'età sorge l'obbligo del giudice di ascoltare il minore e della motivazione espressa della scelta contraria, anche senza un'istanza di parte, a differenza che nell'ipotesi di minore infradodicenne in cui il giudice dispone di un potere discrezionale d'ascolto, salvo che egli debba disporne l'ascolto o motivarne l'omissione se vi sia un'istanza di parte che indichi gli argomenti e i temi di approfondimento sui quali si ritenga necessario l'ascolto (art. 336 c.c., comma 2). Ne discende l'infondatezza dell'eccezione sollevata dalla difesa della controricorrente circa la mancata formulazione di un'istanza di ascolto della minore. Per quanto esposto, l'omesso ascolto della minore, trattandosi di procedimento avente ad oggetto il disconoscimento della paternità della minore, ha determinato la sanzione della nullità processuale (Cass., n. 19327/15; n. 5676/17).”

Va poi ricordato che gli artt. 337bis e seguenti cc si applicano nel caso di questioni inerenti l’esercizio della responsabilità in casi di separazione, scioglimento del matrimonio, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità o all’esito dei giudizi sui figli nati al di fuori del matrimonio, secondo quanto disposto proprio dall’art. 337quinquies cc.

L’art. 337quinquies c.c., in particolare, prevede che: “I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo.”

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10/06/20

Legge sul divorzio (testo aggiornato al 2018).

Legge 1 dicembre 1970, n. 898
"Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio"
Pubblicata nella Gazz. Uff. 3 dicembre 1970, n. 306.

Articolo 1.
1. Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dall'art. 3.

Articolo 2.
1. Nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto, il giudice, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dall'art. 3, pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio.

Articolo 3.
1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:
1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l'altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:
a) all'ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;
b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all'art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;
d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all'art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell'art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio.
Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.
Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa;
2) nei casi in cui:
a) l'altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l'inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.
In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall'avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell'accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell'atto contenente l'accordo di separazione concluso innanzi all'ufficiale dello stato civile. L'eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta.(1)
c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
e) l'altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all'estero l'annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all'estero nuovo matrimonio;
f) il matrimonio non è stato consumato;
g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164.
(1) Lettera così modificata, da ultimo, ad opera dell’ art. 1, comma 1, Legge 6 maggio 2015, n. 55.
 
Art. 4.
La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, (1) del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all'estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all'estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'uno o dell'altro coniuge.
2. La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso è fondata.
3. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all'ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l'annotazione in calce all'atto.
4. Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza di figli di entrambi i coniugi.(2)
5. Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace.
6. Al ricorso e alla prima memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni dei redditi rispettivamente presentate.
7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l'assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. All'udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione.
8.  Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, disposto l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, dà, anche d'ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell'interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l'udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentito il ricorrente e il suo difensore. L'ordinanza del presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore. Si applica l'articolo 189 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.(3)
9. Tra la data dell'ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell'udienza di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all'articolo 163-bis del codice di procedura civile ridotti a metà.
10. Con l'ordinanza di cui al comma 8, il presidente assegna altresì termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all'articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6), del codice di procedura civile e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo comma, dello stesso codice nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio. L'ordinanza deve contenere l'avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all'articolo 167 del codice di procedura civile e che oltre il termine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio.
11. All'udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto e settimo, del codice di procedura civile. Si applica altresì l'articolo 184 del medesimo codice.
12. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell'assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all'articolo 10.
13. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l'obbligo della somministrazione dell'assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.
14. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva.
15. L'appello è deciso in camera di consiglio.
16. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l'esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all'interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8.
(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 23 maggio 2008, n. 169, ha dichiarato l'incostituzionalità del presente comma, limitatamente alle parole: "del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza," in quanto "L'individuazione di tale criterio di competenza è manifestamente irragionevole, non sussistendo alcuna valida giustificazione della adozione dello stesso, ove si consideri che, in tema di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella maggioranza delle ipotesi, la residenza comune è cessata, quanto meno dal momento in cui i coniugi, in occasione della domanda di separazione – giudiziale o consensuale – sono stati autorizzati a vivere separatamente, con la conseguenza che, tenute presenti le condizioni per proporre la successiva domanda di divorzio, non è ravvisabile alcun collegamento fra i coniugi e il tribunale individuato dalla norma."
(2) Comma così sostituito dall’art. 98, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(3) Comma così modificato dall’art. 98, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
______________
Cfr. Tribunale, Modena, sez. II civile, sentenza 28 dicembre 2017 n° 2259. 

Articolo 5.
1. Il tribunale adito, in contraddittorio delle parti e con l'intervento obbligatorio del pubblico ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di cui all'art. 3, pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all'ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della sentenza.
2. La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio.
3. Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela.
4. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti.
5. La sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti. Il pubblico ministero può ai sensi dell'art. 72 del codice di procedura civile, proporre impugnazione limitatamente agli interessi patrimoniali dei figli minori o legalmente incapaci.
6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.
7. La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell'assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione.
8. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico.
9. I coniugi devono presentare all'udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria.
10. L'obbligo di corresponsione dell'assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.
11. Il coniuge, al quale non spetti l'assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell'ente mutualistico da cui sia assistito l'altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze.
____________
Giurisprudenza

Assegno divorzile può esser ridotto se ex moglie ottiene il posto fisso, Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 31 marzo 2020, n. 7230
Assegno divorzile ridotto se l'ex non cerca lavoro, Cassazione civile, sez. I, ordinanza 13 febbraio 2020, n. 3661
Assegno divorzile a moglie che lascia paese per dedicarsi alla famiglia, Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 16 gennaio 2020, n. 765 
Assegno divorzile ridotto in appello, rilevanti malattia e costo della vita, Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 9 gennaio 2020, n. 174 
Assegno divorzile all’ex moglie anche se rifiuta offerte di lavoro, Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 25 novembre 2019, n. 30638 
Assegno divorzile non spetta alla ex moglie che abbandona il lavoro, Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 18 ottobre 2019, n. 26594
Assegno divorzile: squilibrio economico non è elemento decisivo, Cassazione civile, sez. I, ordinanza del 7 ottobre 2019, n. 24934
Cassazione civile, SS.UU., sentenza 24 settembre 2018 n° 22434, Cassazione civile, SS.UU., sentenza 11 luglio 2018 n° 18287, Corte dei Conti, Umbria, sezione giurisdizionale, sentenza 21 febbraio 2018 n° 5, Cassazione Civile, sez. I, sentenza 20 febbraio 2018 n° 4092, Cassazione Civile, sez. VI-1, ordinanza 27 ottobre 2017 n° 25697, Corte d'Appello, Milano, sez. V civile, sentenza 16 novembre 2017 n° 4793, Tribunale, Milano, sez. IX civile, ordinanza 22 maggio 2017, Cassazione Civile, sez. I, ordinanza 10 maggio 2017 n° 11453, Cassazione civile, sentenza 10 maggio 2017, n. 11504. 

Articolo 6.
1. L'obbligo, ai sensi degli articoli 315-bis e 316-bis del codice civile, di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori.(1)
2. Il Tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio applica, riguardo ai figli, le disposizioni contenute nel capo II, del titolo IX, del libro primo, del codice civile.(2)
[3. In particolare il tribunale stabilisce la misura ed il modo con cui il genitore non affidatario deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e all'educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.] (3)
[4. Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l'esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal tribunale. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non siano affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al tribunale quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.] (3)
[5. Qualora il genitore affidatario non si attenga alle condizioni dettate, il tribunale valuterà detto comportamento al fine del cambio di affidamento.] (3)
6. L'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età. In ogni caso ai fini dell'assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole. L'assegnazione, in quanto trascritta, è opponibile al terzo acquirente ai sensi dell'art. 1599 del codice civile.
7. Il Tribunale dà inoltre disposizioni circa l'amministrazione dei beni dei figli e, nell'ipotesi in cui l'esercizio della responsabilità genitoriale sia affidato ad entrambi i genitori, circa il concorso degli stessi al godimento dell'usufrutto legale.(1)
[8. In caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, il tribunale procede all'affidamento familiare di cui all'art. 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184.] (3)
[9. Nell'emanare i provvedimenti relativi all'affidamento dei figli e al contributo per il loro mantenimento, il giudice deve tener conto dell'accordo fra le parti: i provvedimenti possono essere diversi rispetto alle domande delle parti o al loro accordo, ed emessi dopo l'assunzione di mezzi di prova dedotti dalle parti o disposti d'ufficio dal giudice, ivi compresa, qualora sia strettamente necessario anche in considerazione della loro età, l'audizione dei figli minori.] (3)
[10. All'attuazione dei provvedimenti relativi all'affidamento della prole provvede il giudice del merito, e, nel caso previsto dal comma 8, anche d'ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare.] (3)
[11. Nel fissare la misura dell'assegno di mantenimento relativo ai figli il tribunale determina anche un criterio di adeguamento automatico dello stesso, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria.] (3)
[12. In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all'altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, l'avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio. La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto.] (3)
(1) Comma così modificato dall’art. 98, comma 1, lett. b), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(2) Comma così sostituito dall’art. 98, comma 1, lett. b), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(3) Comma abrogato dall’art. 98, comma 1, lett. d), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
 
Articolo 7.
1. Il secondo comma dell'art. 252 del codice civile è così modificato:
«I figli adulterini possono essere riconosciuti anche dal genitore che, al tempo del concepimento, era unito in matrimonio, qualora il matrimonio sia sciolto per effetto della morte dell'altro coniuge ovvero per pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso».

Articolo 8.
1. Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può imporre all'obbligato di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6.
2. La sentenza costituisce titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale ai sensi dell'art. 2818 del codice civile.
3. Il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell'assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l'invito a versargli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente.
4. Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento ai sensi degli articoli 5 e 6.
5. Qualora il credito del coniuge obbligato nei confronti dei suddetti terzi sia stato già pignorato al momento della notificazione, all'assegnazione e alla ripartizione delle somme fra il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, il creditore procedente e i creditori intervenuti nell'esecuzione, provvede il giudice dell'esecuzione.
6. Lo Stato e gli altri enti indicati nell'art. 1 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, nonché gli altri enti datori di lavoro cui sia stato notificato il provvedimento in cui è stabilita la misura dell'assegno e l'invito a pagare direttamente al coniuge cui spetta la corresponsione periodica, non possono versare a quest'ultimo oltre la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e degli emolumenti accessori.
7. Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell'avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l'assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell'assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della metà per il soddisfacimento dell'assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6.

Articolo 9.
1. Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6.
2. In caso di morte dell'ex coniuge e in assenza di un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il coniuge rispetto al quale è stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno ai sensi dell'art. 5, alla pensione di reversibilità, sempre che il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza.
3. Qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell'assegno di cui all'art. 5. Se in tale condizione si trovano più persone, il tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché a ripartire tra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze.
4. Restano fermi, nei limiti stabiliti dalla legislazione vigente, i diritti spettanti a figli, genitori o collaterali in merito al trattamento di reversibilità.
5. Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva comunque l'applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci.
______________
Giurisprudenza

Pensione di reversibilità, come si ripartisce tra ex coniuge e coniuge superstite?, Cassazione civile, sez. lavoro, ordinanza 28 aprile 2020, n. 8263
Assegno divorzile, mutamento giurisprudenziale non basta per non modificarlo, Cassazione civile, sez. I, sentenza 20 gennaio 2020, n. 1119. 
Reversibilità alla prima moglie anche se sentenza è provvisoria, Cassazione civile, sez. I, sentenza 26 settembre 2019, n. 24041.
Assegno di mantenimento in caso di nuova collocazione del figlio, Cassazione civile, sez. III, 2 luglio 2019, n. 17689.
Cassazione civile, SS.UU., sentenza 24 settembre 2018 n° 22434. 

Articolo 9-bis.
1. A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell'art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell'obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell'eredità tenendo conto dell'importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell'eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L'assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall'art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione.
2. Su accordo delle parti la corresponsione dell'assegno può avvenire in unica soluzione. Il diritto all'assegno si estingue se il beneficiario passa a nuove nozze o viene meno il suo stato di bisogno. Qualora risorga lo stato di bisogno l'assegno può essere nuovamente attribuito.

Articolo 10.
1. La sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando sia passata in giudicato, deve essere trasmessa in copia autentica, a cura del cancelliere del tribunale o della Corte che l'ha emessa, all'ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu trascritto, per le annotazioni e le ulteriori incombenze di cui al regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238.
2. Lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio, pronunciati nei casi rispettivamente previsti dagli articoli 1 e 2 della presente legge, hanno efficacia, a tutti gli effetti civili, dal giorno dell'annotazione della sentenza.

Articolo 11. (1)
...omissis...
(1) Articolo soppresso dalla Legge 6 marzo 1987, n. 74.

Articolo 12.(1)
1. Le disposizioni del codice civile in tema di riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio si applicano, per quanto di ragione, anche nel caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.
(1) Articolo così modificato dall’art. 98, comma 1, lett. c), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

Articolo 12-bis.
1. Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell'art. 5, ad una percentuale dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l'indennità viene a maturare dopo la sentenza.
2. Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell'indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

Articolo 12-ter.
1. In caso di genitori rispetto ai quali sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la pensione di reversibilità spettante ad essi per la morte di un figlio deceduto per fatti di servizio è attribuita automaticamente dall'ente erogante in parti eguali a ciascun genitore.
2. Alla morte di uno dei genitori, la quota parte di pensione si consolida automaticamente in favore dell'altro.
3. Analogamente si provvede, in presenza della predetta sentenza, per la pensione di reversibilità spettante al genitore del dante causa secondo le disposizioni di cui agli articoli 83 e 87 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092.

Articolo 12-quater.
1. Per le cause relative ai diritti di obbligazione di cui alla presente legge è competente anche il giudice del luogo in cui deve essere eseguita l'obbligazione dedotta in giudizio.

Articolo 12-quinquies.
1. Allo straniero, coniuge di cittadina italiana, la legge nazionale del quale non disciplina lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, si applicano le disposizioni di cui alla presente legge.

Articolo. 12-sexies.
[1. Al coniuge che si sottrae all'obbligo di corresponsione dell'assegno dovuto a norma degli articoli 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall'art. 570 del codice penale.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’art. 7, comma 1, lett. b), D.Lgs. 1° marzo 2018, n. 21. A norma di quanto disposto dall’art. 8, comma 1, D.Lgs. 1° marzo 2018, n. 21, dal 6 aprile 2018 i richiami alle disposizioni del presente articolo, ovunque presenti, si intendono riferiti all’art. 570-bis del codice penale.
_____________
Cfr. Tribunale, Roma, sentenza 12 settembre 2018 n° 17144, Cassazione penale, sez. VI, sentenza 14 novembre 2017 n° 51913. 

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09/06/20

Contratto di appalto (in pillole).

A norma dell'art. 1655 c.c., "l'appalto è il contratto con il quale una parte (appaltatore) assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro". La disciplina del contratto di appalto, invece, è stabilita dagli articoli seguenti.

Le parti del contratto di appalto sono dunque: -) appaltatore; -) committente. Di seguito analizziamo, schematicamente, le posizioni di entrambi.

Appaltatore:
-) se la convenzione o gli usi non stabiliscono nulla di diverso, deve fornire la materia necessaria a compiere l'opera (art. 1658 c.c.);
-) non può apportare variazioni alle modalità convenute dell'opera se il committente non le ha autorizzate. L'autorizzazione si deve provare per iscritto (art. 1659 c.c.);
-) è tenuto a dare pronto avviso al committente dei difetti della materia da questo fornita (art. 1663 c.c.);
-) se si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per la loro natura a lunga durata è responsabile per la rovina o per il pericolo di rovina dello stesso per 10 anni dal compimento dell'opera (art. 1669 c.c.);
-) è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell'opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l'opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall'appaltatore (art. 1667 c.c.);
-) può anche subappaltare il lavoro, solo se è stato autorizzato dal committente, ma è sempre direttamente responsabile nei suoi confronti. Può però agire in via di regresso nei confronti dei subappaltatori se gli ha comunicato la denunzia del committente entro 60 gg. dal ricevimento.

Committente:
-) solo lui può autorizzare variazioni dell'opera. Se le variazioni sono necessarie per compiere l'opera a regola d'arte e superano 1\6 del prezzo convenuto questo dovrà essere modificato anche con l'intervento del giudice in caso di disaccordo (artt. 1659-1660 c.c.) 
-) ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato (art. 1662 c.c.) 
-) prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l'opera compiuta (art. 1665 c.c.) 
-) deve, a pena di decadenza, denunziare allo appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta (art. 1667 c.c.) 
-) in caso di vizi o difformità dell'opera può chiedere che siano eliminati o, nei casi più gravi, la risoluzione del contratto (art. 1668 c.c.)
-) entro un anno deve denunziare all'appaltatore i vizi relativi alla possibile rovina di edifici (art. 1669 c.c.)
-) può recedere dal contratto anche se è stata iniziata l'esecuzione dell'opera o la prestazione del servizio purché tenga indenne l'appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno;
-) può autorizzare il subappalto (art. 1656 c.c.).




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05/06/20

Regolamento UE N. 1259/2010 20.12.2010 Relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale


                                                            IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 81, paragrafo 3,
vista la decisione 2010/405/UE del Consiglio, del 12 luglio 2010, che autorizza una cooperazione rafforzata nel settore del diritto applicabile in materia di divorzio e di separazione legale ( 1 ),
vista la proposta della Commissione europea,
previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,
visto il parere del Parlamento europeo,
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo,
deliberando secondo una procedura legislativa speciale,
considerando quanto segue:
(1) L’Unione si prefigge di conservare e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone. Al fine di una progressiva istituzione di tale spazio, l’Unione deve adottare misure nel settore della cooperazione giudiziaria nelle materie civili con implicazioni transnazionali, in particolare se necessario al buon funzionamento del mercato interno.
(2) A norma dell’articolo 81 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, tali misure includono quelle intese ad assicurare la compatibilità delle regole applicabili negli Stati membri ai conflitti di leggi.
(3) Il 14 marzo 2005 la Commissione ha adottato un libro verde sul diritto applicabile e sulla giurisdizione in materia di divorzio. Il libro verde ha dato il via a un’ampia consultazione pubblica sulle soluzioni possibili ai problemi che può porre la situazione attuale.
(4) Il 17 luglio 2006 la Commissione ha proposto un regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio ( 2 ) limitatamente alla competenza giurisdizionale e introduce norme sulla legge applicabile in materia matrimoniale.
(5) Il 5 e 6 giugno 2008 il Consiglio, riunito a Lussemburgo, prendeva atto della mancanza di unanimità su tale proposta e dell’esistenza di difficoltà insormontabili che rendevano impossibile l’unanimità allora e in un prossimo futuro, e constatava che gli obiettivi della proposta non potevano essere conseguiti, entro un termine ragionevole, applicando le pertinenti disposizioni dei trattati.
(6) Il Belgio, la Bulgaria, la Germania, la Grecia, la Spagna, la Francia, l’Italia, la Lettonia. il Lussemburgo, l’Ungheria, Malta, l’Austria, il Portogallo, la Romania e la Slovenia hanno successivamente trasmesso una richiesta alla Commissione manifestando l’intenzione di instaurare tra loro una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile in materia matrimoniale. Il 3 marzo 2010 la Grecia ha ritirato la propria richiesta.
(7) Il 12 luglio 2010 il Consiglio ha adottato la decisione 2010/405/UE, che autorizza una cooperazione rafforzata nel settore del diritto applicabile in materia di divorzio e di separazione legale.
(8) Ai sensi dell’articolo 328, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, al momento della loro instaurazione le cooperazioni rafforzate sono aperte a tutti gli Stati membri, fatto salvo il rispetto delle eventuali condizioni di partecipazione stabilite dalla decisione di autorizzazione. La partecipazione alle cooperazioni rafforzate resta inoltre possibile in qualsiasi altro momento, fatto salvo il rispetto, oltre che delle condizioni summenzionate, degli atti già adottati in tale ambito. La Commissione e gli Stati membri che partecipano a una cooperazione rafforzata si adoperano per promuovere la partecipazione del maggior numero possibile di Stati membri. Il presente regolamento dovrebbe essere obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile soltanto negli Stati membri partecipanti conformemente ai trattati.
(9) Il presente regolamento dovrebbe istituire un quadro giuridico chiaro e completo in materia di legge applicabile al divorzio e alla separazione personale negli Stati membri partecipanti e garantire ai cittadini soluzioni adeguate per quanto concerne la certezza del diritto, la prevedibilità e la flessibilità, e impedire le situazioni in cui un coniuge domanda il divorzio prima dell’altro per assicurarsi che il procedimento sia regolato da una legge che ritiene più favorevole alla tutela dei suoi interessi.IT L 343/10 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 29.12.2010
( 1 ) GU L 189 del 22.7.2010, pag. 12.
( 2 ) Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale (GU L 338 del 23.12.2003, pag. 1).
(10) Il presente regolamento, sia nell’ambito di applicazione sostanziale sia nelle disposizioni, dovrebbe essere coerente con il regolamento (CE) n. 2201/2003. Non dovrebbe tuttavia applicarsi all’annullamento del matrimonio.
Il presente regolamento dovrebbe applicarsi solo allo scioglimento o all’allentamento del vincolo matrimoniale. La legge determinata dalle norme di conflitto del presente regolamento dovrebbe applicarsi alle cause del divorzio e della separazione personale.
Questioni preliminari quali la capacità giuridica e la validità del matrimonio e materie quali gli effetti del divorzio o della separazione personale sui rapporti patrimoniali, il nome, la responsabilità genitoriale, le obbligazioni alimentari o altri eventuali provvedimenti accessori dovrebbero essere regolate dalle norme di conflitto applicabili nello Stato membro partecipante interessato.
(11) Al fine di definire con precisione l’ambito di applicazione territoriale del presente regolamento, è opportuno specificare gli Stati membri che partecipano alla cooperazione rafforzata.
(12) Il presente regolamento dovrebbe presentare un carattere universale, vale a dire che le norme uniformi in materia di conflitto di leggi dovrebbero poter designare la legge di uno Stato membro partecipante, la legge di uno Stato membro non partecipante o la legge di uno Stato non membro dell’Unione europea.
(13) Il presente regolamento dovrebbe essere applicato a prescindere dalla natura dell’autorità giurisdizionale adita. Se del caso, un’autorità giurisdizionale dovrebbe essere considerata adita ai sensi del regolamento (CE) n. 2201/2003.
(14) Affinché i coniugi possano scegliere una legge applicabile con cui hanno legami stretti o, in mancanza di scelta, affinché al loro divorzio o separazione personale si applichi una siffatta legge, è opportuno che questa si applichi anche se non è la legge di uno Stato membro partecipante. Qualora sia designata la legge di un altro Stato membro, la rete istituita con decisione 2001/470/CE del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativa all’istituzione di una rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale ( 1 ), potrebbe intervenire per fornire assistenza alle autorità giurisdizionali sul contenuto della legge straniera.
(15) Per aumentare la mobilità dei cittadini è necessario rafforzare la flessibilità e garantire una maggiore certezza del diritto. A tal fine, il presente regolamento dovrebbe potenziare l’autonomia delle parti in materia di divorzio e separazione personale riconoscendo una limitata possibilità di scelta in ordine alla legge applicabile al divorzio o alla separazione personale.
(16) I coniugi dovrebbero poter scegliere, quale legge applicabile al divorzio e alla separazione personale, la legge di un paese con cui hanno un legame particolare o la legge del foro. La legge scelta dai coniugi deve essere conforme ai diritti fondamentali riconosciuti dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
(17) Prima di designare la legge applicabile occorre che i coniugi abbiano accesso ad informazioni aggiornate relative agli aspetti essenziali della legge nazionale e dell’Unione e delle procedure in materia di divorzio e di separazione personale. Per garantire l’accesso ad appropriate informazioni di qualità, la Commissione le aggiorna regolarmente nel sistema di informazione destinato al pubblico che si avvale di Internet, istituito con decisione 2001/470/CE.
(18) La scelta informata di entrambi i coniugi è un principio essenziale del presente regolamento. Ciascun coniuge dovrebbe sapere esattamente quali sono le conseguenze giuridiche e sociali della scelta della legge applicabile. La possibilità di scegliere di comune accordo la legge applicabile dovrebbe far salvi i diritti e le pari opportunità per i due coniugi. A tal fine i giudici negli Stati membri partecipanti dovrebbero essere consapevoli dell’importanza di una scelta informata per entrambi i coniugi riguardo alle conseguenze giuridiche dell’accordo raggiunto.
(19) Occorre definire norme sulla validità sostanziale e formale, in modo che la scelta informata dei coniugi sia facilitata e che il loro consenso sia rispettato nell’obiettivo di garantire la certezza del diritto ed un migliore accesso alla giustizia. Per quanto riguarda la validità formale, dovrebbero essere introdotte talune garanzie per assicurare che i coniugi siano consapevoli delle conseguenze della loro scelta. Come minimo l’accordo sulla scelta della legge applicabile dovrebbe essere redatto per iscritto, datato e firmato da entrambe le parti. Tuttavia, se la legge dello Stato membro partecipante in cui entrambi i coniugi hanno la residenza abituale nel momento in cui è concluso l’accordo prevede requisiti di forma supplementari, questi ultimi dovrebbero essere rispettati. Tali requisiti possono ad esempio esistere in uno Stato membro partecipante in cui l’accordo è inserito nel contratto di matrimonio. Se, nel momento in cui è concluso l’accordo, la residenza abituale dei coniugi si trova in Stati membri partecipanti diversi che prevedono requisiti di forma differenti, è sufficiente che siano soddisfatti i requisiti di forma di uno dei due Stati. Se, nel momento in cui è concluso l’accordo, uno solo dei due coniugi ha la residenza abituale in uno Stato membro partecipante che prevede requisiti di forma supplementari, questi ultimi dovrebbero essere rispettati.
(20) L’accordo che designa la legge applicabile dovrebbe poter essere concluso e modificato al più tardi nel momento in cui è adita l’autorità giurisdizionale e anche nel corso del procedimento se la legge del foro lo prevede. In tal caso, dovrebbe essere sufficiente che l’autorità giurisdizionale metta agli atti tale designazione in conformità della legge del foro.IT 29.12.2010 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 343/11
( 1 ) GU L 174 del 27.6.2001, pag. 25.
(21) In mancanza di scelta della legge applicabile, il presente regolamento dovrebbe introdurre norme di conflitto armonizzate basate su una serie di criteri di collegamento successivi fondati sull’esistenza di un legame stretto tra i coniugi e la legge in questione, al fine di garantire la certezza del diritto e la prevedibilità e impedire le situazioni in cui un coniuge domanda il divorzio prima dell’altro per assicurarsi che il procedimento sia regolato da una legge che ritiene più favorevole alla tutela dei suoi interessi. È altresì opportuno che la scelta dei criteri di collegamento sia tale da assicurare che i procedimenti di divorzio o separazione personale siano disciplinati da una legge con cui i coniugi hanno un legame stretto.
(22) Laddove, ai fini dell’applicazione della legge di uno Stato, il presente regolamento si riferisce alla cittadinanza quale fattore di collegamento, la problematica dei casi di cittadinanza plurima dovrebbe essere disciplinata dalla legislazione nazionale, nel pieno rispetto dei principi generali dell’Unione europea.
(23) Nell’ipotesi di un procedimento volto a convertire una separazione personale in divorzio e in mancanza di scelta della legge applicabile ad opera delle parti, la legge applicata alla separazione personale dovrebbe applicarsi anche al divorzio. Tale continuità favorirebbe la prevedibilità per le parti e rafforzerebbe la certezza del diritto. Se la legge applicata alla separazione personale non prevede la conversione della separazione in divorzio, il divorzio dovrebbe essere disciplinato dalle norme di conflitto che si applicano in mancanza di scelta ad opera delle parti. Ciò non dovrebbe ostare a che i coniugi chiedano il divorzio in forza di altre norme del presente regolamento.
(24) In certe situazioni, quali quelle in cui la legge applicabile non prevede il divorzio o non concede a uno dei coniugi, perché appartenente all’uno o all’altro sesso, pari condizioni di accesso al divorzio o alla separazione personale, dovrebbe tuttavia applicarsi la legge dell’autorità giurisdizionale adita. Ciò dovrebbe tuttavia far salva la clausola relativa all’ordine pubblico.
(25) Considerazioni di interesse pubblico dovrebbero dare alle autorità giurisdizionali degli Stati membri la possibilità, in circostanze eccezionali, di disapplicare una disposizione della legge straniera qualora in una data fattispecie sia manifestamente contraria all’ordine pubblico del foro. Tuttavia, le autorità giurisdizionali non dovrebbero poter applicare l’eccezione di ordine pubblico allo scopo di non tenere conto di una disposizione della legge di un altro Stato qualora ciò sia contrario alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare all’articolo 21, che vieta qualsiasi forma di discriminazione.
(26) Laddove il presente regolamento si riferisce al fatto che la legge dello Stato membro partecipante in cui è adita l’autorità giurisdizionale non prevede il divorzio, ciò dovrebbe essere interpretato nel senso che la legge di tale Stato membro non contempla l’istituto del divorzio. In tal caso, l’autorità giurisdizionale non dovrebbe essere obbligata a emettere una decisione di divorzio in virtù del presente regolamento.
Laddove il presente regolamento si riferisce al fatto che la legge dello Stato membro partecipante in cui è adita l’autorità giurisdizionale non considera valido il matrimonio in questione ai fini del procedimento di divorzio, ciò dovrebbe essere interpretato, inter alia, nel senso che tale matrimonio non esiste secondo la legge di tale Stato membro. In tal caso, l’autorità giurisdizionale non dovrebbe essere obbligata a emettere una decisione di divorzio o di separazione personale in virtù del presente regolamento.
(27) Poiché in alcuni Stati e Stati membri partecipanti coesistono due o più sistemi giuridici o complessi di norme per materie disciplinate dal presente regolamento, è opportuno prevedere in quale misura il presente regolamento si applica nelle differenti unità territoriali di tali Stati e Stati membri partecipanti o a categorie diverse di persone di tali Stati e Stati membri partecipanti.
(28) In mancanza di norme che designino la legge applicabile, le parti che scelgono la legge dello Stato di cui una di esse ha la cittadinanza dovrebbero al tempo stesso indicare di quale unità territoriale hanno convenuto di applicare la legge nel caso in cui lo Stato di cui è scelta la legge comprenda diverse unità territoriali, ciascuna delle quali ha il proprio sistema giuridico o un complesso di norme in materia di divorzio.
(29) Poiché gli obiettivi del presente regolamento, ossia aumentare la certezza del diritto, la prevedibilità e la flessibilità nei procedimenti matrimoniali internazionali e quindi agevolare la libera circolazione delle persone nell’Unione europea, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a motivo della portata e degli effetti del presente regolamento, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest’ultima può intervenire, se del caso mediante una cooperazione rafforzata, in base al principio di sussidiarietà sancito all’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(30) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, segnatamente l’articolo 21, che vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale. Le autorità giurisdizionali degli Stati membri partecipanti dovrebbero applicare il presente regolamento nel rispetto di tali diritti e principi,IT L 343/12 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 29.12.2010
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
CAPO I
AMBITO DI APPLICAZIONE, RELAZIONE CON IL REGOLAMENTO (CE) N. 2201/2003, DEFINIZIONI E CARATTERE UNIVERSALE
Articolo 1
Ambito di applicazione
1. Il presente regolamento si applica, in circostanze che comportino un conflitto di leggi, al divorzio e alla separazione personale.
2. Il presente regolamento non si applica alle seguenti materie, anche se si presentano semplicemente come questioni preliminari nell’ambito di un procedimento di divorzio o separazione personale:
a) la capacità giuridica delle persone fisiche;
b) l’esistenza, la validità e il riconoscimento di un matrimonio;
c) l’annullamento di un matrimonio;
d) il nome dei coniugi;
e) gli effetti patrimoniali del matrimonio;
f) la responsabilità genitoriale;
g) le obbligazioni alimentari;
h) i trust o le successioni.
Articolo 2
Relazione con il regolamento (CE) n. 2201/2003
Il presente regolamento fa salva l’applicazione del regolamento (CE) n. 2201/2003.
Articolo 3
Definizione
Ai fini del presente regolamento valgono le definizioni seguenti:
1) «Stato membro partecipante»: uno Stato membro che partecipa alla cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale in virtù della decisione 2010/405/UE o in virtù di una decisione adottata ai sensi dell’articolo 331, paragrafo 1, secondo o terzo comma, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea;
2) «autorità giurisdizionale»: tutte le autorità degli Stati membri partecipanti competenti per le materie rientranti nell’ambito di applicazione del presente regolamento.
Articolo 4
Carattere universale
La legge designata dal presente regolamento si applica anche ove non sia quella di uno Stato membro partecipante.
CAPO II
NORME UNIFORMI SULLA LEGGE APPLICABILE AL DIVORZIO E ALLA SEPARAZIONE PERSONALE
Articolo 5
Scelta della legge applicabile dalle parti
1. I coniugi possono designare di comune accordo la legge applicabile al divorzio e alla separazione personale purché si tratti di una delle seguenti leggi:
a) la legge dello Stato della residenza abituale dei coniugi al momento della conclusione dell’accordo; o
b) la legge dello Stato dell’ultima residenza abituale dei coniugi se uno di essi vi risiede ancora al momento della conclusione dell’accordo; o
c) la legge dello Stato di cui uno dei coniugi ha la cittadinanza al momento della conclusione dell’accordo; o
d) la legge del foro.
2. Fatto salvo il paragrafo 3, l’accordo che designa la legge applicabile può essere concluso e modificato in qualsiasi momento, ma al più tardi nel momento in cui è adita l’autorità giurisdizionale.
3. Ove previsto dalla legge del foro, i coniugi possono del pari designare la legge applicabile nel corso del procedimento dinanzi all’autorità giurisdizionale. In tal caso, quest’ultima mette agli atti tale designazione in conformità della legge del foro.
Articolo 6
Consenso e validità sostanziale
1. L’esistenza e la validità di un accordo sulla scelta della legge o di una sua disposizione si stabiliscono in base alla legge che sarebbe applicabile in virtù del presente regolamento se l’accordo o la disposizione fossero validi.IT 29.12.2010 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 343/13
2. Tuttavia, un coniuge, al fine di dimostrare che non ha dato il suo consenso, può riferirsi alla legge del paese in cui ha la residenza abituale nel momento in cui è adita l’autorità giurisdizionale, se dalle circostanze risulta che non sarebbe ragionevole stabilire l’effetto del suo comportamento secondo la legge prevista nel paragrafo 1.
Articolo 7
Validità formale
1. L’accordo di cui all’articolo 5, paragrafi 1 e 2, è redatto per iscritto, datato e firmato da entrambi i coniugi. La forma scritta comprende qualsiasi comunicazione elettronica che permetta una registrazione durevole dell’accordo.
2. Tuttavia, se la legge dello Stato membro partecipante in cui entrambi i coniugi hanno la residenza abituale nel momento in cui è concluso l’accordo prevede requisiti di forma supplementari per tali accordi, si applicano tali requisiti.
3. Se, nel momento in cui è concluso l’accordo, la residenza abituale dei coniugi si trova in Stati membri partecipanti diversi e se la legge di tali Stati prevede requisiti di forma differenti, l’accordo è valido, quanto alla forma, se soddisfa i requisiti della legge di uno dei due Stati.
4. Se, nel momento in cui è concluso l’accordo, uno solo dei coniugi ha la residenza abituale in uno Stato membro partecipante e se tale Stato prevede requisiti di forma supplementari per questo tipo di accordo, si applicano tali requisiti.
Articolo 8
Legge applicabile in mancanza di scelta ad opera delle parti
In mancanza di una scelta ai sensi dell’articolo 5, il divorzio e la separazione personale sono disciplinati dalla legge dello Stato:
a) della residenza abituale dei coniugi nel momento in cui è adita l’autorità giurisdizionale, o, in mancanza;
b) dell’ultima residenza abituale dei coniugi sempre che tale periodo non si sia concluso più di un anno prima che fosse adita l’autorità giurisdizionale, se uno di essi vi risiede ancora nel momento in cui è adita l’autorità giurisdizionale; o, in mancanza;
c) di cui i due coniugi sono cittadini nel momento in cui è adita l’autorità giurisdizionale; o, in mancanza;
d) in cui è adita l’autorità giurisdizionale.
Articolo 9
Conversione della separazione personale in divorzio
1. In caso di conversione della separazione personale in divorzio, la legge applicata alla separazione personale si applica anche al divorzio, a meno che le parti abbiano convenuto diversamente ai sensi dell’articolo 5.
2. Tuttavia, se la legge applicata alla separazione personale non prevede la conversione della separazione in divorzio, si applica l’articolo 8, a meno che le parti abbiano convenuto diversamente ai sensi dell’articolo 5.
Articolo 10
Applicazione della legge del foro
Qualora la legge applicabile ai sensi dell’articolo 5 o dell’articolo 8 non preveda il divorzio o non conceda a uno dei coniugi, perché appartenente all’uno o all’altro sesso, pari condizioni di accesso al divorzio o alla separazione personale, si applica la legge del foro.
Articolo 11
Esclusione del rinvio
Quando prescrive l’applicazione della legge di uno Stato, il presente regolamento si riferisce alle norme giuridiche in vigore in quello Stato, ad esclusione delle norme di diritto internazionale privato.
Articolo 12
Ordine pubblico
L’applicazione di una norma della legge designata in virtù del presente regolamento può essere esclusa solo qualora tale applicazione risulti manifestamente incompatibile con l’ordine pubblico del foro.
Articolo 13
Divergenze fra le legislazioni nazionali
Nessuna disposizione del presente regolamento obbliga le autorità giurisdizionali di uno Stato membro partecipante la cui legge non prevede il divorzio o non considera valido il matrimonio in questione ai fini del procedimento di divorzio ad emettere una decisione di divorzio in virtù dell’applicazione del regolamento stesso.
Articolo 14
Stati con due o più sistemi giuridici — conflitti territoriali di leggi
Ove uno Stato si componga di più unità territoriali, ciascuna con il proprio sistema giuridico o complesso di norme per materie disciplinate dal presente regolamento: IT L 343/14 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 29.12.2010
a) ogni riferimento alla legge di tale Stato è inteso, ai fini della determinazione della legge applicabile ai sensi del presente regolamento, come riferimento alla legge in vigore nell’unità territoriale pertinente;
b) ogni riferimento alla residenza abituale in quello Stato è inteso come riferimento alla residenza abituale in un’unità territoriale;
c) ogni riferimento alla cittadinanza è inteso come riferimento all’appartenenza all’unità territoriale designata dalla legge di detto Stato o, in mancanza di norme pertinenti, all’unità territoriale scelta dalle parti o, in mancanza di scelta, all’unità territoriale con la quale il coniuge o i coniugi hanno il legame più stretto.
Articolo 15
Stati con due o più sistemi giuridici — conflitti interpersonali di leggi
In relazione ad uno Stato con due o più sistemi giuridici o complessi di norme applicabili a categorie diverse di persone riguardanti materie disciplinate dal presente regolamento, ogni riferimento alla legge di tale Stato è inteso come riferimento al sistema giuridico determinato dalle norme in vigore in tale Stato. In mancanza di tali norme, si applica il sistema giuridico o il complesso di norme con cui il coniuge o i coniugi hanno il legame più stretto.
Articolo 16
Non applicazione del presente regolamento ai conflitti interni di leggi
Uno Stato membro partecipante in cui diversi sistemi giuridici o complessi di norme si applicano a materie disciplinate dal presente regolamento non è tenuto ad applicare il presente regolamento a conflitti di leggi che riguardano unicamente tali diversi sistemi giuridici o complessi di norme.
CAPO III
ALTRE DISPOSIZIONI
Articolo 17
Informazioni da parte degli Stati membri partecipanti
1. Entro il 21 settembre 2011 gli Stati membri partecipanti comunicano alla Commissione le eventuali disposizioni nazionali riguardo:
a) ai requisiti di forma per gli accordi sulla scelta della legge applicabile, conformemente all’articolo 7, paragrafi da 2 a 4; e
b) alla possibilità di designare la legge applicabile in conformità dell’articolo 5, paragrafo 3.
Gli Stati membri partecipanti comunicano alla Commissione qualsiasi successiva modifica di tali disposizioni.
2. La Commissione rende pubblicamente accessibili le informazioni comunicate conformemente al paragrafo 1 con mezzi appropriati, in particolare tramite il sito web della rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale.
Articolo 18
Disposizioni transitorie
1. Il presente regolamento si applica ai procedimenti avviati e agli accordi di cui all’articolo 5 conclusi a decorrere dal 21 giugno 2012.
Producono tuttavia effetti anche gli accordi sulla scelta della legge applicabile conclusi prima del 21 giugno 2012, a condizione che siano conformi agli articoli 6 e 7.
2. Il presente regolamento fa salvi gli accordi sulla scelta della legge applicabile conclusi conformemente alla legge di uno Stato membro partecipante la cui autorità giurisdizionale sia stata adita prima del 21 giugno 2012.
Articolo 19
Relazione con altre convenzioni internazionali in vigore
1. Fatti salvi gli obblighi degli Stati membri partecipanti ai sensi dell’articolo 351 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il presente regolamento non osta all’applicazione delle convenzioni internazionali di cui uno o più Stati membri sono parti al momento dell’adozione del presente regolamento o al momento dell’adozione della decisione ai sensi dell’articolo 331, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e che disciplinano i conflitti di leggi in materia di divorzio o separazione.
2. Tuttavia, il presente regolamento prevale, tra gli Stati membri partecipanti, sulle convenzioni concluse esclusivamente tra due o più di essi nella misura in cui esse riguardino materie disciplinate dal presente regolamento.
Articolo 20
Clausola di revisione
1. Entro il 31 dicembre 2015 e successivamente ogni cinque anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale una relazione sull’applicazione del presente regolamento. Tale relazione è corredata, se del caso, di opportune proposte di modifica.IT 29.12.2010 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 343/15
2. A tal fine gli Stati membri partecipanti comunicano alla Commissione le informazioni pertinenti in ordine all’applicazione del presente regolamento da parte delle rispettive autorità giurisdizionali.
CAPO IV
DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 21
Entrata in vigore e data di applicazione
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Si applica a decorrere dal 21 giugno 2012, ad eccezione dell’articolo 17, che si applica a decorrere dal 21 giugno 2011.
Per gli Stati membri partecipanti che partecipano a una cooperazione rafforzata in forza di una decisione adottata ai sensi dell’articolo 331, paragrafo 1, secondo comma o terzo comma, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il presente regolamento si applica dalla data indicata nella relativa decisione.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri partecipanti conformemente ai trattati.
Fatto a Bruxelles, addì 20 dicembre 2010.
                                                                            Per il Consiglio
                                                                             La presidente
                                                                       J. SCHAUVLIEGEIT

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20/05/20

La piaga delle truffe sentimentali online e la loro evoluzione ai tempi del coronavirus

Possiamo definire “truffe sentimentali” quelle condotte con cui un soggetto induce in inganno un altro, spingendolo a legarsi sentimentalmente a lui, con lo scopo di ottenere somme di denaro e vantaggi di varia natura. Questo genere di circuizione, quando il perpetratore è abile, può anche spingere il truffato a esborsi di enorme valore.

La truffa in parola viene preparata attraverso il reperimento di informazioni che permettano di profilare la vittima e di avvicinarla, tramite l’attenta analisi di account social e siti di incontri. Il soggetto agente si accerterà quindi di costruirsi una personalità fittizia basata su passioni, interessi e problematiche in comune col soggetto da circuire. Al fine di contattare la vittima, il truffatore cercherà poi una foto da spacciare per sua, accompagnandola chiaramente a un nome falso. Sul punto, non di rado alla frode sentimentale si unisce anche il furto di identità di una persona realmente esistente ma ignara che il proprio volto e il proprio nome stiano venendo usati da altri per fini illeciti.

Il perpetratore stabilirà quindi un contatto con la vittima nella maniera idonea a ottenerne la piena fiducia, ricercando punti deboli e fragilità su cui far leva per creare un'illusione di intimità.

 

L’odierna situazione sanitaria ha rappresentato un vero e proprio “laboratorio” per i professionisti della truffa sentimentale, che hanno potuto sviluppare anche modalità di attuazione inedite e inquietanti. Ad esempio, Il truffatore può presentarsi come medico impegnato nella lotta al coronavirus: in questi casi le somme vengono estorte non solo facendo leva sui sentimenti dell'altra persona e sulla maggior vulnerabilità legata alla paura e all'isolamento, ma anche sulle presunte attività umanitarie che il reo finge di star svolgendo. Ancora, le menzogne impiegate potrebbero riguardare l'attuale crisi economica e lavorativa conseguita all'emergenza sanitaria: il perpetratore simulerà di essere in enorme difficoltà economica - ad esempio - per la chiusura prolungata della propria attività commerciale o per il fatto di essere stato licenziato dall’azienda in cui era assunto, aggiungendo così un elemento di verosimiglianza ai propri artifici.

 

Com’è facile immaginare, Le condotte descritte integrano fattispecie penalmente rilevanti.
Fingere di provare sentimenti verso qualcuno al solo fine di trarre un ingiusto profitto può configurare, infatti, il reato di truffa ex art. 640 c.p.

Sul punto, si veda anche la più recente giurisprudenza di legittimità:     
"la truffa non si apprezza per l'inganno riguardante i sentimenti dell'agente rispetto a quelli della vittima, ma perché la menzogna circa i propri sentimenti è intonata con tutta una situazione atta a far scambiare il falso con il vero operando sulla psiche del soggetto passivo" (Cass. Pen., Sez. II Speciale, n. 25165/2019).

 

Il giudice dovrà valutare la portata fraudolenta della condotta verificando la sussistenza degli elementi costituenti il reato di truffa. Dovrà a tale scopo configurarsi non solo la mera simulazione dei sentimenti di amore ma, altresì, una serie di comportamenti che rientrino dal punto di oggettivo e strutturale nella fattispecie criminosa di cui ex art. 640 c.p. In particolare, gli artifizi e raggiri dovranno essere idonei a ingannare la vittima inducendola in errore e portandola ad effettuare disposizioni patrimoniali che altrimenti non avrebbe eseguito. L'artificio deve quindi essere inteso come simulazione o dissimulazione della realtà esterna tale da far percepire all'altro una "falsa apparenza"; il raggiro deve consistere invece in una simulazione basata su parole o argomentazioni idonee a sostituire il falso con il vero. Nel caso delle c.d. "truffe sentimentali" gli artifizi e i raggiri constano della manifestazione di sentimenti fasulli, della dichiarazione della volontà di fare progetti a lungo termine (convivenza, acquisto di un immobile, investimenti, progetti lavorativi), del palesare difficoltà economiche anche spesso presentate come ostacoli al coronamento del "sogno d'amore", il tutto accompagnato talvolta anche da elementi costruiti ad hoc a sostegno della rete di menzogne tessuta dal truffatore (false documentazioni, fotografie ecc).          
Gli atti dispositivi eseguiti dal raggirato comportano quindi un ingiusto profitto e un danno alla persona offesa per l'inganno in cui la stessa è incorsa a causa dell’altrui comportamento fraudolento.

 

Una seconda fattispecie di reato rinvenibile nei comportamenti descritti è la sostituzione di persona ex art. 494 c.p.       
La legge, infatti, punisce chi attribuendosi un falso nome, un falso stato o false qualità personali induce la vittima in errore al fine di trarre un ingiusto guadagno.  
Secondo indirizzo giurisprudenziale costante, il reato di sostituzione di persona può concorrere con quello di truffa sia per la diversità dei beni giuridici tutelati sia poiché la sostituzione di persona non costituisce un elemento necessario della truffa. Di conseguenza, lo stesso comportamento può concretizzare l'elemento materiale di entrambi i reati. Infatti, la Corte di Cassazione ha evidenziato che "il reato di sostituzione di persona è compatibile con il reato di truffa, diversi essendo gli elementi costitutivi e la natura dei beni giuridici protetti, sicché nell'ipotesi in cui con la stessa condotta si vulneri, da un lato, sia la fede pubblica e/o la persona "sostituita" e, dall'altro, si induca in errore la vittima di truffa si configura concorso formale di reati" (Cass. Pen., Sez. V, n. 11918/2016.)

Vedi anche Cass. Pen., Sez. V, n. 33862/2018: "integra il delitto di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) la creazione ed utilizzazione di un profilo su social network, utilizzando abusivamente l'immagine di una persona del tutto inconsapevole trattandosi di condotta idonea alla rappresentazione di una identità digitale non corrispondente al soggetto che lo utilizza. Sotto il versante soggettivo, il dolo specifico del delitto di sostituzione di persona consiste nel fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio, anche non patrimoniale, ovvero di recare ad altri un danno"

 

Per difendersi da questo genere di raggiri, in primis occorre sempre diffidare da sconosciuti che propinano storie di vita inverosimilmente problematiche e legate a mestieri pericolosi oltretutto svolti in luoghi remoti del mondo. Per verificare l'autenticità dei racconti dell'interlocutore è bene formulare domande specifiche, al fine di valutare le reazioni e la coerenza delle risposte. È fondamentale, inoltre, non cedere mai a richieste di natura economica anche quando dall'altra parte vengono prospettate le più drammatiche e gravi problematiche.
Se si sospetta di essere caduti in una truffa sentimentale, è necessario innanzitutto cessare i contatti col soggetto e rivolgersi subito alla polizia postale che svolgerà tutte le indagini, al fine di risalire alla reale identità del truffatore. A tal fine sarà d’uopo conservare chat e estratti di pagamenti effettuati e consegnarli alle forze dell’ordine. Nel caso in cui il contato sia avvenuto tramite siti d'incontri o social è consigliabile procedere anche alla segnalazione al sito attraverso il quale il truffatore ha preso contatti la prima volta.

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26/10/20

Rapporto tra la qualità di erede del coniuge superstite e il diritto di abitazione.

Con decisione del 20 luglio 2020, il Tribunale di Palermo ha stabilito che il diritto di abitazione non ha alcuna funzione di tutela della legittima e la sua ratio è quella di realizzare una nuova concezione della famiglia tendente ad una completa parificazione dei coniugi non solo sul piano patrimoniale ma anche sotto quello etico e sentimentale, sul presupposto che la ricerca di un nuovo alloggio per il coniuge superstite potrebbe essere fonte di un grave danno psicologico e morale per la stabilità delle abitudini di vita della persona.

(T. Palermo, Sez. II Civ., 20/7/2020, n. 2315)

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26/10/20

Termine a quo della prescrizione decennale per il rimborso del mantenimento del figlio naturale.

Con ordinanza n. 16561 depositata il 31 luglio 2020 la Corte di Cassazione ha stabilito che il genitore che ha riconosciuto il figlio, e che sia adempiente agli obblighi di mantenimento, ha diritto al rimborso pro quota delle spese di mantenimento. Tale diritto non incorre nell'ordinaria prescrizione decennale prima del passaggio in giudicato della sentenza che accerta la filiazione naturale.

(Cass. civ. Sez. I, Ord., 31.7.2020, n. 16561)

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26/10/20

Delitto di percosse anche se sul corpo della vittima non permangono segni lesivi.

Con sentenza 23 luglio 2020, n. 22045, la Corte di Cassazione ha affermato che, con particolare riferimento al reato di percosse, l'assenza tracce sul corpo della figlia dello schiaffo assestato dalla madre, non esclude l'integrazione del delitto di cui all'art. 581 c.p., atteso che tale delitto deve ritenersi, comunque, provato, non solo sulla scorta delle dichiarazioni della persona offesa e del padre, ma anche da eventuali riscontri documentali, come ad esempio, dal referto medico nel quale sia riportato che la vittima aveva riferito, nell'immediatezza dei fatti, al personale del Pronto Soccorso di essere stata colpita da uno schiaffo al volto dalla madre.

(Cass. pen. Sez. V, 23.7.2020, n. 22045)

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26/10/20

Il diritto degli ascendenti di frequentare i nipoti minorenni è recessivo rispetto al diritto di questi ultimi di crescere in maniera serena ed equilibrata.

I procedimenti in tema di provvedimenti riguardanti i minori non sono soggetti ad una rigida applicazione del principio della domanda, in quanto, per esigenze e finalità pubblicistiche, la tutela degli interessi morali e materiali della prole è sottratta all'iniziativa ed alla disponibilità delle parti, ed è sempre riconosciuto al giudice il potere di adottare d'ufficio, in ogni stato e grado del giudizio di merito, tutti i provvedimenti necessari per la migliore protezione dei minori, nonché di esercitare, in deroga alle regole generali sull'onere della prova, i poteri istruttori officiosi necessari nella specie, i contrasti insorti tra le parti, che avevano peraltro coinvolto anche altri componenti della famiglia, e le ripercussioni di ordine psicologico subite dalle minori, già affette da difficoltà fisiche e/o di attenzione segnalate nella relazione del Servizio sociale, nonché il rischio di destabilizzazione della stessa coppia genitoriale, dovuto all'irrigidimento dei rapporti familiari, mettendo in pericolo la realizzazione del progetto formativo ed educativo al quale il nonno paterno avrebbe dovuto collaborare, si configuravano infatti come fattori sopravvenuti ostativi all'esercizio del diritto riconosciuto dal precedente provvedimento, almeno secondo le modalità da quest'ultimo stabilite, giustificando pertanto non solo il rigetto della domanda proposta dal ricorrente, ma anche l'intervento officioso del giudice, volto a modificare la predetta disciplina al fine di assicurare la compatibilità del mantenimento dei rapporti con il nonno con l'equilibrato sviluppo delle nipoti.

(Cass. civ. Sez. I, Ord., 19.5.2020, n. 9145)

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26/10/20

Il mutamento del cognome del minore, per l'aggiunta di quello della madre, necessita l'accordo dei genitori.

Il mutamento del cognome del minore, coinvolgendo un diritto fondamentale dell'individuo, è ricompreso tra le decisioni di maggiore interesse per le quali, nell'esercizio della responsabilità genitoriale, è necessario l'accordo dei genitori. Infatti, l'effettiva realizzazione dell'identità personale si attua anche attraverso l'affermazione del diritto del figlio ad essere indidivuato tramite l'attribuzione del cognome di entrambi i genitori, considerato il riconoscimento del paritario rilievo di tali figure nel processo di costruzione dell'identità medesima.

(Tribunale di Napoli 27 marzo 2020)

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26/10/20

Danno endofamiliare: risarcibile solo in caso di violazione di un diritto fondamentale di natura costituzionale.

Si ha illecito endofamiliare allorquando i comportamenti sono illeciti solo perché commessi da persone legate da vincoli famigliari, mentre non lo sarebbero nel caso di commissione da parte di persone non legate da tali vincoli. Tuttavia, il risarcimento del danno da illecito famigliare può essere effettuato solo nel caso in cui venga violato un diritto fondamentale di rango costituzionale, quale la dignità della persona, e la violazione sia di particolare gravità, essendo posta in essere con modalità insultante, ingiuriosa ed offensiva.

(Trib. di Reggio Emilia, 24 giugno 2020)

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22/10/20

Non delibabile la sentenza straniera di divorzio che maschera un ripudio.

Con ordinanza n. 17170, depositata il 14 agosto 2020, la prima sezione della Cassazione civile ha affermato che il giudizio di delibazione di un provvedimento straniero deve mantenersi aderente al dettato della L. n. 218 del 1995, art. 64, c. I, lett. g), secondo cui il riconoscimento della sentenza straniera non può avere luogo se le sue disposizioni producono "effetti contrari all'ordine pubblico" e, per l'effetto, è necessario che il giudice, senza estendere la propria cognizione altrove, valuti gli "effetti" della decisione nel nostro ordinamento e non la correttezza della soluzione adottata alla luce dell'ordinamento straniero, ovvero della legge italiana, non essendo consentita un'indagine sul merito del rapporto giuridico dedotto. Pertanto, non è delibabile nel nostro ordinamento una sentenza iraniana di divorzio che in realtà consisteva in un ripudio.

(Cass. civ., Sez. I, ord., 14.8.2020, n. 17170)

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20/10/20

Accordo integrativo a latere del contratto di locazione: nullo per contrarietà a norme imperative.

In tema di locazioni non abitative, l'accordo integrativo concluso tra locatore e conduttore, a latere del contratto di locazione, volto a far ottenere al locatore un canone maggiorato rispetto a quello previsto nel contratto di locazione, deve ritenersi nullo per contrarietà a norme imperative ex art. 1418, comma 1, c.c. e 79, comma 1, L. n. 392/1978 in quanto volto ad eludere la normativa di natura tributaria che deve ormai ritenersi norma imperativa. 

(Cass. Civ., Sez. III, n. 22126 del 13 ottobre 2020)

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15/10/20

L'accertamento della maternità ex art. 269 c.p.c., in caso di parto anonimo è sottoposta alla revoca della rinuncia alla genitorialità giuridica da parte della madre.

L’azione giudiziale di accertamento della maternità ex art. 269 c.p.c., nel caso in cui la madre abbia esercitato il diritto al cd. parto anonimo, è sottoposta alla condizione della sopravvenuta revoca della rinuncia alla genitorialità giuridica da parte della madre, ovvero alla morte di quest’ultima, non essendovi più in entrambi i casi elementi ostativi per la conoscenza del rapporto di filiazione e così dovendosi interpretare, secondo una lettura costituzionalmente e internazionalmente orientata, la suddetta norma.

(Cassazione civile, sez. I, 22 Settembre 2020, n. 19824)

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15/10/20

Cessione in godimento del lastrico solare per ripetitore.

Il programma negoziale con cui il proprietario di un lastrico solare intenda cedere in godimento ad altri, a titolo oneroso, la facoltà di installarvi e mantenervi per un certo tempo un ripetitore, o altro impianto tecnologico, con il diritto di mantenere la disponibilità ed il godimento dell'impianto ed asportare il medesimo alla fine del rapporto, può astrattamente essere perseguito sia attraverso un contratto ad effetti reali, sia attraverso un contratto ad effetti personali; la riconduzione del contratto concretamente dedotto in giudizio all'una o all'altra delle suddette categorie rappresenta una questione di interpretazione contrattuale, che rientra nei poteri del giudice di merito. Qualora le parti abbiano inteso attribuire al loro accordo effetti reali, lo schema negoziale di riferimento è quello del contratto costitutivo di un diritto di superficie, il quale attribuisce all'acquirente la proprietà superficiaria dell'impianto installato sul lastrico solare, può essere costituito per un tempo determinato e può prevedere una deroga convenzionale alla regola che all'estinzione del diritto per scadenza del termine il proprietario del suolo diventa proprietario della costruzione; il contratto con cui un condominio costituisca in favore di altri un diritto di superficie, anche temporaneo, sul lastrico solare del fabbricato condominiale, finalizzato alla installazione di un ripetitore, o altro impianto tecnologico, richiede l'approvazione di tutti i condomini. Qualora le parti abbiano inteso attribuire al loro accordo effetti obbligatori, lo schema negoziale di riferimento è quello del contratto atipico di concessione ad aedificandum di natura personale, con rinuncia del concedente agli effetti dell'accessione; con tale contratto il proprietario di un'area concede ad altri il diritto personale di edificare sulla stessa, di godere e disporre dell'opera edificata per l'intera durata del rapporto e di asportare tale opera al termine del rapporto. Esso è soggetto alla disciplina dettata, oltre che dai patti negoziali, dalle norme generali contenute nel titolo II del libro IV del codice civile (art. 1323 c.c.), nonché, per quanto non previsto dal titolo, dalle norme sulla locazione, tra cui quelle dettate dagli artt. 1599 c.c. e 2643 n. 8 c.c. Ove stipulato da un condominio per consentire ad altri la installazione di un ripetitore, o altro impianto tecnologico, sul lastrico solare del fabbricato condominiale richiede l'approvazione di tutti i condomini solo se la relativa durata sia convenuta per più di nove anni.

(Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Aprile 2020, n. 8434. Pres. Mammone. Est. Cosentino)

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26/10/20

Nell'ambito del progetto educativo del figlio, il genitore deve essere tollerante nei confronti della religione dell'altro.

Con decisione del 9 luglio 2020, il Tribunale di Pesaro ha accolto la richiesta della madre di modifica delle condizioni di affidamento della figlia minore, con particolare riguardo al divieto a lei imposto di fare frequentare alla figlia, che aveva praticato sin da piccola la religione Cattolica, le riunioni e le adunanze dei Testimoni di Geova. Il Giudice ha sottolineato che ciascun genitore dovrà rispettare il credo dell'altro genitore, permettendo e non impedendo al figlio minore non solamente di praticare e frequentare le celebrazioni religiose dell'altro genitore, ma anche tutte quelle tradizioni ed attività, direttamente o indirettamente legati alla religione di ciascun, genitore, anche se in contrasto con i principi della propria religione, come, a titolo meramente esemplificativo, feste, compleanni e recite scolastiche.

(Tribunale Pesaro, 09/07/2020)

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21/09/20

Culturally motivated crimes.

In una società multiculturale in cui si fanno sempre più stretti i rapporti fra gli esseri umani di cultura e religione diverse, assume sempre più rilevanza il tema dei reati cosiddetti religiosamente motivati, fattispecie in cui la motivazione cultural-religiosa che spinge l’autore alla loro commissione assume (o può assumere) un qualche rilievo ai fini della loro giuridica configurabilità.
Nello spazio giuridico europeo approdano individui provenienti da luoghi lontani e portatori delle culture più diversificate. Modi di fare, abitudini, credenze, osservanza dei precetti, giuridici ed extragiuridici, si mescolano e spesso si scontrano con l’impianto regolamentare del Paese di arrivo, mettendo in crisi le tradizionali categorie del diritto e, con maggiore sensibilità, quelle del diritto penale. Ci si chiede, infatti, in che termini la salvaguardia della diversità culturale degli immigrati possa trovare una sua legittimazione e, in particolare, quale sia il limite entro cui valorizzare il background culturale dell’agente, legittimando l’esercizio al suo diritto all’identità e alla libertà religiosa, laddove integrante una serie di fattispecie di reato, quali violenze in famiglia, reati contro la libertà sessuale o la persona, reati di riduzione in schiavitù o mutilazioni rituali.
Il legislatore, nei diversi livelli di intervento, è chiamato a fornire risposte adeguate alla mutata compagine sociale e affrontare lo scenario multireligioso, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, in chiave preventiva, repressiva e attraverso politiche e strategie di inclusione.
Il metodo di mediazione interculturale, sensibilizzando gli individui più vulnerabili alla consapevolezza su contenuti e limiti di esercizio dei diritti fondamentali e arginando il rischio che condotte legate a una mal interpretazione di tradizioni religiose possano rovinosamente impattare sulla tutela degli stessi diritti costituzionali, rappresenta anche un’opportunità per il Paese ospitante di conoscere e accogliere la cultura di alcune comunità.


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19/05/20

Il rapporto tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano nella lotta al coronavirus, tra libertà di culto e diritto alla salute.

L’emergenza sanitaria che interessa il nostro Paese ha evidenziato che i procedimenti previsti in Costituzione per affrontare le urgenze sono piuttosto fragili.       

Il D.L. 23.02.2020, n. 6, convertito con modificazioni in legge 05.03.2020, n. 13, si limitava appunto ad attribuire ad “autorità competenti” (ossia al Presidente del Consiglio e ai presidenti regionali) i poteri necessari ad “adottare ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica”.       
Il nuovo Decreto-Legge n. 19 del 25.03.2020 ha modificato il precedente, lasciando ai dpcm il compito di determinare di volta in volta le condotte sanzionabili, seppur questa volta sulla base del principio di tassatività.

Per quanto concerne la libertà di culto, in particolare, la relativa limitazione è configurata dalle lettere g) e h) dell’art. 1 del D.L. 19/2020. Sul punto, la norma prevede la possibilità di “limitazione dell’ingresso nei luoghi destinati al culto”, presupponendone l’apertura “condizionata all'adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”.

Quest’ultima condizione costituisce anche la ratio della sospensione delle cerimonie religiose, poiché viene presunto che la riunione per il culto possa dare luogo a un assembramento.

La sospensione di messe ed esequie e la possibile apertura solo contingentata degli edifici di culto vanno analizzate alla luce del principio di adeguatezza e di proporzionalità, indicati nel preambolo del D.L., rispetto ai due diritti fondamentali in campo: la libertà di culto (art. 19 Cost) e la tutela della salute (art. 32 Cost). Le limitazioni viste, di per sé, non costituiscono una lesione della libertà di culto, essendo esse volte alla tutela della salute quale unico diritto definito  esplicitamente come fondamentale in Costituzione e tutelato “nell'interesse della collettività”.  

A maggior riprova, l’art. 117 Cost. attribuisce alle Regioni la competenza sulla gestione concreta del servizio salute, riserva allo Stato l’attuazione delle procedure mediche internazionali per la prevenzione della malattia (cd. Profilassi internazionale).

Tornando alla limitazione o esclusione dell’ingresso nei luoghi di culto, sembra potersi individuare un intendimento tra la posizione dello Stato, che reputa sufficiente che si evitino assembramenti durante le cerimonie religiose e si osservino le comuni precauzioni dettate per tutti, e la posizione della Chiesa che accetta le limitazioni in nome della salute pubblica, appagata dal fatto che gli edifici rimangano comunque aperti ai singoli fedeli per la celebrazione del culto e sia data possibilità ai ministri di proseguire con l’assistenza spirituale.  

La Chiesa sembra dunque aver accettato le disposizioni governative partendo dalla consapevolezza che la Città del Vaticano altro non è che un’enclave nel territorio italiano. Pertanto essa non ha deciso indipendentemente quali misure adottare né ha fatto ricorso ad intese con lo Stato italiano, limitandosi invece ad applicare spontaneamente i decreti italiani.   

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06/03/20

La Corte di Strasburgo e il divieto di porto di simboli religiosi sul corpo.

Parte della giurisprudenza della Corte di Strasburgo in materia di libertà religiosa individuale si è occupata, negli ultimi decenni, di casi che riguardavano il porto di simboli religiosi sul corpo. In particolare, alla Corte sono stati sottoposti casi di persone che lamentavano impedimenti, a diverso titolo e con motivazioni diverse, nell’esercizio della loro libertà religiosa, libertà che comprende quella d’indossare capi di abbigliamento (copricapi, veli, tuniche ecc.) o monili (crocifissi, catenine ecc.) con significato religioso.

Eppure, non ogni comportamento fondato su motivazioni religiose è riconducibile all’ambito di tutela dell’art. 9 della Convenzione, ma spetta alla Corte, prima di operare il giudizio di necessarietà della restrizione, procedere a questa ricognizione e decidere in merito all’esistenza o meno di un’ingerenza nel diritto. 

La Corte ha ammesso l’esistenza di una limitazione del diritto di libertà a opera delle disposizioni restrittive di alcuni Stati, ma ne ha reso irrilevanti gli effetti ai fini della decisione facendo ricorso ad alcuni “scopi legittimi” di sicura rilevanza, come la salute o la sicurezza, destinati senz’altro a prevalere senza dovere procedere a un vero e proprio bilanciamento. Il giudizio di proporzionalità diventa, di contro, più approfondito quando la Corte inizia a occuparsi dei casi in cui i divieti di porto dei simboli sono sorretti da ragioni di tutela dell’ordine pubblico ideale, quale la necessaria laicità delle istituzioni democratiche o la neutralità dello spazio pubblico. In questi casi, lo scopo legittimo dell'ordine pubblico verrà utilizzato solo nei casi in cui si tratti di uno spazio pubblico qualificato (ad esempio, un ospedale) o di una persona con un ruolo "pubblico" (ad esempio, un assistente sociale) e, congiuntamente, verrà preteso che la messa in pericolo dell’ordine pubblico sia concreta e fondata su precise circostanze.

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29/01/20

L'invidia porta alla guerra

Meditazione mattutina del Santo Padre nella Cappella della Domus Sanctae Marthae (24 gennaio 2020)

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA

DOMUS SANCTAE MARTHAE

 

L'INVIDIA PORTA ALLA GUERRA

 

(Venerdì, 24 gennaio 2020)

 

Stare attenti al tarlo dell’invidia e della gelosia, che «ci porta a giudicare male la gente», a

entrare in concorrenza in famiglia, nel quartiere e sul lavoro: «È il seme di una guerra»,

un «chiacchiericcio» con noi stessi che uccide l’altro, ma che se ci si pensa bene «non ha

consistenza» e finisce in «una bolla di sapone». Papa Francesco, nell’omelia della messa a

Casa Santa Marta, venerdì mattina 24 gennaio, ha tratto questo insegnamento di vita

dalla Prima lettura proposta dalla liturgia, che descrive come si sgonfia la gelosia del re

Saul verso Davide.

Il Pontefice ha ricordato che la gelosia descritta nel primo Libro di Samuele, nasce dal

canto di vittoria delle giovani, per Saul che ha ucciso mille nemici, mentre Davide

diecimila. Comincia così «l’inquietudine della gelosia», come «un tarlo che ti rode dentro».

Così «Saul esce con l’esercito per uccidere Davide». «Le gelosie sono criminali — ha

commentato Francesco — cercano sempre di uccidere». E a chi dice «sì, sono geloso di

questo, ma non sono un assassino», il Pontefice ha detto: «adesso. Ma se continui può

finire male». Perché si può uccidere facilmente «con la lingua, con la calunnia».

E la gelosia, ha proseguito il Papa, cresce «parlando con se stesso», interpretando le cose

con la chiave della gelosia. Nel «chiacchiericcio con se stesso», il geloso «è incapace di

vedere la realtà», e solo «un fatto molto forte» può aprirgli gli occhi. Così nella fantasia di

Saul, «la gelosia lo ha portato a credere che Davide era un assassino, un nemico».

«Anche noi — ha ammonito il Papa — quando ci viene l’invidia, la gelosia, facciamo così».

Da qui l’invito a chiedersi: «Perché questa persona mi è insopportabile? Perché quell’altra

non la voglio neppure vedere? Perché quell’altra...». E tante volte si scopre «che sono

fantasie nostre. Fantasie, che però crescono in quel chiacchiericcio con me stesso». E alla

fine, ha spiegato Francesco, «è una grazia di Dio quando il geloso incontra una realtà

come è successo a Saul: la gelosia scoppia come una bolla di sapone, perché la gelosia e

l’invidia non hanno consistenza».

La salvezza di Saul sta nell’amore di Dio, ha ricordato il Pontefice, che «gli aveva detto

che se non avesse obbedito, gli avrebbe tolto il regno, ma gli voleva bene». E così «gli dà

la grazia di far scoppiare quella bolla di sapone che non aveva consistenza». Francesco ha

raccontato l’episodio biblico, con Saul che entra nella caverna — dove Davide e i suoi si

sono nascosti — «per fare i suoi bisogni». Gli amici dicono a Davide di approfittarne per

uccidere il re, ma lui rifiuta: «mai metterò le mai sull’unto del Signore». Si vede, ha

commentato il Pontefice, «la nobiltà di Davide a confronto con la gelosia assassina di

Saul». Così, in silenzio, taglia soltanto un pezzo di stoffa dall’orlo del manto del re, «e lo

porta con sé».

Quindi, ha proseguito il Papa, Davide esce dalla caverna e chiama Saul con rispetto: «O

re, mio signore!» anche se «quello cerca di ucciderlo». E gli chiede: «Perché ascolti la

voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”?». E gli fa vedere l’orlo del manto,

dicendo: «Io avrei potuto ucciderti. No, non l’ho fatto». Questo, ha commentato il Papa,

«fa scoppiare la bolla di sapone della gelosia di Saul», che riconosce Davide «come se

fosse un figlio e torna alla realtà», dicendo: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il

bene, mentre io ti ho reso il male».

«È una grazia — ha chiosato Francesco — quando l’invidioso, il geloso, si trova di fronte

ad una realtà che fa scoppiare quella bolla di sapone che è il suo vizio di gelosia o di

invidia». E invita a guardare quando «siamo antipatici con una persona, non le vogliamo

bene». Infatti bisognerebbe chiedersi: «Cosa c’è dentro di me? C’è il tarlo della gelosia

che cresce, perché lui ha qualcosa che io non ho o c’è una rabbia nascosta?». Dobbiamo,

è il consiglio del Pontefice, «proteggere il nostro cuore da questa malattia, da questo

chiacchiericcio con me stesso, che fa crescere questa bolla di sapone che poi non ha

consistenza, ma fa tanto male». E anche quando qualcuno viene «a sparlare di un altro»,

dobbiamo fargli capire che, spesso, non sta parlando con serenità, ma «con passione». E

in quella passione «c’è il male dell’invidia e il male della gelosia».

«Stiamo attenti — è tornato ad ammonire Papa Francesco — perché questo è un tarlo

che entra nel cuore di tutti noi» e «ci porta a giudicare male la gente», perché comincia

la «concorrenza: lui ha una cosa che io non ho». Questo «ci porta a scartare la gente», a

«una guerra domestica, una guerra di quartiere, una guerra di posti di lavoro». È «il seme

di una guerra: l’invidia e la gelosia».

Da qui la conclusione del Papa a stare attenti «quando sentiamo questa antipatia per

qualcuno»; occorrerebbe chiedersi: «Perché io sento questo?» e non permettere che

questo «chiacchiericcio» faccia pensare male, «perché questo fa crescere la bolla di

sapone».

«Chiediamo al Signore — è stata l’invocazione finale di Francesco — la grazia di avere un

cuore trasparente come quello di Davide. Un cuore trasparente che cerca soltanto la

giustizia, cerca la pace. Un cuore amichevole, un cuore che non vuole uccidere nessuno,

perché la gelosia e l’invidia uccidono».

 

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29/01/20

Discorso del Santo Padre Francesco in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana

25 gennaio 2020

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

IN OCCASIONE DELL'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO

DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA

 

Sala Clementina

Sabato, 25 gennaio 2020

 

Signor Decano,

Reverendissimi Prelati Uditori,

cari Officiali nella Rota Romana!

Sono felice di potermi oggi incontrare con voi in occasione dell’inaugurazione del Nuovo

Anno Giudiziario di codesto Tribunale. Ringrazio vivamente Sua Eccellenza il Decano per

le nobili parole a me rivolte e per i saggi propositi metodologici formulati.

Desidero ricollegarmi alla catechesi svolta nell’udienza generale di mercoledì 13 novembre

2019, offrendo oggi a voi un’ulteriore riflessione sul ruolo primario della coppia di sposi

Aquila e Priscilla come modelli di vita coniugale. Infatti la Chiesa, per seguire Gesù, deve

operare secondo tre condizioni avvalorate dallo stesso divino Maestro: itineranza,

prontezza e decisione (cfr Angelus, 30 giugno 2019). La Chiesa è, per sua natura, in

movimento, non resta tranquilla nel proprio recinto, è aperta ai più vasti orizzonti. La

Chiesa è inviata a portare il Vangelo nelle strade e raggiungere periferie umane ed

esistenziali. Ci fa ricordare la coppia di sposi neotestamentaria Aquila e Priscilla.

Lo Spirito Santo ha voluto porre accanto all’Apostolo [Paolo] questo esempio mirabile di

coppia di sposi itineranti: difatti, sia negli Atti degli Apostoli sia nella descrizione di Paolo

non sono mai fermi, ma sempre in continuo movimento. E ci domandiamo come mai

questo modello di sposi itineranti non abbia avuto, nella pastorale della Chiesa, una

propria identità di sposi evangelizzatori per molti secoli. È quello di cui avrebbero bisogno

le nostre parrocchie, soprattutto nelle zone urbane, nelle quali il parroco e i suoi

collaboratori chierici mai potranno avere tempo e forza per raggiungere fedeli che, pur

dichiarandosi cristiani, restano assenti dalla frequenza dei Sacramenti e privi, o quasi,

della conoscenza di Cristo.

Sorprende quindi, a distanza di tanti secoli, l’immagine moderna di questi santi sposi in

movimento perché Cristo sia conosciuto: evangelizzavano essendo maestri della passione

per il Signore e per il Vangelo, una passione del cuore che si traduce in gesti concreti di

prossimità, di vicinanza ai fratelli più bisognosi, di accoglienza e di cura.

Nel proemio alla riforma del Processo matrimoniale, ho insistito sulle due perle: prossimità

e gratuità. Non va dimenticato questo. San Paolo trovò in questi sposi il modo di essere

prossimo ai lontani, e li amò vivendo con loro più di un anno, a Corinto, perché sposi

maestri di gratuità. Tante volte sento paura davanti al giudizio di Dio che noi avremo su

queste due cose. Nel giudicare, sono stato prossimo al cuore della gente? Nel giudicare,

ho aperto il cuore alla gratuità o sono stato preso da interessi commerciali? Il giudizio di

Dio sarà molto forte su questo.

Gli sposi cristiani dovrebbero apprendere da Aquila e Priscilla come innamorarsi di Cristo e

farsi prossimi alle famiglie, prive spesso della luce della fede, non per la loro colpa

soggettiva, ma perché lasciate al margine della nostra pastorale: pastorale d’élite che

dimentica il popolo.

Quanto vorrei che questo discorso non restasse soltanto una sinfonia di parole, ma

spingesse, da una parte, i pastori, i vescovi, i parroci a cercare di amare, come fece

l’Apostolo Paolo, coppie di sposi quali missionari umili e disponibili a raggiungere quelle

piazze e quei palazzi delle nostre metropoli, nelle quali la luce del Vangelo e la voce di

Gesù non giunge e non penetra. E, d’altra parte, sposi cristiani che abbiano l’ardire di

scuotere il sonno, come fecero Aquila e Priscilla, capaci di essere agenti non diciamo in

modo autonomo, ma certo carichi di coraggio fino al punto di svegliare dal torpore e dal

sonno i pastori, forse troppo fermi o bloccati dalla filosofia del piccolo circolo dei perfetti.

Il Signore è venuto a cercare i peccatori, non i perfetti.

San Paolo VI, nella Lettera Enciclica Ecclesiam suam, osservava: «Bisogna, prima ancora

di parlare, ascoltare la voce, anzi, il cuore dell’uomo; comprenderlo, e per quanto

possibile rispettarlo e dove lo merita assecondarlo» (n. 90). Ascoltare il cuore dell’uomo.

Si tratta, come ho raccomandato ai Vescovi italiani, di «ascoltare il gregge, […] porsi

accanto alla gente, attenti a impararne la lingua, ad accostare ognuno con carità,

affiancando le persone lungo le notti delle loro solitudini, delle loro inquietudini e dei loro

fallimenti» (Discorso all’Assemblea generale della C.E.I., 19 maggio 2014).

Dobbiamo essere consapevoli che non sono i pastori ad inventare, con la loro umana

intraprendenza – sia pure in buona fede – le sante coppie cristiane; esse sono opera dello

Spirito Santo, che è il protagonista della missione, sempre, e sono già presenti nelle

nostre comunità territoriali. Sta a noi pastori illuminarle, dare loro visibilità, farne sorgenti

di nuova capacità nel vivere il matrimonio cristiano; e anche custodirle perché non cadano

nelle ideologie. Queste coppie, che lo Spirito certamente continua ad animare, devono

essere pronte «a uscire da se stessi, aprirsi agli altri, a vivere la prossimità, lo stile di vita

insieme, che trasforma ogni relazione interpersonale in un’esperienza di fraternità»

(Catechesi 16 ottobre 2019). Pensiamo al lavoro pastorale nel catecumenato

prematrimoniale e post-matrimoniale: sono queste coppie che devono farlo e andare

avanti.

Occorre vigilare perché non cadano nel pericolo del particolarismo, scegliendo di vivere in

gruppi prescelti; al contrario, occorre «aprirsi all’universalità della salvezza» (ibid.).

Infatti, se siamo grati a Dio per la presenza nella Chiesa di movimenti e associazioni che

non trascurano la formazione di sposi cristiani, d’altronde si deve con forza affermare che

la parrocchia è per sé il luogo ecclesiale dell’annuncio e della testimonianza; perché è in

quel contesto territoriale che già vivono sposi cristiani degni di far luce, i quali possono

essere testimoni attivi della bellezza e dell’amore coniugale e familiare (cfr Esort. ap.

postsin. Amoris laetitia, 126-130).

L’azione apostolica delle parrocchie, dunque, nella Chiesa si illumina della presenza di

sposi come quelli del Nuovo Testamento, descritti da Paolo e da Luca: mai fermi, sempre

in movimento, certamente con prole, secondo quanto ci è tramandato dall’iconografia

delle Chiese orientali. Pertanto, i Pastori si lascino illuminare dallo Spirito anche oggi,

affinché si avveri questo annuncio salvifico da parte di coppie spesso già pronte, ma non

chiamate. Ci sono.

Ecco, di coppie di sposi in movimento necessita oggi la Chiesa, dovunque nel mondo;

partendo però idealmente dalle radici della Chiesa dei primi quattro secoli e cioè dalle

catacombe, come fece San Paolo VI alla fine del Concilio recandosi nelle Catacombe di

Domitilla. In quelle Catacombe, quel santo Pontefice affermò: «Qui il cristianesimo

affondò le sue radici nella povertà, nell’ostracismo dei poteri costituiti, nella sofferenza di

ingiuste e sanguinose persecuzioni; qui la Chiesa fu spoglia di ogni umano potere, fu

povera, fu umile, fu pia, fu oppressa, fu eroica. Qui il primato dello Spirito di cui ci parla il

Vangelo ebbe la sua oscura, quasi misteriosa, ma invitta affermazione, la sua

testimonianza incomparabile, il suo martirio» (Omelia, 12 settembre 1965).

Se lo Spirito non è invocato e dunque rimane sconosciuto e assente (cfr Omelia a S.

Marta, 9 maggio 2016) nel contesto delle nostre Chiese particolari, saremo privi di quella

forza che faccia delle coppie di sposi cristiani l’anima e la forma dell’evangelizzazione. In

concreto: vivendo la parrocchia come quel territorio giuridico-salvifico, perché «casa tra le

case», famiglia di famiglie (cfr Omelia ad Albano, 21 settembre 2019); Chiesa – cioè

parrocchia – povera per i poveri; catena di sposi entusiasti e innamorati della loro fede

nel Risorto, capaci di una nuova rivoluzione della tenerezza dell’amore, come Aquila e

Priscilla, mai appagati o ripiegati su sé stessi.

Verrebbe da pensare che questi santi sposi del Nuovo Testamento non ebbero tempo di

mostrarsi stanchi. Così, in effetti, sono descritti da Paolo e da Luca, per i quali furono

compagni quasi indispensabili, proprio perché non chiamati da Paolo ma suscitati dallo

Spirito di Gesù. È qui che si fonda la loro dignità apostolica di sposi cristiani. È lo Spirito

che li ha suscitati. Pensiamo a quando arriva il missionario in un posto: lì già c’è lo Spirito

Santo che lo aspetta. Certo, lascia alquanto perplessi il fatto del lungo silenzio, nei secoli

trascorsi, su queste sante figure della prima Chiesa.

Invito e sollecito i fratelli Vescovi e i Pastori tutti a indicare questi santi sposi della prima

Chiesa come compagni fedeli e luminosi dei Pastori di allora; come sostegno, oggi, ed

esempio di come gli sposi cristiani, giovani e anziani, possano rendere il matrimonio

cristiano sempre fecondo di figli in Cristo. Dobbiamo essere convinti, e vorrei dire sicuri,

che nella Chiesa simili coppie di sposi sono già un dono di Dio e non per nostro merito,

per il fatto che sono frutto dell’azione dello Spirito, che mai abbandona la Chiesa.

Piuttosto, lo Spirito si attende l’ardore da parte dei Pastori, affinché non venga spenta la

luce che queste coppie diffondono nelle periferie del mondo (cfr Gaudium et spes, 4-10).

Lasciate, perciò, che rinnovi lo Spirito a non rassegnarsi a una Chiesa di pochi, quasi a

gradire di rimanere solo lievito isolato, privi di quella capacità degli sposi del Nuovo

Testamento di moltiplicarsi nell’umiltà e nell’obbedienza allo Spirito. Lo Spirito che illumina

ed è capace di rendere salvifica la nostra attività umana e la nostra stessa povertà; è

capace di rendere salvifica tutta la nostra attività; restando convinti che la Chiesa non

cresce per proselitismo ma per attrazione – la testimonianza di queste persone attira –, e

assicurando sempre e comunque la firma della testimonianza.

Di Aquila e Priscilla non sappiamo se morirono martiri, ma di certo essi sono, per i nostri

sposi di oggi, segno del martirio, almeno spirituale, cioè testimoni capaci di essere lievito

che va nella farina, di essere lievito nella massa, che muore per diventare la massa (cfr

Discorso alle Associazioni di famiglie cattoliche in Europa, 1 giugno 2017). Questo è

possibile oggi, dovunque.

Cari Giudici della Rota Romana, il buio della fede o il deserto della fede che le vostre

decisioni, a partire già da un ventennio, hanno denunciato come possibile circostanza

causale della nullità del consenso, offrono a me, come già al mio predecessore Benedetto

XVI (cfr Allocuzioni alla Rota Romana 23 gennaio 2015 e 22 gennaio 2016; 22 gennaio

2011; cfr art. 14 Ratio procedendi del Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus), il motivo

di un grave e pressante invito ai figli della Chiesa nell’epoca che viviamo, a sentirsi tutti e

singoli chiamati a consegnare al futuro la bellezza della famiglia cristiana.

La Chiesa necessita ubicunque terrarum di coppie di sposi come Aquila e Priscilla, che

parlino e vivano con l’autorità del Battesimo, che «non consiste nel comandare e farsi

sentire, ma nell’essere coerenti, essere testimoni e per questo essere compagni di strada

nella via del Signore» (Omelia a S. Marta, 14 gennaio 2020).

Rendo grazie al Signore perché dà ancora oggi ai figli della Chiesa il coraggio e la luce per

tornare agli inizi della fede e ritrovare la passione degli sposi Aquila e Priscilla, che siano

riconoscibili in ogni matrimonio celebrato in Cristo Gesù.


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13/06/19

Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili (26 marzo 2019).

LETTERA APOSTOLICA 
IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»

DEL SOMMO PONTEFICE 
FRANCESCO

SULLA PROTEZIONE DEI MINORI E DELLE PERSONE VULNERABILI

La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo. Cristo stesso infatti ci ha affidato la cura e la protezione dei più piccoli e indifesi: «chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5). Abbiamo tutti, pertanto, il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa.

Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili affinché nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano:

- sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione;

- maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto;

- sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili;

- sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati;

- sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale;

- sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena;

- venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale;

- sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente;

- sia offerta una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

Pertanto, con la presente Lettera stabilisco che:

1. I competenti organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano esercitano la giurisdizione penale anche in ordine ai reati di cui agli articoli 1 e 3 della Legge N. CCXCVII, sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabilidel 26 marzo 2019, commessi, in occasione dell’esercizio delle loro funzioni, dai soggetti di cui al punto 3 del Motu Proprio «Ai nostri tempi», dell’11 luglio 2013.

2. Fatto salvo il sigillo sacramentale, i soggetti di cui al punto 3 del Motu Proprio «Ai nostri tempi», dell’11 luglio 2013, sono obbligati a presentare, senza ritardo, denuncia al promotore di giustizia presso il tribunale dello Stato della Città del Vaticano ogniqualvolta, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano notizia o fondati motivi per ritenere che un minore o una persona vulnerabile sia vittima di uno dei reati di cui all’articolo 1 della Legge N. CCXCVII, qualora commessi anche alternativamente:

i. nel territorio dello Stato;

ii. in pregiudizio di cittadini o di residenti nello Stato;

iii. in occasione dell’esercizio delle loro funzioni, dai pubblici ufficiali dello Stato o dai soggetti di cui al punto 3 del Motu Proprio «Ai nostri tempi», dell’11 luglio 2013.

3. Alle persone offese dai reati di cui all’articolo 1 della Legge N. CCXCVII è offerta assistenza spirituale, medica e sociale, compresa l’assistenza terapeutica e psicologica di urgenza, nonché informazioni utili di natura legale, tramite il Servizio di accompagnamento gestito dalla Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

4. L’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica organizza, di concerto con il Servizio di accompagnamento della Direzione di Sanità e Igiene, programmi di formazione per il personale della Curia Romana e delle Istituzioni collegate con la Santa Sede circa i rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento dei minori e delle persone vulnerabili, nonché sui mezzi per identificare e prevenire tali offese e sull’obbligo di denuncia.

5. Nella selezione e nell’assunzione del personale della Curia Romana e delle Istituzioni collegate con la Santa Sede, nonché di coloro che prestano collaborazione in forma volontaria, deve essere accertata l’idoneità del candidato ad interagire con i minori e con le persone vulnerabili.

6. I Dicasteri della Curia Romana e le Istituzioni collegate con la Santa Sede a cui abbiano accesso i minori o le persone vulnerabili adottano, con l’assistenza del Servizio di accompagnamento della Direzione di Sanità e Igiene, buone prassi e linee guida per la loro tutela.

Stabilisco che la presente Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» venga promulgata mediante la pubblicazione su L’Osservatore Romano e, successivamente, inserita negli Acta Apostolicae Sedis.

Dispongo che quanto stabilito abbia pieno e stabile valore, anche abrogando tutte le disposizioni incompatibili, a partire dal primo giugno 2019.

Dato a Roma presso San Pietro, il 26 marzo dell’anno 2019, settimo del Pontificato.

 

FRANCESCO

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04/02/19

Discorso del Santo Padre Francesco al Tribunale della Rota Romana per l'inaugurazione dell'anno giudiziario (2019)

Martedì, 29 gennaio 2019

Eccellenza,
Cari Prelati Uditori
,

rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale saluto, ad iniziare dal Decano, che ringrazio per le sue parole. Saluto quanti prendono parte a questo incontro: gli Officiali, gli Avvocati e gli altri collaboratori del Tribunale Apostolico della Rota Romana. A tutti formulo sinceri voti augurali per l’Anno giudiziario che oggi inauguriamo.

La società in cui viviamo è sempre più secolarizzata, e non favorisce la crescita della fede, con la conseguenza che i fedeli cattolici fanno fatica a testimoniare uno stile di vita secondo il Vangelo, anche per quanto riguarda il Sacramento del matrimonio. In tale contesto, è necessario che la Chiesa, in tutte le sue articolazioni, agisca concordemente per offrire adeguato sostegno spirituale e pastorale. Nel quotidiano ministero a servizio del matrimonio cristiano, voi fate esperienza di due fondamentali capisaldi non solo della teologia e del diritto matrimoniale canonico, ma anche e ancor prima dell’essenza stessa della Chiesa di Cristo: l’unità e la fedeltà. Questi due beni matrimoniali, infatti, prima di essere, anzi, per essere obblighi giuridici di ogni unione coniugale in Cristo, devono essere epifania della fede battesimale.

Perché sia validamente contratto, il matrimonio richiede che si stabilisca in ciascuno dei nubendi una piena unità e armonia con l’altro, affinché, attraverso il mutuo scambio delle rispettive ricchezze umane, morali e spirituali – quasi a modo di vasi comunicanti – i due coniugi diventino una sola cosa. Il matrimonio richiede anche un impegno di fedeltà, che assorbe tutta la vita, diventando stabilmente consortium totius vitae (can.1135).

Unità e fedeltà sono due valori importanti e necessari non solo tra i coniugi, ma in generale nei rapporti interpersonali e in quelli sociali. Tutti siamo consapevoli degli inconvenienti che determinano, nel consorzio civile, le promesse non mantenute, la mancanza di fedeltà alla parola data e agli impegni assunti.

L’unità e la fedeltà. Questi due beni irrinunciabili e costitutivi del matrimonio, richiedono di essere non solo adeguatamente illustrati ai futuri sposi, ma sollecitano l’azione pastorale della Chiesa, specialmente dei vescovi e dei sacerdoti, per accompagnare la famiglia nelle diverse tappe della sua formazione e del suo sviluppo. Tale azione pastorale naturalmente non può limitarsi all’espletamento delle pratiche, pur necessarie e da svolgere con cura. Occorre una triplice preparazione al matrimonio: remota, prossima e permanente. Quest’ultima è bene che comprenda in modo serio e strutturale le diverse tappe della vita coniugale, mediante una formazione accurata, volta ad accrescere negli sposi la consapevolezza dei valori e degli impegni propri della loro vocazione.

I soggetti principali di questa formazione matrimoniale, in virtù del loro ufficio e ministero, sono i pastori; tuttavia, è quanto mai opportuno, anzi, necessario coinvolgere le comunità ecclesiali nelle loro diverse componenti, che sono corresponsabili di questa pastorale sotto la guida del Vescovo diocesano e del parroco. L’obbligo è quindi in solidum, con responsabilità primaria dei pastori e la partecipazione attiva della comunità nel promuovere il matrimonio e accompagnare le famiglie con il sostegno spirituale e formativo.

Per comprendere questa necessità pastorale, ci farà bene considerare, nelle Scritture, l’esperienza dei santi sposi Aquila e Priscilla. Essi furono tra i più fedeli compagni della missione di San Paolo, che li chiama con grato affetto suoi sinergoi, cioè collaboratori in pieno dell’ansia e del lavoro dell’Apostolo. Si resta colpiti e commossi da questo riconoscimento alto da parte di Paolo verso l’opera missionaria di questi sposi; e nello stesso tempo si può riconoscere come tale sinergia fosse un dono prezioso dello Spirito alle prime comunità cristiane. Chiediamo pertanto allo Spirito Santo di donare anche oggi alla Chiesa sacerdoti capaci di apprezzare e valorizzare i carismi dei coniugi con fede robusta e spirito apostolico come Aquila e Priscilla.

La cura pastorale costante e permanente della Chiesa per il bene del matrimonio e della famiglia richiede di essere realizzata con i vari mezzi pastorali: l’accostamento alla Parola di Dio, specialmente mediante la lectio divina; gli incontri di catechesi; il coinvolgimento nella celebrazione dei Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia; il colloquio e la direzione spirituale; la partecipazione ai gruppi familiari e di servizio caritativo, per sviluppare il confronto con altre famiglie e l’apertura ai bisogni dei più svantaggiati.

D’altra parte, i coniugi che vivono il loro matrimonio nell’unità generosa e con amore fedele, sostenendosi a vicenda con la grazia del Signore e con il necessario supporto della comunità ecclesiale, rappresentano a loro volta un prezioso aiuto pastorale alla Chiesa. Infatti, offrono a tutti un esempio di vero amore e diventano testimoni e cooperatori della fecondità della Chiesa stessa. Davvero tanti sposi cristiani sono una predica silenziosa per tutti, una predica “feriale” direi, di tutti i giorni, e dobbiamo purtroppo constatare che una coppia che vive da tanti anni insieme non fa notizia - è triste questo -, mentre fanno notizia gli scandali, le separazioni, i divorzi… (cfr Omelia a S. Marta, venerdì 18 maggio 2018).

Gli sposi che vivono nell’unità e nella fedeltà riflettono bene l’immagine e la somiglianza di Dio. Questa è la buona notizia: che la fedeltà è possibile, perché è un dono, negli sposi come nei presbiteri. Questa è la notizia che dovrebbe rendere più forte e consolante anche il ministero fedele e pieno di amore evangelico di vescovi e sacerdoti; come furono di conforto per Paolo e Apollo l’amore e la fedeltà coniugale degli sposi Aquila e Priscilla.

Cari Prelati Uditori, rinnovo a ciascuno la mia gratitudine per il bene che fate al popolo di Dio, servendo la giustizia mediante le vostre sentenze. Esse, oltre al rilievo del giudizio in sé per le parti interessate, concorrono ad interpretare correttamente il diritto matrimoniale. Tale diritto si pone al servizio della salus animarum e della fede degli sposi. Pertanto, si comprende il puntuale riferimento delle sentenze Rotali ai principi della dottrina cattolica, per quanto riguarda l’idea naturale del matrimonio, con relativi obblighi e diritti, e ancor più per quanto concerne la sua realtà sacramentale.

Grazie di cuore per il vostro lavoro! Invoco su di esso la divina assistenza e vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

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28/01/19

il matrimonio contratto tra persone di orientamento religioso differente.

Oggi a causa della globalizzazione e delle migrazioni vi sono sempre più di frequente religioni, culture e nazionalità diverse che si incontrano.

Nei matrimoni contratti tra persone di religioni diverse vi sono differenti regimi giuridici matrimoniali i quali determinano conflitti di norme.

Gli artt. 2-4 della “Dignitas Connubi” (DC) contengono le norme di conflitto per i tribunali ecclesistici, questi ultimi sono competenti a valutare la validità di un matrimonio, anche nel caso in cui entrambi i coniugi non siano cattolici.

Per quanto concerne il diritto sostanziale, il giudice dovrà applicare il diritto cui siano soggetti i coniugi acattolici.

Nel Concilio Vaticano Secondo, la chiesa cattolica ha modificato il proprio atteggiamento nei confronti delle altre confessioni cristiane, delle religioni non cristiane e delle concezioni del mondo non religiose; all’art. 16 della “Unitatis redintegratio” esso chiarisce che le Chiese d’Oriente hanno la facoltà di regolarsi in base alle loro discipline. Mentre in riferimento alle comunità religiose lo stesso all’art 4 comma 2 della “Dignitatis Humanae” ha stabilito il diritto di reggersi secondo le proprie norme.

In tutto ciò è compresa la libertà di rispettare e avere un proprio ordinamento giuridico.

Se il matrimonio è contratto con un coniuge non cattolico, il tribunale ecclesiastico è competente sempre se l’altro coniuge è cattolico, ciò perché la di loro competenza sulla parte cattolica si ripercuote anche sul coniuge non cattolico tramite il matrimonio; se invece il matrimonio è contratto tra due persone con cattoliche, i tribunali ecclesiastici cattolici sono competenti anche nei matrimoni in cui nessuno dei due coniugi sia cattolico, solo qualora lo stato libero di una delle due parti sia provato davanti alla Chiesa cattolica.

Il caso più frequente per la prova dello stato libero si realizza quando il coniuge acattolico voglia sposare un cattolico, poiché risulta necessario verificare se ci sia un vincolo matrimoniale esistente che impedisce ciò.

Ve ne sono altri di casi: ad esempio il coniuge che intende convertirsi oppure che si trovi nello stato di catecumeno o il caso in cui la sentenza riguardante la validità del matrimonio sia pregiudiziale per la risoluzione di un’altra questione rientrante nella giurisdizione ecclesiastica.

È inoltre opportuno dire che ogni procedimento innanzi a un tribunale ecclesiastico deve svolgersi secondo il diritto processuale canonico, ciò deriva dal fatto che secondo il “Dignitas connubi” la causa di nullità di un matrimonio contratto tra due non battezzati deve svolgersi secondo le norme di tale diritto e nulla dice nel caso in cui si fa riferimento a matrimoni contratti da due acattolici battezzati o tra un cattolico e un acattolico.

La “Dignitas connubi” si basa sul principio in base al quale ad ogni matrimonio deve essere applicata la legge secondo la quale lo stesso sia stato contratto dai coniugi. A tal proposito vi sono diversi casi da prendere in considerazione: ad esempio per quanto concerne il matrimonio tra acattolici battezzati il DC afferma l’applicabilità del diritto proprio della Chiesa o della Comunità ecclesiale di appartenenza del non cattolico infatti le chiese ortodosse e le comunità anglicane per esempio hanno un loro diritto matrimoniale. Se invece la comunità ecclesiale non possiede un proprio diritto matrimoniale, il matrimonio deve essere giudicato secondo la legge vigente nella Comunità ecclesiale, la quale sarà nella maggior parte dei casi una legge statale, un esempio è dato dalle Comunità ecclesiali protestanti poiché le stesse pur avendo una legge sul matrimonio, lasciano allo Stato la disciplina dello stesso.

Altro caso è dato dal matrimonio tra due non cristiani, nello stesso la nullità del matrimonio è decisa in base alle norme del diritto a cui erano soggette le parti al tempo della celebrazione del matrimonio. Ma anche se non viene specificato quale diritto debba essere applicato, sarebbe opportuno sostenere che in via principale deve essere applicato il diritto della comunità religiosa a cui appartengono le parti, e deve essere applicata la legge statale solo se la comunità non abbia un proprio diritto matrimoniale. Tale interpretazione rappresenta tuttavia una novità poiché finora i non cristiani sono vincolati principalmente dalla legge statale di riferimento.

Ulteriore caso riguarda il matrimonio tra un cattolico e un battezzato non cattolico, quindi il caso diverso rispetto a quelli finora presi in considerazione dove entrambi i coniugi appartenevano alla medesima comunità religiosa, in tal caso invece essi appartengono a diverse confessioni e a tal proposito vi sono due ordinamenti giuridici da prendere in considerazione: secondo un primo ordinamento il matrimonio concluso tra un cattolico e un battezzato non cattolico è regolato dal diritto canonico perché un coniuge è cattolico; il secondo orientamento invece ritiene che tale tipo di matrimonio sia regolato anche dal diritto della parte non cattolica.

Dalla presentazione delle norme di conflitto della DC finora compiuta però è stata esclusa l’importante questione del diritto divino il quale si dice si applichi a tutti gli uomini senza distinzione di religione o cittadinanza. Per tale ragione esso deve essere preso in considerazione anche in quelle cause matrimoniali nelle quali siano coinvolti dei non cattolici.

Il diritto divino quindi può essere applicato come diritto sostanziale anche quando siano coinvolti dei non cattolici oppure può avere l’effetto di escludere l’applicazione della legge matrimoniale straniera in contrasto con la legge divina.

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04/01/19

il diritto dei figli all'educazione religiosa.

La libertà di educazione religiosa del minore si colloca tradizionalmente nell’ambito della disciplina dei rapporti familiari, poiché la famiglia viene ritenuta il luogo primario per l’attuazione del progetto educativo.

Lo Stato non può imporre ai genitori l’educazione religiosa, essa risulta libera, ovviamente ciò entro i limiti del rispetto della persona e dei diritti del minore. A tal proposito infatti lo Stato non può né intromettersi nella elezione dei valori da trasmettere alla prole, né tantomeno operare una valutazione preferenziale verso una determinata appartenenza religiosa.

Questa libertà dei genitori di educare la prole secondo i dettami del proprio credo religioso, peraltro riconosciuta e garantita dalla legislazione statale e da quella internazionale recepita dai singoli ordinamenti, risulta circoscritta, oltre che dal limite dell’interesse del minore, anche al riconoscimento dell’attitudine dello stesso a sviluppare un certo grado di autodeterminazione.

 Secondo l’ordinamento giuridico italiano i genitori debbono delineare congiuntamente, e liberamente, l’indirizzo educativo, anche religioso, da impartire alla prole, ma consapevoli del fatto che quell’educazione rappresenta in realtà un mero avviamento, perché il minore, raggiunta la maturità necessaria, dovrà vedersi riconosciuto il diritto a scegliere il proprio indirizzo religioso.

Ma tale educazione religiosa dei figli, concepita libera dai vari ordinamenti statali, costituisce invece nell’ordinamento canonico l’adempimento di uno specifico dovere.

Il codice vigente, al canone 795, afferma che la vera educazione deve perseguire la formazione integrale della persona umana. La formazione spirituale non può certo essere esclusa da questa “realizzazione integrale” della persona, e la famiglia cristiana è considerata l’ambiente naturale e necessario in cui darvi attuazione. Questo ruolo è stato ribadito più recentemente nei due Sinodi dei Vescovi del 2014 e del 2015, in occasione dei quali si è tornato a evidenziare il ruolo della famiglia quale soggetto attivo dell’evangelizzazione.

Occorre precisare che il compito di fornire ai figli l’educazione religiosa, in quanto completamento del diritto-dovere “naturale” di provvedere al pieno sviluppo della prole, grava su tutti i genitori, anche quelli non battezzati.

Il diritto-dovere di educare i figli nella fede cattolica è delineato al canone 793 CIC, secondo tale norma i genitori sono vincolati dall'obbligo, e insieme hanno il diritto, di educare la prole; inoltre, i genitori cattolici hanno anche il dovere e il diritto di scegliere mezzi e istituzioni attraverso i quali provvedere, nel modo più opportuno, all'educazione cattolica dei figli.

Educare cristianamente i figli è dunque oggetto della responsabilità di entrambi i genitori e questa educazione deve essere impartita sin dai primi anni di vita.

Risulta invece più faticosa l’educazione religiosa da impartire alla prole nei matrimoni tra coniugi di diversa fede. A tal proposito per l’ordinamento canonico risulterebbe sufficiente un insegnamento del genitore cattolico il più possibile vicino a quello della Chiesa, qualora non sia fattibile educare la prole dichiaratamente nella fede cattolica. Questo consentirebbe di trattenere uno degli ostacoli più significativi alla comunione di vita dei coniugi di fede diversa, ossia la conflittualità sull’orientamento religioso da impartire ai figli.

 

 

 

 

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