Caricamento in corso...

Attivitˆ dello studio

Adozioni

L’adozione è l’istituto giuridico con cui (gli adottanti) due coniugi sposati da almeno 3 anni – sono conteggiati anche gli anni di convivenza prematrimoniale more uxorio - assumono civilmente come figlio un soggetto (l’adottato) con cui non hanno legami di sangue e con il quale intercorre una differenza di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

L’adozione può essere nazionale o internazionale.

Indietro

Attivitˆ dello studio

Responsabilità medica

Responsabilità professionale del medico per i danni derivanti dalla propria illecita condotta (commissiva od omissiva) posta in essere in violazione di una norma.

Indietro

Attivitˆ dello studio

Diritto minorile

Tutela dei diritti dei minori, quali:
  1. diritto innato alla vita;
  2. diritto ad un nome;
  3. diritto a conservare l’identità, la nazionalità, il nome e le relazioni familiari;
  4. diritto a non essere separato dai genitori, salvo che tale separazione sia nell’interesse superiore del fanciullo;
  5. diritto a formarsi una propria opinione; alla libertà di espressione, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
  6. diritto all'educazione;
  7. diritto al riposo, allo svago ed al gioco;
  8. diritto ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e da qualsiasi tipo di lavoro rischioso;
  9. diritto ad essere protetto contro ogni forma di sfruttamento sessuale e violenza sessuale;
  10. diritto a non essere sottoposto a tortura, o a trattamenti e punizioni crudeli, inumani o degradanti;
  11. diritto a non partecipare a conflitti armati se di età tra i quindici e i diciotto.

Indietro

Attivitˆ dello studio

Diritto di famiglia (separazioni, divorzi, unioni civili)

Indietro

Attivitˆ dello studio

Successioni

Indietro

Attivitˆ dello studio

Diritto ecclesiastico (contratti IOR)

Indietro

Attivitˆ dello studio

Diritto ecclesiastico (nullità matrimoniali)

Indietro

Attivitˆ dello studio

Attività di consulenza e di assistenza in materia commerciale

...

Attività di consulenza e di assistenza in materia commerciale sia nella fase stragiudiziale di negoziazione, redazione dei contratti, che nella fase giudiziale di nullità o annullamento contrattuale, nonchè di risoluzione per inadempimento.

Indietro

Studio Legale Mauro e Attasi

Viale America, 125
00144 Roma
tel. +39 06.5913779 - +39 06.54281338
fax +39 06.54210345
email: segreteria@studiolegalemauroattasi.it

Studio Legale Rotale Avv. Piera Attasi

E-mail: segreteria@studiolegalemauroattasi.it

La Consulenza Legale


Per richiedere una consulenza legale, compilate la scheda in basso con i vostri dati e una breve indicazione del tema in esame con formulazione del quesito; verrete contattati entro 48 ore. 

Per informazioni, potete chiamare i numeri 06 591 3779 - 06 542 103 45 o scrivere a: consulenze@studiolegalemauroattasi.it


Per informazioni

Riferimenti

Studio Legale Mauro e Attasi
Viale America, 125
00144 Roma
+39 06.5913779 - +39 06.54281338
+39 06.54210345
segreteria@studiolegalemauroattasi.it
v.mauro@studiolegalemauroattasi.it
p.attasi@studiolegalemauroattasi.it

Avv. Vincenzo Mauro

  • Laureato alla Università di Roma ‘’La Sapienza’’ nel 1992 esercita la professione in Roma dal 1997, con abilitazione dinanzi la Corte di Cassazione e le Giurisdizioni Superiori dal 2010.
  • Inizialmente collabora con lo studio dell’avv. Dante de Marco fino al 2003 dove approfondisce le tematiche relative al diritto commerciale, societario e delle cooperative, oltre il diritto del lavoro nei diversi aspetti precontenziosi e giudiziali; partecipa alla costituzione dello studio legale M&A nel 2013.
  • Nel corso degli anni ha sviluppato specifiche conoscenze nell’ambito del diritto della proprietà, del diritto immobiliare, delle locazioni e del condominio, nonché nel diritto delle successioni e delle divisioni, maturando esperienze significative sia nell’ambito del contenzioso giudiziale che nell’ambito della conciliazione e mediazione nella fase stragiudiziale.
  • Ha maturato significative esperienze nella consulenza in gestioni patrimoniali ed immobiliari, dalla costituzione, alla amministrazione e fino alla divisione.
  • Gestisce con estrema cura le esigenze e gli interessi del cliente per il raggiungimento di soluzioni conciliative al fine di evitare lunghi contenziosi giudiziari e limitare i relativi oneri economici e costi.

Contatta l'Avv. Vincenzo Mauro: v.mauro@studiolegalemauroattasi.it

Indietro

Avv. Piera Attasi

  • Esercita la professione forense dal 2000 e nel 2010 partecipa alla fondazione dello studio M&A, con abilitazione dinanzi la Corte di Cassazione e le Giurisdizioni Superiori dal 2014.
  • Ha acquisito con passione e abnegazione una comprovata e qualificata competenza in materia di diritto di famiglia e diritto minorile. Ha sviluppato ulteriori e specifiche competenze ed esperienze nella gestione dei patrimoni familiari, nel diritto immobiliare, internazionale in particolare in Egitto, Svizzera e America.
  • Nel 2013 amplia le sue qualifiche e si licenzia in Diritto Canonico, divenendo anche Avvocato Ecclesiastico e Consulente nelle procedure di nullità del matrimonio canonico.

Contatta l'Avv. Piera Attasi: p.attasi@studiolegalemauroattasi.it

Indietro

News


Questo è il nostro giornale di bordo, dove mettiamo a disposizione una collezione di articoli, pensieri, idee ed altre informazioni da consultare, per approfondire gli argomenti delle materie di cui ci occupiamo.

11/10/19

Vendita della casa familiare assegnata: l'opponibilità del provvedimento giudiziale di assegnazione.

L’immobile assegnato ad uno dei coniugi in sede di separazione o divorzio può comunque essere oggetto di trasferimento di proprietà. Infatti, l’assegnazione è un diritto di godimento e non impedisce il cambio della titolarità del proprietario.

Il provvedimento giudiziale, però, avendo data certa può essere opposto – anche se non trascritto – al terzo acquirente. Il periodo di opponibilità sarà limitato a nove anni in caso di provvedimento non trascritto, ovvero senza limiti di tempo nel caso in cui il provvedimento sia stato trascritto (sempre che nel frattempo non sia venuta meno l’assegnazione).

Tuttavia, se la trascrizione del titolo di acquisto fosse anteriore alla data della trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione l’opponibilità sarà comunque limitata a nove anni. Di contro, nel caso in cui sia stato trascritto il solo titolo di acquisto, allora l’opponibilità varrà sempre per i nove anni ma solo nei confronti dei terzi acquirenti che erano a conoscenza della situazione di convivenza dei coniugi separati.

Indietro

09/10/19

Le novità introdotte dal cd. "Codice Rosso".

La Legge 19 luglio 2019, n. 69 (recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”), anche denominata “Codice Rosso”, ha introdotto importanti modifiche al diritto penale sostanziale e processuale.

Tra le novità in ambito procedurale, per alcuni reati come quelli di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, gli eventuali provvedimenti di protezione delle vittime saranno adottati più celermente. Inoltre, è previsto che la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, possa riferire immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale e che il pubblico ministero, nelle ipotesi ove proceda per i delitti di violenza domestica o di genere, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, deve assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato (il termine di tre giorni può essere prorogato solamente in presenza di imprescindibili esigenze di tutela di minori o della riservatezza delle indagini, pure nell’interesse della persona offesa). Infine, gli atti d’indagine delegati dal pubblico ministero alla polizia giudiziaria devono avvenire senza ritardo. 

È stata modificata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, nella finalità di consentire al giudice di garantirne il rispetto anche per il tramite di procedure di controllo attraverso mezzi elettronici o ulteriori strumenti tecnici, come il braccialetto elettronico. Il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi viene ricompreso tra quelli che permettono l’applicazione di misure di prevenzione.

Sono stati introdotti poi 4 nuovi reati:   

 

- il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (cd. revenge porn), punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro: la pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. La condotta può essere commessa da chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, diffonde, senza il consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, ovvero mediante l’impiego di strumenti informatici.

- il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, sanzionato con la reclusione da otto a 14 anni. Quando, per effetto del delitto in questione, si provoca la morte della vittima, la pena è l’ergastolo;

- il reato di costrizione o induzione al matrimonio, punito con la reclusione da uno a cinque anni. La fattispecie è aggravata quando il reato è commesso a danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero da o in danno di un cittadino italiano o di uno straniero residente in Italia;

- violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, sanzionato con la detenzione da sei mesi a tre anni. 

Vengono poi inasprite le sanzioni già previste dal codice penale:

- il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi, da un intervallo compreso tra un minimo di due e un massimo di sei anni, passa a un minimo di tre e un massimo di sette; 

- lo stalking passa da un minimo di sei mesi e un massimo di cinque anni a un minimo di un anno e un massimo di sei anni e sei mesi; 

- la violenza sessuale passa da sei a 12 anni, mentre prima andava dal minimo di cinque e il massimo di dieci;

- la violenza sessuale di gruppo passa a un minimo di otto e un massimo di 14, prima era punita col minimo di sei e il massimo di 12.

Da ultimo, degno di nota, è l’estensione del termine concesso alla persona offesa dal reato di violenza sessuale per sporgere querela (dagli attuali 6 mesi a 12 mesi). Vengono inoltre ridisegnate ed inasprite le aggravanti per l’ipotesi ove la violenza sessuale sia commessa in danno di minore di età ed è stata inserita un’ulteriore circostanza aggravante per il delitto di atti sessuali con minorenne: la pena è aumentata fino a un terzo quando gli atti sono posti in essere con individui minori di 14 anni, in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, pure solo promessa. Nell’omicidio viene estesa l’applicazione delle circostanze aggravanti, facendovi rientrare finanche le relazioni personali.

Indietro

09/09/19

Il "Codice Rosso" (Legge 19 luglio 2019, n. 69).

LEGGE 19 luglio 2019, n. 69

Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. (19G00076)

(GU n.173 del 25-7-2019)

Vigente al: 9-8-2019

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga la seguente legge:

Art. 1

Obbligo di riferire la notizia del reato

1. All'articolo 347, comma 3, del codice di procedura penale, dopo le parole: « nell'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1) a 6) » sono inserite le seguenti: « , del presente codice, o di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice penale, ».

Art. 2

Assunzione di informazioni

1. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 362 del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

«1-ter. Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice, il pubblico ministero assume informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela o istanza, entro il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della persona offesa».

Art. 3

Atti diretti e atti delegati

1. Dopo il comma 2 dell'articolo 370 del codice di procedura penale sono inseriti i seguenti:

«2-bis. Se si tratta di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5, 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice, la polizia giudiziaria procede senza ritardo al compimento degli atti delegati dal pubblico ministero.

2-ter. Nei casi di cui al comma 2-bis, la polizia giudiziaria pone senza ritardo a disposizione del pubblico ministero la documentazione dell’attività nelle forme e con le modalità previste dall'articolo 357».

Art. 4

Introduzione dell'articolo 387-bis del codice penale in materia di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa

1. Dopo l'articolo 387 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 387-bis (Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - Chiunque, essendovi legalmente sottoposto, violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari di cui agli articoli 282-bis e 282-ter del codice di procedura penale o dall'ordine di cui all'articolo 384-bis del medesimo codice è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni».

Art. 5

Formazione degli operatori di polizia

1. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri e il Corpo di Polizia penitenziaria attivano presso i rispettivi istituti di formazione specifici corsi destinati al personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati di cui agli articoli 1, 2 e 3 o che interviene nel trattamento penitenziario delle persone per essi condannate. La frequenza dei corsi è obbligatoria per il personale individuato dall'amministrazione di appartenenza.

2. Al fine di assicurare l’omogeneità dei corsi di cui al comma 1, i relativi contenuti sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione, dell'interno, della giustizia e della difesa.

Art. 6

Modifica all'articolo 165 del codice penale in materia di sospensione condizionale della pena

1. All'articolo 165 del codice penale, dopo il quarto comma è inserito il seguente:

«Nei casi di condanna per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis, nonché' agli articoli 582 e 583-quinquies nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati».

 2. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli oneri derivanti dalla partecipazione ai corsi di recupero di cui all'articolo 165 del codice penale, come modificato dal citato comma 1, sono a carico del condannato.

Art. 7

Introduzione dell'articolo 558-bis del codice penale in materia di costrizione o induzione al matrimonio 1. Dopo l'articolo 558 del codice penale è inserito il seguente:

 «Art. 558-bis (Costrizione o induzione al matrimonio). - Chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La stessa pena si applica a chiunque, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell’autorità derivante dall'affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, la induce a contrarre matrimonio o unione civile.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto.

La pena è da due a sette anni di reclusione se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia».

Art. 8

Modifica all'articolo 11 della legge 11 gennaio 2018, n. 4, in materia di misure in favore degli orfani per crimini domestici e delle famiglie affidatarie

1. All'articolo 11 della legge 11 gennaio 2018, n. 4, il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. La dotazione del Fondo di cui all'articolo 2, comma 6-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, come modificato dall'articolo 14 della legge 7 luglio 2016, n. 122, è incrementata di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, di 5 milioni di euro per l'anno 2019 e di 7 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020, per le seguenti finalità a valere su tale incremento:

a) una quota pari a 2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017 è destinata all'erogazione di borse di studio in favore degli orfani per crimini domestici e al finanziamento di iniziative di orientamento, di formazione e di sostegno per l'inserimento dei medesimi nell’attività lavorativa ai sensi delle disposizioni della presente legge, assicurando che almeno il 70 per cento di tale somma sia destinato agli interventi in favore dei minori e che la quota restante, ove ne ricorrano i presupposti, sia destinata agli interventi in favore dei soggetti maggiorenni economicamente non autosufficienti;

b) una quota pari a 3 milioni di euro per l'anno 2019 e a 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020 è destinata, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 5, comma 4, della legge 4 maggio 1983, n. 184, a misure di sostegno e di aiuto economico in favore delle famiglie affidatarie, secondo criteri di equità fissati con apposito decreto del Ministro dell'economia e delle finanze entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione».

2. Alla copertura dei maggiori oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, pari a 3 milioni di euro per l'anno 2019 e a 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

Art. 9

Modifiche agli articoli 61, 572 e 612-bis del codice penale, nonché' al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

1. All'articolo 61, numero 11-quinquies, del codice penale, le parole: «, contro la libertà personale nonché' del delitto di cui all'articolo 572,» sono sostituite dalle seguenti: «e contro la libertà personale,».

2. All'articolo 572 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «da due a sei anni» sono sostituite dalle seguenti: «da tre a sette anni»;

b) dopo il primo comma è inserito il seguente:

«La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi»;

c) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato.».

3. All'articolo 612-bis, primo comma, del codice penale, le parole:

«da sei mesi a cinque anni» sono sostituite dalle seguenti: «da un anno a sei anni e sei mesi».

4. All'articolo 4, comma 1, lettera i-ter), del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, le parole: «del delitto di cui all'articolo 612-bis» sono sostituite dalle seguenti: «dei delitti di cui agli articoli 572 e 612-bis».

5. All'articolo 8, comma 5, del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, le parole da: «di cui» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli 1, comma 1, lettera c), e 4, comma 1, lettera i-ter), il divieto di avvicinarsi a determinati luoghi, frequentati abitualmente dalle persone cui occorre prestare protezione o da minori».

Art. 10

Introduzione dell'articolo 612-ter del codice penale in materia di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti 1. Dopo l'articolo 612-bis del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 612-ter (Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d'ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché' quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio».

Art. 11

Modifiche all'articolo 577 del codice penale 1. All'articolo 577 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, numero 1, dopo le parole: «o il discendente» sono inserite le seguenti: «anche per effetto di adozione di minorenne» e le parole: «o contro la persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente» sono sostituite dalle seguenti: «o contro la persona stabilmente convivente con il colpevole o ad esso legata da relazione affettiva»;

b) al secondo comma, dopo le parole: «l'altra parte dell'unione civile, ove cessata,» sono inserite le seguenti: «la persona legata al colpevole da stabile convivenza o relazione affettiva, ove cessate,» e dopo le parole: «la sorella,» sono inserite le seguenti:

«l'adottante o l'adottato nei casi regolati dal titolo VIII del libro primo del codice civile,»;

c) dopo il secondo comma è aggiunto il seguente:

«Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 62, numero 1, 89, 98 e 114, concorrenti con le circostanze aggravanti di cui al primo comma, numero 1, e al secondo comma, non possono essere ritenute prevalenti rispetto a queste».

Art. 12

Modifiche al codice penale in materia di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, nonché modifiche all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 1. Dopo l'articolo 583-quater del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 583-quinquies (Deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso). - Chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso è punito con la reclusione da otto a quattordici anni.

La condanna ovvero l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al presente articolo comporta l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno».

2. All'articolo 576, primo comma, numero 5, del codice penale, dopo la parola: «572,» è inserita la seguente: «583-quinquies,».

3. All'articolo 583, secondo comma, del codice penale, il numero 4 è abrogato.

4. All'articolo 585, primo comma, del codice penale, dopo la parola: «583-bis» è inserita la seguente: «, 583-quinquies».

5. All'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1-quater, dopo le parole: «per i delitti di cui agli articoli» è inserita la seguente: «583-quinquies,»;

b) al comma 1-quinquies, dopo le parole: «per i delitti di cui agli articoli» è inserita la seguente: «583-quinquies,».

Art. 13

Modifiche agli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-septies e 609-octies del codice penale

1. All'articolo 609-bis, primo comma, del codice penale le parole:

«da cinque a dieci anni» sono sostituite dalle seguenti: «da sei a dodici anni».

2. All'articolo 609-ter del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma:

1) all'alinea, le parole: «La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all'articolo 609-bis» sono sostituite dalle seguenti: «La pena stabilita dall'articolo 609-bis è aumentata di un terzo se i fatti ivi previsti»;

2) il numero 1) è sostituito dal seguente:

«1) nei confronti di persona della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il tutore»;

3) il numero 5) è sostituito dal seguente:

«5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni diciotto»;

b) il secondo comma è sostituito dal seguente:

«La pena stabilita dall'articolo 609-bis è aumentata della metà se i fatti ivi previsti sono commessi nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici. La pena è raddoppiata se i fatti di cui all'articolo 609-bis sono commessi nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci».

3. All'articolo 609-quater del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il secondo comma è inserito il seguente:

«La pena è aumentata se il compimento degli atti sessuali con il minore che non abbia compiuto gli anni quattordici avviene in cambio

di denaro o di qualsiasi altra utilità, anche solo promessi»;

b) al terzo comma, le parole: «tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «quattro anni».

4. All'articolo 609-septies del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater» sono sostituite dalle seguenti: «articoli 609-bis e 609-ter»;

b) al secondo comma, la parola: «sei» è sostituita dalla seguente: «dodici»;

c) al quarto comma, il numero 5) è abrogato.

5. All'articolo 609-octies del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo comma, le parole: «da sei a dodici anni» sono sostituite dalle seguenti: «da otto a quattordici anni»;

b) al terzo comma, le parole: «La pena è aumentata se concorre taluna delle» sono sostituite dalle seguenti: «Si applicano le».

Art. 14

Modifiche alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e agli articoli 90-bis e 190-bis del codice di procedura penale

1. Dopo l'articolo 64 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, è inserito il seguente:

 «Art. 64-bis (Trasmissione obbligatoria di provvedimenti al giudice civile). - 1. Ai fini della decisione dei procedimenti di separazione personale dei coniugi o delle cause relative ai figli minori di età o all'esercizio della potestà genitoriale, copia delle ordinanze che applicano misure cautelari personali o ne dispongono la sostituzione o la revoca, dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, del provvedimento con il quale è disposta l'archiviazione e della sentenza emessi nei confronti di una delle parti in relazione ai  reati previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, nonché' dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale è trasmessa senza ritardo al giudice civile procedente».

2. All'articolo 90-bis, comma 1, lettera p), del codice di procedura penale, le parole: «e alle case rifugio» sono sostituite dalle seguenti: «, alle case rifugio e ai servizi di assistenza alle vittime di reato».

3. All'articolo 190-bis, comma 1-bis, del codice di procedura penale, le parole: «anni sedici» sono sostituite dalle seguenti:

«anni diciotto».

Art. 15

Modifiche agli articoli 90-ter, 282-ter, 282-quater, 299 e 659 del codice di procedura penale

1. All'articolo 90-ter del codice di procedura penale è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«1-bis. Le comunicazioni previste al comma 1 sono sempre effettuate alla persona offesa e al suo difensore, ove nominato, se si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, nonché' dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale».

2. Al comma 1 dell'articolo 282-ter del codice di procedura penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, anche disponendo l'applicazione delle particolari modalità di controllo previste dall'articolo 275-bis».

3. Al comma 1 dell'articolo 282-quater del codice di procedura penale, dopo le parole: «alla parte offesa» sono inserite le seguenti: «e, ove nominato, al suo difensore».

4. Al comma 2-bis dell'articolo 299 del codice di procedura penale, le parole: «al difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa» sono sostituite dalle seguenti: «alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore».

5. Dopo il comma 1 dell'articolo 659 del codice di procedura penale e' inserito il seguente:

«1-bis. Quando a seguito di un provvedimento del giudice di sorveglianza deve essere disposta la scarcerazione del condannato per

uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, nonché' dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale, il pubblico ministero che cura l'esecuzione ne dà immediata comunicazione, a mezzo della polizia giudiziaria, alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore».

Art. 16

Modifica all'articolo 275 del codice di procedura penale 1. All'articolo 275, comma 2-bis, del codice di procedura penale, dopo la parola: «612-bis» è inserita la seguente: «, 612-ter».

Art. 17

Modifiche all'articolo 13-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento psicologico per i condannati per reati  sessuali, per maltrattamenti contro familiari o conviventi e per  atti persecutori

1. All'articolo 13-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: «nonché' agli articoli 609-bis e 609-octies del medesimo codice, se commessi in danno di persona minorenne» sono sostituite dalle seguenti: «nonché' agli articoli 572, 583-quinquies, 609-bis, 609-octies e 612-bis del medesimo codice»;

b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«1-bis. Le persone condannate per i delitti di cui al comma 1 possono essere ammesse a seguire percorsi di reinserimento nella societa' e di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati, organizzati previo accordo tra i suddetti enti o associazioni e gli istituti penitenziari»;

c) la rubrica e' sostituita dalla seguente: «Trattamento psicologico per i condannati per reati sessuali, per maltrattamenti contro familiari o conviventi e per atti persecutori».

Art. 18

Modifica all'articolo 5-bis del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, in materia di riequilibrio territoriale dei centri antiviolenza 1. All'articolo 5-bis, comma 2, lettera d), del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, le parole da: «, riservando un terzo» fino alla fine della lettera sono soppresse.

Art. 19

Modifiche al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 204, recante attuazione della direttiva 2004/80/CE relativa all'indennizzo delle vittime di reato 1. Al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 204, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 1, le parole: «la procura generale della Repubblica presso la corte d'appello» sono sostituite, ovunque ricorrono, dalle seguenti: «la procura della Repubblica presso il tribunale»;

b) all'articolo 3, comma 1, le parole: «procura generale della Repubblica presso la corte d'appello» sono sostituite dalle seguenti:

«procura della Repubblica presso il tribunale»;

c) all'articolo 4, le parole: «procura generale della Repubblica presso la corte d'appello» sono sostituite, ovunque ricorrano, dalle seguenti: «procura della Repubblica presso il tribunale»;

d) all'articolo 7, comma 1, le parole: «delle procure generali presso le corti d'appello» sono sostituite dalle seguenti: «delle procure della Repubblica presso i tribunali».

Art. 20

Modifica all'articolo 11 della legge 7 luglio 2016, n. 122, in  materia di indennizzo in favore delle vittime di reati intenzionali  violenti

1. All'articolo 11, comma 2, della legge 7 luglio 2016, n. 122, dopo le parole: «secondo comma, del codice penale» sono inserite le seguenti: «nonche' per il delitto di deformazione dell'aspetto mediante lesioni permanenti al viso di cui all'articolo 583-quinquies del codice penale».

Art. 21

Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall'attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi' 19 luglio 2019

MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio dei ministri

Bonafede, Ministro della giustizia

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

 

Indietro

04/09/19

La legittima difesa dopo l'entrata in vigore della L. 26 aprile 2019, n. 102.

La riforma della legittima difesa (26 Aprile 2019, n. 102) ha profondamente modificato le regole della legittima difesa all'interno di case o luoghi di lavoro. La legittima difesa all'esterno di case o luoghi di lavoro è tuttora regolata dalla legge del 1930, mentre la nuova legge distingue tra legittima difesa contro un aggressore che entra nella casa o nel luogo di lavoro senza violenza o minaccia e aggressore che lo fa con violenza o minaccia. 

Nel primo caso, la legge del 13 Febbraio 2006 n. 59 è stata confermata (stabiliva che la proporzionalità della reazione doveva essere considerata 'presunta': così, qualsiasi forma di reazione era giustificata, anche contro l'aggressore, per proteggere i propri beni patrimoniali (confermando, comunque, gli altri elementi di scriminante, come la rilevanza del pericolo). 

Nel secondo caso, tutti gli elementi di scriminante sono stati considerati ' presunti' (la persona che si difende agisce sempre per legittima difesa): così, il diritto di legittima difesa si trasforma in licenza di uccidere e viola chiaramente ciò che è stabilito dalla Costituzione italiana e dalle regole Cedu. 

Per quanto riguarda il secondo caso, la legge del 2019 ha anche stabilito che, in caso di eccesso di legittima difesa, la punizione sia sempre esclusa per chi ha agito in condizione di 'grave turbamento', offrendo così ulteriore impunità a coloro che eccedono nella legittima difesa. Infatti, è ragionevole ritenere che, tenendo in considerazione quanto sia difficile stabilire il livello di 'turbamento', il giudice tenderà a riconoscere la gravità del turbamento e perciò a considerare non punibile chi colpevolmente ha reagito superando i limiti della scriminante.

 

Di seguito, pubblichiamo il testo della riforma:

 

LEGGE 26 aprile 2019, n. 36 


Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa. (19G00042) 

 

(GU n. 102 del 3-5-2019)

 

Vigente al: 18-5-2019 

 

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; 


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

 

Promulga 

 

la seguente legge: 

 

Art. 1 

Modifiche all'articolo 52 del codice penale  

1. All'articolo 52 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 

a) al secondo comma, dopo la parola: «sussiste» e' inserita la seguente: «sempre»; 

b) al terzo comma, le parole: «La disposizione di cui al secondo comma si applica» sono sostituite dalle seguenti: «Le disposizioni di cui al secondo e al quarto comma si applicano»; 

c) dopo il terzo comma, e' aggiunto il seguente: «Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l'intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o piu' persone». 

Art. 2 

Modifica all'articolo 55 del codice penale  

1. Dopo il primo comma dell'articolo 55 del codice penale e' aggiunto il seguente: «Nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell'articolo 52, la punibilita' e' esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumita' ha agito nelle condizioni di cui all'articolo 61, primo comma, n. 5)
ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto». 

Art. 3 

Modifiche all'articolo 165 del codice penale  

1. All'articolo 165 del codice penale, dopo il quinto comma e' aggiunto il seguente: «Nel caso di condanna per il reato previsto dall'articolo 624-bis, la sospensione condizionale della pena e' comunque subordinata al pagamento integrale dell'importo dovuto per il risarcimento del danno alla persona offesa». 

Art. 4 

Modifiche all'articolo 614 del codice penale  

1. All'articolo 614 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 

a) al primo comma, le parole: «da sei mesi a tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «da uno a quattro anni»; 

b) al quarto comma, le parole: «da uno a cinque anni» sono sostituite dalle seguenti: «da due a sei anni». 

Art. 5 

Modifiche all'articolo 624-bis del codice penale  

1. All'articolo 624-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 

a) al primo comma, le parole: «da tre a sei anni» sono sostituite dalle seguenti: «da quattro a sette anni»; 

b) al terzo comma, le parole: «da quattro a dieci anni e della multa da euro 927 a euro 2.000» sono sostituite dalle seguenti: «da cinque a dieci anni e della multa da euro 1.000 a euro 2.500». 

Art. 6 

Modifiche all'articolo 628 del codice penale  

1. All'articolo 628 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 

a) al primo comma, la parola: «quattro» e' sostituita dalla seguente: «cinque»; 

b) al terzo comma, alinea, la parola: «cinque» e' sostituita dalla seguente: «sei» e le parole: «da euro 1.290 a euro 3.098» sono sostituite dalle seguenti: «da euro 2.000 a euro 4.000»; 

c) al quarto comma, la parola: «sei» e' sostituita dalla seguente: «sette» e le parole: «da euro 1.538 a euro 3.098» sono sostituite dalle seguenti: «da euro 2.500 a euro 4.000». 

Art. 7 

Modifica all'articolo 2044 del codice civile  

1. All'articolo 2044 del codice civile sono aggiunti, infine, i seguenti commi: 

«Nei casi di cui all'articolo 52, commi secondo, terzo e quarto, del codice penale, la responsabilita' di chi ha compiuto il fatto e' esclusa. 

Nel caso di cui all'articolo 55, secondo comma, del codice penale, al danneggiato e' dovuta una indennita' la cui misura e' rimessa all'equo apprezzamento del giudice, tenuto altresi' conto della gravita', delle modalita' realizzative e del contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato». 

Art. 8 

Disposizioni in materia di spese di giustizia  

1. Dopo l'articolo 115 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e' inserito il seguente: 

«Art. 115-bis (L) (Liquidazione dell'onorario e delle spese per la difesa di persona nei cui confronti e' emesso provvedimento di archiviazione o sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento nel caso di legittima difesa). - 1. L'onorario e le spese spettanti al difensore, all'ausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte di persona nei cui confronti e' emesso provvedimento di archiviazione motivato dalla sussistenza delle condizioni di cui all'articolo 52, commi secondo, terzo e quarto, del codice penale o sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento perche' il fatto non costituisce reato in quanto commesso in presenza delle condizioni di cui all'articolo 52, commi secondo, terzo e quarto, del codice penale nonche' all'articolo 55, secondo comma, del medesimo codice, sono liquidati dal magistrato nella misura e con le modalita' previste dagli articoli 82 e 83 ed e' ammessa opposizione ai sensi dell'articolo 84. Nel caso in cui il difensore sia iscritto nell'albo degli avvocati di un distretto di corte d'appello diverso da quello dell'autorita' giudiziaria procedente, in deroga all'articolo 82, comma 2, sono sempre dovute le spese documentate e le indennita' di trasferta nella misura minima consentita. 

2. Nel caso in cui, a seguito della riapertura delle indagini, della revoca o della impugnazione della sentenza di non luogo a procedere o della impugnazione della sentenza di proscioglimento, sia pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, lo Stato ha diritto di ripetere le somme anticipate nei confronti della persona condannata». 

2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, valutati in 590.940 euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia. 

3. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 

Art. 9 

Modifica all'articolo 132-bis delle norme di attuazione del codice di procedura penale  

1. Al comma 1 dell'articolo 132-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, dopo la lettera a-bis) e' inserita la seguente: «a-ter) ai processi relativi ai delitti di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale verificatisi in presenza delle circostanze di cui agli articoli 52, secondo, terzo e quarto comma, e 55, secondo comma, del codice penale». 

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. 

Data a Roma, addi' 26 aprile 2019 


MATTARELLA 


Conte, Presidente del Consiglio dei ministri 


Visto, il Guardasigilli: Bonafede


Indietro

03/09/19

Il mancato riconoscimento anagrafico dei minori nati all’estero da maternità surrogata

Nel nostro ordinamento giuridico è posto l’esplicito divieto della gestazione per altri o maternità surrogata in quanto contraria alle disposizioni in materia di adozione dei minori. A tale scopo il comma 6 dell’art. 12 della legge n. 40 vieta questa pratica asserendo che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”. La surrogazione di maternità quindi, integra la fattispecie di affidamento illegale di minore, anche se fatta senza fini di lucro.

Tuttavia tale pratica non è altrettanto vietata in altri paesi del mondo, tra i quali il Canada, nel quale è consentita la surrogazione di maternità purché avvenga a titolo gratuito. In tali ipotesi il giudice straniero, in seguito alla nascita del neonato, accerta il rapporto di filiazione tra il minore ed il c.d. genitore d’intenzione ovvero colui che non ha alcun rapporto biologico.

Tale attività è stata oggetto di attenta analisi da parte della Corte di Cassazione, in seguito alla richiesta avanzata da una coppia omossessuale di Trento, sposata secondo la legge canadese ed esercenti la potestà genitoriale nei confronti di due minori, cittadini sia italiani che canadesi, nati grazie all’utilizzo della maternità surrogata, che aveva chiesto la trascrizione negli atti dello stato civile del Comune di Trento del provvedimento di accertamento di genitorialità precedentemente emesso dalla Corte di Giustizia dell’Ontario.

La questione è stata dapprima analizzata dalla Corte di Appello di Trento, dove la coppia aveva fatto ricorso a fronte del rifiuto della richiesta di trascrizione, la quale aveva accolto la domanda dei ricorrenti ritenendo che il giusto parametro in virtù del quale valutare la spettanza del riconoscimento dell’efficacia del provvedimento straniero sia costituito dalla compatibilità dello stesso con l’ordine pubblico internazionale; secondo i giudici d’appello infatti la nozione di ordine pubblico deve comporsi non solo dei principi fondamentali della Costituzione ma anche dei diritti fondamentali dell’uomo individuati nei Trattati fondativi e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e della CEDU. Di conseguenza, in merito al divieto posto dalla legge n.40/2004 i giudici di merito hanno ritenuto che lo stesso non possa rappresentare valido ostacolo alla tutela del superiore interesse dei minori non costituendo espressione di alcun principio fondamentale costituzionalmente tutelato.

Avverso tale ordinanza però, proponevano ricorso per Cassazione il Pubblico Ministero, il Ministero dell’Interno e il Sindaco di Trento ai quale resisteva con controricorso la coppia di genitori. 

Il tema ha sollevato delicatissime questioni di diritto oltre che etiche, ed è stato infatti diversamente affrontato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che hanno statuito che non è consentito trascrivere in Italia nei registri di stato civile il provvedimento straniero che riconosce il rapporto di filiazione tra il minore e il componente di una coppia gay uniti da alcun legame biologico, visto l’utilizzo della maternità surrogata. Le Sezioni Unite hanno argomentato tale decisione affermando che, pur riconoscendo valore nel nostro ordinamento ai principi e valori giuridici emergenti dal processo di armonizzazione tra gli ordinamenti, ciò non è sufficiente a condurre i giudici di legittimità ad elidere il divieto della surrogazione di maternità previsto dall’art. 12, comma sesto imposto  della legge n.40 del 2004, qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela di tali valori, non irragionevolmente ritenuti prevalenti sull’interesse del minore, nell’ambito di un bilanciamento effettuato  direttamente dal legislatore, al quale il giudice non può sostituire la propria valutazione. La legge sopra richiamata rappresenta, per quanto non contraddista da un contenuto costituzionalmente vincolato, una norma “costituzionalmente necessaria” atta a definire l’esatto punto di equilibrio tra contrapposte esigenze.

Per tale ragione che la Corte di Cassazione ha posto l’esplicito divieto alla trascrizione all’anagrafe italiana dell’atto di filiazione di minori concepiti all’estero tramite utero in affitto, per i genitori che non hanno alcun rapporto biologico con i minori. A tal riguardo ha richiamato la giurisprudenza della Corte EDU la quale non ha ravvisato nei casi in cui non fosse riconosciuto il rapporto di filiazione con genitore intenzionale alcuna violazione del minore alla vita familiare. Il legame biologico o genetico rappresenta dunque anche a parere della Corte EDU il limite oltre il quale interviene la discrezionalità del legislatore statale il quale individua le soluzioni più appropriate per la costituzione del rapporto genitoriale.

Le Sezioni Unite concludono stabilendo che il rapporto di filiazione ottenuto da madre surrogata non può essere riconosciuto in Italia anche se attestato da un giudice straniero; tuttavia nel nostro ordinamento vi sono strumenti legislativi, come l’adozione in casi particolari, in grado di tutelare l’interesse del minore, pur ove esso subisca una limitazione a fronte di diritti invece altrimenti non tutelabili, e al contempo l’interesse di un soggetto, a realizzare il proprio progetto di genitorialità pur in assenza di legami biologici.

Indietro

06/08/19

Disconoscimento paternità.

In tema di disconoscimento di paternità, il quadro normativo (art. 30 Cost, art. 24 Cost., comma 2, della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE, e art. 244 cc) e giurisprudenziale attuale impone un bilanciamento fra il diritto all'identità personale legato all'affermazione della verità biologica e l'interesse alla certezza degli status ed alla stabilità dei rapporti familiari, nell'ambito di una sempre maggiore considerazione del diritto all'identità personale, non necessariamente correlato alla verità biologica ma ai legami affettivi e personali sviluppatesi all'interno di una famiglia, specie quando trattasi di un minore infraquattordicenne.

Tale bilanciamento non può costituire il risultato di una valutazione astratta, ma occorre un accertamento in concreto dell'interesse superiore del minore nelle vicende che lo riguardano, con particolare riferimento agli effetti del provvedimento richiesto in relazione all'esigenza di uno sviluppo armonico dal punto di vista psicologico, affettivo, educativo e sociale.

Indietro

31/07/19

La maggiore età dell’adottando.

Se durante il procedimento per l’adottabilità l’adottando raggiunge la maggiore età, il processo si estingue per cessazione della materia del contendere perché il risultato del procedimento non è più conseguibile.

Indietro

31/07/19

Legittimazione al risarcimento del danno: art. 82 GDPR.

L’art. 82 GDPR dispone che il risarcimento del danno riguardi i danni "materiali e immateriali", ricalcando la formulazione inglese “material or non-material damage” e richiamando il concetto di “danno patrimoniale” e “danno non patrimoniale”. Questo articolo prevede che il legittimato passivo sia in primo luogo il titolare del trattamento coinvolto nelle operazioni di trattamento, ma l’elemento innovativo concerne il riconoscimento della legittimazione passiva anche in capo al responsabile del trattamento. Bisogna specificare però che il responsabile è tenuto al risarcimento quando: 1) ha agito in modo difforme o contrario alle istruzioni impartite dal titolare del trattamento violando l’obbligo contrattuale, 2) quando il titolare ha violato gli obblighi posti a suo carico dal GDPR.

Indietro

08/04/19

L'autonomia negoziale dei coniugi in ambito internazionale e la scelta della normativa applicabile in caso di separazione o divorzio.

L’Italia, avendo dato vita con altri sedici Stati membri ad una cooperazione rafforzata, risulta oggi vincolata al reg. (UE) n. 1259/2010. L’applicazione di tale regolamento comporta quasi il totale superamento della disciplina prevista dall’art 31 della L. 31 maggio 218 del 1995 che individua, come legge da applicare alla separazione e allo scioglimento, la legge nazionale comune dei coniugi al momento della domanda di separazione o di scioglimento del matrimonio ed aggiunge che “in mancanza si applica la legge dello Stato nel quale la vita matrimoniale risulta prevalentemente localizzata”. Infatti l’ambito applicativo della nuova disciplina è pressoché universale poiché la scelta del diritto da applicare può ricadere, non solo sulla disciplina di uno stato non partecipante alla cooperazione rafforzata, ma anche su quella di uno stato non membro dell’UE.

La portata innovativa è di tutta evidenza: mentre l’art 31 comma 1 non dà alcun rilievo alla volontà dei coniugi, con le novità apportate dal reg. UE n. 1259 del 2010 si assiste al tralignamento dell’autonomia internazionalprivatistica. L’art 5 del regolamento conferisce all’optio legis delle parti un rilievo primario. Si demanda ai soggetti la scelta della normativa applicabile permettendo di selezionarla all’interno di un catalogo di leggi predeterminate e, in ipotesi, financo adottate oltreoceano.

Occorre precisare che si tratta di una scelta orientata: è il legislatore a individuare il novero delle leggi entro il quale le parti potranno esercitare la loro scelta. L’art 5 par 1 stabilisce che la scelta può avere ad oggetto: “ a) la legge dello Stato di residenza abituale dei coniugi; b) la legge dello Stato di ultima residenza abituale dei coniugi, a condizione che uno dei due vi risieda ancora al momento dell'accordo; c) la legge dello Stato di cittadinanza dei coniugi ovvero di uno soltanto di essi- in tutti i casi, da accertarsi al momento dell'accordo - e, infine, d) la legge del foro.

È un dato empirico che la scelta dei coniugi ricade più frequentemente sul diritto di ordinamenti (come quello albanese e rumeno) che, al contrario di quello italiano, non prevedono la necessità del previo periodo di separazione ai fini dell’ottenimento di una pronuncia di divorzio. La legittimità di una scelta di questo tipo non può essere in nessun modo contestata, non trovando origine la ratio della previsione di un previo periodo di separazione in uno dei principi fondamentali dell’ordinamento. Non possono quindi essere invocate ragioni attinenti alla salvaguardia dell’ordine pubblico.

Indietro

22/01/19

Il testamento olografo e le sue caratteristiche.

E’ una forma di testamento scritto interamente a mano dal testatore datato (precisando giorno, mese e anno) e sottoscritto dal medesimo. In assenza di uno di questi tre requisiti, il testamento è nullo ai sensi del primo comma dell’art. 606 del codice civile. Quindi non sono validi i testamenti scritti in tutto o in parte con l’ausilio di strumenti meccanografici e quelli scritti con mano guidata da altri.

Sono ammesse correzioni e aggiunte per mano di terzi purché siano irrilevanti e non mutino la sostanza del testamento. In caso contrario tali aggiunte comportano la nullità del testamento.

Il testamento olografo è una scrittura privata liberamente redatta dal testatore; pur essendo sempre possibile depositarlo presso un notaio per garantire una più sicura conservazione del documento, ciò deve avvenire alla presenza obbligatoria di testimoni e non produce nessun effetto giuridico.

 Ai sensi dell’art. 608 del codice civile è sempre possibile per il testatore ritirare il testamento già depositato presso il notaio. Tale ritiro non influisce sulla validità del testamento e non implica la volontà del testatore di revocarlo.

In più è sempre possibile per il testatore modificare le previsioni precedentemente scritte. 

Gli eredi possono instaurare un giudizio per accertare la veridicità del testamento.

La Corte di Cassazione ha stabilito più volte che in tale giudizio la perizia grafologica deve necessariamente essere condotta sull’originale del documento. Questo per garantire che il perito rinvenga tutti gli elementi essenziali al fine di stabilire la veridicità del testamento. (ex multis Cass., Sez. VI, Ord. N. 711/2018).

Le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 12307 del 15/06/2015 hanno stabilito che “la parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e grava su di essa l'onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo.”

Indietro

07/10/19

Suicidio assistito: la Consulta ritiene non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio.

Ha fatto molto discutere la sentenza del 24.9.2019 della Consulta con la quale “La Corte ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

La Corte subordina la possibilità di ricorrere alla “morte a comando” “al rispetto delle modalità previste sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua”, nonché “alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”.

Queste ultime condizioni, precisa la Consulta, si sono rese necessarie “per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018”. Pur ormai con questi vincoli, la Corte continua ad auspicare “un indispensabile intervento del legislatore”.

Immancabili, vista la delicatezza del tema, le reazioni alla predetta sentenza, che non accennano ad attenuarsi. Secondo la Conferenza episcopale italiana “Si può e si deve respingere la tentazione - indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia”.

Di parere contrario rispetto alla Conferenza episcopale italiana è invece Marco Cappato, il tesoriere dell’associazione radicale Luca Coscioni che aveva dato vita al procedimento, il quale, nel febbraio del 2017, aveva accompagnato in una clinica svizzera che eroga il suicidio assistito Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico a seguito di un incidente stradale. Ed era stato sempre lui, una volta ritornato a Milano, ad autodenunciarsi ai Carabinieri per creare il caso giuridico e mediatico. “Ora siamo tutti più liberi”, è il suo commento a caldo.

Forti perplessità anche tra i medici. Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dichiara "Quello che chiediamo ora al Legislatore è che chi dovesse essere chiamato ad avviare formalmente la procedura del suicidio assistito, essendone responsabile, sia un pubblico ufficiale rappresentante dello Stato e non un medico".

Secondo la Senatrice Binetti, poi, "Il rischio è che una narrazione molto giocata sui casi pietosi, che meritano tutta la nostra sensibilità, diventerà una prassi che servirà a inaugurare un'epoca in cui sarà possibile aggirare i criteri dettati dalla Corte".

Indietro

07/10/19

Responsabilità medica: la ragionevole, umana certezza.

La Corte di Cassazione nella sentenza numero 37767/2019 ribadisce le modalità attraverso le quali svolgere l’accertamento di nesso causale tra il danno lamentato da un paziente e il comportamento del medico: la regola di giudizio da seguire è quella della ragionevole, umana certezza. Ricordiamo i due parametri per procedere all’accertamento: 1- la probabilità statistica e 2-le contingenze nel caso concreto. La condanna, quindi, può essere pronunciata solo se "il dato probatorio acquisito lasci fuori soltanto eventualità che, pur astrattamente formulabili e prospettabili come possibili in rerum natura, siano remote".

Indietro

07/10/19

Responsabilità medica: grava sulla clinica l’onere di provare la colpa del medico.

La Corte di Cassazione, nella recentissima sentenza numero 24167/2019, afferma che la clinica convenuta in giudizio da un paziente per risarcimento del danno, ed essendo responsabile in solido con il medico di cui intende far valere la responsabilità, ha l’onere di provare che quanto accaduto, sia riconducibile esclusivamente all’imperizia del sanitario. Il caso prevedeva l’azione di regresso di una clinica nei confronti di un medico chirurgo, e la Corte D’Appello aveva posto in capo al sanitario di provare la corresponsabilità della clinica, violando così il principio dell’onere della prova.

Indietro

07/10/19

E’ nullo il licenziamento ritorsivo per la prolungata assenza del lavoratore per malattia.

La Corte di Cassazione sez. Lav. Con sentenza n. 23583 del 23 settembre 2019 ha stabilito che è nullo il licenziamento intimato per ritorsione al lavoratore che si sia assentato per un lungo periodo, ma occorre che l’intento ritorsivo datoriale abbia avuto efficacia determinativa esclusiva della volontà di recedere dal rapporto di lavoro dovendosi escludere altri fattori idonei a giustificare il licenziamento.

Indietro

07/10/19

Responsabilità indiretta dell’imprese di assicurazioni.

La Corte di Cassazione, sez. III, con sentenza n. 23973 del 26 settembre 2019 ha sostenuto che la responsabilità indiretta dell’impresa di assicurazioni per l’atto illecito del sub-agente ricorre quando il suo inserimento nell’impresa abbia agevolato o reso possibile tale attività e sia stata realizzata nell’ambito e coerentemente alle finalità dell’incarico conferito, in modo da far ritenere al terzo in buona fede che l’attività posta in essere per la consumazione dell’illecito, rientrasse nell’incarico affidato alla società mandante.

Indietro

07/10/19

Ricettazione compatibile con la causa di giustificazione dell’esercizio del diritto di cronaca

La Corte di Cassazione con sentenza 17 settembre 2019, n. 38277 ha affermato che la causa di giustificazione di cui all’art 51 c.p. è compatibile con il diritto di ricettazione, accogliendo la tesi difensiva secondo cui erroneamente i giudici di merito non avevano riconosciuto la causa di giustificazione dell’esercizio di un diritto di due giornalisti, ritenuti colpevoli del reato di ricettazione di un CD rom contenente telefonate illecitamente registrate ed utilizzate per un servizio giornalistico, nonostante l'unico fine fosse la pubblicazione di un articolo.

Indietro

07/10/19

Separazione e assegno di mantenimento: l’apprezzamento di fatti e prove è sottratto al sindacato di legittimità.

La Cassazione civile con ordinanza del 26 settembre 2019 n. 23999 ribadisce che la deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata con ricorso in Cassazione conferisce al giudice di legittimità la sola facoltà di controllo circa la correttezza giuridica e la coerenza logico-formale, non il potere di riesaminare l’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio.

Indietro

09/08/19

La risoluzione è l'unico strumento con il quale i creditori possono liberarsi di tutti gli effetti prodotti dal concordato.

I debiti concordatari possono fondare la dichiarazione di fallimento dell'impresa della quale sia stato omologato il concordato preventivo solo a seguito della risoluzione del concordato.

(Corte App. Firenze, 16.5.2019)

Indietro

09/08/19

Il patto di compensazione è opponibile indipendentemente dal fatto che il debito dell'istituto di credito sia divenuto liquido ed esigibile dopo la domanda di concordato.

Il patto di compensazione stipulato contestualmente al deposito dei titoli acquistati presso la banca ed a garanzia del credito derivante dal finanziamento da questa concesso al debitore ammesso alla procedura è opponibile indipendentemente dal fatto che il debito dell'istituto di credito sia divenuto liquido ed esigibile dopo la domanda di concordato. 

(Cass. civ., sez. I ord., 10.4.2019, n. 10091).

Indietro

09/08/19

La prededuzione dei crediti opera anche tra procedure concorsuali consecutive.

Il fenomeno della consecuzione funge da elemento di congiunzione tra procedure distinte e consente di traslare dall'una all'altra procedura la precedenza procedimentale in cui consiste la prededuzione, facendo sì che la stessa valga non solo nell'ambito in cui è maturata, ma anche nell'altro che alla prima sia conseguito. Tale il principio di diritto espressamente enunciato dal giudice di legittimità in una recente pronuncia.

(Cass. civ., sez. I, 11.6.2019, n. 15724).

Indietro

13/06/19

Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili (26 marzo 2019).

LETTERA APOSTOLICA 
IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»

DEL SOMMO PONTEFICE 
FRANCESCO

SULLA PROTEZIONE DEI MINORI E DELLE PERSONE VULNERABILI

La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo. Cristo stesso infatti ci ha affidato la cura e la protezione dei più piccoli e indifesi: «chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5). Abbiamo tutti, pertanto, il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa.

Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili affinché nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano:

- sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione;

- maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto;

- sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili;

- sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati;

- sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale;

- sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena;

- venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale;

- sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente;

- sia offerta una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

Pertanto, con la presente Lettera stabilisco che:

1. I competenti organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano esercitano la giurisdizione penale anche in ordine ai reati di cui agli articoli 1 e 3 della Legge N. CCXCVII, sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabilidel 26 marzo 2019, commessi, in occasione dell’esercizio delle loro funzioni, dai soggetti di cui al punto 3 del Motu Proprio «Ai nostri tempi», dell’11 luglio 2013.

2. Fatto salvo il sigillo sacramentale, i soggetti di cui al punto 3 del Motu Proprio «Ai nostri tempi», dell’11 luglio 2013, sono obbligati a presentare, senza ritardo, denuncia al promotore di giustizia presso il tribunale dello Stato della Città del Vaticano ogniqualvolta, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano notizia o fondati motivi per ritenere che un minore o una persona vulnerabile sia vittima di uno dei reati di cui all’articolo 1 della Legge N. CCXCVII, qualora commessi anche alternativamente:

i. nel territorio dello Stato;

ii. in pregiudizio di cittadini o di residenti nello Stato;

iii. in occasione dell’esercizio delle loro funzioni, dai pubblici ufficiali dello Stato o dai soggetti di cui al punto 3 del Motu Proprio «Ai nostri tempi», dell’11 luglio 2013.

3. Alle persone offese dai reati di cui all’articolo 1 della Legge N. CCXCVII è offerta assistenza spirituale, medica e sociale, compresa l’assistenza terapeutica e psicologica di urgenza, nonché informazioni utili di natura legale, tramite il Servizio di accompagnamento gestito dalla Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

4. L’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica organizza, di concerto con il Servizio di accompagnamento della Direzione di Sanità e Igiene, programmi di formazione per il personale della Curia Romana e delle Istituzioni collegate con la Santa Sede circa i rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento dei minori e delle persone vulnerabili, nonché sui mezzi per identificare e prevenire tali offese e sull’obbligo di denuncia.

5. Nella selezione e nell’assunzione del personale della Curia Romana e delle Istituzioni collegate con la Santa Sede, nonché di coloro che prestano collaborazione in forma volontaria, deve essere accertata l’idoneità del candidato ad interagire con i minori e con le persone vulnerabili.

6. I Dicasteri della Curia Romana e le Istituzioni collegate con la Santa Sede a cui abbiano accesso i minori o le persone vulnerabili adottano, con l’assistenza del Servizio di accompagnamento della Direzione di Sanità e Igiene, buone prassi e linee guida per la loro tutela.

Stabilisco che la presente Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» venga promulgata mediante la pubblicazione su L’Osservatore Romano e, successivamente, inserita negli Acta Apostolicae Sedis.

Dispongo che quanto stabilito abbia pieno e stabile valore, anche abrogando tutte le disposizioni incompatibili, a partire dal primo giugno 2019.

Dato a Roma presso San Pietro, il 26 marzo dell’anno 2019, settimo del Pontificato.

 

FRANCESCO

Indietro

04/02/19

Discorso del Santo Padre Francesco al Tribunale della Rota Romana per l'inaugurazione dell'anno giudiziario (2019)

Martedì, 29 gennaio 2019

Eccellenza,
Cari Prelati Uditori
,

rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale saluto, ad iniziare dal Decano, che ringrazio per le sue parole. Saluto quanti prendono parte a questo incontro: gli Officiali, gli Avvocati e gli altri collaboratori del Tribunale Apostolico della Rota Romana. A tutti formulo sinceri voti augurali per l’Anno giudiziario che oggi inauguriamo.

La società in cui viviamo è sempre più secolarizzata, e non favorisce la crescita della fede, con la conseguenza che i fedeli cattolici fanno fatica a testimoniare uno stile di vita secondo il Vangelo, anche per quanto riguarda il Sacramento del matrimonio. In tale contesto, è necessario che la Chiesa, in tutte le sue articolazioni, agisca concordemente per offrire adeguato sostegno spirituale e pastorale. Nel quotidiano ministero a servizio del matrimonio cristiano, voi fate esperienza di due fondamentali capisaldi non solo della teologia e del diritto matrimoniale canonico, ma anche e ancor prima dell’essenza stessa della Chiesa di Cristo: l’unità e la fedeltà. Questi due beni matrimoniali, infatti, prima di essere, anzi, per essere obblighi giuridici di ogni unione coniugale in Cristo, devono essere epifania della fede battesimale.

Perché sia validamente contratto, il matrimonio richiede che si stabilisca in ciascuno dei nubendi una piena unità e armonia con l’altro, affinché, attraverso il mutuo scambio delle rispettive ricchezze umane, morali e spirituali – quasi a modo di vasi comunicanti – i due coniugi diventino una sola cosa. Il matrimonio richiede anche un impegno di fedeltà, che assorbe tutta la vita, diventando stabilmente consortium totius vitae (can.1135).

Unità e fedeltà sono due valori importanti e necessari non solo tra i coniugi, ma in generale nei rapporti interpersonali e in quelli sociali. Tutti siamo consapevoli degli inconvenienti che determinano, nel consorzio civile, le promesse non mantenute, la mancanza di fedeltà alla parola data e agli impegni assunti.

L’unità e la fedeltà. Questi due beni irrinunciabili e costitutivi del matrimonio, richiedono di essere non solo adeguatamente illustrati ai futuri sposi, ma sollecitano l’azione pastorale della Chiesa, specialmente dei vescovi e dei sacerdoti, per accompagnare la famiglia nelle diverse tappe della sua formazione e del suo sviluppo. Tale azione pastorale naturalmente non può limitarsi all’espletamento delle pratiche, pur necessarie e da svolgere con cura. Occorre una triplice preparazione al matrimonio: remota, prossima e permanente. Quest’ultima è bene che comprenda in modo serio e strutturale le diverse tappe della vita coniugale, mediante una formazione accurata, volta ad accrescere negli sposi la consapevolezza dei valori e degli impegni propri della loro vocazione.

I soggetti principali di questa formazione matrimoniale, in virtù del loro ufficio e ministero, sono i pastori; tuttavia, è quanto mai opportuno, anzi, necessario coinvolgere le comunità ecclesiali nelle loro diverse componenti, che sono corresponsabili di questa pastorale sotto la guida del Vescovo diocesano e del parroco. L’obbligo è quindi in solidum, con responsabilità primaria dei pastori e la partecipazione attiva della comunità nel promuovere il matrimonio e accompagnare le famiglie con il sostegno spirituale e formativo.

Per comprendere questa necessità pastorale, ci farà bene considerare, nelle Scritture, l’esperienza dei santi sposi Aquila e Priscilla. Essi furono tra i più fedeli compagni della missione di San Paolo, che li chiama con grato affetto suoi sinergoi, cioè collaboratori in pieno dell’ansia e del lavoro dell’Apostolo. Si resta colpiti e commossi da questo riconoscimento alto da parte di Paolo verso l’opera missionaria di questi sposi; e nello stesso tempo si può riconoscere come tale sinergia fosse un dono prezioso dello Spirito alle prime comunità cristiane. Chiediamo pertanto allo Spirito Santo di donare anche oggi alla Chiesa sacerdoti capaci di apprezzare e valorizzare i carismi dei coniugi con fede robusta e spirito apostolico come Aquila e Priscilla.

La cura pastorale costante e permanente della Chiesa per il bene del matrimonio e della famiglia richiede di essere realizzata con i vari mezzi pastorali: l’accostamento alla Parola di Dio, specialmente mediante la lectio divina; gli incontri di catechesi; il coinvolgimento nella celebrazione dei Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia; il colloquio e la direzione spirituale; la partecipazione ai gruppi familiari e di servizio caritativo, per sviluppare il confronto con altre famiglie e l’apertura ai bisogni dei più svantaggiati.

D’altra parte, i coniugi che vivono il loro matrimonio nell’unità generosa e con amore fedele, sostenendosi a vicenda con la grazia del Signore e con il necessario supporto della comunità ecclesiale, rappresentano a loro volta un prezioso aiuto pastorale alla Chiesa. Infatti, offrono a tutti un esempio di vero amore e diventano testimoni e cooperatori della fecondità della Chiesa stessa. Davvero tanti sposi cristiani sono una predica silenziosa per tutti, una predica “feriale” direi, di tutti i giorni, e dobbiamo purtroppo constatare che una coppia che vive da tanti anni insieme non fa notizia - è triste questo -, mentre fanno notizia gli scandali, le separazioni, i divorzi… (cfr Omelia a S. Marta, venerdì 18 maggio 2018).

Gli sposi che vivono nell’unità e nella fedeltà riflettono bene l’immagine e la somiglianza di Dio. Questa è la buona notizia: che la fedeltà è possibile, perché è un dono, negli sposi come nei presbiteri. Questa è la notizia che dovrebbe rendere più forte e consolante anche il ministero fedele e pieno di amore evangelico di vescovi e sacerdoti; come furono di conforto per Paolo e Apollo l’amore e la fedeltà coniugale degli sposi Aquila e Priscilla.

Cari Prelati Uditori, rinnovo a ciascuno la mia gratitudine per il bene che fate al popolo di Dio, servendo la giustizia mediante le vostre sentenze. Esse, oltre al rilievo del giudizio in sé per le parti interessate, concorrono ad interpretare correttamente il diritto matrimoniale. Tale diritto si pone al servizio della salus animarum e della fede degli sposi. Pertanto, si comprende il puntuale riferimento delle sentenze Rotali ai principi della dottrina cattolica, per quanto riguarda l’idea naturale del matrimonio, con relativi obblighi e diritti, e ancor più per quanto concerne la sua realtà sacramentale.

Grazie di cuore per il vostro lavoro! Invoco su di esso la divina assistenza e vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

Indietro

28/01/19

il matrimonio contratto tra persone di orientamento religioso differente.

Oggi a causa della globalizzazione e delle migrazioni vi sono sempre più di frequente religioni, culture e nazionalità diverse che si incontrano.

Nei matrimoni contratti tra persone di religioni diverse vi sono differenti regimi giuridici matrimoniali i quali determinano conflitti di norme.

Gli artt. 2-4 della “Dignitas Connubi” (DC) contengono le norme di conflitto per i tribunali ecclesistici, questi ultimi sono competenti a valutare la validità di un matrimonio, anche nel caso in cui entrambi i coniugi non siano cattolici.

Per quanto concerne il diritto sostanziale, il giudice dovrà applicare il diritto cui siano soggetti i coniugi acattolici.

Nel Concilio Vaticano Secondo, la chiesa cattolica ha modificato il proprio atteggiamento nei confronti delle altre confessioni cristiane, delle religioni non cristiane e delle concezioni del mondo non religiose; all’art. 16 della “Unitatis redintegratio” esso chiarisce che le Chiese d’Oriente hanno la facoltà di regolarsi in base alle loro discipline. Mentre in riferimento alle comunità religiose lo stesso all’art 4 comma 2 della “Dignitatis Humanae” ha stabilito il diritto di reggersi secondo le proprie norme.

In tutto ciò è compresa la libertà di rispettare e avere un proprio ordinamento giuridico.

Se il matrimonio è contratto con un coniuge non cattolico, il tribunale ecclesiastico è competente sempre se l’altro coniuge è cattolico, ciò perché la di loro competenza sulla parte cattolica si ripercuote anche sul coniuge non cattolico tramite il matrimonio; se invece il matrimonio è contratto tra due persone con cattoliche, i tribunali ecclesiastici cattolici sono competenti anche nei matrimoni in cui nessuno dei due coniugi sia cattolico, solo qualora lo stato libero di una delle due parti sia provato davanti alla Chiesa cattolica.

Il caso più frequente per la prova dello stato libero si realizza quando il coniuge acattolico voglia sposare un cattolico, poiché risulta necessario verificare se ci sia un vincolo matrimoniale esistente che impedisce ciò.

Ve ne sono altri di casi: ad esempio il coniuge che intende convertirsi oppure che si trovi nello stato di catecumeno o il caso in cui la sentenza riguardante la validità del matrimonio sia pregiudiziale per la risoluzione di un’altra questione rientrante nella giurisdizione ecclesiastica.

È inoltre opportuno dire che ogni procedimento innanzi a un tribunale ecclesiastico deve svolgersi secondo il diritto processuale canonico, ciò deriva dal fatto che secondo il “Dignitas connubi” la causa di nullità di un matrimonio contratto tra due non battezzati deve svolgersi secondo le norme di tale diritto e nulla dice nel caso in cui si fa riferimento a matrimoni contratti da due acattolici battezzati o tra un cattolico e un acattolico.

La “Dignitas connubi” si basa sul principio in base al quale ad ogni matrimonio deve essere applicata la legge secondo la quale lo stesso sia stato contratto dai coniugi. A tal proposito vi sono diversi casi da prendere in considerazione: ad esempio per quanto concerne il matrimonio tra acattolici battezzati il DC afferma l’applicabilità del diritto proprio della Chiesa o della Comunità ecclesiale di appartenenza del non cattolico infatti le chiese ortodosse e le comunità anglicane per esempio hanno un loro diritto matrimoniale. Se invece la comunità ecclesiale non possiede un proprio diritto matrimoniale, il matrimonio deve essere giudicato secondo la legge vigente nella Comunità ecclesiale, la quale sarà nella maggior parte dei casi una legge statale, un esempio è dato dalle Comunità ecclesiali protestanti poiché le stesse pur avendo una legge sul matrimonio, lasciano allo Stato la disciplina dello stesso.

Altro caso è dato dal matrimonio tra due non cristiani, nello stesso la nullità del matrimonio è decisa in base alle norme del diritto a cui erano soggette le parti al tempo della celebrazione del matrimonio. Ma anche se non viene specificato quale diritto debba essere applicato, sarebbe opportuno sostenere che in via principale deve essere applicato il diritto della comunità religiosa a cui appartengono le parti, e deve essere applicata la legge statale solo se la comunità non abbia un proprio diritto matrimoniale. Tale interpretazione rappresenta tuttavia una novità poiché finora i non cristiani sono vincolati principalmente dalla legge statale di riferimento.

Ulteriore caso riguarda il matrimonio tra un cattolico e un battezzato non cattolico, quindi il caso diverso rispetto a quelli finora presi in considerazione dove entrambi i coniugi appartenevano alla medesima comunità religiosa, in tal caso invece essi appartengono a diverse confessioni e a tal proposito vi sono due ordinamenti giuridici da prendere in considerazione: secondo un primo ordinamento il matrimonio concluso tra un cattolico e un battezzato non cattolico è regolato dal diritto canonico perché un coniuge è cattolico; il secondo orientamento invece ritiene che tale tipo di matrimonio sia regolato anche dal diritto della parte non cattolica.

Dalla presentazione delle norme di conflitto della DC finora compiuta però è stata esclusa l’importante questione del diritto divino il quale si dice si applichi a tutti gli uomini senza distinzione di religione o cittadinanza. Per tale ragione esso deve essere preso in considerazione anche in quelle cause matrimoniali nelle quali siano coinvolti dei non cattolici.

Il diritto divino quindi può essere applicato come diritto sostanziale anche quando siano coinvolti dei non cattolici oppure può avere l’effetto di escludere l’applicazione della legge matrimoniale straniera in contrasto con la legge divina.

Indietro

04/01/19

il diritto dei figli all'educazione religiosa.

La libertà di educazione religiosa del minore si colloca tradizionalmente nell’ambito della disciplina dei rapporti familiari, poiché la famiglia viene ritenuta il luogo primario per l’attuazione del progetto educativo.

Lo Stato non può imporre ai genitori l’educazione religiosa, essa risulta libera, ovviamente ciò entro i limiti del rispetto della persona e dei diritti del minore. A tal proposito infatti lo Stato non può né intromettersi nella elezione dei valori da trasmettere alla prole, né tantomeno operare una valutazione preferenziale verso una determinata appartenenza religiosa.

Questa libertà dei genitori di educare la prole secondo i dettami del proprio credo religioso, peraltro riconosciuta e garantita dalla legislazione statale e da quella internazionale recepita dai singoli ordinamenti, risulta circoscritta, oltre che dal limite dell’interesse del minore, anche al riconoscimento dell’attitudine dello stesso a sviluppare un certo grado di autodeterminazione.

 Secondo l’ordinamento giuridico italiano i genitori debbono delineare congiuntamente, e liberamente, l’indirizzo educativo, anche religioso, da impartire alla prole, ma consapevoli del fatto che quell’educazione rappresenta in realtà un mero avviamento, perché il minore, raggiunta la maturità necessaria, dovrà vedersi riconosciuto il diritto a scegliere il proprio indirizzo religioso.

Ma tale educazione religiosa dei figli, concepita libera dai vari ordinamenti statali, costituisce invece nell’ordinamento canonico l’adempimento di uno specifico dovere.

Il codice vigente, al canone 795, afferma che la vera educazione deve perseguire la formazione integrale della persona umana. La formazione spirituale non può certo essere esclusa da questa “realizzazione integrale” della persona, e la famiglia cristiana è considerata l’ambiente naturale e necessario in cui darvi attuazione. Questo ruolo è stato ribadito più recentemente nei due Sinodi dei Vescovi del 2014 e del 2015, in occasione dei quali si è tornato a evidenziare il ruolo della famiglia quale soggetto attivo dell’evangelizzazione.

Occorre precisare che il compito di fornire ai figli l’educazione religiosa, in quanto completamento del diritto-dovere “naturale” di provvedere al pieno sviluppo della prole, grava su tutti i genitori, anche quelli non battezzati.

Il diritto-dovere di educare i figli nella fede cattolica è delineato al canone 793 CIC, secondo tale norma i genitori sono vincolati dall'obbligo, e insieme hanno il diritto, di educare la prole; inoltre, i genitori cattolici hanno anche il dovere e il diritto di scegliere mezzi e istituzioni attraverso i quali provvedere, nel modo più opportuno, all'educazione cattolica dei figli.

Educare cristianamente i figli è dunque oggetto della responsabilità di entrambi i genitori e questa educazione deve essere impartita sin dai primi anni di vita.

Risulta invece più faticosa l’educazione religiosa da impartire alla prole nei matrimoni tra coniugi di diversa fede. A tal proposito per l’ordinamento canonico risulterebbe sufficiente un insegnamento del genitore cattolico il più possibile vicino a quello della Chiesa, qualora non sia fattibile educare la prole dichiaratamente nella fede cattolica. Questo consentirebbe di trattenere uno degli ostacoli più significativi alla comunione di vita dei coniugi di fede diversa, ossia la conflittualità sull’orientamento religioso da impartire ai figli.

 

 

 

 

Indietro

31/08/18

Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti all'incontro "European Jesuits in Formation".

Buongiorno. Sono contento di accogliervi. Grazie tante di questa visita, mi fa bene. Quando io ero studente, quando si doveva andare dal Generale, e quando con il Generale dovevamo andare dal Papa, si portava la talare e il mantello. Vedo che questa moda non c’è più, grazie a Dio.

Mi ha fatto ridere il sacerdote quando ha parlato di unificare la pastorale dei Gesuiti. Io avevo capito che si trattasse di unificare le anime e i cuori dei Gesuiti, non le modalità, perché se si fa questo finisce la Compagnia di Gesù. Si diceva che il primo ruolo del Generale era di “pascolare i Gesuiti”, e un altro diceva: “Sì, ma è come pascolare un gregge di rospi”: uno di qua, uno di là… Ma questo è bello, perché ci vuole una grande libertà, senza libertà non si può essere Gesuita. E una grande obbedienza al pastore; il quale deve avere il grande dono del discernimento per permettere a ognuno dei “rospi” di scegliere quello che sente che il Signore gli chiede. Questa è l’originalità della Compagnia: unità con grande diversità.

Il Beato Paolo VI ci ha detto, nella XXXII Congregazione generale, che lì dove ci sono gli incroci delle idee, dei problemi, delle sfide, lì c’è un Gesuita. Leggete quel discorso: a mio avviso è il discorso più bello che un Papa abbia fatto alla Compagnia. Era un momento difficile per la Compagnia, e il Beato Paolo VI incomincia il discorso così: “Perché dubitate? Un momento di dubbi? No! Coraggio!”. E vorrei collegarlo con un altro discorso, non di un Papa bensì di un Generale, di Pedro Arrupe: è stato il suo “canto del cigno”, nel campo rifugiati in Thailandia, non so se a Bangkok o a sud di Bangkok. Ha fatto quel discorso presso l’aereo ed è atterrato a Fiumicino con l’ictus. È stata la sua ultima predica, il suo testamento. In questi due discorsi c’è la cornice di quello che oggi la Compagnia deve fare: coraggio, andare alle periferie, agli incroci delle idee, dei problemi, della missione… Lì c’è il testamento di Arrupe, il “canto del cigno”, la preghiera. Ci vuole coraggio per essere Gesuita. Non vuol dire che un Gesuita debba essere incosciente, o temerario, no. Ma avere coraggio. Il coraggio è una grazia di Dio, quella parresia paolina… E ci vogliono ginocchia forti per la preghiera. Credo che con questi due discorsi voi avrete l’ispirazione per andare dove lo Spirito Santo vi dirà, nel cuore.

Poi si parla di comunicazione, che è uno dei vostri temi. A me piace tanto il metodo comunicativo di San Pietro Favre: sì, Favre comunicava e lasciava che gli altri comunicassero. Leggete il memoriale: è un monumento alla comunicazione, sia quella interiore con il Signore, sia quella esterna con la gente.

E vi ringrazio per quello che fate. Andate avanti, agli incroci, senza paura. Ma siate ancorati al Signore.

Pregate per me, non dimenticatevi! Questo lavoro [del Papa] non è facile… Forse questa sembra un’eresia, ma abitualmente è divertente. Grazie.

Abbiamo ancora alcuni minuti: se qualcuno di voi vuole fare qualche domanda o qualche riflessione, approfittiamo di questi minuti. Così io imparo dalle vostre eresie…

Domanda [in inglese]:
Grazie per le Sue parole, Santo Padre. Il tema dei nostri incontri è la comunicazione, i giovani. Qualcuno una volta mi ha detto che essere religiosi o sacerdoti significa che una cosa che non dovremo mai affrontare è la disoccupazione. Ma molti giovani, anche con una preparazione elevata, si trovano a rischiare la disoccupazione. Trovo che questo sia una sfida per me, per vedere le cose dal loro punto di vista, perché so che la Compagnia di Gesù e la Chiesa avranno sempre un compito per me, da qualche parte. Trovo che questa sia una grande sfida per la comunicazione: questa è un’esperienza di disoccupazione che so che non avrò mai. E’ una cosa che trovo difficile…

Papa Francesco:

Forse questo è uno dei problemi più acuti e più dolorosi per i giovani, perché va proprio al cuore della persona. La persona che non ha lavoro, si sente senza dignità. Ricordo una volta, nella mia terra, una signora è venuta a dirmi che sua figlia, universitaria, parlava parecchie lingue, non trovava lavoro. Io mi sono mosso con alcuni laici, lì, e hanno trovato un lavoro. Quella donna mi ha scritto un biglietto che diceva: “Grazie, Padre, perché Lei ha aiutato mia figlia a ritrovare la dignità”. Non avere lavoro toglie la dignità. E di più: non è il fatto di non poter mangiare, perché può andare alla Caritas e le danno da mangiare. Il problema è non poter portare il pane a casa: toglie la dignità. Quando io vedo – voi vedete – tanti giovani senza lavoro, dovremo domandarci perché. Troverete sicuramente la ragione: c’è una risistemazione dell’economia mondiale, dove l’economia, che è concreta, lascia il posto alla finanza, che è astratta. Al centro c’è la finanza, e la finanza è crudele: non è concreta, è astratta. E lì si gioca con un immaginario collettivo che non è concreto, ma è liquido o gassoso. E al centro c’è questo: il mondo della finanza. Al suo posto avrebbero dovuto esserci l’uomo e la donna. Oggi questo è, credo, il grande peccato contro la dignità della persona: spostarla dal suo posto centrale. Parlando l’anno scorso con una dirigente del Fondo Monetario Internazionale, lei mi ha detto che aveva avuto il desiderio di fare un dialogo fra l’economia, l’umanesimo e la spiritualità. E mi ha detto: “Sono riuscita a farlo. Poi mi sono entusiasmata e ho voluto farlo tra la finanza, l’umanesimo e la spiritualità. E non sono riuscita a farlo, perché l’economia, anche quella di mercato, si può aprire all’economia sociale di mercato, come aveva chiesto Giovanni Paolo II; invece, la finanza non è capace, perché tu non puoi afferrare la finanza: è ‘gassosa’ ”. La finanza assomiglia su scala mondiale alla catena di Sant’Antonio! Così, con questo spostamento della persona dal centro e col mettere al centro una cosa come la finanza, così “gassosa”, si generano vuoti nel lavoro.

Ho voluto dire questo in generale perché lì ci sono le radici del problema della mancanza di lavoro, posto dalla tua domanda: “Come posso io capire, comunicare e accompagnare un giovane che è in quella situazione di non lavoro?”. Fratelli, ci vuole creatività! In ogni caso. Una coraggiosa creatività, per cercare il modo di venire incontro a questa situazione. Ma non è una domanda superficiale, quella che tu hai fatto. Il numero dei suicidi giovanili è in aumento, ma i governi – non tutti – non pubblicano il numero esatto: pubblicano fino a un certo punto, perché è scandaloso. E perché si impiccano, si suicidano questi giovani? La ragione principale di quasi tutti i casi è la mancanza di lavoro. Sono incapaci di sentirsi utili e finiscono… Altri giovani non se la sentono di affrontare il suicidio, ma cercano un’alienazione intermedia con le dipendenze, e la dipendenza, oggi, è una via di fuga da questa mancanza di dignità. Pensate che dietro ad ogni dose di cocaina – pensiamo – c’è una grande industria mondiale che rende possibile questo, e probabilmente – non sono sicuro – il movimento di denaro più grande nel mondo. Altri giovani sul telefonino vedono cose interessanti come progetto di vita: almeno danno un lavoro… Questo è reale, succede! “Ah, io prendo l’aereo e vado ad arruolarmi nell’Isis: almeno avrò mille dollari in tasca ogni mese e qualcosa da fare!”. Suicidi, dipendenze e uscita verso la guerriglia sono le tre opzioni che i giovani hanno oggi, quando non c’è lavoro. Questo è importante: capire il problema dei giovani; far sentire [a quel giovane] che io lo capisco, e questo è comunicare con lui. E poi muoversi per risolvere questo problema. Il problema ha soluzione, ma bisogna trovare il modo, c’è bisogno della parola profetica, c’è bisogno di inventiva umana, bisogna fare tante cose. Sporcarsi le mani… È un po’ lunga la mia risposta alla tua domanda, ma sono tutti elementi per prendere una decisione nella comunicazione con un giovane che non ha lavoro. Hai fatto bene a parlare di questo, perché è un problema di dignità.

E cosa succede quando un Gesuita non ha lavoro? Lì c’è un problema grosso! Parla presto con il padre spirituale, con il superiore, fai un bel discernimento sul perché…

Grazie. Non ti do più lavoro [rivolto al traduttore].

Domani è la festa di San Pietro Favre: pregatelo perché ci dia la grazia di imparare a comunicare.

Preghiamo la Madonna: Ave o Maria…

[Benedizione]

E non dimenticatevi, per favore, quei due discorsi: quello del Beato Paolo VI, nel 1974, alla XXXII Congregazione generale, e quello di padre Arrupe in Tailandia, il suo canto del cigno, il suo testamento.


Indietro

31/08/18

Nuova redazione del n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica sulla pena di morte – Rescriptum “ex Audentia SS.mi”, 02.08.2018.

Indietro

25/07/18

Le mutilazioni genitali femminili e il concetto di violenza alla luce della normativa europea.


L'espressione "mutilazioni genitali femminili" (MGF), utilizzata nel diritto europeo, si riferisce a interventi sugli organi genitali femminili. Le singole pratiche che le compongono sono meglio note, a seconda del grado differente di ablazione, con le seguenti espressioni: escissione, fibulazione o, in inglese, "female genital cutting" (FGC).
Per delineare le forme che le ablazioni in questione possono assumere sono stati storicamente compiuti alcuni tentativi di classificazione. Tra questivi è quella utilizzata dalla dottoressa Marie- Hélène Mottin-Sylla nello studio Excision au Sénégal (1991), riportato dalla sociologa Isabelle Gillette, la quale individua due macro tipi, ciascuno dei quali si declina in tre gradi diversi, corrispondenti all'escissione vera e propria, e un terzo tipo, corrispondente all’infibulazione. Il primo tipo, detta escissione “sunna”, opera unicamente sul clitoride. Si può distinguere in un intervento cosiddetto benigno, che prevede l’ablazione del cappuccio del clitoride soltanto (grado I); un ntervento medio, che prevede l’ablazione del cappuccio e del glande del clitoride (grado II); un intervento severo, che prevede l’ablazione totale del clitoride (grado III). Il secondo tipo consiste in una clitoridectomia e in un’ablazione delle piccole e/o grandi labbra. Si possono distinguere la clitoridectomia e l’ablazione delle piccole labbra (grado I); la clitoridectomia, ablazione delle piccole labbra e l’ablazione parziale delle grandi labbra (grado II); la clitoridectomia e l’ablazione totale delle piccole e grandi labbra (grado III). Il terzo tipo, l’infibulazione, consiste nella clitoridectomia, nell’ablazione degli organi genitali esterni e nell’operazione per richiudere la piaga in modo più o meno completo. La distinzione tra l’escissione vera e propria e l’infibulazione sembra coerente con i diversi significati a esse attributi dalla letteratura. A seguito del fenomeno migratorio, quest’ultima è ormai diffusa anche nei paesi cosiddetti “occidentali”. Essa implica l’esistenza di un ordinamento normativo che considera gli individui come parte di un gruppo i cui interessi prevalgono sui suoi membri. Confligge con i diritti fondamentali riconosciuti dagli Stati moderni, in particolare il diritto all'integrità fisica, alla salute, alla non discriminazione in base al genere, all’etnia, alla cultura. Le condotte a essa relative sono considerate in questi Stati al pari delle altre forme di mutilazione genitale, “reati culturalmente motivati”. Sono infatti state introdotte norme, a livello nazionale, sovranazionale e internazionale per vietare e sanzionare tali interventi sui genitali femminili.
In tutti gli anni 2000 si è assistito a un intensificarsi degli interventi in materia di MGF da parte di istituzioni dell’UE, quali il Parlamento europeo, la Commissione europea, il Consiglio dell’Unione europea, così come da parte del Consiglio d’Europa. Tali interventi hanno consolidato l’associazione tra escissione e violenza, in particolare riconducendo l’escissione, tramite la categoria della mutilazione, nell’alveo della violenza di genere. Quanto suddetto emerge ancora più esplicitamente dalla direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, e sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI8. Essa afferma infatti che la violenza di genere «comprende la violenza nelle relazioni strette, la violenza sessuale compresi lo stupro, l’aggressione sessuale e le molestie sessuali), la tratta di esseri umani, la schiavitù e varie forme di pratiche dannose, quali i matrimoni forzati, la mutilazione genitale femminile e i cosiddetti “reati d’onore”». Tali pratiche sono annoverate, dunque, tra le "forme di violenza di cui le donne sono vittime in quanto donne" (comunicazione della Commissione al PE, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni sulla strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015, adottata dalla Commissione il 21 settembre 2010). Rientrano nell'alveo dei "crimini" e, pertanto, meritano repressione, punizione e "tolleranza zero" (cit. "Giornata internazionale della tolleranza zero nei confronti della mutilazione genitale femminile", Bruxelles, 5 febbraio 2018).

Indietro

22/06/18

Il Papa: no all'eugenetica che sopprime gli imperfetti.

"Cari fratelli e sorelle,

Mi rallegra incontrarvi, soprattutto perché in questi giorni avete affrontato un tema di grande importanza per la vita della Chiesa nella sua opera di evangelizzazione e formazione cristiana: La catechesi e le persone con disabilità. Ringrazio S.E. Mons. Fisichella per la sua introduzione, il Dicastero da lui presieduto per il suo servizio e tutti voi per il vostro lavoro in questo campo.

Conosciamo il grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità. La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria. Eppure, a livello culturale permangono ancora espressioni che ledono la dignità di queste persone per il prevalere di una falsa concezione della vita. Una visione spesso narcisistica e utilitaristica porta, purtroppo, non pochi a considerare come marginali le persone con disabilità, senza cogliere in esse la multiforme ricchezza umana e spirituale. E’ ancora troppo forte nella mentalità comune un atteggiamento di rifiuto di questa condizione, come se essa impedisse di essere felici e di realizzare sé stessi. Lo prova la tendenza eugenetica a sopprimere i nascituri che presentano qualche forma di imperfezione. In realtà, tutti conosciamo tante persone che, con le loro fragilità, anche gravi, hanno trovato, pur con fatica, la strada di una vita buona e ricca di significato. Come d’altra parte conosciamo persone apparentemente perfette e disperate! D’altronde, è un pericoloso inganno pensare di essere invulnerabili. Come diceva una ragazza che ho incontrato nel mio recente viaggio in Colombia, la vulnerabilità appartiene all’essenza dell'uomo.

La risposta è l’amore: non quello falso, sdolcinato e pietistico, ma quello vero, concreto e rispettoso. Nella misura in cui si è accolti e amati, inclusi nella comunità e accompagnati a guardare al futuro con fiducia, si sviluppa il vero percorso della vita e si fa esperienza della felicità duratura. Questo – lo sappiamo – vale per tutti, ma le persone più fragili ne sono come la prova. La fede è una grande compagna di vita quando ci consente di toccare con mano la presenza di un Padre che non lascia mai sole le sue creature, in nessuna condizione della loro vita. La Chiesa non può essere “afona” o “stonata” nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi per mancanza di attenzione e di sostegno. Questo vale ancora di più per la responsabilità che possiede nella generazione e nella formazione alla vita cristiana. Non possono mancare nella comunità le parole e soprattutto i gesti per incontrare e accogliere le persone con disabilità. Specialmente la Liturgia domenicale dovrà saperle includere, perché l’incontro con il Signore Risorto e con la stessa comunità possa essere sorgente di speranza e di coraggio nel cammino non facile della vita.

La catechesi, in modo particolare, è chiamata a scoprire e sperimentare forme coerenti perché ogni persona, con i suoi doni, i suoi limiti e le sue disabilità, anche gravi, possa incontrare nel suo cammino Gesù e abbandonarsi a Lui con fede. Nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento a questo incontro, perché il volto di Cristo risplende nell’intimo di ogni persona. Inoltre stiamo attenti, specialmente noi ministri della grazia di Cristo, a non cadere nell’errore neo-pelagiano di non riconoscere l’esigenza della forza della grazia che viene dai Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Impariamo a superare il disagio e la paura che a volte si possono provare nei confronti delle persone con disabilità. Impariamo a cercare e anche a “inventare” con intelligenza strumenti adeguati perché a nessuno manchi il sostegno della grazia. Formiamo – prima di tutto con l’esempio! – catechisti sempre più capaci di accompagnare queste persone perché crescano nella fede e diano il loro apporto genuino e originale alla vita della Chiesa. Da ultimo, mi auguro che sempre più nella comunità le persone con disabilità possano essere loro stesse catechisti, anche con la loro testimonianza, per trasmettere la fede in modo più efficace.

Vi ringrazio per il vostro lavoro di questi giorni e per il vostro servizio nella Chiesa. La Madonna vi accompagni. Vi benedico di cuore. E vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me.

Grazie!"

Indietro

10/05/18

Lo sbattezzo

Indietro

03/04/18

L’intelligenza artificiale secondo Mancuso (teologo).

Se è vero che il pensiero non è esclusivo dell'essere umano ma di tutti gli esseri viventi, è altresì vero che è esclusivo dell'essere umano il pensiero libero, non funzionale solo alla sopravvivenza. Secondo il filosofo Hans Jonas, infatti, l'homo pictor è ciò che ci ha caratterizzati come esseri viventi; è quando l'uomo diventa "pictor" nelle caverne e fa delle cose senza scopo che mostra la propria peculiarità e si distacca dagli altri esseri viventi. L'homo pictor è quindi il punto di incontro tra homo faber e homo sapiens; se l'uomo fosse solo homo faber nulla ci distinguerebbe dall'animale.

Premesso cosa sia il pensiero, si può affermare che la tecnologia sia un pericolo al pensare, perché questo nasce dal silenzio, dal distacco, dal vuoto. Se ritorniamo dalla cosmologia biblica troviamo che all’inizio il mondo è lo spazio vuoto: un abisso. Si parla di chaos che in greco significa spazio vuoto e che solo in seguito ha assunto l’accezione di disordine. Perché ci possa essere cosmogenesi ci deve essere il vuoto. La mente riesce ad agire quando non si sofferma sul problema, ma si distacca da questo. Il rischio delle macchine è che per queste non ci sia mai il vuoto. Le macchine producono REAZIONE, non azione. Tutto è regolato come in una società lineare, ma senza discontinuità non c'è evoluzione. 

Il rapporto uomo – nuovo tecnologie, paradossalmente, è ritrovare il rapporto che l’uomo antico aveva con le divinità. Gli dei sono stati inventati dagli uomini e noi ne siamo diventati schiavi. Lo stesso Dio biblico è una proiezione della volontà di potenza dei maschi, intesa come il voler schiacciare i nemici, la ricerca della supremazia, il dio degli eserciti. E visto che siamo noi a creare le macchine, allora il rischio che diventino il nuovo dio degli eserciti esiste.


Indietro

La tua richiesta è stata inviata con successo!


Sarà nostra cura contattarvi appena possibile, al massimo entro 48 ore.
Grazie per aver scelto il nostro studio legale.
OK

Il tuo messaggio è stato inviato con successo!


Sarà nostra cura contattarvi appena possibile, al massimo entro 48 ore.
Grazie per aver scelto il nostro studio legale.
OK