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09/09/19

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04/09/19

La legittima difesa dopo l'entrata in vigore della L. 26 aprile 2019, n. 102.

La riforma della legittima difesa (26 Aprile 2019, n. 102) ha profondamente modificato le regole della legittima difesa all'interno di case o luoghi di lavoro. La legittima difesa all'esterno di case o luoghi di lavoro è tuttora regolata dalla legge del 1930, mentre la nuova legge distingue tra legittima difesa contro un aggressore che entra nella casa o nel luogo di lavoro senza violenza o minaccia e aggressore che lo fa con violenza o minaccia. 

Nel primo caso, la legge del 13 Febbraio 2006 n. 59 è stata confermata (stabiliva che la proporzionalità della reazione doveva essere considerata 'presunta': così, qualsiasi forma di reazione era giustificata, anche contro l'aggressore, per proteggere i propri beni patrimoniali (confermando, comunque, gli altri elementi di scriminante, come la rilevanza del pericolo). 

Nel secondo caso, tutti gli elementi di scriminante sono stati considerati ' presunti' (la persona che si difende agisce sempre per legittima difesa): così, il diritto di legittima difesa si trasforma in licenza di uccidere e viola chiaramente ciò che è stabilito dalla Costituzione italiana e dalle regole Cedu. 

Per quanto riguarda il secondo caso, la legge del 2019 ha anche stabilito che, in caso di eccesso di legittima difesa, la punizione sia sempre esclusa per chi ha agito in condizione di 'grave turbamento', offrendo così ulteriore impunità a coloro che eccedono nella legittima difesa. Infatti, è ragionevole ritenere che, tenendo in considerazione quanto sia difficile stabilire il livello di 'turbamento', il giudice tenderà a riconoscere la gravità del turbamento e perciò a considerare non punibile chi colpevolmente ha reagito superando i limiti della scriminante.

 

Di seguito, pubblichiamo il testo della riforma:

 

LEGGE 26 aprile 2019, n. 36 


Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa. (19G00042) 

 

(GU n. 102 del 3-5-2019)

 

Vigente al: 18-5-2019 

 

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; 


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

 

Promulga 

 

la seguente legge: 

 

Art. 1 

Modifiche all'articolo 52 del codice penale  

1. All'articolo 52 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 

a) al secondo comma, dopo la parola: «sussiste» e' inserita la seguente: «sempre»; 

b) al terzo comma, le parole: «La disposizione di cui al secondo comma si applica» sono sostituite dalle seguenti: «Le disposizioni di cui al secondo e al quarto comma si applicano»; 

c) dopo il terzo comma, e' aggiunto il seguente: «Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l'intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o piu' persone». 

Art. 2 

Modifica all'articolo 55 del codice penale  

1. Dopo il primo comma dell'articolo 55 del codice penale e' aggiunto il seguente: «Nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell'articolo 52, la punibilita' e' esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumita' ha agito nelle condizioni di cui all'articolo 61, primo comma, n. 5)
ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto». 

Art. 3 

Modifiche all'articolo 165 del codice penale  

1. All'articolo 165 del codice penale, dopo il quinto comma e' aggiunto il seguente: «Nel caso di condanna per il reato previsto dall'articolo 624-bis, la sospensione condizionale della pena e' comunque subordinata al pagamento integrale dell'importo dovuto per il risarcimento del danno alla persona offesa». 

Art. 4 

Modifiche all'articolo 614 del codice penale  

1. All'articolo 614 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 

a) al primo comma, le parole: «da sei mesi a tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «da uno a quattro anni»; 

b) al quarto comma, le parole: «da uno a cinque anni» sono sostituite dalle seguenti: «da due a sei anni». 

Art. 5 

Modifiche all'articolo 624-bis del codice penale  

1. All'articolo 624-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 

a) al primo comma, le parole: «da tre a sei anni» sono sostituite dalle seguenti: «da quattro a sette anni»; 

b) al terzo comma, le parole: «da quattro a dieci anni e della multa da euro 927 a euro 2.000» sono sostituite dalle seguenti: «da cinque a dieci anni e della multa da euro 1.000 a euro 2.500». 

Art. 6 

Modifiche all'articolo 628 del codice penale  

1. All'articolo 628 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 

a) al primo comma, la parola: «quattro» e' sostituita dalla seguente: «cinque»; 

b) al terzo comma, alinea, la parola: «cinque» e' sostituita dalla seguente: «sei» e le parole: «da euro 1.290 a euro 3.098» sono sostituite dalle seguenti: «da euro 2.000 a euro 4.000»; 

c) al quarto comma, la parola: «sei» e' sostituita dalla seguente: «sette» e le parole: «da euro 1.538 a euro 3.098» sono sostituite dalle seguenti: «da euro 2.500 a euro 4.000». 

Art. 7 

Modifica all'articolo 2044 del codice civile  

1. All'articolo 2044 del codice civile sono aggiunti, infine, i seguenti commi: 

«Nei casi di cui all'articolo 52, commi secondo, terzo e quarto, del codice penale, la responsabilita' di chi ha compiuto il fatto e' esclusa. 

Nel caso di cui all'articolo 55, secondo comma, del codice penale, al danneggiato e' dovuta una indennita' la cui misura e' rimessa all'equo apprezzamento del giudice, tenuto altresi' conto della gravita', delle modalita' realizzative e del contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato». 

Art. 8 

Disposizioni in materia di spese di giustizia  

1. Dopo l'articolo 115 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e' inserito il seguente: 

«Art. 115-bis (L) (Liquidazione dell'onorario e delle spese per la difesa di persona nei cui confronti e' emesso provvedimento di archiviazione o sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento nel caso di legittima difesa). - 1. L'onorario e le spese spettanti al difensore, all'ausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte di persona nei cui confronti e' emesso provvedimento di archiviazione motivato dalla sussistenza delle condizioni di cui all'articolo 52, commi secondo, terzo e quarto, del codice penale o sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento perche' il fatto non costituisce reato in quanto commesso in presenza delle condizioni di cui all'articolo 52, commi secondo, terzo e quarto, del codice penale nonche' all'articolo 55, secondo comma, del medesimo codice, sono liquidati dal magistrato nella misura e con le modalita' previste dagli articoli 82 e 83 ed e' ammessa opposizione ai sensi dell'articolo 84. Nel caso in cui il difensore sia iscritto nell'albo degli avvocati di un distretto di corte d'appello diverso da quello dell'autorita' giudiziaria procedente, in deroga all'articolo 82, comma 2, sono sempre dovute le spese documentate e le indennita' di trasferta nella misura minima consentita. 

2. Nel caso in cui, a seguito della riapertura delle indagini, della revoca o della impugnazione della sentenza di non luogo a procedere o della impugnazione della sentenza di proscioglimento, sia pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, lo Stato ha diritto di ripetere le somme anticipate nei confronti della persona condannata». 

2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, valutati in 590.940 euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia. 

3. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 

Art. 9 

Modifica all'articolo 132-bis delle norme di attuazione del codice di procedura penale  

1. Al comma 1 dell'articolo 132-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, dopo la lettera a-bis) e' inserita la seguente: «a-ter) ai processi relativi ai delitti di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale verificatisi in presenza delle circostanze di cui agli articoli 52, secondo, terzo e quarto comma, e 55, secondo comma, del codice penale». 

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. 

Data a Roma, addi' 26 aprile 2019 


MATTARELLA 


Conte, Presidente del Consiglio dei ministri 


Visto, il Guardasigilli: Bonafede


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03/09/19

Il mancato riconoscimento anagrafico dei minori nati all’estero da maternità surrogata

Nel nostro ordinamento giuridico è posto l’esplicito divieto della gestazione per altri o maternità surrogata in quanto contraria alle disposizioni in materia di adozione dei minori. A tale scopo il comma 6 dell’art. 12 della legge n. 40 vieta questa pratica asserendo che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”. La surrogazione di maternità quindi, integra la fattispecie di affidamento illegale di minore, anche se fatta senza fini di lucro.

Tuttavia tale pratica non è altrettanto vietata in altri paesi del mondo, tra i quali il Canada, nel quale è consentita la surrogazione di maternità purché avvenga a titolo gratuito. In tali ipotesi il giudice straniero, in seguito alla nascita del neonato, accerta il rapporto di filiazione tra il minore ed il c.d. genitore d’intenzione ovvero colui che non ha alcun rapporto biologico.

Tale attività è stata oggetto di attenta analisi da parte della Corte di Cassazione, in seguito alla richiesta avanzata da una coppia omossessuale di Trento, sposata secondo la legge canadese ed esercenti la potestà genitoriale nei confronti di due minori, cittadini sia italiani che canadesi, nati grazie all’utilizzo della maternità surrogata, che aveva chiesto la trascrizione negli atti dello stato civile del Comune di Trento del provvedimento di accertamento di genitorialità precedentemente emesso dalla Corte di Giustizia dell’Ontario.

La questione è stata dapprima analizzata dalla Corte di Appello di Trento, dove la coppia aveva fatto ricorso a fronte del rifiuto della richiesta di trascrizione, la quale aveva accolto la domanda dei ricorrenti ritenendo che il giusto parametro in virtù del quale valutare la spettanza del riconoscimento dell’efficacia del provvedimento straniero sia costituito dalla compatibilità dello stesso con l’ordine pubblico internazionale; secondo i giudici d’appello infatti la nozione di ordine pubblico deve comporsi non solo dei principi fondamentali della Costituzione ma anche dei diritti fondamentali dell’uomo individuati nei Trattati fondativi e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e della CEDU. Di conseguenza, in merito al divieto posto dalla legge n.40/2004 i giudici di merito hanno ritenuto che lo stesso non possa rappresentare valido ostacolo alla tutela del superiore interesse dei minori non costituendo espressione di alcun principio fondamentale costituzionalmente tutelato.

Avverso tale ordinanza però, proponevano ricorso per Cassazione il Pubblico Ministero, il Ministero dell’Interno e il Sindaco di Trento ai quale resisteva con controricorso la coppia di genitori. 

Il tema ha sollevato delicatissime questioni di diritto oltre che etiche, ed è stato infatti diversamente affrontato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che hanno statuito che non è consentito trascrivere in Italia nei registri di stato civile il provvedimento straniero che riconosce il rapporto di filiazione tra il minore e il componente di una coppia gay uniti da alcun legame biologico, visto l’utilizzo della maternità surrogata. Le Sezioni Unite hanno argomentato tale decisione affermando che, pur riconoscendo valore nel nostro ordinamento ai principi e valori giuridici emergenti dal processo di armonizzazione tra gli ordinamenti, ciò non è sufficiente a condurre i giudici di legittimità ad elidere il divieto della surrogazione di maternità previsto dall’art. 12, comma sesto imposto  della legge n.40 del 2004, qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela di tali valori, non irragionevolmente ritenuti prevalenti sull’interesse del minore, nell’ambito di un bilanciamento effettuato  direttamente dal legislatore, al quale il giudice non può sostituire la propria valutazione. La legge sopra richiamata rappresenta, per quanto non contraddista da un contenuto costituzionalmente vincolato, una norma “costituzionalmente necessaria” atta a definire l’esatto punto di equilibrio tra contrapposte esigenze.

Per tale ragione che la Corte di Cassazione ha posto l’esplicito divieto alla trascrizione all’anagrafe italiana dell’atto di filiazione di minori concepiti all’estero tramite utero in affitto, per i genitori che non hanno alcun rapporto biologico con i minori. A tal riguardo ha richiamato la giurisprudenza della Corte EDU la quale non ha ravvisato nei casi in cui non fosse riconosciuto il rapporto di filiazione con genitore intenzionale alcuna violazione del minore alla vita familiare. Il legame biologico o genetico rappresenta dunque anche a parere della Corte EDU il limite oltre il quale interviene la discrezionalità del legislatore statale il quale individua le soluzioni più appropriate per la costituzione del rapporto genitoriale.

Le Sezioni Unite concludono stabilendo che il rapporto di filiazione ottenuto da madre surrogata non può essere riconosciuto in Italia anche se attestato da un giudice straniero; tuttavia nel nostro ordinamento vi sono strumenti legislativi, come l’adozione in casi particolari, in grado di tutelare l’interesse del minore, pur ove esso subisca una limitazione a fronte di diritti invece altrimenti non tutelabili, e al contempo l’interesse di un soggetto, a realizzare il proprio progetto di genitorialità pur in assenza di legami biologici.

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06/08/19

Disconoscimento paternità.

In tema di disconoscimento di paternità, il quadro normativo (art. 30 Cost, art. 24 Cost., comma 2, della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE, e art. 244 cc) e giurisprudenziale attuale impone un bilanciamento fra il diritto all'identità personale legato all'affermazione della verità biologica e l'interesse alla certezza degli status ed alla stabilità dei rapporti familiari, nell'ambito di una sempre maggiore considerazione del diritto all'identità personale, non necessariamente correlato alla verità biologica ma ai legami affettivi e personali sviluppatesi all'interno di una famiglia, specie quando trattasi di un minore infraquattordicenne.

Tale bilanciamento non può costituire il risultato di una valutazione astratta, ma occorre un accertamento in concreto dell'interesse superiore del minore nelle vicende che lo riguardano, con particolare riferimento agli effetti del provvedimento richiesto in relazione all'esigenza di uno sviluppo armonico dal punto di vista psicologico, affettivo, educativo e sociale.

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31/07/19

La maggiore età dell’adottando.

Se durante il procedimento per l’adottabilità l’adottando raggiunge la maggiore età, il processo si estingue per cessazione della materia del contendere perché il risultato del procedimento non è più conseguibile.

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31/07/19

Legittimazione al risarcimento del danno: art. 82 GDPR.

L’art. 82 GDPR dispone che il risarcimento del danno riguardi i danni "materiali e immateriali", ricalcando la formulazione inglese “material or non-material damage” e richiamando il concetto di “danno patrimoniale” e “danno non patrimoniale”. Questo articolo prevede che il legittimato passivo sia in primo luogo il titolare del trattamento coinvolto nelle operazioni di trattamento, ma l’elemento innovativo concerne il riconoscimento della legittimazione passiva anche in capo al responsabile del trattamento. Bisogna specificare però che il responsabile è tenuto al risarcimento quando: 1) ha agito in modo difforme o contrario alle istruzioni impartite dal titolare del trattamento violando l’obbligo contrattuale, 2) quando il titolare ha violato gli obblighi posti a suo carico dal GDPR.

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08/04/19

L'autonomia negoziale dei coniugi in ambito internazionale e la scelta della normativa applicabile in caso di separazione o divorzio.

L’Italia, avendo dato vita con altri sedici Stati membri ad una cooperazione rafforzata, risulta oggi vincolata al reg. (UE) n. 1259/2010. L’applicazione di tale regolamento comporta quasi il totale superamento della disciplina prevista dall’art 31 della L. 31 maggio 218 del 1995 che individua, come legge da applicare alla separazione e allo scioglimento, la legge nazionale comune dei coniugi al momento della domanda di separazione o di scioglimento del matrimonio ed aggiunge che “in mancanza si applica la legge dello Stato nel quale la vita matrimoniale risulta prevalentemente localizzata”. Infatti l’ambito applicativo della nuova disciplina è pressoché universale poiché la scelta del diritto da applicare può ricadere, non solo sulla disciplina di uno stato non partecipante alla cooperazione rafforzata, ma anche su quella di uno stato non membro dell’UE.

La portata innovativa è di tutta evidenza: mentre l’art 31 comma 1 non dà alcun rilievo alla volontà dei coniugi, con le novità apportate dal reg. UE n. 1259 del 2010 si assiste al tralignamento dell’autonomia internazionalprivatistica. L’art 5 del regolamento conferisce all’optio legis delle parti un rilievo primario. Si demanda ai soggetti la scelta della normativa applicabile permettendo di selezionarla all’interno di un catalogo di leggi predeterminate e, in ipotesi, financo adottate oltreoceano.

Occorre precisare che si tratta di una scelta orientata: è il legislatore a individuare il novero delle leggi entro il quale le parti potranno esercitare la loro scelta. L’art 5 par 1 stabilisce che la scelta può avere ad oggetto: “ a) la legge dello Stato di residenza abituale dei coniugi; b) la legge dello Stato di ultima residenza abituale dei coniugi, a condizione che uno dei due vi risieda ancora al momento dell'accordo; c) la legge dello Stato di cittadinanza dei coniugi ovvero di uno soltanto di essi- in tutti i casi, da accertarsi al momento dell'accordo - e, infine, d) la legge del foro.

È un dato empirico che la scelta dei coniugi ricade più frequentemente sul diritto di ordinamenti (come quello albanese e rumeno) che, al contrario di quello italiano, non prevedono la necessità del previo periodo di separazione ai fini dell’ottenimento di una pronuncia di divorzio. La legittimità di una scelta di questo tipo non può essere in nessun modo contestata, non trovando origine la ratio della previsione di un previo periodo di separazione in uno dei principi fondamentali dell’ordinamento. Non possono quindi essere invocate ragioni attinenti alla salvaguardia dell’ordine pubblico.

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22/01/19

Il testamento olografo e le sue caratteristiche.

E’ una forma di testamento scritto interamente a mano dal testatore datato (precisando giorno, mese e anno) e sottoscritto dal medesimo. In assenza di uno di questi tre requisiti, il testamento è nullo ai sensi del primo comma dell’art. 606 del codice civile. Quindi non sono validi i testamenti scritti in tutto o in parte con l’ausilio di strumenti meccanografici e quelli scritti con mano guidata da altri.

Sono ammesse correzioni e aggiunte per mano di terzi purché siano irrilevanti e non mutino la sostanza del testamento. In caso contrario tali aggiunte comportano la nullità del testamento.

Il testamento olografo è una scrittura privata liberamente redatta dal testatore; pur essendo sempre possibile depositarlo presso un notaio per garantire una più sicura conservazione del documento, ciò deve avvenire alla presenza obbligatoria di testimoni e non produce nessun effetto giuridico.

 Ai sensi dell’art. 608 del codice civile è sempre possibile per il testatore ritirare il testamento già depositato presso il notaio. Tale ritiro non influisce sulla validità del testamento e non implica la volontà del testatore di revocarlo.

In più è sempre possibile per il testatore modificare le previsioni precedentemente scritte. 

Gli eredi possono instaurare un giudizio per accertare la veridicità del testamento.

La Corte di Cassazione ha stabilito più volte che in tale giudizio la perizia grafologica deve necessariamente essere condotta sull’originale del documento. Questo per garantire che il perito rinvenga tutti gli elementi essenziali al fine di stabilire la veridicità del testamento. (ex multis Cass., Sez. VI, Ord. N. 711/2018).

Le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 12307 del 15/06/2015 hanno stabilito che “la parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e grava su di essa l'onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo.”

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16/01/19

Il procedimento di ingiunzione.

Il procedimento di ingiunzione (artt. 633 e ss.) è una forma speciale e abbreviata del normale processo di condanna, dal quale differisce per la struttura, perché all’accertamento contenzioso è sostituita una cognizione sommaria, inizialmente senza contraddittorio, con la quale si giunge a decreto di condanna. Contro quest’ultimo il debitore può fare opposizione, instaurando un giudizio a cognizione piena che si svolge con tutte le garanzie del contraddittorio. Il procedimento di ingiunzione è dunque, diretto a far conseguire, al creditore che se ne avvalga, una pronuncia di condanna in forme più agili e spedite rispetto a quelle tipiche della cognizione ordinaria. La competenza ad emanare il decreto appartiene al Giudice di pace o al Tribunale monocratico.

Secondo l’art. 633 c.p.c può ottenere un decreto ingiuntivo:

·         Chi è creditore di una somma di denaro liquida, o di una determinata quantità di cose fungibili;

·         Chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata;

·         Gli avvocati, i cancellieri, gli ufficiali giudiziari e chiunque abbia prestato la sua opera in occasione di un processo, per il pagamento di onorari dovuti per le loto prestazioni giudiziali;

·         I notai ed altri esercenti una libera professione o arte per la quale esiste una tariffa legalmente approvata , per onorari o rimborsi di spese.

La prova che il creditore deve fornire in ordine alla esistenza del suo diritto è una prova scritta.

La domanda d’ingiunzione si propone con ricorso, il quale, oltre i requisiti generali di ogni atto di parte indicati nell’art.125, deve contenere:

-          L’indicazione delle prove che si producono (il titolo);

-          L’indicazione del procuratore del ricorrente, oppure, quando è ammessa la costituzione di persona, la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel Comune dove ha sede il giudice adito; in mancanza le notificazioni possono essere fatte presso la cancelleria;

-          Se la domanda riguarda la consegna di cose fungibili, essa deve contenere anche la dichiarazione della somma di denaro che il ricorrente è disposto ad accettare in mancanza della prestazione in natura, a definitiva liberazione dell’altra parte.

Il ricorso va depositato in cancelleria insieme con i documenti che si allegano. Il giudice emette, quindi, la decisione sulla base delle prove documentali fornite inaudita altera parte.

Depositati il ricorso ed i documenti, possono verificarsi due ipotesi:

1.      Rigetto della domanda (art. 640). Se il giudice ritiene non sufficientemente giustificata la domanda, dispone che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente, invitandolo a provvedere alla prova. Se il ricorrente non vi provvede o, se la domanda non è accoglibile, il giudice, ove il ricorso non venga ritirato, lo rigetta con decreto motivato. Il decreto di rigetto non pregiudica, però la possibilità di riproporre la domanda.

2.      Accoglimento della domanda (art. 641). Se esistono le condizioni previste dall’art. 633, quindi, il ricorso è accoglibile, il giudice pronuncia decreto motivato col quale ingiunge all’altra parte di pagare la somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose richieste, nel termine di 40 giorni, con l’avvertimento espresso che nello stesso termine può essere fatta opposizione e che , in mancanza di questa, si procederà ad esecuzione forzata.

Tuttavia il termine per il pagamento o per la consegna non viene sempre concesso al debitore, in quanto il  giudice, su istanza del ricorrente, può ingiungere al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l’esecuzione provvisoria del decreto (decreto immediatamente esecutivo), nei casi previsti dall’art. 642 c.p.c.

Il decreto, insieme con il ricorso, deve essere notificato all’ingiunto, e dalla data di notifica decorre il termine per l’opposizione e per il pagamento. Il decreto diviene inefficace se non è notificato entro 60 giorni dalla pronuncia, se deve avvenire nel territorio della Repubblica, 90 giorni negli altri casi (art.644). La domanda però può essere riproposta.

L’opposizione è il mezzo con cui l’ingiunto, che ritenga ingiusta la condanna, impugna il decreto. L’opposizione si propone con atto di citazione davanti allo stesso ufficio giudiziario a cui appartiene il giudice monocratico che ha emesso il decreto ingiuntivo, nel termine di 40 giorni. Il giudizio si svolge nelle forme del procedimento ordinario davanti al giudice adito.

 

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11/01/19

Il diritto di avere animali nel condominio

La riforma del 2012 sul condominio ha rinnovato la disciplina relativa alla tenuta degli animali nelle abitazioni. A tal proposito, all’art. 1138 c.c. riguardante il regolamento di condominio, è stato inserito un ultimo comma che sostiene che le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. In sede di approvazione del testo di tale articolo si è preferito utilizzare il termine “domestico” anziché “animale da compagnia”, poiché il termine “animale domestico” dal punto di vista legale appare diverso e più ristretto rispetto a quello “animale da compagnia”. Tale modifica però non ha evitato equivoci in materia che al contrario sono aumentati. Il rischio dell’ambiguo aggettivo “domestico” è infatti quello di incrementare le liti condominiali e l’abbandono degli animali stessi.

La confusione interpretativa è stata provocata anche dal fatto che non esiste una definizione legislativa volta ad identificare quali animali sono da considerare domestici. 

Le cose sono completamente differenti per quanto riguarda il caso dell’inquilino che invece di acquistare l’abitazione nel condominio, prende in affitto un appartamento all’interno dello stesso. In questo caso la normativa da la possibilità al proprietario, nel contratto di locazione, di impedire allo stesso di introdurre in casa qualsiasi animale domestico.

Per quanto invece concerne la detenzione di animali “selvatici” in Italia essa è vietata in particolare se tali animali sono reputati pericolosi o rientrano in specie protette (ad esempio ratti, canguri, lemuri, serpenti, tartarughe, orsi lavoratori, lupi, cinghiali, volpi). Questo divieto se non viene rispettato può comportare severe conseguenze stabilite dalla legge n. 150 del 1992. L’art. 6 comma 1 della predetta legge vieta a chiunque di commerciare o detenere esemplari vivi di mammiferi e rettili selvatici che possono costituire pericolo per la salute o l’incolumità pubblica, pena l’applicazione di severe sanzioni penali che come precisa la legge n. 68/2015 possono essere dell’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda da euro quindicimila a centocinquantamila. Gli animali che vengono tenuti illegalmente dovranno essere confiscati.

La Convenzione CITIES ha consentito invece di poter detenere alcune specie esotiche (pappagalli, rettili, scimmie, volpi) ma solo previa autorizzazione e con un permesso contenente tutti i dati relativi all’animale.

Quindi qualora non vi sia un esplicito divieto approvato all’unanimità da tutti i condomini si ritiene consentita la detenzione di tutti gli animali non vietati dalla legge e che non creino un pericolo per la salute e l’incolumità.

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Ex coniugi: reddito di cittadinanza o assegno di mantenimento?

L’obiettivo del reddito di cittadinanza è fornire a tutti disoccupati in cerca di una nuova occupazione un reddito mensile di circa 780 euro.

Nella bozza di decreto attuativo della misura prevista dalla legge di bilancio 2019, il richiedente e tutti i componenti del nucleo familiare beneficiario si dovranno attivare per cercare un posto di lavoro, pena la perdita del sostegno economico per tutto il nucleo familiare.

Tale condizione non opera in caso in cui si chieda la “pensione di cittadinanza”, ma è esclusa per i componenti del nucleo beneficiario del reddito di cittadinanza pensionati o con età superiore a 65 anni.

Da marzo chi vorrà chiedere il reddito di cittadinanza dovrà presentare anche la DID a nome di tutti i componenti il nucleo familiare in età da lavoro, purché non già occupati e non frequentanti un corso di studio o di formazione. Gli stessi dovranno collaborare alla definizione del “patto per il lavoro” (ossia un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale) con gli operatori del centro per l’impiego o dei servizi sociali del comune di residenza.

Si dovranno accettare gli obblighi e gli impegni previsti nel “patto per il lavoro”, tra cui quello di eseguire corsi di formazione, di accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue e di offrire la propria disponibilità alla partecipazione a progetti gestiti dal comune di residenza, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni, per almeno otto ore settimanali.

Cosa succede se il richiedente il reddito di cittadinanza è una donna separata che percepisce anche l’assegno di mantenimento dal marito?

Se l’assegno di mantenimento percepito è superiore ai 780 euro previsti del reddito di cittadinanza le sarà impedito di ottenere la nuova misura di sostentamento, se invece l’assegno di mantenimento dovesse prevedere una cifra inferiore potrebbe essere possibile la concessione alla donna separata di un’integrazione in modo da percepire, sommando le due somme, 780 euro mensili.

Invece nel caso in cui l’ex moglie, dopo il divorzio, dovesse ottenere il reddito di cittadinanza, sarebbe possibile per l’ex marito chiedere al giudice di annullare o modificare le condizioni di mantenimento in favore della ex coniuge. E tale istanza potrebbe essere anche accolta alla luce degli ultimi orientamenti giurisprudenziali che vedrebbero tutte le donne autonome e lavoratrici.

Tuttavia questo scenario è plausibile se la donna in questione è giovane e con esperienze lavorative precedenti: in questo caso le sarebbe facile trovare una nuova occupazione e usufruire soltanto del reddito di cittadinanza in attesa delle nuove proposte lavorative.

Diversa è l’ipotesi in cui l’ex moglie è una donna non più giovane che si è sempre occupata soltanto della casa e della famiglia: in questo caso sarebbe meglio continuare a percepire l’assegno di mantenimento. Ciò per ben due ordini di motivi: poiché ancora non è certo che gli ex coniugi abbiano diritto a richiedere il reddito di cittadinanza e perché non è ancora possibile capire quanto a lungo durerà questa misura e sarà mantenuta dai prossimi Governi.

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La responsabilità medica conseguente al danno iatrogeno.

Il danno iatrogeno differenziale rappresenta una sorta di danno biologico. Può altersì essere definito come pregiudizio alla salute collegato all’aggravamento di una lesione o di una patologia, derivato dal comportamento colposo di un sanitario, imputabile alla colpa di un terzo o a cause naturali. Tale pregiudizio sussiste nelle seguenti situazioni: per errore del medico; aggravamento o mancata guarigione della lesione alla salute; la presenza di una lesione alla salute; l’intervento di un operatore sanitario per far fronte a tale condizione di salute.

Da notare è che la lesione originaria alla salute di un soggetto, sulla quale poi si unisce il danno iatrogeno differenziale, può dipendere da due situazioni: o dal caso fortuito, da forza maggiore o dalla condotta di un terzo incolpevole; oppure da una condotta umana di un terzo colpevole.

È opportuno evidenziare che l’aggravamento della lesione preesistente per colpa del medico è rappresentato dallo stabilizzarsi di disturbi che il danneggiato avrebbe evitato altrimenti o in quanto sarebbe guarito o perché sarebbe guarito con disturbi permanenti ma di entità minore rispetto a quelli consolidatesi. In tale ipotesi si pone la questione se il medico che abbia causato l’aggravamento o la mancata guarigione debba rispondere dell’intero danno del paziente o solo pro quota del danno a lui addebitato. Sembrerebbe giusto dire che il medico risponda solo del danno a lui addebitabile cioè derivante dalle azioni da lui commesse, in realtà però il legislatore prima e la giurisprudenza ermellini poi hanno ritenuto che il medico debba rispondere dell’intero danno cagionato al paziente indipendentemente dal fatto che la lesione sia dovuta per caso fortuito o forza maggiore o per colpa di un terzo.

La modalità di quantificazione del danno nel caso in cui il creditore agisca per il solo danno iatrogeno differenziale e non per l’intero danno, è prassi di alcuni uffici giudiziari chiedere al C.T.U quale sia il grado di invalidità permanente residuato al danneggiato, e quanta parte dello stesso sia stato causato dalla lesione originaria. Così l’ausiliario dovrà fornire a tal proposito due valutazioni percentuali: una prima valutazione riguardante il danno originario, una seconda riguardante il danno iatrogeno differenziale. Una volta quantificate tali percentuali, si valuta la differenza tra la percentuale di invalidità in cui versa il danneggiato e la percentuale di invalidità che ci sarebbe comunque stata a seguito dell’intervento chirurgico così ottenendo la liquidazione del danno de quo. Questa modalità di calcolo del danno, consistente nel sottrarre la percentuale di invalidità permanente in concreto verificatasi a seguito dell’errore medico alla percentuale che comunque si sarebbe verificata anche in assenza di errore del medico, è da considerarsi errata, facendo riferimento invece  alla modalità liquidatoria secondo il principio sancito dai Giudici di Piazza Cavour nella sentenza n. 6341/2014 secondo la quale “in tema di responsabilità medica, allorché un paziente, già affetto da una situazione di compromissione dell’integrità fisica, sia sottoposto ad un intervento che, per la sua cattiva esecuzione, determini un esito di compromissione ulteriore rispetto alla percentuale che sarebbe comunque residuata anche in caso di ottimale esecuzione dell’intervento stesso, ai fini della liquidazione del danno con il sistema tabellare, deve assumersi come percentuale di invalidità quella effettivamente risultante, alla quale va sottratto quanto monetariamente indicato in tabella per la percentuale di invalidità comunque ineliminabile, e perciò non riconducibile alla responsabilità del sanitario”.

 

 

 

 

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Successioni: principi generali.

Nell’ordinamento giuridico italiano vi sono due modalità di trasferimento di diritti e proprietà: con atto tra vivi e con la successione.

Con il termine successione si designa il fenomeno con cui un soggetto subentra ad un altro nella titolarità di uno o più diritti o rapporti giuridici (anche passivi, come i debiti). La morte di una persona determina l’apertura della sua successione. L’apertura avviene nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto, art. 456 cod. civ. Il momento identificativo della morte si ha con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo. Aperta la successione, occorre vedere a chi spettano il patrimonio ereditario o singoli beni. Si parla di delazione all’eredità, ovvero di offerta dell’eredità ad una persona, che se vuole la può acquistare (art. 457, cod. civ.).

La designazione del successibile può avvenire in due modi: per legge, successione legittima, o per testamento, successione testamentaria.

La legge vieta esplicitamente varie tipologie di patti successori: confermativi o istitutivi (con cui Tizio conviene con Caio di lasciargli la propria eredità); dispositivi ( vendo a Caio i beni che dovrebbero pervenirmi dall’eredità di X) e rinunciativi ( convengo con Caio di rinunciare all’eredità di X non ancora devoluta), art. 458 cod. civ.

Vietata è anche la donazione mortis causa, in cui la morte del donante funziona come causa dell’attribuzione patrimoniale (in contemplazione della mia morte ti dono ecc.).
Con la morte del de cuius colui che è chiamato all’eredità, sia per legge  sia per testamento, acquista  la qualità di erede e la titolarità dei beni e dei diritti solo dopo una sua dichiarazione di volontà chiamata accettazione o adizione dell’eredità.

Qualunque persona fisica che, al momento dell’apertura della successione, sia già nata o concepita e sia ancora in vita è senz’altro capace di succedere, art. 462 comma 1, cod. civ.
L’eredità non si acquista se non con l’accettazione da parte del chiamato, art. 459 cod. civ.
Si distinguono due tipi di accettazione: pura e semplice o con beneficio di inventario.
Per effetto della prima si verifica la confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede, che diventano un patrimonio solo. Se, invece, il chiamato all’eredità accetta con beneficio di inventario, non si produce la confusione dei patrimoni.

L’accettazione ancora, può essere espressa oppure tacita.
La prima consiste nella esplicita manifestazione della volontà di acquistare l’eredità (art. 475 cod. civ.); la seconda si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede, (art. 476 cod. civ).

Il diritto di accettare l’eredità è soggetto alla prescrizione ordinaria di anni 10, decorrente dalla data dell’apertura della successione; il termine non è suscettibile di interruzione. L’eredità così come può essere accettata può essere rifiutata.

La rinuncia all’eredità consiste in una dichiarazione unilaterale non recettizia, con la quale il chiamato all’eredità manifesta la sua decisione di non acquistare l’eredità, art. 519 cod. civ. La rinuncia richiede una forma particolare, deve essere ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione. La rinuncia, come l’accettazione, è un actus legitimus. Non tollera né termini né condizioni.

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la Kafala e le adozioni internazionali nell'ordinamento giuridico italiano.

L’adozione internazionale è l’adozione di minori di nazionalità diversa rispetto a quella degli adottandi, regolamentata dalla legge 184/1983 successivamente modificata dalla legge 149/2001.

Tra le Convenzioni rilevanti in materia vi è: la Convenzione dell’Aja del 1993, il cui presupposto fondamentale è garantire che le adozioni internazionali si effettuino nel superiore interesse del minore e nel rispetto dei suoi diritti fondamentali, ratificata dall’Italia con la legge 31 dicembre 1998 n. 476 che ha portato a delle modifiche della legge 184/1983; la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 che fa esplicito riferimento al superiore interesse del minore all’art 3; la successiva Convenzione dell’Aja del 1996 ritenuta dall’Unione europea come strumento per la protezione del minore, il cui obiettivo fondamentale è la tutela del minore stesso; la Dichiarazione sui diritti dell’infanzia del 1959 che si basa su alcuni principi fondamentali in base ai quali il fanciullo deve godere di una speciale protezione ed ha diritto sin dalla nascita ad un nome e ad una nazionalità, egli ha inoltre diritto ad un istruzione che almeno a livello elementare deve essere gratuita e obbligatoria, e ha diritto ad essere protetto contro ogni forma di crudeltà, negligenza e sfruttamento.

I requisiti dell’adozione internazionale sono gli stessi dell’adozione nazionale, e sono previsti dall’art. 6 della legge 184/1983 “l’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno 3 anni, tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e si dimostrino idonei ad istruire, mantenere ed educare i minori che intendono adottare”.

La l. 184/1983 (artt. 29-39) detta un procedimento adottivo che si articola in tre fasi: una prima fase preliminare giurisdizionale presso il tribunale per minorenni territorialmente competente, che si conclude con la dichiarazione di idoneità; una seconda fase all’estero davanti ad un’autorità giurisdizionale o amministrativa straniera, necessaria per l’ingresso del minore in Italia, e la terza, di nuovo giurisdizionale, in Italia davanti al tribunale per i minorenni, volta a dare efficacia al provvedimento straniero, presupposto indispensabile per l’emanazione di un’adozione regolata dalla legge italiana.

I genitori adottivi hanno l’obbligo di informare il minore della sua condizione. Tale obbligo non era previsto dalla legge 184/1983 che appunto non prevedeva né che il minore potesse accedere alle informazioni riguardanti i propri genitori naturali né la possibilità, per il minore stesso, di essere portato a conoscenza della sua condizione. La legge 149/2001 ha mutato tale prospettiva e ha introdotto il diritto dell’adottato ad accedere alle informazioni riguardanti le proprie origini. In materia si è espressa anche la Convenzione dell’Aja del 1993 che ha previsto due disposizioni in merito agli articoli 30 e 31: l’art 30 richiede alle autorità competenti di ciascuno Stato contraente di conservare con cura le informazioni in loro possesso sulle origini del minore, in particolare devono essere conservate le informazioni relative alla madre e al padre, nonché i dati sul quadro sanitario del minore e della sua famiglia. Tali autorità devono inoltre assicurare ai minori l’accesso a tali informazioni, decidendo come e quando permetterlo; l’art 31 invece prevede che a tali informazioni possono accedere soltanto i minori e queste informazioni non possono essere utilizzate ad altri scopi. L’adottato una volta venuto a conoscenza della sua condizione, può presentare istanza al Tribunale per i minorenni per avviare un procedimento che ha come obiettivo l’accesso alle informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei genitori biologici. È possibile presentare l’istanza anche al mero raggiungimento della maggiore età ma, in tal caso, devono sussistere gravi e comprovati motivi relativi alla salute psicofisica dell’istante. Il disegno di legge n. 1978 del 18 giugno 2015, volto a creare un bilanciamento tra la volontà dei genitori biologici di mantenere l’anonimato, e il diritto del minore ha conoscere le sue origini, ha modificato l’art. 28 della legge 184/1983, estendendo il diritto non solo all’adottato ma anche al figlio non riconosciuto dalla madre alla nascita e ha abbassato la soglia di età dai 25 ai 18 anni; ha inoltre modificato il comma 7 dell’art. 28 che prevedeva il divieto di accesso a tali informazioni al figlio non riconosciuto, prevedendo le due ipotesi di revoca spontanea e di conferma spontanea dell’anonimato da parte della madre. Nel primo caso il minore ha il diritto di accedere a tali informazioni; nel secondo caso il minore può accedere solo alle informazioni sanitarie.

Non in tutti i Paesi è previsto l’istituto dell’adozione internazionale, vi sono paesi arabo islamici come l’Egitto, il Marocco, la Tunisia, la Libia e l’Algeria che vietano l’adozione e la ragione di tale divieto è data dalla concezione che essi hanno della famiglia considerata un istituto di origine divina dove l’unico legame valido a qualificarla è quello biologico; quindi l’uomo non può né creare artificialmente né determinare la cessazione di alcun vincolo di filiazione. In questi Paesi è previsto, a tutela del minore rimasto privo della sua famiglia, in alternativa all’adozione, l’istituto della Kafala, oggi assimilabile al nostro istituto dell’affido, riconosciuto dall’ordinamento italiano il 4 maggio 2018 in seguito al riconoscimento da parte del giudice tutelare del Tribunale di Mantova del provvedimento di Kafala emesso dal Tribunale di Algeria riguardante l’affidamento di una minore straniera ad una cittadina italiana.

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DDL del Senatore Pillon in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità: il testo completo.

DISEGNO DI LEGGE 

d’iniziativa dei senatori PILLON, OSTELLARI, CANDURA, Emanuele PELLEGRINI, PIARULLI, D’ANGELO, EVANGELISTA, GIARRUSSO e RICCARDI 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 1° AGOSTO 2018 

Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità



ONOREVOLI SENATORI. – Il presente disegno di legge vuole dare attuazione al contratto di governo stipulato dalla maggioranza parlamentare che prevede, con riguardo al diritto di famiglia, alcune rilevanti modifiche normative idonee ad accompagnare questa delicata mate ria verso una progressiva de-giurisdizionalizza­zione, rimettendo al centro la famiglia e i geni­tori e soprattutto restituendo in ogni occasione possibile ai genitori il diritto di decidere sul futuro dei loro figli e lasciando al giudice il ruolo residuale di decidere nel caso di mancato accordo, ovvero di verificare la non contrarietà all’interesse del minore delle decisioni assunte dai genitori. Come soleva dire Arturo Carlo Jemolo, la famiglia è un’isola che il diritto può solo lambire, essendo organismo normalmente capace di equilibri e bilanciamenti che la norma giuridica deve saper rispettare quanto più possibile. I criteri dettati dal contratto di governo sono sostanzialmente quattro: a) mediazione civile obbligatoria per le questioni in cui siano coinvolti i figli minorenni; b) equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari; c) mantenimento in forma di­retta senza automatismi; d) contrasto dell’a­lienazione genitoriale. Quanto alla mediazione civile obbligatoria, sono note le questioni pregiudiziali sol levate da taluni con riguardo alla possibilità per la norma di imporre un procedimento di mediazione. È tuttavia ben strano che sia stata imposta la mediazione preventiva in settori assai meno coinvolgenti la vita delle persone e invece si pongano forti limitazioni con riguardo alla materia del diritto di famiglia. Eppure, meccanismi di Alternative di­spute resolution (ADR), ben concepiti e caldeg­giati, potrebbero evitare a molte famiglie la lite giudiziaria, di per sé autonoma espressione di fallimento e foriera di conseguenze personali e relazionali, le cui spese vengono in ogni caso pagate a caro prezzo dai molti minori coinvolti. A fronte dell’imposizione normativa del procedimento di ADR è pertanto necessario garantire uno strumento realmente capace di incidere positivamente sulle situazioni concrete ed evitare, per quanto possibile, che le famiglie con minori siano costrette al tunnel giudiziario. Per quanto concerne l’affido condiviso, la legge 8 febbraio 2006, n. 54, si è rivelata un fallimento, cosicché l’Italia rimane uno degli ultimi Paesi del mondo industrializzato per quanto riguarda la cogenitorialità (co-parenting) delle coppie separate. Nel mondo occidentale il principio della bigenitorialità viene affermato e applicato a partire dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176. In realtà però presso alcune corti degli Stati Uniti già nel 1970 gruppi di magistrati avevano iniziato a redigere sentenze che prevedevano l’affido congiunto della prole in caso di divorzio dei geni­tori. Ben presto gli analisti si resero conto che dietro la locuzione joint custody si potevano celare differenti forme di affidamento: in molti casi dietro il concetto di pari responsabilità genitoriali si nascondevano forme di affidamento identiche a quelle normalmente previste in caso di affidamento esclusivo (si trattava della cosiddetta joint legal custody), mentre in altre a una suddivisione giuridico-formale si aggiungeva una condivisione materiale delle cure e dei tempi di permanenza (joint physical custody). Senza minimamente prendere in considerazione le esperienze estere, in Italia solo nel 2006, dopo un faticoso lavoro durato Atti parlamentari – 2 – Senato della Repubblica – N. 735 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI ben quattro legislature, si è riusciti a far passare come forma privilegiata l’affida­mento formalmente (o legalmente) condiviso nel 2006. Il risultato però è stato fallimentare: in Italia l’affido a tempi paritetici è sti­mato intorno all’1-2 per cento, in Belgio su­pera il 20 per cento, in Quebec il 25 per cento, in Svezia il 28 per cento. In Italia l’affido materialmente condiviso (considerando tale una situazione nella quale il minore trascorre almeno il 30 per cento del tempo presso il genitore meno coinvolto) ri­ guarda il 3-4 per cento dei minori, tasso fra i più bassi al mondo, in Belgio il 30 per cento, in Quebec il 30 per cento, in Svezia il 40 per cento. In Italia l’affido material­mente esclusivo riguarda oltre il 90 per cento dei minori, in Belgio circa il 50 per cento, in Quebec circa il 40 per cento, in Svezia il 30 per cento. Nel nostro Paese tro­viamo quindi una situazione estrema che si­curamente non rispecchia la volontà del le­gislatore e che sta danneggiando moltissimi minori. È giunta pertanto l’ora di dare piena applicazione alla risoluzione n. 2079 (2015) del Consiglio d’Europa che consiglia gli Stati membri di adottare legislazioni che as­sicurino l’effettiva uguaglianza tra padre e madre nei confronti dei propri figli, al fine di garantire ad ogni genitore il diritto di es­sere informato e di partecipare alle decisioni importanti per la vita e lo sviluppo del loro figlio, nel miglior interesse di quest’ultimo, consigliando altresì di introdurre nella legi­slazione il principio della doppia residenza o del doppio domicilio dei figli in caso di se­parazione, limitando le eccezioni ai casi di abuso o di negligenza verso un minore, o di violenza domestica. È la stessa risoluzione a suggerire di adottare tutte le misure neces­sarie a garantire la piena esecuzione delle decisioni relative alla residenza dei figli e agli incontri coi genitori, anche dando se­guito a reclami relativi alla mancata frequentazione dei bambini, incoraggiando in ogni caso la mediazione all’interno delle procedure giudiziarie in materia famigliare relativamente ai minori, istituendo un incon­tro informativo obbligatorio stabilito dal giu­dice. La risoluzione si conclude chiedendo che i Paesi membri incoraggino l’elabora­zione di piani parentali che permettano ai genitori di definire loro stessi i principali aspetti della vita di loro figlio. In modo analogo, si ritiene maturo il tempo per applicare il principio del mante­nimento diretto, pur astrattamente previsto dalla norma come modalità di default per provvedere alla prole. Eppure, oltre ad es­sere costume esteso e inveterato di molti S Per questa ragione è importante far pas­sare il principio che entrambi i genitori sono tenuti al mantenimento in forma diretta, possibilmente individuando i costi standard e i capitoli di spesa Medesimo discorso va fatto anche in or­dine a una delle componenti più significative della contribuzione economica dei genitori alle esigenze della prole: la «assegnazione» della casa familiare. Non potendosi più identificare un genitore collocatario, ma dovendosi prendere atto che il bambino potrà finalmente fare conto su «due case», in perfetta conformità con l’os­servazione di Jemolo, è opportuno ripensare in modo significativo nell’ambito del corpus normativo l’istituto «monstrum» dell’asse­gnazione che ha richiesto negli anni un con­tinuo adeguamento giurisprudenziale a fini di coordinamento rispetto alle norme sulla proprietà, altri diritti reali nonché ai contratti per l’utilizzo degli immobili (si veda, in particolare, l’articolo 6 della legge 27 luglio 1978, n. 392). Lo stesso istituto dell’assegnazione, alla luce del raggiunto consenso scientifico sulla sostanziale irrilevanza dell’eventuale asse­gnazione ai fini del benessere della prole in relazione all’autentico significato e concetto sostanziale dell’affidamento condiviso, pre­senta forti dubbi di costituzionalità (rispetto all’articolo 42 della Costituzione). In caso di separazione, il conflitto tra i genitori nella sua più aspra declinazione giu­diziale è statisticamente e positivamente de­terminato dall’interesse economico all’assegnazione della casa familiare piuttosto che da un reale scetticismo sull’idoneità dell’al­tro genitore, che inflaziona il processo con accertamenti peritali e altro. Con riferimento al caso statisticamente più frequente di casa familiare co-intestata a entrambi i genitori, la proposta di modifica richiama la regolamentazione secondo le norme sulla comunione (articoli 1100 e se­guenti del codice civile) che prevede il di­ ritto a un corrispettivo da parte del comproprietario che utilizza il bene in via esclusiva, nelle more della divisione. In caso di proprietà esclusiva in capo a uno dei due geni­tori o a terzi, si dovranno in ogni caso ap­plicare le vigenti norme in materia di pro­prietà, comodato d’uso, diritto di usufrutto o di abitazione e locazione. L’istituto che meglio aiuterà i genitori a evitare contrasti strumentali e a concentrarsi sulla centralità dei figli sarà quello del piano genitoriale, autentico strumento di lavoro sul quale padre e madre saranno chiamati a confrontarsi per individuare le concrete esi­genze dei figli minori e fornire il loro con­tributo educativo e progettuale che riguardi i tempi e le attività della prole e i relativi capitoli di spesa. Il continuo rimando della proposta alle procedure di ADR (conciliazione, media­zione e coordinazione genitoriale) ha lo scopo di restituire la responsabilità decisio­nale ai genitori stessi, aiutandoli e sostenen­doli quando, a causa della difficoltà di dia­logo, i medesimi non appaiono in grado di mantenere pervio il canale comunicativo nel­l’interesse del minore. Anche i nonni potranno intervenire e far sentire la loro voce con interventi ad adiu­vandum che siano propositivi e che tutelino il diritto dei minori a intrattenere rapporti si­gnificativi con i propri ascendenti È poi necessario superare la concezione nominalistica dell’alienazione genitoriale, che in passato ha suscitato consistenti pole­miche, e avere riguardo al dato oggettivo: in molti casi si presenta il fenomeno del rifiuto manifestato dal minore in ordine a qualsiasi forma di relazione con uno dei genitori. Alienazione, estraniazione, avversità, sono solo nomi mutevoli che non possono impe­dire al legislatore di prendersi cura di una delle condizioni più pericolose per il cor­retto e armonico sviluppo psicofisico del mi­nore. Nell’ambito dei rapporti all’interno della famiglia, e in particolare nelle rela­zioni tra genitori e figli, si parla di una nuova categoria di diritti che la recente ri­flessione sociologica ha definito con la locu­zione di diritti relazionali o diritti alla rela­zione. Essi rappresentano i diritti specifici di ogni relazione umana nella sua dimensione affettiva ed emotiva, relazione della quale l’ordinamento e i giuristi sempre più si stanno occupando. È grazie al godimento del diritto ad avere relazioni con i propri fa­miliari che le persone possono, nel contempo, esercitare i doveri legati al «fare fa­miglia». Il presente disegno di legge si compone di ventiquattro articoli. All’articolo 1 si istituisce e regolamenta la funzione pubblica e sociale della profes­sione del mediatore familiare, stabilendo i requisiti per l’esercizio di tale professione. Si delineano in modo estremamente punti­glioso e rigoroso i titoli di studio, le specializzazioni e i percorsi di formazione neces­sari all’espletamento del ruolo di mediatore familiare, professione che non può essere improvvisata, ma che necessita di una for­mazione approfondita. Si stabilisce che le regioni debbano istituire e aggiornare an­nualmente gli elenchi di iscrizione per i me­diatori. All’articolo 2 si sancisce l’obbligo di ri­servatezza per segreto professionale, stabi­lendo anche che gli atti e i documenti del procedimento di mediazione non possano es­sere esibiti nei procedimenti giudiziali, ad eccezione dell’accordo sottoscritto dal mediatore, dalle parti e dai rispettivi legali. L’articolo 3, con rimandi alla normativa vigente in materia di mediazione civile, de­finisce e regolamenta il procedimento della mediazione familiare, con durata non supe­riore a sei mesi, prevedendone l’accesso volontario delle parti, che, in qualsiasi mo­mento, possono interromperne la partecipazione. L’esperimento della mediazione fami­liare rimane condizione di procedibilità qua­lora nella controversia siano coinvolti diret­tamente o indirettamente persone minorenni. Al comma 8 si prevede l’omologazione del tribunale competente per territorio al fine dell’esecutività dell’accordo raggiunto a se­guito del procedimento di mediazione fami­liare. Il tribunale deve decidere, entro quin­dici giorni dalla richiesta, in camera di con­siglio. All’articolo 4 si prevede che le spese e i compensi per il mediatore siano stabiliti con decreto del Ministro della giustizia, da adot­tare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge. L’articolo 5, nell’ambito della coordina­zione genitoriale quale processo di risolu­zione alternativa delle controversie fra geni­tori, qualifica la figura del coordinatore ge­nitoriale. Si tratta di esperto qualificato con funzione mediativa, dotato di formazione specialistica in coordinazione genitoriale, iscritto all’albo di una delle professioni re­golamentate di ambito sanitario o socio-giu­ridico. Il medesimo, operando come terzo imparziale, nell’ambito delle disposizioni di natura legale e deontologica della rispettiva professione, ha il compito di gestire in via stragiudiziale le controversie eventualmente sorte tra i genitori di prole minorenne rela­tivamente all’esecuzione del piano genito­riale. La sua attività è volta al superamento di eventuali ostacoli al corretto e sereno esercizio della cogenitorialità assistendo i genitori nell’attuazione del piano genitoriale, monitorandone l’osservanza e risolvendo tempestivamente le controversie. Il giudice, su richiesta dei genitori di incaricare un co­ordinatore genitoriale, ne dispone la nomina ove ritenuto necessario nell’interesse del mi­nore. L’articolo 6 modifica l’articolo 178 codice di procedura civile (Controllo del collegio sulle ordinanze) con l’aggiunta di un comma per stabilire che l’ordinanza del giudice istruttore in materia di separazione e di af­fidamento dei figli è impugnabile dalle parti, con reclamo immediato al collegio. L’articolo 7, che modifica l’articolo 706 del codice di procedura civile (Forma della domanda), sancisce che le coppie con figli devono procedere alla mediazione obbligato­ria per aiutare le parti a trovare un accordo nell’interesse dei minori. In ogni caso il me­diatore familiare rilascia ai coniugi un’atte­stazione, sottoscritta dai coniugi medesimi, in cui si dà atto del tentativo di mediazione e del relativo esito. L’articolo 8, di modifica all’articolo 708 del codice di procedura civile (Tentativo di conciliazione e provvedimenti del presi­dente), stabilisce che all’udienza di compa­rizione il presidente, nel caso di concilia­zione infruttuosa, debba informare le parti della possibilità di avvalersi della mediazione familiare (obbligatoria in presenza di figli minori). Si stabilisce, per i procedi­menti di separazione di genitori con figli minorenni, la verifica anche d’ufficio del ri­spetto delle prescrizioni di cui all’articolo 706. Il presidente è altresì tenuto a valutare i rispettivi piani genitoriali assumendo con ordinanza i provvedimenti opportuni nell’in­teresse della prole e dei coniugi, secondo quanto previsto dagli articolo 337-ter e se­guenti del codice civile. L’articolo 9, sostituendo il vigente articolo 709-ter del codice di procedura civile (Solu­zione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni), rende più incisivo il ricorso, in quanto la mera ammonizione si è rivelata un’arma spuntata e incapace di frenare gli atteggiamenti più spregiudicati dei genitori. Con l’articolo 10, sostitutivo del vigente articolo 711 del codice di procedura civile (Separazione consensuale), si stabilisce che nel caso di separazione consensuale i geni­tori di figli minori, a pena di nullità, devono indicare nel ricorso il piano genitoriale con­cordato, secondo quanto previsto dall’arti­colo 706, sesto comma del medesimo codice e dall’articolo 337-ter del codice civile. Ove riscontri che i coniugi non vi abbiano adem­piuto, il presidente è tenuto ad esperire pre­liminarmente un tentativo di conciliazione. In caso positivo si procede come previsto dall’articolo 708, secondo comma. In caso negativo il presidente dà atto nel processo verbale del consenso dei coniugi alla sepa­ razione e delle condizioni riguardanti i co­niugi stessi e la prole, come previste dal ri­corso e dai piani educativo e di riparto delle spese. I coniugi che abbiano depositato ri­ corso congiunto per la separazione consen­suale sono esentati dalla mediazione obbli­gatoria. L’articolo 11 riguarda i provvedimenti concernenti i figli. Con la sostituzione del vigente articolo 337-ter del codice civile (Provvedimenti riguardo ai figli), il nuovo articolato prevede, in maniera oltremodo in­ novativa, il diritto del minore al manteni­mento di un rapporto equilibrato e continua­tivo con il padre e la madre, a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali e a trascor­rere con ciascuno dei genitori tempi ade­guati, paritetici ed equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale. Si garantiscono tempi paritari qualora anche uno solo dei genitori ne faccia richiesta. Si garantisce co­munque la permanenza di non meno di do­dici giorni al mese, compresi i pernotta­menti, presso il padre e presso la madre, salvo comprovato e motivato pericolo di pre­giudizio per la salute psico-fisica del figlio in casi tassativamente individuati. Si sanci­sce il suo diritto a conservare rapporti signi­ ficativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. L’articolo prevede inoltre che il giudice, nell’affidare in via condivisa i figli minori, debba stabilire il doppio domicilio del minore ai fini delle co­municazioni scolastiche, amministrative e relative alla salute. Nel piano genitoriale deve essere indicata anche la misura e la modalità con cui ciascuno dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese ordinarie sia per quelle straordinarie, anche attribuendo a ciascuno specifici capi­toli di spesa, in misura proporzionale al pro­ prio reddito e ai tempi di permanenza presso ciascun genitore secondo le esigenze indi­cate nel piano genitoriale, considerando sempre le esigenze del minore, il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convi­venza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le ri­sorse economiche di entrambi i genitori e la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. In man­canza di accordo, il giudice, sentite le parti, stabilisce il piano genitoriale determinando i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi dovrà contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli sulla base del costo medio dei beni e servizi per i figli individuato su base locale alla luce del costo medio della vita come calcolato dall’I­STAT, individuando le spese ordinarie, le spese straordinarie e attribuendo a ciascun genitore specifici capitoli di spesa, dando applicazione al protocollo nazionale sulle spese straordinarie. Si sancisce infine che, ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficiente­ mente documentate, il giudice possa di­sporre un accertamento della polizia tributa­ria sui redditi e sui beni oggetto della con­testazione, anche se intestati a soggetti di­versi. Con l’articolo 12, che sostituisce l’arti­colo 337-quater del codice civile (Affida­mento a un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso), si stabilisce che il giudice, nei casi di cui all’articolo 337-ter, secondo comma, possa disporre l’affidamento dei figli a uno solo dei genitori qua­lora ritenga che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore, garan­tendo sempre il diritto del minore alla bige­nitorialità. Il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l’esercizio esclusivo della re­sponsabilità genitoriale su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giu­ dice, favorendo e garantendo in ogni modo la frequentazione dei figli minori con l’altro genitore, a meno che ciò non sia stato espressamente vietato dal giudice con prov­vedimento motivato. Salvo che non sia di­versamente stabilito, le decisioni di mag­giore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto e il dovere di vi­gilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse. Sono previsti casi di tem­poranea impossibilità ad affidare il minore ai propri genitori. In tali casi il giudice deve porre in essere ogni misura idonea al recu­pero della capacità genitoriale dei figli. L’articolo 13, sostitutivo dell’articolo 337- quinquies del codice civile, reca la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e i casi di conflittualità genitoriale introducendo il secondo tentativo di media­zione e il coordinatore genitoriale quali estremi tentativi di restituire ai genitori la capacità di decisione autonoma, prima della definitiva decisione del giudice. I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’af­fidamento dei figli, la revisione dei piani ge­nitoriali e dei tempi di frequentazione con la prole, l’attribuzione dell’esercizio della re­sponsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo. L’articolo 14, che sostituisce l’articolo 337-sexies, verte sulla residenza del minore presso la casa familiare e sulle prescrizioni in tema di residenza. Il giudice può stabilire nell’interesse dei figli minori che questi mantengano la residenza nella casa fami­liare, indicando in caso di disaccordo quale dei due genitori potrà continuare a risiedervi. Si stabilisce che non possa continuare a risedere nella casa familiare il genitore non proprietario o non titolare di specifico diritto che non abiti o cessi di abitare stabil­mente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. All’articolo 15, che sostituisce l’articolo 337-septies vertente su disposizioni in favore dei figli maggiorenni, si chiarisce che il giu­dice possa disporre in favore dei figli mag­giorenni non indipendenti economicamente, su loro richiesta, il pagamento di un assegno periodico a carico di entrambi i genitori. Tale assegno è versato direttamente all’a­vente diritto. L’articolo 16, che sostituisce l’articolo 337-octies del codice civile (Poteri del giu­dice e ascolto del minore), prevede che il giudice disponga l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento. L’ascolto del minore deve essere sempre svolto alla presenza del giudice e di un esperto da lui designato e deve essere vide­oregistrato. Le parti, che possono assistere in locale separato collegato mediante video, possono presentare domande per mezzo del giudice, ma sono vietate domande dirette a ottenere risposte relativamente al desiderio del minore di stare con uno dei genitori ov­vero quelle potenzialmente in grado di su­scitare preferenze o conflitti di lealtà da parte del minore verso uno dei genitori. L’articolo 17 modifica l’articolo 342-bis del codice civile (Ordini di protezione con­tro gli abusi familiari), aggiungendo un comma per prevedere da parte del giudice, su istanza di parte, l’adozione con decreto di provvedimenti nell’esclusivo interesse del minore, anche quando – pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori – il fi­glio minore manifesti comunque rifiuto, alie­nazione o estraniazione con riguardo ad uno di essi. L’articolo 18 introduce il nuovo articolo 342-quater nel codice civile, con il quale si attribuisce al giudice il potere di ordinare al genitore che abbia tenuto la condotta pregiu­dizievole per il minore la cessazione della stessa condotta; si prevede inoltre che il giu­dice possa disporre con provvedimento d’ur­genza la limitazione o sospensione della re­sponsabilità genitoriale. Il giudice può, in ogni caso, disporre l’inversione della resi­ denza abituale del figlio minore presso l’al­tro genitore ovvero il collocamento provvi­sorio del minore presso apposita struttura specializzata, previa redazione da parte dei servizi sociali o degli operatori della strut­tura di uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità del minore, nonché dell’indicazione del responsabile dell’attuazione di tale programma. L’articolo 19 dispone l’abrogazione del secondo comma dell’articolo 151 del codice civile, in tema di separazione giudiziale, che attualmente prevede che il giudice, pronun­ ziando la separazione, dichiari, ove ne ricor­rano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separa­zione, in considerazione del suo comporta­mento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio. Con l’articolo 20 si modifica l’articolo 6 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, al fine di stabilire che le parti e i ri­spettivi legali devono in ogni caso applicare le disposizioni di cui agli articoli 337-ter e seguenti del codice civile. Con l’articolo 21, quale logica conse­guenza del principio del mantenimento di­retto della prole, si procede ad abrogare l’ar­ticolo 570-bis del codice penale. L’articolo 22 applica i principi previsti per la separazione anche alla legge sul divorzio. L’articolo 23 stabilisce che le norme della legge si applichino anche ai procedimenti pen­denti alla data dell’entrata in vigore della mede­sima. L’articolo 24 infine contiene una clausola di invarianza finanziaria.


DISEGNO DI LEGGE

Art. 1. (Istituzione dell’albo nazionale per la professione di mediatore familiare) 

1. È istituito l’albo professionale dei me­diatori familiari. La Repubblica riconosce la funzione sociale della mediazione familiare. 2. Entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti, da emanare ai sensi dell’arti­colo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presi­dente del Consiglio dei ministri e del Mini­stro della giustizia, sono adottate le norme di attuazione delle disposizioni di cui al pre­sente articolo, tenuto conto dei seguenti princìpi: a) possono esercitare la professione di mediatore familiare le persone in possesso della laurea specialistica in discipline so­ciali, psicologiche, giuridiche, mediche o pe­dagogiche, nonché della formazione speci­fica, certificata da idonei titoli quali master universitari ovvero specializzazioni o perfe­ zionamenti presso enti di formazione ricono­sciuti dalle regioni, aventi durata biennale e di almeno 350 ore; b) possono altresì esercitare l’attività di mediazione familiare coloro che alla data di entrata in vigore della presente legge sono in possesso di laurea specialistica e che hanno già ottenuto la qualifica di mediatore familiare a seguito della formazione speci­ficaalmeno biennale certificata da master universitari ovvero a seguito della frequenza e del superamento dell’esame finale presso corsi di formazione almeno biennali e della durata di almeno 350 ore, purché svolti e conclusi entro il 31 dicembre 2018; c) la qualifica di mediatore familiare può essere attribuita anche agli avvocati iscritti all’ordine professionale da almeno cinque anni e che abbiano trattato almeno dieci nuovi procedimenti in diritto di fami­glia e dei minori per ogni anno; d) la professione di mediatore familiare può essere esercitata in forma individuale o associata secondo le disposizioni stabilite dalla legge 14 gennaio 2013, n. 4; e) l’albo è costituito, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, dal Ministero della giustizia, che ne cura annualmente l’aggiornamento; possono fare domanda di iscrizione all’albo i media­tori familiari in possesso dei requisiti di cui al presente articolo; f) il servizio di mediazione familiare può essere altresì offerto nei consultori fa­miliari pubblici e privati da persone aventi la qualifica di mediatori familiari iscritti al­l’albo; g) il mediatore familiare deve essere particolarmente e specificamente esperto nelle tecniche di mediazione e deve essere in possesso di approfondite conoscenze in diritto, psicologia e sociologia con partico­ lare riferimento ai rapporti familiari e geni­toriali; h) l’iscrizione all’albo è subordinata al superamento di una prova di esame da svol­gere annualmente e la cui disciplina è ri­messa ad appositi decreti del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’i­struzione, dell’università e della ricerca e con il Ministro per la famiglia e le disabi­lità; i) il consiglio nazionale dei mediatori familiari provvede entro sei mesi dalla sua istituzione all’emanazione di un codice de­ontologico ispirato ai seguenti principi: 1) il mediatore familiare deve essere terzo e imparziale rispetto alle parti; 2) il mediatore familiare ha un ob­bligo informativo in favore delle parti circa la possibilità di avvalersi della consulenza matrimoniale al fine di salvaguardare per quanto possibile l’unità della famiglia come previsto dall’articolo 708 del codice di pro­cedura civile, come modificato dall’articolo 8 della presente legge, nel rispetto del mi­glior interesse del minore; deve altresì ado­perarsi per impedire o per risolvere gravi conflittualità che possono produrre ogni forma di violenza endofamiliare, anche in­formando le parti della possibilità di otte­nere l’aiuto di altri specialisti; 3) il mediatore deve astenersi dal for­nire consulenza legale o psicologica alle parti. 

Art. 2. (Obbligo di riservatezza)

1. Il mediatore familiare è tenuto al se­greto professionale ai sensi dell’articolo 622 del codice penale. Nessuno degli atti o do­cumenti del procedimento di mediazione fa­miliare può essere prodotto dalle parti nei procedimenti giudiziali ad eccezione dell’ac­cordo, solo se sottoscritto dal mediatore fa­miliare e controfirmato dalle parti e dai rispettivi legali, ovvero della proposta di ac­cordo formulata dal mediatore.

Art. 3. (Procedimento di mediazione familiare) 

1. Il procedimento di mediazione familiare è informale e riservato. Partecipano al procedimento di mediazione familiare le parti e i rispettivi legali. La partecipazione al procedimento di mediazione di minori , purché di età superiore a dodici anni , può essere ammessa solo con il consenso di tutte le parti e, comunque, di entrambi i genitori. 2. Le parti devono rivolgersi a un media­tore familiare scelto tra quelli che esercitano la professione nell’ambito del distretto del tribunale competente per territorio ai sensi del codice di procedura civile. 3. La partecipazione al procedimento di mediazione familiare è volontariamente scelta dalle parti e può essere interrotta in qualsiasi momento. L’esperimento della me­diazione familiare è comunque condizione di procedibilità secondo quanto previsto dalla legge qualora nel procedimento debbano es­sere assunte decisioni che coinvolgano direttamente o indirettamente i diritti dei minori. 4. Il procedimento di mediazione fami­liare ha una durata non superiore a sei mesi, decorrenti dal primo incontro cui hanno par­tecipato entrambe le parti. Le parti devono partecipare al primo incontro del procedi­mento di mediazione familiare assistite dai rispettivi avvocati, qualora esse abbiano già dato loro mandato. 5. Il mediatore familiare, su accordo delle parti, può chiedere che gli avvocati di cui al comma 4 non partecipino agli incontri suc­cessivi. Gli stessi devono comunque essere presenti, a pena di nullità e inutilizzabilità, alla stipulazione dell’eventuale accordo, ove raggiunto. 6. Gli avvocati e le parti hanno il dovere di collaborare lealmente con il mediatore fa­miliare. 7. Si applicano gli articoli 8, 9, 10, 11, 13 e 14, commi 1 e 2, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28. 8. L’efficacia esecutiva dell’accordo rag­giunto a seguito del procedimento di media­zione familiare deve in ogni caso essere omologata dal tribunale competente per ter­ritorio ai sensi del codice di procedura ci­vile. 9. Il tribunale di cui al comma 8 decide in camera di consiglio entro quindici giorni dalla richiesta.

Art. 4. (Spese e compensi per il mediatore familiare) 

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della giustizia, con proprio decreto, stabilisce i parametri per la determinazione dei com­pensi professionali per i mediatori familiari, prevedendo in ogni caso la gratuità del primo incontro. Gli avvocati e gli altri pro­fessionisti che operano in funzione di me­diatori familiari devono applicare le tariffe professionali relative a tale ultima funzione.

Art. 5. (Coordinatore genitoriale) 

1. La coordinazione genitoriale è un pro­cesso di risoluzione alternativa delle contro­versie centrato sulle esigenze del minore, svolta da professionista qualificato, che inte­gra la valutazione della situazione conflit­tuale, l’informazione circa i rischi del con­flitto per le relazioni tra genitori e figli, la gestione del caso e degli operatori coinvolti, la gestione del conflitto ricercando l’accordo tra i genitori o fornendo suggerimenti o rac­comandazioni e assumendo, previo consenso dei genitori, le funzioni decisionali. 2. Il coordinatore genitoriale è un esperto qualificato con funzione mediativa, dotato di formazione specialistica in coordinazione genitoriale, iscritto all’albo di una delle se­guenti professioni regolamentate di ambito sanitario o socio-giuridico: a) psichiatra; b) neuropsichiatra; c) psicoterapeuta; d) psicologo; e) assistente sociale; f) avvocato; g) mediatore familiare. 3. Il coordinatore genitoriale deve osser­vare tutte le disposizioni di natura legale e deontologica della rispettiva professione. Il medesimo opera come terzo imparziale e ha il compito di gestire in via stragiudiziale le controversie eventualmente sorte tra i geni­tori di prole minorenne relativamente all’e­secuzione del piano genitoriale. La sua atti­ vità è volta al superamento di eventuali ostacoli al corretto e sereno esercizio della cogenitorialità con l’obiettivo di: a) assistere i genitori con alto livello di conflitto nell’attuazione del piano genito­riale; b) monitorare l’osservanza del piano genitoriale, risolvendo tempestivamente le controversie; c) salvaguardare e preservare una rela­zione sicura, sana e significativa tra il mi­nore ed entrambi i suoi genitori. 4. Lo svolgimento dell’attività di coordi­nazione genitoriale non dà luogo a respon­sabilità personali, salvi i casi di dolo o colpa grave. 5. Il giudice prende atto della volontà dei genitori di incaricare un coordinatore genito­riale nell’interesse del minore. L’accordo di incarico e, per le professioni sanitarie, il consenso informato alla coordinazione geni­toriale devono essere sottoscritti dai genitori e sono recepiti contestualmente alla nomina del coordinatore. 

Art. 6. (Modifica all’articolo 178 del codice di procedura civile) 

1. Dopo il terzo comma dell’articolo 178 del codice di procedura civile è inserito il seguente: «L’ordinanza del giudice istruttore in materia di separazione e di affidamento dei figli è impugnabile dalle parti con reclamo immediato al collegio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di venti giorni dalla lettura alla presenza delle parti oppure dalla ricezione della relativa notifica. Il collegio decide in camera di consiglio entro trenta giorni dal deposito del reclamo».

Art. 7. (Modifiche all’articolo 706 del codice di procedura civile) 

1. All’articolo 706 del codice di proce­dura civile sono apportate le seguenti modi­ficazioni: a) al primo comma è premesso il se­guente: «I genitori di prole minorenne che vogliano separarsi devono, a pena di improcedibilità, iniziare un percorso di mediazione familiare. I genitori devono redigere, eventualmente con l’aiuto del mediatore familiare e dei rispettivi legali, un piano genitoriale come previsto dall’articolo 337-ter del codice civile. In ogni caso il mediatore familiare deve rilasciare ai coniugi un’attestazione, sottoscritta dai coniugi medesimi, in cui dà atto che gli stessi hanno tentato la mediazione e informa del relativo esito»; b) al terzo comma, le parole: «novanta giorni dal deposito del ricorso» sono sosti­tuite dalle seguenti: «quaranta giorni dal de­posito del ricorso»; c) è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Nel caso di cui al quinto comma, il ricorso e la memoria difensiva di cui al quarto comma, a pena di nullità, devono contenere altresì, a cura dei genitori, una dettagliata proposta di piano genitoriale che illustri la situazione attuale del minore e le proposte formulate in ordine al suo mantenimento, alla sua istruzione, alla sua educazione e alla sua assistenza morale secondo i punti previsti dall’articolo 337-ter del codice civile». 

Art. 8. (Modifiche all’articolo 708 del codice di procedura civile) 

1. All’articolo 708 del codice di proce­dura civile sono apportate le seguenti modi­ficazioni: a) il secondo comma è sostituito dal seguente: «Qualora la conciliazione riesca, il presidente allega agli atti il verbale di conciliazione e ordina la cancellazione della causa dal ruolo e l’immediata estinzione del procedimento»; b) il terzo comma è sostituito dal se­guente: «Qualora la conciliazione non sia riuscita, il presidente informa le parti della possibilità di avvalersi della mediazione familiare. Nei procedimenti di separazione di genitori con figli minori il presidente verifica anche d’ufficio il rispetto delle prescrizioni di cui all’articolo 706 e in caso contrario rinvia il procedimento per un termine massimo di due mesi e ordina alle parti di rivolgersi a un mediatore familiare. Il presidente, all’esito della mediazione familiare, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori, valuta i rispettivi piani genitoriali e assume con ordinanza i provvedimenti che reputa opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi secondo quanto previsto dagli articoli 337-ter e seguenti del codice civile, accogliendo le rispettive proposte ove convergenti e non contrarie all’interesse della prole e motivando le proprie decisioni ove ritenga di discostarsi dalle indicazioni dell’uno o dell’altro genitore in ordine al piano genitoriale. Se uno dei genitori non compare ovvero non presenta un proprio piano genitoriale, il presidente accoglie nell’ordinanza le proposte indicate dall’altro, ove congrue e non contrarie all’interesse della prole». 

Art. 9. (Modifica dell’articolo 709-ter del codice di procedura civile) 

1. L’articolo 709-ter del codice di proce­dura civile è sostituito dal seguente: «Art. 709-ter. – (Soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni). – Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in or- dine all’esercizio della responsabilità genitoriale o delle modalità dell’affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore. A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze, di manipolazioni psichiche o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, nonché in caso di astensione ingiustificata dai compiti di cura di un genitore e comunque in ogni caso ove riscontri accuse di abusi e violenze fisiche e psicologiche evidentemente false e infondate mosse contro uno dei genitori, il giudice valuta prioritariamente una modifica dei provvedimenti di affidamento ovvero, nei casi più gravi, la decadenza dalla responsabilità genitoriale del responsabile ed emette le necessarie misure di ripristino, restituzione o compensazione. Il giudice può anche congiuntamente: 1) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 3) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 600 euro a un massimo di 6.000 euro. I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari».

Art. 10. (Modifica dell’articolo 711 del codice di procedura civile) 

1. L’articolo 711 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente: «Art. 711. – (Separazione consensuale). – Nel caso di separazione consensuale previsto dall’articolo 158 del codice civile, entrambi i coniugi presentano ricorso congiunto. I genitori di figli minori devono a pena di nullità indicare nel ricorso il piano genitoriale concordato, secondo quanto previsto dall’articolo 706, sesto comma, del presente codice e dall’articolo 337-ter del codice civile. Il presidente, ove riscontri che i coniugi non hanno svolto in precedenza il tentativo di conciliazione di cui all’articolo 708, tenta preliminarmente di conciliarli nel corso della medesima udienza. Se la conciliazione riesce, procede come previsto dall’articolo 708, secondo comma. Se la conciliazione non riesce il presidente dà atto nel processo verbale del consenso dei coniugi alla separazione e delle condizioni riguardanti i coniugi stessi e la prole, come previste dal ricorso e dai piani educativo e di riparto delle spese. La separazione consensuale acquista efficacia con l’omologazione del tribunale, che provvede in camera di consiglio su relazione del presidente. Le condizioni della separazione consensuale sono modificabili a norma dell’articolo 710»

Art. 11. (Modifica dell’articolo 337-ter del codice civile) 

1. L’articolo 337-ter del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 337-ter. – (Provvedimenti riguardo ai figli). – Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità. Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale. Qualora uno dei genitori ne faccia richiesta e non sussistano oggettivi elementi ostativi, il giudice assicura con idoneo provvedimento il diritto del minore di trascorrere tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori. Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre, salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore in caso di: 1) violenza; 2) abuso sessuale; 3) trascuratezza; 4) indisponibilità di un genitore; 5) inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore. Il giudice o le parti, quando le circostanze rendano difficile attuare una divisione paritaria dei tempi su base mensile, possono prevedere adeguati meccanismi di recupero durante i periodi di vacanza, onde garantire una sostanziale equivalenza dei tempi di frequentazione del minore con ciascuno dei genitori nel corso dell’anno. Il figlio minore ha inoltre il diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Gli ascendenti del minore possono intervenire nel giudizio di affidamento con le forme dell’articolo 105 del codice di procedura civile. Il giudice, nei procedimenti di cui all’articolo 337-bis, adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Il giudice, salvo che ciò sia contrario al superiore interesse del minore, affida in via condivisa i figli minori a entrambi i genitori e prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Stabilisce il doppio domicilio del minore presso l’abitazione di ciascuno dei genitori ai fini delle comunicazioni scolastiche, amministrative e relative alla salute. Entrambi i genitori predispongono un piano genitoriale in ordine a: 1) luoghi abitualmente frequentati dai figli; 2) scuola e percorso educativo del minore; 3) eventuali attività extrascolastiche, sportive, culturali e formative; 4) frequentazioni parentali e amicali del minore; 5) vacanze normalmente godute dal minore. Nel piano genitoriale deve essere indicata anche la misura e la modalità con cui ciascuno dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese or- dinarie che per quelle straordinarie, attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al proprio reddito secondo quanto previsto nel piano genitoriale, considerando: 1) le attuali esigenze del figlio; 2) le risorse economiche di entrambi i genitori; 3) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. Il giudice esamina e approva il piano genitoriale concordato dai due genitori ove non contrastante col superiore interesse o con i diritti del minore. In mancanza di accordo o in caso di accordo parziale, il giudice, sentite le parti, recepisce quanto par- zialmente concordato dai genitori e stabilisce comunque il piano genitoriale, determinando i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore e fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli, applicando in ogni caso il mantenimento diretto come indicato ai commi precedenti e sulla base del costo medio dei beni e servizi per i figli, individuato su base locale in ragione del costo medio della vita come calcolato dall’ISTAT, indicando altresì le spese ordinarie, le spese straordinarie e attribuendo a ciascun genitore specifici capitoli di spesa. Il giudice stabilisce, ove strettamente necessario e solo in via residuale, la corresponsione a carico di uno dei genitori, di un assegno periodico per un tempo determinato in favore dell’altro a titolo di contributo al mantenimento del figlio minore. Nel medesimo provvedimento deve anche indicare quali iniziative devono essere intraprese dalle parti per giungere al mantenimento diretto della prole, indicando infine i termini entro i quali la corresponsione di assegno periodico residuale verrà a cessare. I benefici previdenziali e fiscali erogati in favore della prole o ai genitori per i figli a carico sono in ogni caso attribuiti sulla base del reciproco accordo ovvero su disposizione del giudice in misura direttamente proporzionale ai rispettivi redditi. Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi. All’attuazione dei provvedimenti relativi all’affidamento della prole provvede il giudice del merito. La responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni quotidiane sono assunte dal genitore che in quel momento si trova col figlio minore, mentre quelle di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuta detto comportamento anche al fine della modifica della forma di affidamento».

Art. 12. (Modifica dell’articolo 337-quater del codice civile) 

1. L’articolo 337-quater del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 337-quater. – (Affidamento a un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso). – Il giudice, nei casi di cui all’articolo 337-ter, secondo comma, può disporre temporaneamente l’affidamento dei figli a uno solo dei genitori, qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore. In ogni caso deve garantire il diritto del minore alla bigenitorialità, disponendo tempi adeguati di frequentazione dei figli minori col genitore non affidatario e promuovendo azioni concrete per rimuovere le cause che hanno portato all’affidamento esclusivo. Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l’affidamento esclusivo quando sussistono le condizioni indicate al primo comma. Il giudice, se accoglie la domanda, dispone l’affidamento esclusivo al genitore istante, facendo salvi, per quanto possibile, i diritti del minore previsti dal primo comma dell’articolo 337-ter. Se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli, rimanendo ferma l’applicazione dell’articolo 96 del codice di procedura civile. Il genitore a cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice, favorendo e garantendo in ogni modo la frequentazione dei figli minori con l’altro genitore, a meno che ciò non sia stato espressamente limitato dal giudice con provvedimento motivato. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono comunque adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto e il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse. Il giudice, nel caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ai suoi genitori dispone l’affidamento familiare in altro nucleo familiare, anche d’ufficio, per un tempo non superiore ai due anni, preferendo in ogni caso nuclei familiari di parenti o comunque, in mancanza di questi, di famiglie residenti nel medesimo territorio del minore. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa a cura del pubblico ministero al giudice tutelare. Deve in ogni caso essere garantito al minore il diritto alla bigenitorialità, disponendo tempi adeguati di frequentazione con ciascun genitore, salvo che ciò sia motivatamente ritenuto come assolutamente contrario all’interesse del minore. Deve altresì essere posta in essere ogni misura idonea e opportuna per il recupero della capacità genitoriale dei genitori del minore, favorendo il reinserimento immediato in famiglia non appena possibile».

Art. 13. (Modifica dell’articolo 337-quinquies del codice civile) 

1. L’articolo 337-quinquies del codice ci­vile è sostituito dal seguente: «Art. 337-quinquies. – (Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli; conflittualità genitoriale; mediatore e coordinatore genitoriale). – I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, la revisione dei piani genitoriali, il ricalcolo dei tempi di frequentazione con la prole e l’attribuzione dell’esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo. Il giudice, nei casi di conflittualità tra le parti, invita nuovamente i genitori a intraprendere un percorso di mediazione familiare per la risoluzione condivisa delle controversie. Qualora le parti accettino, il giudice sospende il procedimento per non più di sei mesi e rimette le parti avanti il mediatore familiare, sorteggiandone il nome tra due scelti dalle parti in caso di disaccordo. Qualora la mediazione riesca, il giudice esamina il piano genitoriale redatto dalle parti con l’aiuto del mediatore e lo recepisce nel proprio provvedimento ove non ritenuto contrario al superiore interesse del minore. In caso di rifiuto o di fallimento della mediazione il giudice, qualora la conflittualità persista, propone alle parti la nomina di un coordinatore genitoriale, con il compito di facilitare le parti nel dialogo e nella relazione genitoriale, nell’interesse dei figli minori. Il coordinatore può sentire le parti separatamente e congiuntamente. Le parti possono anche attribuire al coordinatore genitoriale il potere di assumere decisioni limitatamente a specifici ambiti e sostenerle nell’attuazione del piano genitoriale. Le eventuali modifiche al piano genitoriale concordate in coordinazione dovranno essere sottoposte al giudice per il tramite dei legali delle parti. Gli oneri della coordinazione genitoriale sono ripartiti tra i genitori nella misura del 50 per cento, salvo diverso accordo tra le parti. Qualora le parti rifiutino di intraprendere la mediazione o la coordinazione genitoriale, il giudice decide della questione applicando i princìpi di cui al primo comma del presente articolo e di cui all’ultimo periodo del secondo comma dell’articolo 337-ter».

Art. 14. (Modifica dell’articolo 337-sexies del codice civile) 

1. L’articolo 337-sexies del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 337-sexies. – (Residenza presso la casa familiare e prescrizioni in tema di residenza). – Fermo il doppio domicilio dei minori presso ciascuno dei genitori secondo quanto stabilito dal quinto comma dell’articolo 337-ter, il giudice può stabilire nell’interesse dei figli minori che questi mantengano la residenza nella casa familiare, indicando in caso di disaccordo quale dei due genitori può continuare a risiedervi. Quest’ultimo è comunque tenuto a versare al proprietario dell’immobile un indennizzo pari al canone di locazione computato sulla base dei correnti prezzi di mercato. Le questioni relative alla proprietà o alla locazione della casa familiare sono risolte in base alle norme vigenti in materia di proprietà e comunione. Non può continuare a risedere nella casa familiare il genitore che non ne sia proprietario o titolare di specifico diritto di usufrutto, uso, abitazione, comodato o locazione e che non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all’altro, almeno trenta giorni prima, l’intenzione di cambiare la propria residenza o domicilio. La mancata comunicazione obbliga al risar- cimento del danno eventualmente verificatosi a carico dell’altro genitore o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto. In ogni caso il trasferimento del minore, il suo cambiamento di residenza e la sua iscrizione a un istituto scolastico sono sempre soggetti al preventivo consenso scritto di entrambi i genitori, ovvero alla decisione del giudice tutelare in caso di mancato accordo. Qualsiasi trasferimento del minore non autorizzato in via preventiva da entrambi i genitori o dal giudice deve esser ritenuto contrario al suo superiore interesse e privo di ogni efficacia giuridica. È compito delle autorità di pubblica sicurezza, su segnalazione di uno dei genitori, adoperarsi per ricondurre immediatamente il minore alla sua residenza qualora sia stato allontanato senza il consenso di entrambi i genitori o l’ordine del giudice».

Art. 15. (Modifica dell’articolo 337-septies del codice civile) 

1. L’articolo 337-septies del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 337-septies. – (Disposizioni in favore dei figli maggiorenni). – I genitori possono concordare con il figlio maggiorenne non ancora autosufficiente economicamente un piano genitoriale con le forme di cui ai commi sesto e settimo dell’articolo 337-ter. Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente e su loro richiesta il pagamento di un assegno periodico a carico di entrambi i genitori. Tale assegno è versato da entrambi i genitori direttamente all’avente diritto, fermi per il figlio gli obblighi di cui all’articolo 315-bis. Ai figli maggiorenni portatori di disabilità grave si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori. Fatto salvo quanto previsto al precedente comma, nei confronti dei figli maggiorenni cessa ogni obbligo di mantenimento al compimento del venticinquesimo anno di età ovvero qualora la mancanza di una loro occupazione o impiego lavorativo sia dipesa da negligenza o rifiuto ingiustificato di opportunità di lavoro offerte ovvero si dimostri la colpevole inerzia nel prorogare il proprio percorso di studi senza alcun effettivo rendimento».

Art. 16. (Modifica dell’articolo 337-octies del codice civile) 

1. L’articolo 337-octies del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 337-octies. – (Poteri del giudice e ascolto del minore). – Prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 337-ter, il giudice può assumere, a istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone inoltre l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento. Nei procedimenti in cui si omologa o si prende atto di un accordo dei genitori, relativo alle condizioni di affidamento dei figli, il giudice non procede all’ascolto se in contrasto con l’interesse del minore o manifestamente superfluo. L’ascolto del minore deve essere sempre svolto alla presenza del giudice e di un esperto da lui designato. L’ascolto deve essere videoregistrato. Le parti possono assistere in locale separato collegato mediante video e possono presentare domande per mezzo del giudice. Sono vietate le domande manifestamente in grado di suscitare conflitti di lealtà da parte del minore verso uno dei genitori».

Art. 17. (Modifica all’articolo 342-bis del codice civile) 

1. All’articolo 342-bis del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Quando in fase di separazione dei genitori o dopo di essa la condotta di un genitore è causa di grave pregiudizio ai diritti relazionali del figlio minore e degli altri familiari, ostacolando il mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore e la conservazione rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, il giudice, su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di cui agli articoli 342-ter e 342-quater. I provvedimenti di cui a quest’ultimo articolo possono essere applicati , nell’esclusivo interesse del minore, anche quando, pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori, il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo a uno di essi». 

Art. 18. (Introduzione dell’articolo 342-quater del codice civile) 

1. Dopo l’articolo 342-ter è inserito il se­ guente: «Art. 342-quater. – (Ulteriori contenuti dell’ordine di protezione). – Con il decreto di cui all’articolo 342-bis il giudice ordina al genitore che ha tenuto la condotta pregiudizievole per il minore la cessazione della stessa condotta; può inoltre disporre con provvedimento d’urgenza la limitazione o sospensione della sua responsabilità genitoriale. Il giudice può applicare in tali casi anche di ufficio e inaudita altera parte uno dei provvedimenti previsti dall’articolo 709- ter del codice di procedura civile. Il giudice, nei casi di cui all’articolo 342- bis, può in ogni caso disporre l’inversione della residenza abituale del figlio minore presso l’altro genitore oppure limitare i tempi di permanenza del minore presso il genitore inadempiente, ovvero disporre il collocamento provvisorio del minore presso apposita struttura specializzata, previa redazione da parte dei servizi sociali o degli operatori della struttura di uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità del minore, nonché dell’indicazione del responsabile dell’attuazione di tale programma. Con il medesimo decreto il giudice determina le modalità di attuazione. Ove sorgano difficoltà o contestazioni in ordine all’esecuzione, lo stesso giudice provvede con decreto ad emanare i provvedimenti più opportuni per tutelare i diritti delle persone interessate, ivi compresi quelli di cui agli articoli 337-ter e 337-quater».

Art. 19. (Modifica all’articolo 151 del codice civile) 

1. All’articolo 151 del codice civile, il se­ condo comma è abrogato. Art. 20. (Modifica all’articolo 6 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132) 1. All’articolo 6 del decreto-legge 12 set­tembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, dopo il comma 3 è inserito il se­guente: «3-bis. Le parti e i rispettivi legali devono in ogni caso applicare le disposizioni di cui agli articoli 337-ter e seguenti del codice civile».

Art. 21. (Abrogazione dell’articolo 570-bis del codice penale) 

1. L’articolo 570-bis del codice penale è abrogato. 

Art. 22. (Modifica dell’articolo 4 della legge 1º dicembre 1970, n. 898) 
1. L’articolo 4 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, è sostituito dal seguente: «Art. 4. – 1. I genitori di prole minorenne che vogliano presentare ricorso per lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio devono a pena di improcedibilità iniziare un percorso di mediazione familiare. I genitori devono redigere, eventualmente con l’aiuto del mediatore familiare e dei rispettivi legali, un piano genitoriale secondo quanto previsto dall’articolo 337-ter del codice civile. In ogni caso il mediatore familiare deve rilasciare ai coniugi un’attestazione, sottoscritta dai coniugi medesimi, in cui dà atto che gli stessi hanno tentato la mediazione e del relativo esito. 2. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno o dell’altro coniuge. 3. La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso è fondata. Qualora la coppia abbia figli minori, la domanda deve contenere a pena di inammissibilità una proposta di piano genitoriale redatto secondo i criteri di cui all’articolo 337-ter del codice civile. 4. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all’ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l’annotazione in calce all’atto. 5. Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve avvenire entro quaranta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto e il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace. 6. Al ricorso e alla prima memoria difensiva sono allegate le ultime tre dichiarazioni dei redditi rispettivamente presentate dai coniugi. 7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l’assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. All’udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente e poi congiuntamente e tenta preliminarmente di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione. 8. Se la conciliazione non riesce, il presidente informa le parti della possibilità di avvalersi della mediazione familiare. Nei procedimenti con figli minori il presidente verifica anche d’ufficio che le parti abbiano iniziato un percorso di mediazione familiare. In caso contrario rinvia il procedimento per un termine massimo di due mesi e ordina alle parti di rivolgersi a un mediatore familiare. I genitori devono redigere, eventualmente con l’aiuto del mediatore familiare e dei rispettivi legali, un piano genitoriale come previsto dall’articolo 337-ter del codice civile. In ogni caso il mediatore familiare deve rilasciare ai coniugi un’attestazione, sottoscritta dai coniugi medesimi, in cui dà atto che gli stessi hanno tentato la mediazione e del relativo esito. 9. Il presidente, all’esito della mediazione familiare, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché disposto l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici nei casi e con le modalità di cui all’articolo 337-octies del codice civile, esamina i rispettivi piani genitoriali e assume con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole secondo quanto previsto dagli articoli 337-ter e seguenti del codice civile, accogliendo le rispettive proposte ove convergenti e non contrarie all’interesse della prole e motivando le proprie decisioni ove ritenga di discostarsi dalle indicazioni dell’uno o dell’altro genitore in ordine al piano genitoriale. Se uno dei genitori non compare ovvero non presenta un proprio piano genitoriale, il presidente accoglie nell’ordinanza le proposte indicate dall’altro, ove congrue e non contrarie all’interesse della prole. 10. Con la medesima ordinanza il presidente nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentito il ricorrente e il suo difensore. L’ordinanza del presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore. Si applica l’articolo 189 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368. 11. Tra la data dell’ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell’udienza di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile ridotti di metà. 12. Con l’ordinanza di cui al comma 9, il presidente assegna altresì termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all’articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6), del codice di procedura civile, e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo comma, del medesimo codice nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio. L’ordinanza deve contenere l’avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all’articolo 167 del codice di procedura civile e che oltre il ter- mine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. 13. All’udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto e settimo, del codice di procedura civile. Si applica altresì l’articolo 184 del medesimo codice. 14. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell’assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all’articolo 10. 15. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l’obbligo della somministrazione dell’assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda. 16. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva. 17. L’appello è deciso in camera di consiglio. 18. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio è proposta con ricorso al presidente del tribunale. I genitori di figli minori devono a pena di nullità indicare nel ricorso il piano genitoriale concordato secondo quanto previsto dal comma 3 del presente articolo e dall’articolo 337-ter del codice civile. Il presidente, ove riscontri che i coniugi non hanno svolto in precedenza il tentativo di conciliazione di cui al comma 7, tenta preliminarmente di conciliarli anche avvalendosi della collaborazione di esperti e di consulenti familiari. Se la conciliazione riesce il presidente fa redigere verbale di conciliazione. Se la conciliazione non riesce il presidente, sentiti i coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all’interesse dei figli, rimette gli atti al collegio che provvede in camera di consiglio con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui ai commi 8 e 9».

Art. 23. (Disposizioni transitorie) 

1. Le disposizioni di cui alla presente legge si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della medesima.

Art. 24. (Clausola di invarianza finanziaria) 

1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Le amministrazioni interessate svol­gono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumen­tali disponibili a legislazione vigente. 

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Il nuovo regime delle impugnazioni penali alla luce della Riforma Orlando.

 Dal 6 marzo 2018 la riforma Orlando troverà piena attuazione con l’entrata in vigore della nuova normativa processuale sulle impugnazioni penali, finalizzata a modificare e circoscrivere i poteri di impugnazione dell’imputato e del pm,in una generale finalità di riduzione dei giudizi di appello.

La riforma delle impugnazioni penali è contenuta nel Decreto Legislativo del 6 febbraio 2018 n. 11, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 19 febbraio 2018, recante “disposizioni di modifica della disciplina in materia di giudizi di impugnazione” approvato dal Consiglio dei Ministri in data 19 gennaio 2018, in attuazione della delega di cui alla riforma Orlando (Legge 103/2017), in vigore dal 6 marzo 2018.

Lo scopo della riforma delle impugnazioni penali è quello di limitare l’instaurazione di giudizi di appello, limitando i poteri di impugnazione delle parti attraverso la valorizzazione del rispettivo ruolo processuale e dei rispettivi interessi ad impugnare. Tale riforma va dunque a circoscrivere il potere d’impugnazione del PM (e dell’imputato)nei limiti in cui “le pretese delle parti, legate all’esercizio dell’azione penale per il pubblico ministero e al diritto di difesa per l’imputato, risultino soddisfatte”.

Nella generale finalità perseguita dalla riforma, viene anzitutto circoscritto il potere del PM di proporre impugnazione. L’art. 1 del D.Lgs. 11/2018 modifica l’art. 568 del codice di procedura penale inserendo il nuovo comma 4-bis che prevede “Il Pubblico Ministero propone impugnazione diretta a conseguire effetti favorevoli all’imputato solo con ricorso per Cassazione”.

Nella stessa ottica, l’art. 2 del decreto modifica l’art. 593 c.p.p. limitando i poteri di appello del pubblico ministero, prevedendo che “Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, l’imputato può appellare contro le sentenze di condanna, mentre il pubblico ministero può appellare contro le medesime sentenze solo quando modificano il titolo del reato o escludono la sussistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale o stabiliscono una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato”.

Dunque, il PM può proporre appello avverso (tutte) le sentenze di proscioglimento e assoluzione ma potrà impugnare le sentenze di condanna solo entro determinati limiti fissati  dalla legge, ovvero l’appellabilità delle stesse è limitata ai casi in cui le medesime modifichino il titolo del reato o escludano la sussistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale o stabiliscano una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato.

La ratio della inappellabilità è quella per cui le pretese del PM e sue richieste di condanna sono state soddisfatte, non sussistendo un interesse all’impugnazione, con una disciplina analoga a quella dettata in materia di giudizio abbreviato.

La riforma del 2018 delle impugnazioni penali, introduce poi il nuovo art. 593-bis c.p.p. al fine di risolvere i problemi relativi alla possibile sovrapposizione degli uffici accusatori (Procuratore della repubblica e Procuratore Generale). Viene infatti previsto che “Nei casi consentiti, contro le sentenze del Giudice per le indagini preliminari, della Corte d’Assise e del Tribunale può appellare il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale. Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello può appellare soltanto nei casi di avocazione o qualora il procuratore della Repubblica abbia prestato acquiescenza al provvedimento”.

Quanto ai poteri di impugnazione dell’imputato, la nuova formulazione dell’art. 593 c.p.p. consente allo stesso di proporre appello contro le sentenze di condanna mentre viene limitato il potere di appello contro le sentenze di proscioglimento, affermando che “L’imputato può appellare contro le sentenze di proscioglimento emesse al termine del dibattimento, salvo che si tratti di sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non lo ha commesso”. Viene dunque esclusa la possibilità per l’imputato di appellare sentenze di assoluzione pronunciate con la più ampia formula liberatoria.

Nella stessa ottica di deflazione dei giudizi di appello, i nuovi art. 593 e 428 c.p.p. prevedono l’inappellabilità per entrambe le parti (PM ed imputato) delle sentenze di proscioglimento relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda o con pena alternativa e le sentenze di non luogo a procedere relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda o con pena alternativa.

L’art. 4 della riforma modifica l‘art. 595 c.p.p. introducendo “Modifiche alla disciplina in materia di appello incidentale“. Viene statuito che l’imputato che non ha proposto impugnazione può proporre appello incidentale entro quindici giorni da quello in cui ha ricevuto la notificazione ex art. 584 dell’impugnazione presentata dalle altre parti e, nello stesso termine, l’imputato può presentare al giudice, mediante deposito in cancelleria, memorie o richieste scritte.

Dunque, la nuova normativa processuale consente l’appello incidentale solo per l’imputato che non abbia proposto impugnazione, non prevedendosi analoga facoltà per il PM.

L’art. 5 del decreto di riforma introduce “Modifiche alla disciplina sui casi di ricorso per Cassazione” modificando il testo dell’art. 606 c.p.p. con l’introduzione di un nuovo comma 2-bis che prevede che “Contro le sentenze di appello pronunciate per reati di competenza del giudice di pace, il ricorso può essere proposto soltanto per i motivi di cui al comma 1, lettere a), b) e c)”.

Viene dunque limitata la possibilità di proporre ricorso per Cassazione contro le sentenze di appello pronunciate per reati di competenza del giudice di pace, che potrà essere proposto solo per tre motivi, ossia in caso di esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri; per inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche; per inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza.

Infine, il decreto di riforma delle impugnazioni penali introduce, agli art. 6 e 7, modifiche di carattere organizzativo e amministrativo, intervenendo sugli art. 165 e 166 delle disposizioni di attuazione al c.p.p. Viene abrogato l’art. 166 disp. att. relativo alla comunicazione al procuratore generale dell’appello dell’imputato e viene introdotto il nuovo art. 165-bis disp. att. che prevede che, dopo la presentazione dell’impugnazione, il giudice che ha emesso la sentenza trasmetta al giudice dell’impugnazione alcune informazioni essenziali ai fini organizzativi del giudizio di appello.

In conclusione, dunque, la riforma delle impugnazioni penali mira a razionalizzare e circoscrivere i giudizi di appello in un’ottica di deflazione dei giudizi penali e di valorizzazione del ruolo delle parti.

 

 

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Il principio del consenso nella legge sul biotestamento.

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LEGGE 22 dicembre 2017, n. 219 Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Promulga

 

la seguente legge:

Art. 1

 

Consenso informato

 

1. La presente  legge,  nel  rispetto  dei  principi  di  cui  agli

articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli  articoli  1,  2  e  3

della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,  tutela  il

diritto    alla    vita,    alla    salute,    alla    dignita'     e

all'autodeterminazione  della  persona  e   stabilisce   che   nessun

trattamento sanitario puo' essere iniziato o proseguito se privo  del

consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei

casi espressamente previsti dalla legge.

2. E' promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia  tra

paziente e medico che si basa sul consenso  informato  nel  quale  si

incontrano l'autonomia decisionale  del  paziente  e  la  competenza,

l'autonomia  professionale   e   la   responsabilita'   del   medico.

Contribuiscono alla  relazione  di  cura,  in  base  alle  rispettive

competenze, gli esercenti una professione  sanitaria  che  compongono

l'equipe sanitaria. In tale relazione sono coinvolti, se il  paziente

lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell'unione  civile  o

il convivente ovvero una persona di fiducia del paziente medesimo.

3. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di

salute e di essere informata in modo completo,  aggiornato  e  a  lei

comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai

rischi degli accertamenti  diagnostici  e  dei  trattamenti  sanitari

indicati,  nonche'  riguardo  alle  possibili  alternative   e   alle

conseguenze  dell'eventuale  rifiuto  del  trattamento  sanitario   e

dell'accertamento diagnostico o  della  rinuncia  ai  medesimi.  Puo'

rifiutare in tutto o in parte  di  ricevere  le  informazioni  ovvero

indicare i familiari o una  persona  di  sua  fiducia  incaricati  di

riceverle e di esprimere il consenso in sua vece se  il  paziente  lo

vuole. Il rifiuto o  la  rinuncia  alle  informazioni  e  l'eventuale

indicazione di un incaricato sono registrati nella cartella clinica e

nel fascicolo sanitario elettronico.

4. Il consenso informato, acquisito nei modi e  con  gli  strumenti

piu' consoni alle condizioni del paziente, e'  documentato  in  forma

scritta  o  attraverso  videoregistrazioni  o,  per  la  persona  con

disabilita', attraverso dispositivi che le consentano di  comunicare.

Il consenso informato, in qualunque forma espresso, e' inserito nella

cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

5. Ogni persona capace di agire ha  il  diritto  di  rifiutare,  in

tutto o in parte, con le stesse forme di cui al  comma  4,  qualsiasi

accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal  medico

per la sua patologia o  singoli  atti  del  trattamento  stesso.  Ha,

inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento, con  le  stesse

forme di cui al comma 4, il consenso prestato, anche quando la revoca

comporti l'interruzione  del  trattamento.  Ai  fini  della  presente

legge,  sono   considerati   trattamenti   sanitari   la   nutrizione

artificiale e l'idratazione artificiale, in quanto  somministrazione,

su prescrizione medica, di  nutrienti  mediante  dispositivi  medici.

Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto  di  trattamenti

sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al

paziente e, se questi acconsente, ai suoi familiari,  le  conseguenze

di tale decisione e le possibili alternative e promuove  ogni  azione

di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi  dei  servizi  di

assistenza  psicologica.  Ferma  restando  la  possibilita'  per   il

paziente di modificare la propria volonta', l'accettazione, la revoca

e il rifiuto sono annotati nella cartella  clinica  e  nel  fascicolo

sanitario elettronico.

6. Il medico e'  tenuto  a  rispettare  la  volonta'  espressa  dal

paziente di rifiutare il trattamento sanitario  o  di  rinunciare  al

medesimo e, in conseguenza di  cio',  e'  esente  da  responsabilita'

civile o penale. Il paziente non puo'  esigere  trattamenti  sanitari

contrari a norme di legge,  alla  deontologia  professionale  o  alle

buone pratiche clinico-assistenziali; a fronte di tali richieste,  il

medico non ha obblighi professionali.

7. Nelle situazioni di  emergenza  o  di  urgenza  il  medico  e  i

componenti dell'equipe sanitaria assicurano le cure  necessarie,  nel

rispetto della volonta' del paziente ove le sue condizioni cliniche e

le circostanze consentano di recepirla.

8. Il tempo della comunicazione tra medico e  paziente  costituisce

tempo di cura.

9. Ogni struttura  sanitaria  pubblica  o  privata  garantisce  con

proprie modalita' organizzative la piena e  corretta  attuazione  dei

principi di  cui  alla  presente  legge,  assicurando  l'informazione

necessaria ai pazienti e l'adeguata formazione del personale.

10. La formazione iniziale e continua  dei  medici  e  degli  altri

esercenti le professioni sanitarie comprende la formazione in materia

di relazione e di comunicazione  con  il  paziente,  di  terapia  del

dolore e di cure palliative.

11.  E'  fatta  salva  l'applicazione  delle  norme  speciali   che

disciplinano l'acquisizione del consenso  informato  per  determinati

atti o trattamenti sanitari.

 

N O T E

 

Avvertenza:

Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto

dall'amministrazione  competente  per  materia   ai   sensi

dell'art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle

disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,

sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica

e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,

approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  28

dicembre 1985, n. 1092,  al  solo  fine  di  facilitare  la

lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali

e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il  valore  e

l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

 

Note all'art. 1:

- Si riporta il testo degli articoli 2, 13 e  32  della

Costituzione:

"Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti

inviolabili  dell'uomo,  sia   come   singolo   sia   nelle

formazioni sociali ove si svolge  la  sua  personalita',  e

richiede   l'adempimento   dei   doveri   inderogabili   di

solidarieta' politica, economica e sociale."

"Art. 13. La liberta' personale e' inviolabile.

Non e' ammessa forma alcuna di detenzione di  ispezione

o perquisizione personale, ne' qualsiasi altra  restrizione

della  liberta'  personale,  se  non  per   atto   motivato

dall'Autorita' giudiziaria e nei soli casi e modi  previsti

dalla legge.

In casi eccezionali di necessita' ed urgenza,  indicati

tassativamente  dalla  legge,   l'autorita'   di   Pubblica

sicurezza  puo'  adottare  provvedimenti  provvisori,   che

devono   essere   comunicati    entro    quarantotto    ore

all'Autorita' giudiziaria e, se  questa  non  li  convalida

nelle successive quarantotto ore, si intendono  revocati  e

restano privi di ogni effetto.

E' punita ogni violenza fisica e morale  sulle  persone

comunque sottoposte a restrizioni di liberta'.

-  La  legge  stabilisce   i   limiti   massimi   della

carcerazione preventiva."

"Art.  32.  La  Repubblica  tutela   la   salute   come

fondamentale  diritto  dell'individuo  e  interesse   della

collettivita', e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno  puo'  essere  obbligato   a   un   determinato

trattamento sanitario se non per disposizione di legge.  La

legge non puo' in nessun caso violare i limiti imposti  dal

rispetto della persona umana.".

- Si riporta il testo degli articoli 1,  2  e  3  della

Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea:

«Art. 1 (Dignita' umana). - 1.  La  dignita'  umana  e'

inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

«Art. 2 (Diritto alla  vita).  -  1.  Ogni  persona  ha

diritto alla vita.

2. Nessuno puo' essere condannato alla pena  di  morte,

ne' giustiziato.

Art. 3 (Diritto all'integrita'  della  persona).  -  1.

Ogni persona ha diritto alla propria  integrita'  fisica  e

psichica.

2. Nell'ambito della medicina e della  biologia  devono

essere in particolare rispettati:

a) il  consenso  libero  e  informato  della  persona

interessata, secondo le modalita' definite dalla legge;

b)  il  divieto  delle   pratiche   eugenetiche,   in

particolare di quelle aventi come scopo la selezione  delle

persone;

c) il divieto di fare del corpo  umano  e  delle  sue

parti in quanto tali una fonte di lucro;

d) il divieto  della  clonazione  riproduttiva  degli

esseri umani.».

 

 

Art. 2

 

Terapia del dolore, divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e

dignita' nella fase finale della vita

 

1. Il medico, avvalendosi  di  mezzi  appropriati  allo  stato  del

paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso

di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato

dal medico. A tal fine, e' sempre  garantita  un'appropriata  terapia

del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina  generale  e

l'erogazione delle cure palliative di cui alla legge 15  marzo  2010,

n. 38.

2. Nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine o  di

imminenza di morte, il medico  deve  astenersi  da  ogni  ostinazione

irragionevole nella somministrazione  delle  cure  e  dal  ricorso  a

trattamenti inutili  o  sproporzionati.  In  presenza  di  sofferenze

refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico  puo'  ricorrere  alla

sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia

del dolore, con il consenso del paziente.

3. Il ricorso alla sedazione  palliativa  profonda  continua  o  il

rifiuto della stessa sono motivati e  sono  annotati  nella  cartella

clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

 

Art. 3

 

Minori e incapaci

 

1.  La  persona  minore  di  eta'  o  incapace  ha   diritto   alla

valorizzazione  delle  proprie  capacita'  di   comprensione   e   di

decisione, nel rispetto dei diritti di cui all'articolo 1,  comma  1.

Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria  salute

in modo consono alle sue capacita' per essere messa nelle  condizioni

di esprimere la sua volonta'.

2. Il consenso informato al trattamento  sanitario  del  minore  e'

espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilita' genitoriale o

dal tutore tenendo conto della  volonta'  della  persona  minore,  in

relazione alla sua eta' e al suo grado di maturita',  e  avendo  come

scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore  nel

pieno rispetto della sua dignita'.

3.  Il  consenso  informato  della  persona  interdetta  ai   sensi

dell'articolo 414 del codice  civile  e'  espresso  o  rifiutato  dal

tutore, sentito l'interdetto ove  possibile,  avendo  come  scopo  la

tutela della salute psicofisica e della vita della persona nel  pieno

rispetto della sua dignita'.

4. Il consenso informato  della  persona  inabilitata  e'  espresso

dalla medesima  persona  inabilitata.  Nel  caso  in  cui  sia  stato

nominato  un  amministratore  di  sostegno  la  cui  nomina   preveda

l'assistenza necessaria  o  la  rappresentanza  esclusiva  in  ambito

sanitario, il  consenso  informato  e'  espresso  o  rifiutato  anche

dall'amministratore di sostegno ovvero solo da quest'ultimo,  tenendo

conto della volonta' del beneficiario, in relazione al suo  grado  di

capacita' di intendere e di volere.

5.  Nel  caso  in  cui  il  rappresentante  legale  della   persona

interdetta o inabilitata  oppure  l'amministratore  di  sostegno,  in

assenza delle disposizioni anticipate di  trattamento  (DAT)  di  cui

all'articolo 4, o  il  rappresentante  legale  della  persona  minore

rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste  siano

appropriate e necessarie, la decisione e' rimessa al giudice tutelare

su ricorso del rappresentante legale della persona interessata o  dei

soggetti di cui agli articoli 406 e seguenti del codice civile o  del

medico o del rappresentante legale della struttura sanitaria.

 

 

 

Note all'art. 3:

- Si riporta il testo dell'art. 414 del codice civile:

"Art. 414. Persone che possono essere interdette.

Il maggiore di eta' e il minore emancipato, i quali  si

trovano in condizioni di abituale infermita' di  mente  che

li rende incapaci di provvedere ai propri  interessi,  sono

interdetti quando cio' e' necessario per assicurare la loro

adeguata protezione.".

- Si riporta il testo degli articoli 406 e seguenti del

codice civile:

"406. Soggetti.

Il ricorso per  l'istituzione  dell'amministrazione  di

sostegno  puo'  essere  proposto  dallo   stesso   soggetto

beneficiario, anche se minore,  interdetto  o  inabilitato,

ovvero da uno dei soggetti indicati nell'art. 417.

Se il ricorso concerne persona interdetta o inabilitata

il medesimo e'  presentato  congiuntamente  all'istanza  di

revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione  davanti  al

giudice competente per quest'ultima.

I  responsabili  dei   servizi   sanitari   e   sociali

direttamente  impegnati  nella  cura  e  assistenza   della

persona,  ove  a  conoscenza  di  fatti  tali  da   rendere

opportuna l'apertura del procedimento di amministrazione di

sostegno, sono tenuti a proporre  al  giudice  tutelare  il

ricorso di cui all'art. 407 o a fornirne  comunque  notizia

al pubblico ministero.

(Omissis).

417. Istanza d'interdizione o di inabilitazione.

L'interdizione  o   l'inabilitazione   possono   essere

promosse dalle persone indicate negli articoli 414  e  415,

dal coniuge,  dalla  persona  stabilmente  convivente,  dai

parenti entro  il  quarto  grado,  dagli  affini  entro  il

secondo grado, dal tutore o curatore  ovvero  dal  pubblico

ministero.

Se l'interdicendo o l'inabilitando si  trova  sotto  la

responsabilita' genitoriale  o  ha  per  curatore  uno  dei

genitori, l'interdizione o l'inabilitazione non puo' essere

promossa  che  su  istanza  del  genitore  medesimo  o  del

pubblico ministero.".

Il Capo I del Titolo XII del libro I del codice  civile

e' stato introdotto dalla  legge  9  gennaio  2004,  n.  6,

relativa all'istituzione dell'amministrazione di sostegno e

modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426, 427 e

429 del codice civile  in  materia  di  interdizioni  e  di

inabilitazione, nonche' relative norme  di  attuazione,  di

coordinamento e finali.

 

 

Art. 4

 

Disposizioni anticipate di trattamento

 

1. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di  volere,  in

previsione di un'eventuale futura incapacita' di  autodeterminarsi  e

dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle  conseguenze

delle sue scelte, puo',  attraverso  le  DAT,  esprimere  le  proprie

volonta' in materia di trattamenti sanitari, nonche' il consenso o il

rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche  e

a singoli trattamenti sanitari. Indica altresi' una  persona  di  sua

fiducia, di seguito denominata «fiduciario», che ne faccia le veci  e

la rappresenti nelle relazioni con  il  medico  e  con  le  strutture

sanitarie.

2. Il fiduciario deve essere una persona maggiorenne  e  capace  di

intendere e di volere.  L'accettazione  della  nomina  da  parte  del

fiduciario avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT o con  atto

successivo, che e' allegato alle DAT. Al fiduciario e' rilasciata una

copia delle DAT. Il fiduciario puo' rinunciare alla nomina  con  atto

scritto, che e' comunicato al disponente.

3. L'incarico del fiduciario puo' essere revocato dal disponente in

qualsiasi momento, con le stesse modalita' previste per la  nomina  e

senza obbligo di motivazione.

4. Nel  caso  in  cui  le  DAT  non  contengano  l'indicazione  del

fiduciario o questi vi abbia rinunciato o sia deceduto o sia divenuto

incapace, le DAT mantengono efficacia in  merito  alle  volonta'  del

disponente. In caso di necessita', il giudice tutelare provvede  alla

nomina di un amministratore di sostegno, ai  sensi  del  capo  I  del

titolo XII del libro I del codice civile.

5. Fermo restando quanto previsto dal comma 6 dell'articolo  1,  il

medico e' tenuto al rispetto  delle  DAT,  le  quali  possono  essere

disattese, in tutto o in parte, dal medico stesso, in accordo con  il

fiduciario,  qualora  esse  appaiano  palesemente  incongrue  o   non

corrispondenti alla condizione clinica attuale  del  paziente  ovvero

sussistano terapie non  prevedibili  all'atto  della  sottoscrizione,

capaci  di  offrire  concrete  possibilita'  di  miglioramento  delle

condizioni di vita. Nel caso di conflitto  tra  il  fiduciario  e  il

medico, si procede ai sensi del comma 5, dell'articolo 3.

6. Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o  per  scrittura

privata  autenticata  ovvero   per   scrittura   privata   consegnata

personalmente dal disponente presso l'ufficio dello stato civile  del

comune  di  residenza   del   disponente   medesimo,   che   provvede

all'annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le

strutture sanitarie, qualora ricorrano i presupposti di cui al  comma

7. Sono esenti dall'obbligo di registrazione, dall'imposta di bollo e

da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto e tassa. Nel caso in cui

le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, le DAT  possono

essere  espresse  attraverso  videoregistrazione  o  dispositivi  che

consentano  alla  persona  con  disabilita'  di  comunicare.  Con  le

medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili  e  revocabili  in

ogni momento.  Nei  casi  in  cui  ragioni  di  emergenza  e  urgenza

impedissero di procedere alla revoca delle DAT con le forme  previste

dai  periodi  precedenti,  queste   possono   essere   revocate   con

dichiarazione verbale raccolta o videoregistrata da  un  medico,  con

l'assistenza di due testimoni.

7. Le regioni che adottano modalita' telematiche di gestione  della

cartella  clinica  o  il  fascicolo  sanitario  elettronico  o  altre

modalita' informatiche di gestione dei dati del singolo  iscritto  al

Servizio sanitario nazionale possono, con proprio atto, regolamentare

la  raccolta  di  copia  delle  DAT,   compresa   l'indicazione   del

fiduciario,  e  il  loro  inserimento  nella  banca  dati,  lasciando

comunque al firmatario la liberta' di  scegliere  se  darne  copia  o

indicare dove esse siano reperibili.

8. Entro sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della

presente legge, il Ministero della salute, le regioni  e  le  aziende

sanitarie provvedono a informare della possibilita'  di  redigere  le

DAT in base alla presente legge, anche attraverso i  rispettivi  siti

Internet.

 

 

 

Art. 5

 

Pianificazione condivisa delle cure

 

1. Nella relazione tra paziente e medico  di  cui  all'articolo  1,

comma 2, rispetto all'evolversi delle conseguenze  di  una  patologia

cronica e invalidante o caratterizzata  da  inarrestabile  evoluzione

con prognosi infausta,  puo'  essere  realizzata  una  pianificazione

delle cure condivisa tra il paziente  e  il  medico,  alla  quale  il

medico e l'equipe sanitaria  sono  tenuti  ad  attenersi  qualora  il

paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere  il

proprio consenso o in una condizione di incapacita'.

2. Il paziente e, con il suo consenso, i suoi familiari o la  parte

dell'unione civile o il convivente ovvero una persona di sua  fiducia

sono adeguatamente informati, ai sensi dell'articolo 1, comma  3,  in

particolare sul possibile  evolversi  della  patologia  in  atto,  su

quanto il paziente puo'  realisticamente  attendersi  in  termini  di

qualita' della vita, sulle possibilita'  cliniche  di  intervenire  e

sulle cure palliative.

3. Il paziente  esprime  il  proprio  consenso  rispetto  a  quanto

proposto dal medico ai sensi del comma 2 e i propri intendimenti  per

il futuro, compresa l'eventuale indicazione di un fiduciario.

4. Il  consenso  del  paziente  e  l'eventuale  indicazione  di  un

fiduciario, di cui al comma 3, sono espressi in forma scritta ovvero,

nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano,

attraverso video-registrazione  o  dispositivi  che  consentano  alla

persona con disabilita' di comunicare, e sono inseriti nella cartella

clinica e nel  fascicolo  sanitario  elettronico.  La  pianificazione

delle cure puo' essere  aggiornata  al  progressivo  evolversi  della

malattia, su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

5. Per quanto riguarda gli aspetti non  espressamente  disciplinati

dal presente articolo si applicano le disposizioni dell'articolo.

 

 

Art. 6

 

Norma transitoria

 

1. Ai documenti atti ad esprimere le  volonta'  del  disponente  in

merito ai  trattamenti  sanitari,  depositati  presso  il  comune  di

residenza o presso un notaio prima della data di  entrata  in  vigore

della presente legge, si applicano  le  disposizioni  della  medesima

legge.

 

 

Art. 7

 

Clausola di invarianza finanziaria

 

1.   Le   amministrazioni    pubbliche    interessate    provvedono

all'attuazione delle disposizioni della  presente  legge  nell'ambito

delle  risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie   disponibili   a

legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la

finanza pubblica.

 

Art. 8

 

Relazione alle Camere

 

1. Il Ministro della salute trasmette  alle  Camere,  entro  il  30

aprile di ogni anno, a decorrere dall'anno  successivo  a  quello  in

corso alla data di  entrata  in  vigore  della  presente  legge,  una

relazione sull'applicazione  della  legge  stessa.  Le  regioni  sono

tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio

di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal  Ministero

della salute.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara'  inserita

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla

osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi' 22 dicembre 2017

 

MATTARELLA

 

Gentiloni Silveri,  Presidente  del

Consiglio dei ministri

Visto, il Guardasigilli: Orlando

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REGOLAMENTO (UE) N. 650/2012 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 4 luglio 2012 relativo alle successioni transfrontaliere

CAPO I

AMBITO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Ambito di applicazione

1.   Il presente regolamento si applica alle successioni a causa di morte. Esso non concerne la materia fiscale, doganale e amministrativa.

2.   Sono esclusi dall’ambito di applicazione del presente regolamento:

a)

lo status delle persone fisiche, i rapporti di famiglia e i rapporti che secondo la legge applicabile a questi ultimi hanno effetti comparabili;

b)

la capacità delle persone fisiche, fatto salvo quanto stabilito all’articolo 23, paragrafo 2, lettera c), e all’articolo 26;

c)

le questioni riguardanti la scomparsa, l’assenza o la morte presunta di una persona fisica;

d)

le questioni riguardanti i regimi patrimoniali tra coniugi e i regimi patrimoniali relativi a rapporti che secondo la legge applicabile a questi ultimi hanno effetti comparabili al matrimonio;

e)

le obbligazioni alimentari diverse da quelle a causa di morte;

f)

la validità formale delle disposizioni a causa di morte fatte oralmente;

g)

i diritti e i beni creati o trasferiti con strumenti diversi dalla successione, quali le donazioni, la comproprietà con reversibilità a favore del comproprietario superstite, i piani pensione, i contratti di assicurazione e accordi analoghi, fatto salvo l’articolo 23, paragrafo 2, lettera i);

h)

le questioni disciplinate dal diritto applicabile alle società, alle associazioni e alle persone giuridiche, quali le clausole degli atti costitutivi e degli statuti di società, associazioni e persone giuridiche che stabiliscono la destinazione delle quote di partecipazione alla morte dei loro membri;

i)

lo scioglimento, l’estinzione e la fusione di società, associazioni e persone giuridiche;

j)

la costituzione, il funzionamento e lo scioglimento di trust;

k)

la natura dei diritti reali;

l)

qualsiasi iscrizione in un registro di diritti su beni mobili o immobili, compresi i requisiti legali relativi a tale iscrizione, e gli effetti dell’iscrizione o della mancata iscrizione di tali diritti in un registro.

Articolo 2

Competenza in materia di successione all’interno degli Stati membri

Il presente regolamento lascia impregiudicata la competenza delle autorità degli Stati membri a trattare questioni di successione.

Articolo 3

Definizioni

1.   Ai fini del presente regolamento si intende per:

a)

«successione», la successione a causa di morte, comprendente qualsiasi modalità di trasferimento di beni, diritti e obbligazioni a causa di morte, che si tratti di un trasferimento volontario per disposizione a causa di morte ovvero di un trasferimento per effetto di successione legittima;

b)

«patto successorio», l’accordo, anche derivante da testamenti reciproci, che conferisce, modifica o revoca, con o senza corrispettivo, diritti nella successione futura di una o più persone parti dell’accordo;

c)

«testamento congiuntivo», il testamento redatto in un unico documento da due o più persone;

d)

«disposizione a causa di morte», un testamento, un testamento congiuntivo o un patto successorio;

e)

«Stato membro d’origine», lo Stato membro in cui, a seconda dei casi, è stata emessa la decisione, è stata approvata o conclusa la transazione giudiziaria, è stato redatto l’atto pubblico o è stato rilasciato il certificato successorio europeo;

f)

«Stato membro dell’esecuzione», lo Stato membro in cui sono richieste la dichiarazione di esecutività o l’esecuzione della decisione, della transazione giudiziaria o dell’atto pubblico;

g)

«decisione», qualsiasi decisione in materia di successioni emessa da un organo giurisdizionale di uno Stato membro, a prescindere dalla denominazione usata, compresa una decisione sulla determinazione delle spese giudiziali da parte del cancelliere;

h)

«transazione giudiziale», la transazione in materia di successioni approvata dall’organo giurisdizionale o conclusa davanti all’organo giurisdizionale nel corso di un procedimento;

i)

«atto pubblico», qualsiasi documento in materia di successioni che sia stato formalmente redatto o registrato come atto pubblico in uno Stato membro e la cui autenticità:

i)

riguardi la firma e il contenuto dell’atto pubblico; nonché

ii)

sia stata attestata da un’autorità pubblica o da altra autorità a tal fine autorizzata dallo Stato membro di origine;

2.   Ai fini del presente regolamento il termine «organo giurisdizionale» indica qualsiasi autorità giudiziaria e tutte le altre autorità e i professionisti legali competenti in materia di successioni che esercitano funzioni giudiziarie o agiscono su delega di un’autorità giudiziaria o sotto il controllo di un’autorità giudiziaria, purché tali altre autorità e professionisti legali offrano garanzie circa l’imparzialità e il diritto di audizione delle parti e purché le decisioni che prendono ai sensi della legge dello Stato membro in cui operano:

a)

possano formare oggetto di ricorso o riesame davanti a un’autorità giudiziaria; e

b)

abbiano forza ed effetto equivalenti a quelli di una decisione dell’autorità giudiziaria nella stessa materia.

Gli Stati membri notificano alla Commissione, conformemente all’articolo 79, le altre autorità e i professionisti legali di cui al primo comma.

CAPO II

COMPETENZA

Articolo 4

Competenza generale

Sono competenti a decidere sull’intera successione gli organi giurisdizionali dello Stato membro in cui il defunto aveva la residenza abituale al momento della morte.

Articolo 5

Accordi di scelta del foro

1.   Se la legge scelta dal defunto per regolare la sua successione conformemente all’articolo 22 è la legge di uno Stato membro, le parti interessate possono convenire che un organo giurisdizionale o gli organi giurisdizionali di tale Stato membro hanno competenza esclusiva a decidere su qualsiasi questione legata alla successione.

2.   L’accordo relativo alla scelta del foro è concluso per iscritto, datato e firmato dalle parti interessate. Si considera equivalente alla forma scritta qualsiasi comunicazione elettronica che consenta una registrazione durevole dell’accordo.

Articolo 6

Dichiarazione di incompetenza in caso di scelta di legge

Quando la legge scelta dal defunto per regolare la sua successione conformemente all’articolo 22 è la legge di uno Stato membro, l’organo giurisdizionale adito ai sensi dell'articolo 4 o dell'articolo 10:

a)

può, su richiesta di una delle parti del procedimento, dichiarare la propria incompetenza se ritiene che gli organi giurisdizionali dello Stato membro della legge scelta siano più adatti a decidere sulla successione tenuto conto delle circostanze pratiche di quest’ultima, quali la residenza abituale delle parti e il luogo in cui sono situati i beni; oppure

b)

dichiara la propria incompetenza se le parti del procedimento hanno convenuto, ai sensi dell’articolo 5, di conferire la competenza a un organo giurisdizionale o agli organi giurisdizionali dello Stato membro della legge scelta.

Articolo 7

Competenza in caso di scelta di legge

Gli organi giurisdizionali dello Stato membro la cui legge sia stata scelta dal defunto conformemente all’articolo 22 sono competenti a decidere sulla successione:

a)

se un organo giurisdizionale preventivamente adito ha dichiarato la propria incompetenza nella stessa causa ai sensi dell’articolo 6;

b)

se le parti del procedimento hanno convenuto, ai sensi dell’articolo 5, di conferire la competenza a un organo giurisdizionale o agli organi giurisdizionali di tale Stato membro; oppure

c)

se le parti del procedimento hanno espressamente accettato la competenza dell’organo giurisdizionale adito.

Articolo 8

Chiusura del procedimento aperto d’ufficio in caso di scelta di legge

L’organo giurisdizionale che ha aperto d’ufficio un procedimento in materia di successioni ai sensi dell’articolo 4 o dell’articolo 10 chiude il procedimento se le parti del procedimento hanno convenuto di regolare la successione amichevolmente in sede stragiudiziale nello Stato membro la cui legge sia stata scelta dal defunto conformemente all’articolo 22.

Articolo 9

Competenza fondata sulla comparizione

1.   Se, nel corso del procedimento davanti a un organo giurisdizionale di uno Stato membro che esercita la competenza ai sensi dell’articolo 7, risulta che non tutte le parti del procedimento sono parte dell’accordo relativo alla scelta del foro, l’organo giurisdizionale continua a esercitare la competenza quando le parti che non sono parte dell’accordo compaiono senza contestare la competenza dell’organo giurisdizionale.

2.   Se la competenza dell’organo giurisdizionale di cui al paragrafo 1 è contestata dalle parti del procedimento che non sono parte dell’accordo in questione, l’organo giurisdizionale dichiara la propria incompetenza.

In tal caso, la competenza a decidere sulla successione spetta agli organi giurisdizionali competenti ai sensi dell’articolo 4 o dell’articolo 10.

Articolo 10

Competenza sussidiaria

1.   Se, al momento della morte, il defunto non risiedeva abitualmente in uno Stato membro, gli organi giurisdizionali di uno Stato membro in cui si trovano beni ereditari sono comunque competenti a decidere sull’intera successione, nella misura in cui:

a)

il defunto possedeva la cittadinanza di quello Stato membro al momento della morte; o, in mancanza,

b)

la precedente residenza abituale del defunto era stabilita in quello Stato membro, purché nel momento in cui l’organo giurisdizionale è adito non sia trascorso un periodo superiore a cinque anni dal cambiamento di tale residenza abituale.

2.   Se nessun organo giurisdizionale di uno Stato membro è competente ai sensi del paragrafo 1, gli organi giurisdizionali dello Stato membro in cui si trovano beni ereditari sono comunque competenti a decidere su tali beni.

Articolo 11

Forum necessitatis

Qualora nessun organo giurisdizionale di uno Stato membro sia competente in forza di altre disposizioni del presente regolamento, in casi eccezionali, gli organi giurisdizionali di uno Stato membro possono decidere sulla successione se un procedimento non può ragionevolmente essere intentato o svolto o si rivela impossibile in uno Stato terzo con il quale la causa ha uno stretto collegamento.

La causa deve presentare un collegamento sufficiente con lo Stato membro dell’organo giurisdizionale adito.

Articolo 12

Limitazione del procedimento

1.   Se l’eredità comprende beni situati in uno Stato terzo, l’organo giurisdizionale adito per decidere sulla successione può, su richiesta di una delle parti, astenersi dal decidere su uno o più di tali beni qualora si possa supporre che la sua decisione sui beni in questione non sarà riconosciuta né, se del caso, dichiarata esecutiva in tale Stato terzo.

2.   Il paragrafo 1 non pregiudica il diritto delle parti di limitare l’oggetto del procedimento ai sensi della legge dello Stato membro dell’organo giurisdizionale adito.

Articolo 13

Accettazione o rinuncia dell’eredità, di un legato o di una quota di legittima

Oltre all’organo giurisdizionale competente a decidere sulla successione ai sensi del presente regolamento, gli organi giurisdizionali dello Stato membro di residenza abituale di qualsiasi persona che, in base alla legge applicabile alla successione, può rendere dinanzi a un organo giurisdizionale una dichiarazione di accettazione dell’eredità, di un legato o di una quota, oppure una dichiarazione diretta a limitare la responsabilità della persona interessata in relazione alle passività ereditarie, sono competenti a ricevere tali dichiarazioni quando, in base alla legge di tale Stato membro, dette dichiarazioni possono essere rese dinanzi ad un organo giurisdizionale.

Articolo 14

Adizione dell’organo giurisdizionale

Ai fini del presente capo, un organo giurisdizionale è considerato adito:

a)

alla data in cui la domanda giudiziale o un atto equivalente è depositato presso l’organo giurisdizionale, a condizione che il richiedente non abbia in seguito omesso di prendere le misure che era tenuto a prendere affinché l’atto fosse notificato o comunicato al convenuto;

b)

se l’atto deve essere notificato o comunicato prima di essere depositato presso l’organo giurisdizionale, alla data della sua ricezione da parte dell’autorità incaricata della notificazione o comunicazione, a condizione che il richiedente non abbia in seguito omesso di prendere le misure che era tenuto a prendere affinché l’atto fosse depositato presso l’organo giurisdizionale; o

c)

se i procedimenti sono aperti d’ufficio, alla data in cui l’autorità giurisdizionale decide di aprire il procedimento o, ove tale decisione non sia richiesta, alla data in cui la causa è registrata dall’autorità giurisdizionale.

Articolo 15

Verifica della competenza

L’organo giurisdizionale di uno Stato membro investito di una causa in materia di successione per la quale non è competente in base al presente regolamento dichiara d’ufficio la propria incompetenza.

Articolo 16

Verifica della ricevibilità

1.   Se il convenuto che ha la residenza abituale nel territorio di uno Stato diverso dallo Stato membro in cui l’azione è stata proposta non compare, l’organo giurisdizionale competente sospende il procedimento fino a quando sia accertato che il convenuto è stato messo nelle condizioni di ricevere la domanda giudiziale o un atto equivalente in tempo utile a consentirgli di presentare le proprie difese o, che sono stati effettuati tutti gli adempimenti in tal senso.

2.   In luogo del paragrafo 1 del presente articolo, si applica l’articolo 19 del regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale («notificazione o comunicazione degli atti») (9), qualora sia stato necessario trasmettere da uno Stato membro a un altro la domanda giudiziale o un atto equivalente a norma di tale regolamento.

3.   Ove non sia applicabile il regolamento (CE) n. 1393/2007, si applica l’articolo 15 della convenzione dell’Aia del 15 novembre 1965 relativa alla notificazione e alla comunicazione all’estero degli atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile o commerciale, qualora sia stato necessario trasmettere all’estero la domanda giudiziale o un atto equivalente a norma di tale convenzione.

Articolo 17

Litispendenza

1.   Qualora davanti a organi giurisdizionali di Stati membri differenti e tra le stesse parti siano state proposte domande aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo, l’organo giurisdizionale successivamente adito sospende d’ufficio il procedimento fino a quando sia stata accertata la competenza dell’organo giurisdizionale preventivamente adito.

2.   Ove sia accertata la competenza dell’organo giurisdizionale preventivamente adito, l’organo giurisdizionale successivamente adito dichiara la propria incompetenza a favore del primo.

Articolo 18

Connessione

1.   Ove più cause connesse siano pendenti davanti agli organi giurisdizionali di Stati membri differenti, l’organo giurisdizionale successivamente adito può sospendere il procedimento.

2.   Se tali cause sono pendenti in primo grado, l’organo giurisdizionale successivamente adito può parimenti dichiarare la propria incompetenza su richiesta di una delle parti a condizione che l’organo giurisdizionale preventivamente adito sia competente a conoscere delle domande proposte e la sua legge consenta la riunione dei procedimenti.

3.   Agli effetti del presente articolo sono connesse le cause aventi tra di loro un collegamento così stretto da rendere opportune una trattazione e una decisione uniche per evitare decisioni tra loro incompatibili ove le cause fossero trattate separatamente.

Articolo 19

Provvedimenti provvisori e cautelari

I provvedimenti provvisori o cautelari previsti dalla legge di uno Stato membro possono essere richiesti agli organi giurisdizionali di tale Stato anche se, in forza del presente regolamento, la competenza a conoscere nel merito è riconosciuta agli organi giurisdizionali di un altro Stato membro.

CAPO III

LEGGE APPLICABILE

Articolo 20

Applicazione universale

La legge designata dal presente regolamento si applica anche ove non sia quella di uno Stato membro.

Articolo 21

Criterio generale

1.   Salvo quanto diversamente previsto dal presente regolamento, la legge applicabile all’intera successione è quella dello Stato in cui il defunto aveva la propria residenza abituale al momento della morte.

2.   Se, in via eccezionale, dal complesso delle circostanze del caso concreto risulta chiaramente che, al momento della morte, il defunto aveva collegamenti manifestamente più stretti con uno Stato diverso da quello la cui legge sarebbe applicabile ai sensi del paragrafo 1, la legge applicabile alla successione è la legge di tale altro Stato.

Articolo 22

Scelta di legge

1.   Una persona può scegliere come legge che regola la sua intera successione la legge dello Stato di cui ha la cittadinanza al momento della scelta o al momento della morte.

Una persona con più di una cittadinanza può scegliere la legge di uno qualsiasi degli Stati di cui ha la cittadinanza al momento della scelta o al momento della morte.

2.   La scelta di legge deve essere effettuata in modo espresso a mezzo di dichiarazione resa nella forma di una disposizione a causa di morte o risultare dalle clausole di tale disposizione.

3.   La validità sostanziale dell’atto con cui è stata fatta la scelta di legge è disciplinata dalla legge scelta.

4.   La modifica o la revoca della scelta di legge devono soddisfare le condizioni di forma previste per la modifica o la revoca di una disposizione a causa di morte.

Articolo 23

Ambito di applicazione della legge applicabile

1.   La legge designata a norma dell’articolo 21 o dell’articolo 22 regola l’intera successione.

2.   Tale legge regola in particolare:

a)

le cause, il momento e il luogo dell’apertura della successione;

b)

l’individuazione dei beneficiari, delle loro quote rispettive e degli eventuali oneri imposti loro dal defunto e la determinazione degli altri diritti successori, compresi i diritti del coniuge o del partner superstite;

c)

la capacità di succedere;

d)

la diseredazione e l’indegnità;

e)

il trasferimento agli eredi e, se del caso, ai legatari, dei beni, dei diritti e delle obbligazioni che fanno parte del patrimonio ereditario, comprese le condizioni e gli effetti dell’accettazione dell’eredità o del legato ovvero della rinuncia all’eredità o al legato;

f)

i poteri degli eredi, degli esecutori testamentari e degli altri amministratori dell’eredità, in particolare per quanto riguarda la vendita dei beni e il pagamento dei creditori, fatti salvi i poteri di cui all’articolo 29, paragrafi 2 e 3;

g)

la responsabilità per i debiti ereditari;

h)

la quota disponibile, le quote di legittima e altre restrizioni alla libertà di disporre a causa di morte nonché gli eventuali diritti che le persone vicine al defunto possono vantare nei confronti dell’eredità o degli eredi;

i)

la collazione e la riduzione delle liberalità ai fini del calcolo delle quote dei diversi beneficiari;

j)

la divisione dell’eredità.

Articolo 24

Disposizioni a causa di morte diverse dai patti successori

1.   Una disposizione a causa di morte diversa da un patto successorio è disciplinata, per quanto riguarda l’ammissibilità e la validità sostanziale, dalla legge che, in forza del presente regolamento, sarebbe stata applicabile alla successione della persona che ha fatto la disposizione se fosse deceduta il giorno in cui è stata fatta la disposizione.

2.   In deroga a quanto stabilito al paragrafo 1, una persona può scegliere come legge regolatrice della sua disposizione a causa di morte, per quanto riguarda l’ammissibilità e la validità sostanziale, la legge che avrebbe potuto scegliere conformemente all’articolo 22 alle condizioni ivi stabilite.

3.   Il paragrafo 1 si applica, in quanto compatibile, alla modifica o alla revoca di una disposizione a causa di morte diversa da un patto successorio. In caso di scelta di legge a norma del paragrafo 2, la modifica o la revoca sono disciplinate dalla legge scelta.

Articolo 25

Patti successori

1.   Un patto successorio avente a oggetto la successione di una sola persona è disciplinato, per quanto riguarda l’ammissibilità, la validità sostanziale e gli effetti vincolanti tra le parti, comprese le condizioni di scioglimento, dalla legge che, in forza del presente regolamento, sarebbe stata applicabile alla successione di tale persona se questa fosse deceduta il giorno della conclusione del patto.

2.   Un patto successorio avente a oggetto la successione di più persone è ammissibile solo se è ammissibile in base a ciascuna delle leggi che, in forza del presente regolamento, avrebbero regolato la successione di ciascuna di tali persone se esse fossero decedute il giorno della conclusione del patto.

Un patto successorio ammissibile ai sensi del primo comma del presente paragrafo è disciplinato, per quanto riguarda la validità sostanziale e gli effetti vincolanti tra le parti, comprese le condizioni per il suo scioglimento, dalla legge con la quale presenta il collegamento più stretto tra quelli menzionati al primo comma del presente paragrafo.

3.   In deroga ai paragrafi 1 e 2, le parti possono scegliere come legge regolatrice del loro patto successorio, per quanto riguarda l’ammissibilità, la validità sostanziale e gli effetti vincolanti tra le parti, comprese le condizioni per il suo scioglimento, la legge che la persona o una delle persone della cui successione si tratta avrebbe potuto scegliere ai sensi dell’articolo 22, alle condizioni ivi indicate.

Articolo 26

Validità sostanziale delle disposizioni a causa di morte

1.   Ai fini degli articoli 24 e 25 i seguenti elementi sono attinenti alla validità sostanziale:

a)

la capacità della persona che fa la disposizione a causa di morte di fare tale disposizione;

b)

le cause specifiche che impediscono alla persona che fa la disposizione di disporre a favore di determinate persone o che impediscono a una persona di ricevere beni della successione dalla persona che fa la disposizione;

c)

l’ammissibilità della rappresentanza ai fini di una disposizione a causa di morte;

d)

l’interpretazione della disposizione;

e)

il dolo, la violenza, l’errore e qualsiasi altra questione legata al consenso o alla volontà della persona che fa la disposizione.

2.   Se una persona ha la capacità di fare una disposizione a causa di morte secondo la legge applicabile a norma dell’articolo 24 o dell’articolo 25, una successiva modifica della legge applicabile lascia impregiudicata la sua capacità di modificare o revocare une tale disposizione.

Articolo 27

Validità formale delle disposizioni a causa di morte fatte per iscritto

1.   Una disposizione a causa di morte fatta per iscritto è valida quanto alla forma se questa è conforme alla legge:

a)

dello Stato in cui la disposizione è stata fatta o il patto successorio è stato concluso; o

b)

di uno degli Stati di cui il testatore o almeno una delle persone la cui successione è interessata da un patto successorio possedeva la cittadinanza al momento in cui la disposizione è stata fatta o il patto è stato concluso, o al momento della morte; o

c)

di uno degli Stati in cui il testatore o almeno una delle persone la cui successione è interessata da un patto successorio aveva il domicilio al momento in cui la disposizione è stata fatta o il patto è stato concluso, o al momento della morte; o

d)

dello Stato in cui il testatore o almeno una delle persone la cui successione è interessata da un patto successorio aveva la residenza abituale al momento in cui la disposizione è stata fatta o il patto è stato concluso, o al momento della morte; o

e)

per quanto riguarda i beni immobili, dello Stato in cui i beni immobili sono situati.

Per determinare se il testatore o ogni persona la cui successione è interessata dal patto successorio hanno o meno il proprio domicilio in un determinato Stato si applica la legge di tale Stato.

2.   Il paragrafo 1 si applica anche alle disposizioni a causa di morte che modificano o revocano una precedente disposizione. La modifica o la revoca è parimenti valida quanto alla forma se è conforme a una delle leggi in virtù delle quali, ai sensi del paragrafo 1, era valida la disposizione a causa di morte modificata o revocata.

3.   Ai fini del presente articolo, sono considerate attinenti alla forma le disposizioni di legge che limitano le forme ammesse delle disposizioni a causa di morte con riferimento all’età, alla cittadinanza o ad altre qualità personali del testatore o delle persone la cui successione è interessata da un patto successorio. Lo stesso vale per i requisiti che devono possedere i testimoni richiesti per la validità di una disposizione a causa di morte.

Articolo 28

Validità formale della dichiarazione riguardante l’accettazione o la rinuncia

La dichiarazione riguardante l’accettazione dell’eredità, di un legato o di una quota di legittima o la rinuncia ad essi, ovvero la dichiarazione volta a limitare la responsabilità della persona che effettua la dichiarazione è valida quanto alla forma se soddisfa i requisiti previsti:

a)

dalla legge applicabile alla successione a norma dell’articolo 21 o dell’articolo 22; o

b)

dalla legge dello Stato in cui la persona che fa la dichiarazione ha la propria residenza abituale.

Articolo 29

Disposizioni specifiche in materia di nomina e poteri di un amministratore dell’eredità in determinate situazioni

1.   Qualora la nomina di un amministratore sia obbligatoria ovvero obbligatoria su richiesta ai sensi della legislazione dello Stato membro i cui organi giurisdizionali sono competenti a decidere sulla successione in conformità al presente regolamento e qualora la legge applicabile alla successione sia una legge straniera, gli organi giurisdizionali di tale Stato membro possono, quando aditi, nominare uno o più amministratori della successione conformemente alla propria legge nazionale, fatte salve le condizioni stabilite nel presente articolo.

L’amministratore o gli amministratori nominati ai sensi del presente paragrafo sono abilitati a eseguire il testamento del defunto e/o amministrare l’eredità a norma della legge applicabile alla successione. Se tale legge non prevede l’amministrazione dell’eredità da parte di una persona che non è un beneficiario, gli organi giurisdizionali dello Stato membro in cui l’amministratore deve essere nominato possono nominare un amministratore terzo ai sensi della propria legge nazionale qualora quest’ultima lo richieda e sussista un grave conflitto di interessi tra i beneficiari o tra i beneficiari e i creditori o altre persone che abbiano garantito i debiti del defunto ovvero un disaccordo tra i beneficiari sull’amministrazione dell’eredità o qualora l’eredità sia di complessa amministrazione a causa della natura dei beni.

L’amministratore o gli amministratori nominati ai sensi del presente paragrafo sono gli unici soggetti abilitati a esercitare i poteri di cui ai paragrafi 2 o 3.

2.   L’amministratore o gli amministratori nominati ai sensi del paragrafo 1 esercitano i poteri di amministrare l’eredità ai quali sono abilitati a norma della legge applicabile alla successione. L’organo giurisdizionale che provvede alla nomina può determinare nella sua decisione condizioni specifiche per l’esercizio di detti poteri in conformità alla legge applicabile alla successione.

Se la legge applicabile alla successione non prevede poteri sufficienti per conservare i beni dell’eredità o proteggere i diritti dei creditori o di altre persone che abbiano garantito i debiti del defunto, l’organo giurisdizionale che provvede alla nomina può decidere di permettere all’amministratore o agli amministratori di esercitare, in via residuale, i poteri previsti a tal fine dalla propria legge e nella relativa decisione può fissare condizioni specifiche per l’esercizio di tali poteri in conformità alla legge.

Nell’esercizio di tali poteri residuali l’amministratore o gli amministratori devono tuttavia rispettare la legge applicabile alla successione per quanto riguarda il trasferimento della proprietà dei beni ereditari, le responsabilità per i debiti ereditari, i diritti dei beneficiari, tra cui, se del caso, il diritto di accettare l’eredità o di rinunciare ad essa e, se del caso, i poteri dell’esecutore testamentario.

3.   In deroga al paragrafo 2, l’organo giurisdizionale che nomina uno o più amministratori ai sensi del paragrafo 1 può, in via eccezionale, qualora la legge applicabile alla successione sia la legge di uno Stato terzo, decidere di conferire agli amministratori tutti i poteri di amministrazione previsti dal diritto dello Stato membro in cui sono nominati.

Nell’esercizio di tali poteri, tuttavia, gli amministratori rispettano, in particolare, l’individuazione dei beneficiari e i loro diritti successori, incluso il diritto alla quota di legittima o le loro rivendicazioni nei confronti dell’eredità o degli eredi ai sensi della legge applicabile alla successione.

Articolo 30

Norme speciali che impongono restrizioni alla successione di determinati beni

Se la legge dello Stato in cui sono situati determinati beni immobili, imprese o altre categorie particolari di beni contiene norme speciali che, per ragioni di carattere economico, familiare o sociale, impongono restrizioni alla successione di tali beni, tali norme speciali si applicano alla successione purché, in base alla legge di tale Stato, esse si applichino indipendentemente dalla legge applicabile alla successione.

Articolo 31

Adattamento dei diritti reali

Se una persona invoca un diritto reale che le spetta secondo la legge applicabile alla successione e la legge dello Stato membro in cui il diritto è invocato non conosce il diritto reale in questione, tale diritto è adattato, se necessario e nella misura del possibile, al diritto reale equivalente più vicino previsto dalla legge di tale Stato, tenendo conto degli obiettivi e degli interessi perseguiti dal diritto reale in questione nonché dei suoi effetti.

Articolo 32

Commorienza

Quando due o più persone le cui successioni sono regolate da leggi diverse decedono in circostanze che non consentono di determinare l’ordine dei decessi e quelle leggi regolano la fattispecie in maniera differente ovvero non la regolano affatto, nessuna di tali persone ha diritto di succedere all’altra o alle altre.

Articolo 33

Eredità vacante

Nella misura in cui, secondo la legge applicabile alla successione ai sensi del presente regolamento, non vi siano disposizioni a causa di morte che istituiscano eredi o legatari, né persone fisiche che abbiano diritto di succedere per legge, l’applicazione della legge così determinata non osta al diritto di uno Stato membro o di un’istituzione designata dalla legge di quello Stato di acquisire a norma della propria legge i beni ereditari situati sul suo territorio, a condizione che i creditori possano chiedere di soddisfare i propri crediti con tutti i beni caduti in successione.

Articolo 34

Rinvio

1.   Quando il presente regolamento prescrive l’applicazione della legge di uno Stato terzo, esso si riferisce all’applicazione delle norme giuridiche in vigore in tale Stato, comprese le norme di diritto internazionale privato, nella misura in cui tali norme rinviino:

a)

alla legge di uno Stato membro; o

b)

alla legge di un altro Stato terzo che applicherebbe la propria legge.

2.   Il rinvio non opera con riferimento alle leggi indicate all’articolo 21, paragrafo 2, all’articolo 22, all’articolo 27, all’articolo 28, lettera b), e all’articolo 30.

Articolo 35

Ordine pubblico

L’applicazione di una disposizione della legge di uno Stato designata dal presente regolamento può essere esclusa solo qualora tale applicazione risulti manifestamente incompatibile con l’ordine pubblico del foro dell’autorità giurisdizionale o di altra autorità competente che si occupa della successione.

Articolo 36

Ordinamenti plurilegislativi a base territoriale

1.   Se la legge designata dal presente regolamento è quella di uno Stato che si compone di più unità territoriali, ciascuna delle quali ha una propria normativa in materia di successione, le norme interne di tale Stato in materia di conflitti di legge determinano l’unità territoriale pertinente la cui normativa si applica.

2.   In mancanza di norme interne in materia di conflitti di legge:

a)

ogni riferimento alla legge dello Stato di cui al paragrafo 1 deve intendersi, ai fini della determinazione della legge designata dalle disposizioni che si riferiscono alla residenza abituale del defunto, come riferimento alla legge dell’unità territoriale in cui il defunto aveva la residenza abituale al momento della morte;

b)

ogni riferimento alla legge dello Stato di cui al paragrafo 1 deve intendersi, ai fini della determinazione della legge designata dalle disposizioni che si riferiscono alla cittadinanza del defunto, come riferimento alla legge dell’unità territoriale con cui il defunto aveva il collegamento più stretto;

c)

ogni riferimento alla legge dello Stato di cui al paragrafo 1 deve intendersi, ai fini della determinazione della legge designata da disposizioni che si riferiscono ad altri elementi quali criteri di collegamento, come riferimento alla legge dell’unità territoriale in cui l’elemento in questione è situato.

3.   In deroga al paragrafo 2, ogni riferimento alla legge dello Stato di cui al paragrafo 1 deve intendersi, ai fini della determinazione della legge designata ai sensi dell’articolo 27 e in mancanza di norme interne in materia di conflitti di legge in tale Stato, come riferimento alla legge dell’unità territoriale con cui il testatore o le persone la cui successione è interessata da un patto successorio avevano il collegamento più stretto.

Articolo 37

Ordinamenti plurilegislativi a base personale

Se uno Stato ha due o più sistemi giuridici o complessi di norme applicabili a categorie diverse di persone in materia di successione, ogni riferimento alla legge di tale Stato deve intendersi come riferimento al sistema giuridico o al complesso di norme determinato dalle norme in vigore in tale Stato. In mancanza di tali norme, si applica il sistema giuridico o il complesso di norme con cui il defunto aveva il collegamento più stretto.

Articolo 38

Non applicazione del presente regolamento ai conflitti interni di leggi

Uno Stato membro che si compone di più unità territoriali, ciascuna con una propria normativa in materia di successione, non è tenuto ad applicare il presente regolamento ai conflitti di legge che riguardano unicamente tali unità.

CAPO IV

RICONOSCIMENTO, ESECUTIVITÀ ED ESECUZIONE DELLE DECISIONI

Articolo 39

Riconoscimento

1.   Le decisioni emesse in uno Stato membro sono riconosciute negli altri Stati membri senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento particolare.

2.   In caso di contestazione, ogni parte interessata che chieda il riconoscimento in via principale di una decisione può far accertare, secondo il procedimento di cui agli articoli da 45 a 58, che la decisione sia riconosciuta.

3.   Se il riconoscimento è richiesto in via incidentale in un procedimento davanti a un’autorità giurisdizionale di uno Stato membro, tale autorità giurisdizionale è competente al riguardo.

Articolo 40

Motivi di diniego del riconoscimento

Le decisioni non sono riconosciute:

a)

se il riconoscimento è manifestamente contrario all’ordine pubblico dello Stato membro in cui è richiesto il riconoscimento;

b)

se la domanda giudiziale o un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto contumace in tempo utile e in modo tale da consentirgli di presentare la propria difesa, eccetto qualora, pur avendone avuto la possibilità, egli non abbia impugnato la decisione;

c)

se sono incompatibili con una decisione emessa in un procedimento tra le stesse parti nello Stato membro in cui è richiesto il riconoscimento;

d)

se sono incompatibili con una decisione emessa precedentemente tra le stesse parti in un altro Stato membro o in un paese terzo, in un procedimento avente il medesimo oggetto e il medesimo titolo, qualora tale decisione soddisfi le condizioni necessarie per essere riconosciuta nello Stato membro in cui è richiesto il riconoscimento.

Articolo 41

Divieto di riesame del merito

In nessun caso la decisione emessa in uno Stato membro può formare oggetto di un riesame del merito.

Articolo 42

Sospensione del procedimento di riconoscimento

L’organo giurisdizionale di uno Stato membro davanti al quale è chiesto il riconoscimento di una decisione emessa in un altro Stato membro può sospendere il procedimento se la decisione è stata impugnata con un mezzo ordinario nello Stato membro di origine.

Articolo 43

Esecutività

Le decisioni emesse in uno Stato membro e ivi esecutive sono eseguite in un altro Stato membro dopo essere state ivi dichiarate esecutive su istanza di una parte interessata secondo la procedura di cui agli articoli da 45 a 58.

Articolo 44

Determinazione del domicilio

Per determinare se, ai fini della procedura di cui agli articoli da 45 a 58, una parte sia domiciliata nello Stato membro dell’esecuzione, l’organo giurisdizionale adito applica la legge interna di tale Stato membro.

Articolo 45

Competenza territoriale

1.   La domanda volta a ottenere una dichiarazione di esecutività è proposta all’organo giurisdizionale o all’autorità competente dello Stato membro dell’esecuzione comunicata da tale Stato membro alla Commissione conformemente all’articolo 78.

2.   La competenza territoriale è determinata dal luogo di domicilio della parte contro cui è chiesta l’esecuzione, o dal luogo dell’esecuzione.

Articolo 46

Procedimento

1.   Il procedimento è disciplinato dalla legge dello Stato membro dell’esecuzione.

2.   L’istante non è tenuto a disporre di un recapito postale, né di un rappresentante autorizzato nello Stato membro dell’esecuzione.

3.   La domanda è corredata dei seguenti documenti:

a)

una copia della decisione che soddisfi le condizioni necessarie per stabilirne l’autenticità;

b)

l’attestato rilasciato dall’organo giurisdizionale o dall’autorità competente dello Stato membro di origine utilizzando il modulo elaborato secondo la procedura consultiva di cui all’articolo 81, paragrafo 2, fatto salvo quanto stabilito all’articolo 47.

Articolo 47

Mancata produzione dell’attestato

1.   Qualora l’attestato di cui all’articolo 46, paragrafo 3, lettera b), non venga prodotto, il giudice o l’autorità competente può fissare un termine per la sua presentazione o accettare un documento equivalente ovvero, qualora ritenga di essere informato a sufficienza, disporne la dispensa.

2.   Qualora l’organo giurisdizionale o l’autorità competente lo richieda, deve essere presentata una traduzione dei documenti. La traduzione è effettuata da una persona abilitata a eseguire traduzioni in uno degli Stati membri.

Articolo 48

Dichiarazione di esecutività

La decisione è dichiarata esecutiva non appena espletate le formalità di cui all’articolo 46 senza alcun esame ai sensi dell’articolo 40. La parte contro cui l’esecuzione viene chiesta non può, in tale fase del procedimento, presentare osservazioni.

Articolo 49

Notificazione della decisione relativa alla domanda volta a ottenere una dichiarazione di esecutività

1.   La decisione relativa alla domanda volta a ottenere una dichiarazione di esecutività è immediatamente notificata all’istante secondo le modalità previste dalla legge dello Stato membro di esecuzione.

2.   La dichiarazione di esecutività è notificata o comunicata alla parte contro la quale è chiesta l’esecuzione, corredata della decisione qualora quest’ultima non sia già stata notificata o comunicata a tale parte.

Articolo 50

Ricorso contro la decisione relativa alla domanda volta a ottenere una dichiarazione di esecutività

1.   Ciascuna delle parti può proporre ricorso contro la decisione relativa alla domanda volta a ottenere una dichiarazione di esecutività.

2.   Il ricorso è proposto davanti all’organo giurisdizionale comunicato dallo Stato membro interessato alla Commissione in conformità all’articolo 78.

3.   Il ricorso è esaminato secondo le norme sul procedimento in contraddittorio.

4.   Se la parte contro la quale è chiesta l’esecuzione non compare davanti all’organo giurisdizionale investito del ricorso nel procedimento riguardante l’azione proposta dall’istante, si applicano le disposizioni dell’articolo 16 anche se la parte contro la quale è chiesta l’esecuzione non è domiciliata nel territorio di uno degli Stati membri.

5.   Il ricorso contro la dichiarazione di esecutività è proposto entro trenta giorni dalla data di notificazione o comunicazione della stessa. Se la parte contro la quale è chiesta l’esecuzione è domiciliata in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata rilasciata la dichiarazione di esecutività, il termine per proporre ricorso è di sessanta giorni a decorrere dalla data della notificazione o comunicazione, sia mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario che nella residenza. Tale termine non è prorogabile per ragioni inerenti alla distanza.

Articolo 51

Impugnazione della decisione emessa sul ricorso

La decisione emessa sul ricorso può essere impugnata solo nei modi comunicati dallo Stato membro interessato alla Commissione conformemente all’articolo 78.

Articolo 52

Rifiuto o revoca di una dichiarazione di esecutività

L’organo giurisdizionale davanti al quale è stato proposto un ricorso ai sensi dell’articolo 50 o dell’articolo 51 rigetta o revoca la dichiarazione di esecutività solo per uno dei motivi contemplati dall’articolo 40. Esso si pronuncia senza indugio.

Articolo 53

Sospensione del procedimento

L’organo giurisdizionale davanti al quale è proposto un ricorso ai sensi dell’articolo 50 o dell’articolo 51, su istanza della parte contro la quale è chiesta l’esecuzione, sospende il procedimento se l’esecutività della decisione è sospesa nello Stato membro d’origine per la presentazione di un ricorso.

Articolo 54

Provvedimenti provvisori e cautelari

1.   Qualora una decisione debba essere riconosciuta in conformità del presente capo, nulla osta a che l’istante chieda provvedimenti provvisori o cautelari in conformità della legge dello Stato membro di esecuzione, senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività ai sensi dell’articolo 48.

2.   La dichiarazione di esecutività implica di diritto l’autorizzazione a procedere a provvedimenti cautelari.

3.   In pendenza del termine di cui all’articolo 50, paragrafo 5, per proporre il ricorso contro la dichiarazione di esecutività e fino a quando non sia stata adottata alcuna decisione su di esso, si può procedere solo a provvedimenti cautelari sui beni della parte contro cui è chiesta l’esecuzione.

Articolo 55

Esecutività parziale

1.   Se la decisione ha statuito su vari capi della domanda e la dichiarazione di esecutività non può essere rilasciata per tutti i capi, l’organo giurisdizionale o l’autorità competente rilasciano la dichiarazione di esecutività solo per uno o più di essi.

2.   L’istante può richiedere una dichiarazione di esecutività parziale della decisione.

Articolo 56

Patrocinio a spese dello Stato

L’istante che nello Stato membro d’origine ha beneficiato in tutto o in parte del patrocinio a spese dello Stato o dell’esenzione dai costi o dalle spese beneficia, nel procedimento per la dichiarazione di esecutività, del patrocinio più favorevole o dell’esenzione più ampia previsti dalla legge dello Stato membro di esecuzione.

Articolo 57

Assenza di garanzie, cauzioni o depositi

Alla parte che chiede il riconoscimento, l’esecutività o l’esecuzione in uno Stato membro di una decisione emessa in un altro Stato membro non devono essere imposte garanzie, cauzioni o depositi, comunque denominati, a causa della qualità di straniero o per difetto di domicilio o residenza nello Stato membro dell’esecuzione.

Articolo 58

Assenza di imposte, diritti o tasse

Nei procedimenti relativi al rilascio di una dichiarazione di esecutività non sono riscossi, nello Stato membro di esecuzione, imposte, diritti o tasse proporzionali al valore della controversia.

CAPO V

ATTI PUBBLICI E TRANSAZIONI GIUDIZIARIE

Articolo 59

Accettazione degli atti pubblici

1.   Un atto pubblico redatto in uno Stato membro ha in un altro Stato membro la stessa efficacia probatoria che ha nello Stato membro d’origine o produce gli effetti più comparabili, a condizione che ciò non sia manifestamente contrario all’ordine pubblico dello Stato membro interessato.

Una persona che intende utilizzare un atto pubblico in un altro Stato membro può chiedere all’autorità che redige l’atto pubblico nello Stato membro d’origine di compilare il modulo elaborato secondo la procedura consultiva di cui all’articolo 81, paragrafo 2 precisando quali sono gli effetti probatori che l’atto pubblico ha nello Stato membro d’origine.

2.   Qualsiasi contestazione riguardo all’autenticità di un atto pubblico è proposta davanti agli organi giurisdizionali dello Stato membro d’origine ed è decisa secondo la legge di tale Stato. L’atto pubblico contestato non ha nessuna efficacia probatoria negli altri Stati membri fino a quando la contestazione è pendente davanti all’organo giurisdizionale competente.

3.   Qualsiasi contestazione riguardo ai negozi giuridici o ai rapporti giuridici registrati in un atto pubblico è proposta davanti agli organi giurisdizionali competenti ai sensi del presente regolamento ed è decisa secondo la legge applicabile a norma del capo III. L’atto pubblico contestato non ha nessuna efficacia probatoria negli Stati membri diversi dallo Stato membro d’origine per quanto concerne i punti contestati fino a quando la contestazione è pendente davanti all’organo giurisdizionale competente.

4.   Se una questione relativa ai negozi giuridici o ai rapporti giuridici registrati in un atto pubblico in materia di successioni è sollevata in via incidentale in un procedimento davanti a un organo giurisdizionale di uno Stato membro, tale organo giurisdizionale è competente a decidere tale questione.

Articolo 60

Esecutività degli atti pubblici

1.   L’atto pubblico esecutivo nello Stato membro d’origine è dichiarato esecutivo in un altro Stato membro, su istanza della parte interessata, secondo la procedura di cui agli articoli da 45 a 58.

2.   Ai fini dell’articolo 46, paragrafo 3, lettera b), l’autorità che ha redatto l’atto pubblico, su istanza della parte interessata, rilascia un attestato utilizzando il modulo elaborato secondo la procedura consultiva di cui all’articolo 81, paragrafo 2.

3.   L’organo giurisdizionale davanti al quale è proposto un ricorso ai sensi dell’articolo 50 o dell’articolo 51 rifiuta o revoca la dichiarazione di esecutività solo se l’esecuzione dell’atto pubblico è manifestamente contraria all’ordine pubblico dello Stato membro di esecuzione.

Articolo 61

Esecutività delle transazioni giudiziarie

1.   Le transazioni giudiziarie esecutive nello Stato membro d’origine sono dichiarate esecutive in un altro Stato membro, su istanza della parte interessata, secondo la procedura di cui agli articoli da 45 a 58.

2.   Ai fini dell’articolo 46, paragrafo 3, lettera b), l’organo giurisdizionale che ha approvato la transazione o dinanzi al quale essa è stata conclusa, rilascia, su istanza della parte interessata, un attestato utilizzando il modulo elaborato secondo la procedura consultiva di cui all’articolo 81, paragrafo 2.

3.   L’organo giurisdizionale davanti al quale è proposto un ricorso ai sensi dell’articolo 50 o dell’articolo 51 rifiuta o revoca la dichiarazione di esecutività solo se l’esecuzione della transazione giudiziaria è manifestamente contraria all’ordine pubblico dello Stato membro di esecuzione.

CAPO VI

CERTIFICATO SUCCESSORIO EUROPEO

Articolo 62

Istituzione di un certificato successorio europeo

1.   Il presente regolamento istituisce un certificato successorio europeo («certificato») che è rilasciato per essere utilizzato in un altro Stato membro e produce gli effetti di cui all’articolo 69.

2.   L’uso del certificato non è obbligatorio.

3.   Il certificato non sostituisce i documenti interni utilizzati per scopi analoghi negli Stati membri. Tuttavia, una volta rilasciato per essere utilizzato in un altro Stato membro, il certificato produce gli effetti di cui all’articolo 69 anche nello Stato membro le cui autorità lo hanno rilasciato in forza del presente capo.

Articolo 63

Scopo del certificato

1.   Il certificato è destinato a essere utilizzato dagli eredi, dai legatari che vantano diritti diretti sulla successione e dagli esecutori testamentari o amministratori dell’eredità che, in un altro Stato membro, hanno necessità di far valere la loro qualità o di esercitare, rispettivamente, i loro diritti di eredi o legatari e/o i loro poteri come esecutori testamentari o amministratori dell’eredità.

2.   Il certificato può essere utilizzato, in particolare, per dimostrare uno o più dei seguenti elementi:

a)

la qualità e/o i diritti di ciascun erede ovvero di ciascun legatario menzionato nel certificato e le rispettive quote ereditarie;

b)

l’attribuzione di uno o più beni determinati che fanno parte dell’eredità agli eredi ovvero ai legatari menzionati nel certificato;

c)

i poteri della persona indicata nel certificato di dare esecuzione al testamento o di amministrare l’eredità.

Articolo 64

Competenza a rilasciare il certificato

Il certificato è rilasciato nello Stato membro i cui organi giurisdizionali sono competenti a norma dell’articolo 4, dell’articolo 7, dell’articolo 10 o dell’articolo 11. L’autorità di rilascio è:

a)

un organo giurisdizionale quale definito all’articolo 3, paragrafo 2; o

b)

un’altra autorità che in forza del diritto nazionale è competente in materia di successione.

Articolo 65

Domanda di certificato

1.   Il certificato è rilasciato su richiesta di una delle persone di cui all’articolo 63, paragrafo 1 («richiedente»).

2.   Ai fini della presentazione della domanda, il richiedente può utilizzare il modulo elaborato secondo la procedura consultiva di cui all’articolo 81, paragrafo 2.

3.   La domanda contiene le informazioni elencate di seguito, nella misura in cui il richiedente ne sia a conoscenza e siano necessarie per consentire all’autorità di rilascio di attestare gli elementi di cui il richiedente chiede la certificazione, ed è corredata di tutti i documenti pertinenti in originale o in copia autentica, fatto salvo l’articolo 66, paragrafo 2:

a)

le generalità del defunto: cognome (se del caso, cognome da nubile), nome/nomi, sesso, data e luogo di nascita, stato civile, cittadinanza, numero d’identificazione (se del caso), indirizzo al momento della morte, data e luogo della morte;

b)

le generalità del richiedente: cognome (se del caso, cognome da nubile), nome/nomi, sesso, data e luogo di nascita, stato civile, cittadinanza, numero d’identificazione (se del caso), indirizzo ed eventuale rapporto di parentela o di affinità con il defunto;

c)

le generalità dell’eventuale rappresentante del richiedente: cognome (se del caso, cognome da nubile), nome/nomi, indirizzo e potere di rappresentanza;

d)

le generalità del coniuge o partner del defunto e, se del caso, degli ex coniugi o ex partner: cognome (se del caso, cognome da nubile), nome/nomi, sesso, data e luogo di nascita, stato civile, cittadinanza, numero d’identificazione (se del caso) e indirizzo;

e)

le generalità di altri possibili beneficiari in forza di una disposizione a causa di morte e/o per legge: cognome e nome/nomi o denominazione dell’organizzazione, numero d’identificazione (se del caso) e indirizzo;

f)

lo scopo previsto del certificato ai sensi dell’articolo 63;

g)

gli estremi dell’organo giurisdizionale o altra autorità competente che tratta o ha trattato la successione in quanto tale, se del caso;

h)

gli elementi su cui il richiedente si basa per far valere, secondo il caso, il preteso diritto ai beni della successione in qualità di beneficiario e/o il diritto di dare esecuzione al testamento del defunto e/o il diritto di amministrare l’eredità del defunto;

i)

l’indicazione delle eventuali disposizioni a causa di morte fatte dal defunto; se non è allegato né l’originale né una copia, un’indicazione del luogo in cui si trova l’originale;

j)

l’indicazione delle eventuali disposizioni a causa di morte fatte dal defunto a un rapporto suscettibile di avere effetti comparabili al matrimonio; se non è allegato né l’originale né la copia della convenzione, un’indicazione del luogo in cui si trova l’originale;

k)

l’indicazione delle eventuali dichiarazioni di accettazione o di rinuncia dell’eredità da parte dei beneficiari;

l)

una dichiarazione secondo cui, per quanto noto al richiedente, non vi sono controversie pendenti in relazione agli elementi da certificare;

m)

qualsiasi altra informazione considerata utile dal richiedente ai fini del rilascio del certificato.

Articolo 66

Esame della domanda

1.   Ricevuta la domanda, l’autorità di rilascio verifica le informazioni e le dichiarazioni, nonché i documenti e gli altri mezzi di prova forniti dal richiedente. Effettua d’ufficio le indagini necessarie per detta verifica, laddove ciò sia previsto o consentito dal proprio diritto nazionale, o invita il richiedente a fornire le ulteriori prove che essa ritiene necessarie.

2.   Se il richiedente non è stato in grado di produrre copie autentiche dei documenti pertinenti, l’autorità di rilascio può decidere di accettare altri mezzi di prova.

3.   Se il diritto nazionale lo prevede e alle condizioni da esso stabilite, l’autorità di rilascio può chiedere che le dichiarazioni siano rese sotto giuramento o nella forma di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà.

4.   L’autorità di rilascio adotta tutte le misure necessarie per informare i beneficiari della richiesta di rilascio di un certificato. Se necessario per l’accertamento degli elementi da certificare, procede all’audizione degli interessati e degli eventuali esecutori o amministratori e procede ad annunci pubblici allo scopo di dare ad altri possibili beneficiari l’opportunità di far valere i propri diritti.

5.   Ai fini del presente articolo, l’autorità competente di uno Stato membro fornisce, su richiesta, all’autorità di rilascio di un altro Stato membro le informazioni contenute, in particolare, nei registri immobiliari, nei registri dello stato civile e nei registri in cui sono riportati i documenti e i fatti rilevanti ai fini della successione o dei rapporti patrimoniali tra coniugi o rapporti patrimoniali equivalenti del defunto, ove tale autorità competente sia autorizzata, in forza del diritto nazionale, a fornire tali informazioni a un’altra autorità nazionale.

Articolo 67

Rilascio del certificato

1.   L’autorità di rilascio emette senza indugio il certificato secondo la procedura di cui al presente capo quando gli elementi da certificare sono stati accertati a norma della legge applicabile alla successione o di un’altra legge applicabile a elementi specifici. A tal fine utilizza il modulo elaborato secondo la procedura consultiva di cui all’articolo 81, paragrafo 2.

L’autorità di rilascio non emette il certificato, in particolare quando:

a)

gli elementi da certificare sono oggetto di contestazione; o

b)

il certificato non è conforme a una decisione riguardante gli stessi elementi.

2.   L’autorità di rilascio adotta tutte le misure necessarie per informare i beneficiari dell’emissione del certificato.

Articolo 68

Contenuto del certificato

Il certificato contiene le seguenti informazioni nella misura in cui siano necessarie ai fini per cui esso è rilasciato:

a)

il nome e l’indirizzo dell’autorità di rilascio;

b)

il numero di riferimento del fascicolo;

c)

gli elementi in base ai quali l’autorità di rilascio si ritiene competente a rilasciare il certificato;

d)

la data di rilascio;

e)

le generalità del richiedente: cognome (se del caso, cognome da nubile), nome/nomi, sesso, data e luogo di nascita, stato civile, cittadinanza, numero d’identificazione (se del caso), indirizzo ed eventuale rapporto di parentela o di affinità con il defunto;

f)

le generalità del defunto: cognome (se del caso, cognome da nubile), nome/nomi, sesso, data e luogo di nascita, stato civile, cittadinanza, numero d’identificazione (se del caso), indirizzo al momento della morte, data e luogo della morte;

g)

le generalità dei beneficiari: cognome (se del caso, cognome da nubile), nome/nomi e numero d’identificazione (se del caso);

h)

i dati relativi a eventuali convenzioni matrimoniali stipulate dal defunto o, se del caso, eventuali convenzioni stipulate dal defunto nel contesto di un rapporto che secondo la legge applicabile a quest’ultimo ha effetti comparabili al matrimonio e i dati relativi al regime patrimoniale tra coniugi o a un regime patrimoniale equivalente;

i)

la legge applicabile alla successione e gli elementi sulla cui base essa è stata determinata;

j)

l’indicazione se si tratta di una successione regolata da una disposizione a causa di morte o di una successione legittima, comprese le informazioni sugli elementi da cui derivano i diritti e/o i poteri degli eredi, legatari, esecutori testamentari o amministratori dell’eredità;

k)

se del caso, per ogni beneficiario le informazioni relative alla natura dell’accettazione dell’eredità o della rinuncia alla stessa;

l)

la quota ereditaria di ciascun erede e, se del caso, l’elenco dei diritti e/o beni spettanti a ogni erede;

m)

l’elenco dei beni e/o diritti spettanti a ogni legatario;

n)

le restrizioni ai diritti del o degli eredi e, se del caso, del o dei legatari in forza della legge applicabile alla successione e/o della disposizione a causa di morte;

o)

i poteri dell’esecutore testamentario e/o dell’amministratore dell’eredità e le restrizioni a tali poteri in forza della legge applicabile alla successione e/o della disposizione a causa di morte.

Articolo 69

Effetti del certificato

1.   Il certificato produce i suoi effetti in tutti gli Stati membri senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento.

2.   Si presume che il certificato dimostri con esattezza gli elementi accertati in base alla legge applicabile alla successione o a ogni altra legge applicabile a elementi specifici. Si presume che la persona indicata nel certificato come erede, legatario, esecutore testamentario o amministratore dell’eredità possiede la qualità indicata nel certificato e/o sia titolare dei diritti o dei poteri enunciati nel certificato, senza nessun’altra condizione e/o restrizione ulteriore rispetto a quelle menzionate nel certificato stesso.

3.   Chiunque, agendo sulla base delle informazioni attestate in un certificato, esegua pagamenti o consegni beni a una persona indicata nel certificato come legittimata a ricevere pagamenti o beni, è considerato aver agito con una persona legittimata a ricevere pagamenti o beni, a meno che sappia che il contenuto del certificato non corrisponde al vero o che il fatto di non saperlo derivi da colpa grave.

4.   Se una persona menzionata nel certificato come legittimata a disporre di beni ereditari dispone di tali beni a favore di un’altra persona, si considera che quest’ultima, ove agisca sulla base delle informazioni attestate nel certificato, abbia acquistato da una persona avente il potere di disporre dei beni in questione, a meno che sappia che il contenuto del certificato non corrisponde al vero o che il fatto di non saperlo derivi da negligenza grave.

5.   Il certificato costituisce titolo idoneo per l’iscrizione di beni ereditari nel pertinente registro di uno Stato membro, fatto salvo l’articolo 1, paragrafo 2, lettere k) e l).

Articolo 70

Copie autentiche del certificato

1.   L’autorità di rilascio conserva l’originale del certificato e ne rilascia una o più copie autentiche al richiedente e a chiunque dimostri di avervi interesse.

2.   Ai fini dell’articolo 71, paragrafo 3, e dell’articolo 73, paragrafo 2, l’autorità di rilascio tiene un elenco delle persone cui sono state rilasciate copie autentiche ai sensi del paragrafo 1.

3.   Le copie autentiche rilasciate sono valide per un periodo limitato di sei mesi che dev’essere indicato nella copia autentica con una data di scadenza. In casi eccezionali, debitamente motivati, l’autorità di rilascio può decidere, a titolo di deroga, che il periodo di validità possa essere più lungo. Allo scadere di tale periodo, chiunque sia in possesso di una copia autentica deve, per poter utilizzare il certificato ai fini indicati dall’articolo 63, chiedere una proroga del periodo di validità della copia autentica oppure richiedere una nuova copia autentica all’autorità di rilascio.

Articolo 71

Rettifica, modifica o revoca del certificato

1.   Su richiesta di chiunque dimostri di avervi interesse o d’ufficio, l’autorità di rilascio rettifica il certificato in caso di errore materiale.

2.   Su richiesta di chiunque dimostri di avervi interesse o, se previsto dal diritto nazionale, d’ufficio, l’autorità di rilascio modifica o revoca il certificato ove sia stato accertato che il certificato o singoli elementi di esso non corrispondano al vero.

3.   L’autorità di rilascio informa senza indugio tutte le persone cui sono state rilasciate copie autentiche del certificato ai sensi dell’articolo 70, paragrafo 1, di eventuali rettifiche, modifiche o revoche del certificato.

Articolo 72

Procedure di ricorso

1.   Le decisioni adottate dall’autorità di rilascio ai sensi dell’articolo 67 possono essere impugnate da chiunque abbia il diritto di richiedere un certificato.

Le decisioni adottate dall’autorità di rilascio a norma dell’articolo 71 e dell’articolo 73, paragrafo 1, lettera a), possono essere impugnate da chiunque dimostri di avervi interesse.

Il ricorso è proposto davanti a un’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’autorità di rilascio conformemente alla legge di tale Stato.

2.   Se, a seguito del ricorso di cui al paragrafo 1, è accertato che il certificato rilasciato non corrisponde al vero, l’autorità giudiziaria competente rettifica, modifica o revoca il certificato ovvero assicura che il certificato sia rettificato, modificato o revocato dall’autorità di rilascio.

Se, a seguito del ricorso di cui al paragrafo 1, è accertato che il diniego di emettere il certificato rilasciato non era motivato, l’autorità giudiziaria competente rilascia il certificato ovvero assicura che l’autorità di rilascio riesamini il caso e adotti una nuova decisione.

Articolo 73

Sospensione degli effetti del certificato

1.   Gli effetti del certificato possono essere sospesi:

a)

dall’autorità di rilascio, su richiesta di chiunque dimostri di avervi interesse, nelle more di una modifica o revoca del certificato ai sensi dell’articolo 71; o

b)

dall’autorità giudiziaria, su richiesta di chiunque abbia diritto di impugnare una decisione adottata dall’autorità di rilascio in virtù dell’articolo 72, in pendenza di tale impugnazione.

2.   L’autorità di rilascio o, a seconda dei casi, l’autorità giudiziaria informa senza indugio tutte le persone cui sono state rilasciate copie autentiche ai sensi dell’articolo 70, paragrafo 1, dell’eventuale sospensione degli effetti del certificato.

Durante la sospensione degli effetti del certificato non possono essere rilasciate ulteriori copie autentiche del certificato stesso.

CAPO VII

DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI

Articolo 74

Legalizzazione o altra formalità analoga

Per gli atti o documenti emessi in uno Stato membro ai sensi del presente regolamento non è richiesta alcuna legalizzazione né altra formalità analoga.

Articolo 75

Relazioni con le convenzioni internazionali in vigore

1.   Il presente regolamento non pregiudica l’applicazione delle convenzioni internazionali di cui uno o più Stati membri sono parte al momento dell’adozione del presente regolamento e che riguardano materie disciplinate dal presente regolamento.

In particolare, gli Stati membri che sono parti contraenti della convenzione dell’Aia, del 5 ottobre 1961, sui conflitti di legge relativi alla forma delle disposizioni testamentarie, continuano ad applicare le disposizioni di tale convenzione invece dell’articolo 27 del presente regolamento per quanto riguarda la validità formale dei testamenti e dei testamenti congiuntivi.

2.   In deroga al paragrafo 1, il presente regolamento prevale, tra Stati membri, sulle convenzioni concluse esclusivamente tra due o più di essi nella misura in cui esse riguardano materie disciplinate dal presente regolamento.

3.   Il presente regolamento non osta all’applicazione della convenzione, del 19 novembre 1934, tra la Danimarca, la Finlandia, l’Islanda, la Norvegia e la Svezia comprendente disposizioni di diritto internazionale privato in materia di successioni, testamenti e amministrazione di eredità, riveduta dall’accordo intergovernativo tra tali Stati del 1o giugno 2012, da parte degli Stati membri che ne sono parte, nella misura in cui essa preveda:

a)

norme sugli aspetti procedurali dell’amministrazione dell’eredità secondo la definizione della convenzione e sulla relativa assistenza da parte delle autorità degli Stati parti contraenti della convenzione; e

b)

procedure semplificate e accelerate per il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia di successioni.

Articolo 76

Relazioni con il regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio

Il presente regolamento non pregiudica l’applicazione del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza (10).

Articolo 77

Informazioni messe a disposizione dei cittadini

Gli Stati membri, al fine di rendere le informazioni disponibili al pubblico nell’ambito della rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale, forniscono alla Commissione una breve sintesi della loro legislazione e delle loro procedure nazionali in materia di successioni, comprese le informazioni relative al tipo di autorità competente in materia di successioni e al tipo di autorità competente a ricevere dichiarazioni di accettazione dell’eredità, di un legato o di una quota di legittima ovvero di rinuncia ad essi.

Gli Stati membri forniscono altresì schede informative che indichino tutti i documenti o le informazioni abitualmente richiesti ai fini della registrazione dei beni immobili situati nel loro territorio.

Gli Stati membri tengono costantemente aggiornate tali informazioni.

Articolo 78

Informazioni concernenti gli estremi e le procedure

1.   Entro 16 gennaio 2014 gli Stati membri comunicano alla Commissione:

a)

i nomi e gli estremi delle autorità giurisdizionali o delle autorità competenti a trattare le domande intese a ottenere la dichiarazione di esecutività ai sensi dell’articolo 45, paragrafo 1, e i ricorsi avverso le decisioni su tali domande ai sensi dell’articolo 50, paragrafo 2;

b)

i mezzi di impugnazione di cui all’articolo 51;

c)

le informazioni pertinenti relative alle autorità competenti a rilasciare il certificato ai sensi dell’articolo 64; e

d)

le procedure di ricorso di cui all’articolo 72.

Gli Stati membri comunicano alla Commissione qualsiasi successiva modifica di tali informazioni.

2.   La Commissione pubblica nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea le informazioni comunicate ai sensi del paragrafo 1, a eccezione degli indirizzi e altri estremi degli organi giurisdizionali e delle autorità di cui al paragrafo 1, lettera a).

3.   La Commissione mette tutte le informazioni comunicate conformemente al paragrafo 1 a disposizione dei cittadini con qualsiasi altro mezzo appropriato, in particolare tramite la rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale.

Articolo 79

Elaborazione e successiva modifica dell’elenco contenente le informazioni di cui all’articolo 3, paragrafo 2

1.   La Commissione, sulla base delle notifiche degli Stati membri, elabora l’elenco delle altre autorità e dei professionisti legali di cui all’articolo 3, paragrafo 2.

2.   Gli Stati membri notificano alla Commissione le eventuali successive modifiche delle informazioni contenute in tale elenco. La Commissione modifica conseguentemente l’elenco.

3.   La Commissione pubblica l’elenco e le eventuali successive modifiche nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

4.   La Commissione mette tutte le informazioni comunicate conformemente ai paragrafi 1 e 2 a disposizione dei cittadini con qualsiasi altro mezzo appropriato, in particolare tramite la rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale.

Articolo 80

Elaborazione e successiva modifica degli attestati e dei moduli di cui agli articoli 46, 59, 60, 61, 65 e 67

La Commissione adotta atti di esecuzione relativi all’elaborazione e alla successiva modifica degli attestati e dei moduli di cui agli articoli 46, 59, 60, 61, 65 e 67. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura consultiva di cui all’articolo 81, paragrafo 2.

Articolo 81

Procedura di comitato

1.   La Commissione è assistita da un comitato. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.   Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l’articolo 4 del regolamento (UE) n. 182/2011.

Articolo 82

Riesame

Entro 18 agosto 2025, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull’applicazione del presente regolamento comprendente una valutazione degli eventuali problemi pratici incontrati in relazione a transazioni stragiudiziali in materia di successioni intervenute parallelamente in diversi Stati membri o a una transazione stragiudiziale intervenuta in uno Stato membro parallelamente a una transazione dinanzi a un giudice di un altro Stato membro. La relazione è corredata, se del caso, di proposte di modifica.

Articolo 83

Disposizioni transitorie

1.   Il presente regolamento si applica alle successioni delle persone decedute alla data o dopo 17 agosto 2015.

2.   Se il defunto aveva scelto la legge applicabile alla sua successione anteriormente a 17 agosto 2015, tale scelta è valida se soddisfa le condizioni di cui al capo III o se è valida in applicazione delle norme di diritto internazionale privato vigenti al momento della scelta nello Stato in cui il defunto aveva la residenza abituale o in uno qualsiasi degli Stati di cui possedeva la cittadinanza.

3.   Una disposizione a causa di morte fatta anteriormente a 17 agosto 2015 è ammissibile e ha validità sostanziale e formale se soddisfa le condizioni di cui al capo III o se è ammissibile e valida in termini sostanziali e formali in applicazione delle norme di diritto internazionale privato vigenti al momento dell’effettuazione della disposizione nello Stato in cui il defunto aveva la residenza abituale, in uno qualsiasi degli Stati di cui possedeva la cittadinanza o nello Stato membro dell’autorità che si occupa della successione.

4.   Se una disposizione a causa di morte è stata fatta anteriormente a 17 agosto 2015 in conformità alla legge che il defunto avrebbe potuto scegliere a norma del presente regolamento, si ritiene che tale legge sia stata scelta come legge applicabile alla successione.

Articolo 84

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Esso si applica a decorrere da 17 agosto 2015, tranne gli articoli 77 e 78, che si applicano a decorrere da 16 gennaio 2014, e gli articoli 79, 80 e 81, che si applicano a decorrere da 5 luglio 2012.

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La valutazione sull'importanza dell'inadempimento per la risoluzione del contratto.

L’art. 1455 del codice civile dispone che «il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra». Tale norma fornisce un presupposto che il giudice deve accertare affinché possa accogliere una domanda di risoluzione, ossia che l’inadempimento sia grave.

Il carattere generale e indeterminato della formula implica la necessità di individuare indici o parametri valutativi che ne consentano un’applicazione puntuale, al fine di evitare che l’utilizzo della clausola si trasformi in un giudizio equitativo.

La dottrina maggioritaria e la giurisprudenza di legittimità hanno rinvenuto in tale disposizione la funzione di elemento impeditivo di domande di risoluzione pretestuose. Infatti, avendo il rimedio risolutorio una portata devastante per il contratto, facendone venire meno gli effetti per le parti, deve essere un ultimum subsidium che può operare soltanto a fronte di un rilevante difetto funzionale del sinallagma.

La regola è che la valutazione del requisito dell’importanza dell’inadempimento sia rimessa al giudice e, poiché la norma si caratterizza per essere aperta ed elastica, la sua reale portata dipenderà certamente dall’interpretazione che lo stesso farà degli elementi che la costituiscono.

L’applicazione dell’art. 1455 c.c. incontra, tuttavia, un duplice limite. Il primo è posto dalle regole legali sull’importanza dell’inadempimento che connotano la disciplina di alcuni contratti tipici, fornendo al giudice dei criteri più rigidi e determinati, rispetto a quelli forniti dall’art. 1455 c.c. Il secondo limite è costituito dal carattere derogabile di tale disposizione, in quanto le parti possono arbitrariamente precludere al giudice la valutazione sull’importanza dell’inadempimento, che le stesse hanno compiuto ex ante, mediante taluni istituti predisposti a tal fine, quali una clausola risolutiva espressa o un termine essenziale. Questi strumenti sono stati forniti dal legislatore affinché le parti possano sciogliersi più velocemente dal vincolo contrattuale e servono ad evitare qualsiasi discussione sull’importanza o meno dell’inadempimento verificatosi.

L’art 1456 c.c. sulla clausola risolutiva espressa prevede che i contraenti possano specificare determinate obbligazioni il cui inadempimento porta alla risoluzione di diritto del contratto, mediante la semplice dichiarazione della parte a favore della quale la clausola è predisposta di volersene avvalere. La ratio della pattuizione di una clausola risolutiva espressa è quella di dare rilevanza a quei motivi specifici ed individuali che hanno indotto una parte a stipulare il contratto, facendo coincidere l’eventuale lesione degli stessi con un inadempimento di non scarsa importanza. Da tale norma è derivato l’affermarsi, nella dottrina maggioritaria e nella giurisprudenza di legittimità, del dogma dell’inapplicabilità dell’art. 1455 c.c., ossia l’impossibilità per il giudice di procedere ad una valutazione sull’importanza dell’inadempimento. nel caso in cui il contratto presenti una clausola risolutiva espressa.

Tuttavia, la Cassazione, nella sentenza 23868/2015, ha statuito un principio del tutto nuovo e mai enunciato prima di quel momento. La stessa è arrivata ad escludere la risoluzione di diritto del contratto sulla base dell’insussistenza dell’inadempimento, laddove la condotta della parte, pur realizzando materialmente il fatto contemplato nella clausola risolutiva espressa, sia conforme al principio della buona fede. La Corte di Cassazione, pur non discostandosi dall’orientamento, ritenuto pacifico e condivisibile, secondo cui l’apposizione di una clausola risolutiva espressa escluderebbe la possibilità del giudizio ex art. 1455 c.c., afferma che le parti siano tenute ad un comportamento secondo buona fede, ai sensi dell’art. 1375 c.c., ed al divieto di abuso del diritto. Nonostante da un punto di vista oggettivo sia  realizzato il fatto materiale previsto nella clausola risolutiva espressa, la scarsa rilevanza dello stesso dovuta al comportamento dell’inadempiente conforme a buona fede comporta che non possa considerarsi alla stregua di un inadempimento tale da incidere sull’assetto contrattuale stabilito dai contraenti o da arrecare un pregiudizio all’interesse del creditore.

La pronuncia ha peculiare rilevanza sistemica perché offre una soluzione alla questione dell’esercizio strumentale della clausola risolutiva espressa, quando mancanze di lieve entità vengano impiegate come pretesto per sciogliersi da un contratto ritenuto non più conveniente.

Potrebbero muoversi una serie di riserve alla decisione della Corte. In primo luogo, vi è il rischio che un sindacato secondo buona fede comporti una delibazione giudiziale ben più penetrante rispetto a quella ex art. 1455 c.c., essa stessa esclusa in linea di principio in presenza di una clausola risolutiva espressa oltre ad incidere sulla coerenza e calcolabilità del diritto. Inoltre, la Cassazione supera sia l’autonomia delle parti, che prevedendo una clausola risolutiva espressa hanno deciso di elidere il vincolo contrattuale al verificarsi della fattispecie di inadempimento prevista nella clausola a prescindere da qualsiasi valutazione da parte del giudice, sia e soprattutto il dato normativo, richiedendo un ulteriore elemento costitutivo di fattispecie (l’inadempimento deve essere difforme dalla buona fede). Infine, sarebbero posti alla clausola risolutiva espressa limiti ulteriori rispetto a quelli previsti dalla norma codicistica che tipizza l’istituto; un limite quale la buona fede, oltre i problemi di variabilità contenutistica, comporterebbe l’invalidità o la parziale inefficacia della clausola risolutiva espressa o dell’atto mediante cui il contraente adempiente si sia avvalso della clausola risolutiva espressa.

In realtà, qualora si consideri il contratto quale veste giuridica di un programma economico, la buona fede può essere uno strumento di correzione di quelle disfunzioni connesse ad un utilizzo unilaterale e distorto dell’autonomia privata e contrattuale. Per tale motivo, un sindacato secondo buona fede, attraverso il mezzo della valutazione giudiziale sull’importanza dell’inadempimento ex art. 1455 c.c., eviterebbe un abuso del diritto da parte del contraente più scaltro ed un utilizzo solo formale della clausola risolutiva espressa, ossia che abbia a oggetto inadempimenti di lieve entità.

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DECRETO-LEGGE 27 giugno 2015, n. 83 "Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria".

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 2015, n. 192 il testo del decreto legge n. 83/2015 (coordinato con la legge di conversione 6 agosto 2015, n. 132) recante: «Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria».


                                  Art. 12 
Modifiche al codice civile 1. Al codice civile, dopo l'articolo 2929 e' inserita la seguente Sezione: Sezione I-bis Dell'espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilita' o di alienazioni a titolo gratuito «Art. 2929-bis (Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilita' o di alienazioni a titolo gratuito). - Il creditore che sia pregiudicato da un atto del debitore, di costituzione di vincolo di indisponibilita' o di alienazione, che ha per oggetto beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri, compiuto a titolo gratuito successivamente al sorgere del credito, puo' procedere, munito di titolo esecutivo, a esecuzione forzata, ancorche' non abbia preventivamente ottenuto sentenza dichiarativa di inefficacia, se trascrive il pignoramento nel termine di un anno dalla data in cui l'atto e' stato trascritto. La disposizione di cui al presente comma si applica anche al creditore anteriore che, entro un anno dalla trascrizione dell'atto pregiudizievole, interviene nell'esecuzione da altri promossa. Quando il pregiudizio deriva da un atto di alienazione, il creditore promuove l'azione esecutiva nelle forme dell'espropriazione contro il terzo proprietario. Il debitore, il terzo assoggettato a espropriazione e ogni altro interessato alla conservazione del vincolo possono proporre le opposizioni all'esecuzione di cui al titolo V del libro III del codice di procedura civile quando contestano la sussistenza dei presupposti di cui al primo comma, nonche' la conoscenza da parte del debitore del pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore.».


Art. 13 Modifiche al codice di procedura civile 1. Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 480, secondo comma, e' aggiunto, in fine il seguente periodo: «Il precetto deve altresi' contenere l'avvertimento che il debitore puo', con l'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore.»; b) all'articolo 490, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) il primo comma e' sostituito dal seguente: «Quando la legge dispone che di un atto esecutivo sia data pubblica notizia, un avviso contenente tutti i dati, che possono interessare il pubblico, deve essere inserito sul portale del Ministero della giustizia in un'area pubblica denominata "portale delle vendite pubbliche".»; 2) il terzo comma e' sostituito dal seguente: «Su istanza del creditore procedente o dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo il giudice puo' disporre inoltre che l'avviso sia inserito almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte una o piu' volte sui quotidiani di informazione locali aventi maggiore diffusione nella zona interessata o, quando opportuno, sui quotidiani di informazione nazionali o che sia divulgato con le forme della pubblicita' commerciale. Sono equiparati ai quotidiani, i giornali di informazione locale, multisettimanali o settimanali editi da soggetti iscritti al Registro operatori della comunicazione (ROC) e aventi caratteristiche editoriali analoghe a quelle dei quotidiani che garantiscono la maggior diffusione nella zona interessata. Nell'avviso e' omessa l'indicazione del debitore.»; c) all'articolo 495, il quarto comma e' sostituito dal seguente: «Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza puo' disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di trentasei mesi la somma determinata a norma del terzo comma, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito ovvero, in difetto, al tasso legale. Ogni sei mesi il giudice provvede, a norma dell'articolo 510, al pagamento al creditore pignorante o alla distribuzione tra i creditori delle somme versate dal debitore.»; d) all'articolo 497, primo comma, la parola «novanta» e' sostituita dalla seguente: «quarantacinque»; e) all'articolo 530: 1) al settimo comma, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il giudice dispone che sia sempre effettuata la pubblicita' prevista dall'articolo 490, primo comma, nel rispetto del termine di cui al periodo precedente.»; 2) e' aggiunto, in fine, il seguente comma: «Fuori dell'ipotesi prevista dal secondo comma dell'articolo 525, il giudice dell'esecuzione puo' disporre che il versamento del prezzo abbia luogo ratealmente ed entro un termine non superiore a dodici mesi; si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 569, terzo comma, terzo periodo, 574, primo comma, secondo periodo, e 587, primo comma, secondo periodo.»; f) all'articolo 532: 1) al primo comma, le parole: "puo' disporre" sono sostituite dalla parola: "dispone", e dopo le parole: "di competenza" sono inserite le seguenti: "iscritto nell'elenco di cui all'articolo 169-sexies delle disposizioni per l'attuazione del presente codice"; 2) al secondo comma, sono inseriti, in fine, i seguenti periodi: "Il giudice fissa altresi' il numero complessivo, non inferiore a tre, degli esperimenti di vendita, i criteri per determinare i relativi ribassi, le modalita' di deposito della somma ricavata dalla vendita e il termine finale non inferiore a sei mesi e non superiore a un anno alla cui scadenza il soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in cancelleria. Quando gli atti sono restituiti a norma del periodo precedente, il giudice, se non vi sono istanze a norma dell'articolo 540-bis, dispone la chiusura anticipata del processo esecutivo, anche quando non sussistono i presupposti di cui all'articolo 164-bis delle disposizioni di attuazione del presente codice."; g) l'articolo 533, secondo comma, e' sostituito dal seguente: «Qualora la vendita non avvenga nel termine fissato a norma dell'articolo 532, secondo comma, il commissionario restituisce gli atti in cancelleria e fornisce prova dell'attivita' specificamente svolta in relazione alla tipologia del bene per reperire potenziali acquirenti, oltre alla pubblicita' disposta dal giudice.»; h) all'articolo 534-bis le parole: "puo', sentiti gli interessati, delegare" sono sostituite dalla parola: "delega"; i) all'articolo 534-ter, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) al primo comma, primo periodo, la parola: "puo'" e' sostituita dalle seguenti: "o il commissionario possono"; 2) al primo comma, secondo periodo, dopo le parole: "del professionista" sono inserite le seguenti: "o del commissionario"; 3) il secondo comma e' sostituito dal seguente: "Contro il provvedimento del giudice e' ammesso il reclamo ai sensi dell'articolo 669-terdecies."; l) all'articolo 545 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennita' che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della meta'. La parte eccedente tale ammontare e' pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonche' dalle speciali disposizioni di legge. Le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennita' relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonche' a titolo di pensione, di indennita' che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento; quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma, nonche' dalle speciali disposizioni di legge. Il pignoramento eseguito sulle somme di cui al presente articolo in violazione dei divieti e oltre i limiti previsti dallo stesso e dalle speciali disposizioni di legge e' parzialmente inefficace. L'inefficacia e' rilevata dal giudice anche d'ufficio.»; m) all'articolo 546, primo comma, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio, salario, altre indennita' relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonche' a titolo di pensione, di indennita' che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, gli obblighi del terzo pignorato non operano, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell'assegno sociale; quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti previsti dall'articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge.»; n) all'articolo 567: 1) al secondo comma, la parola «centoventi» e' sostituita dalla seguente: «sessanta»; 2) al terzo comma, la parola «centoventi», ovunque ricorra, e' sostituita dalla seguente: «sessanta»; o) l'articolo 568 e' sostituito dal seguente: «Art. 568 (Determinazione del valore dell'immobile). - Agli effetti dell'espropriazione il valore dell'immobile e' determinato dal giudice avuto riguardo al valore di mercato sulla base degli elementi forniti dalle parti e dall'esperto nominato ai sensi dell'articolo 569, primo comma. Nella determinazione del valore di mercato l'esperto procede al calcolo della superficie dell'immobile, specificando quella commerciale, del valore per metro quadro e del valore complessivo, esponendo analiticamente gli adeguamenti e le correzioni della stima, ivi compresa la riduzione del valore di mercato praticata per l'assenza della garanzia per vizi del bene venduto, e precisando tali adeguamenti in maniera distinta per gli oneri di regolarizzazione urbanistica, lo stato d'uso e di manutenzione, lo stato di possesso, i vincoli e gli oneri giuridici non eliminabili nel corso del procedimento esecutivo, nonche' per le eventuali spese condominiali insolute.»; p) all'articolo 569: 1) al primo comma, la parola: "trenta" e' sostituita dalla seguente: "quindici", e le parole da: "convocandolo" sino a: "il giuramento" sono sostituite dalle seguenti: "che presta giuramento in cancelleria mediante sottoscrizione del verbale di accettazione", e la parola: "centoventi" e' sostituita dalla seguente: "novanta"; 2) il terzo comma e' sostituito dal seguente: "Nel caso in cui il giudice disponga con ordinanza la vendita forzata, fissa un termine non inferiore a novanta giorni, e non superiore a centoventi, entro il quale possono essere proposte offerte d'acquisto ai sensi dell'articolo 571. Il giudice con la medesima ordinanza stabilisce le modalita' con cui deve essere prestata la cauzione, se la vendita e' fatta in uno o piu' lotti, il prezzo base determinato a norma dell'articolo 568, il termine, non superiore a centoventi giorni dall'aggiudicazione, entro il quale il prezzo dev'essere depositato, con le modalita' del deposito e fissa, al giorno successivo alla scadenza del termine, l'udienza per la deliberazione sull'offerta e per la gara tra gli offerenti di cui all'articolo 573. Quando ricorrono giustificati motivi, il giudice dell'esecuzione puo' disporre che il versamento del prezzo abbia luogo ratealmente ed entro un termine non superiore a dodici mesi. Il giudice provvede ai sensi dell'articolo 576 solo quando ritiene probabile che la vendita con tale modalita' possa aver luogo ad un prezzo superiore della meta' rispetto al valore del bene, determinato a norma dell'articolo 568.»; q) all'articolo 571, secondo comma, le parole da: "al prezzo determinato" alle parole: "articolo 568" sono sostituite dalle seguenti: "di oltre un quarto al prezzo stabilito nell'ordinanza"; r) all'articolo 572 il secondo e il terzo comma sono sostituiti dai seguenti: "Se l'offerta e' pari o superiore al valore dell'immobile stabilito nell'ordinanza di vendita, la stessa e' senz'altro accolta. Se il prezzo offerto e' inferiore rispetto al prezzo stabilito nell'ordinanza di vendita in misura non superiore ad un quarto, il giudice puo' far luogo alla vendita quando ritiene che non vi sia seria possibilita' di conseguire un prezzo superiore con una nuova vendita e non sono state presentate istanze di assegnazione ai sensi dell'articolo 588."; s) all'articolo 573: 1) al primo comma, dopo la parola: "invita" sono inserite le seguenti: "in ogni caso"; 2) il secondo comma e' sostituito dal seguente: "Se la gara non puo' avere luogo per mancanza di adesioni degli offerenti, il giudice, quando ritiene che non vi sia seria possibilita' di conseguire un prezzo superiore con una nuova vendita, dispone la vendita a favore del migliore offerente oppure, nel caso di piu' offerte dello stesso valore, dispone la vendita a favore di colui che ha presentato l'offerta per primo."; 3) e' aggiunto, in fine, il seguente comma: "Ai fini dell'individuazione della migliore offerta, il giudice tiene conto dell'entita' del prezzo, delle cauzioni prestate, delle forme, dei modi e dei tempi del pagamento nonche' di ogni altro elemento utile indicato nell'offerta stessa."; t) all'articolo 574, primo comma, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Quando l'ordinanza che ha disposto la vendita ha previsto che il versamento del prezzo abbia luogo ratealmente, col decreto di cui al primo periodo il giudice dell'esecuzione puo' autorizzare l'aggiudicatario, che ne faccia richiesta, ad immettersi nel possesso dell'immobile venduto, a condizione che sia prestata una fideiussione, autonoma, irrevocabile e a prima richiesta, rilasciata da banche, societa' assicuratrici o intermediari finanziari che svolgono in via esclusiva o prevalente attivita' di rilascio di garanzie e che sono sottoposti a revisione contabile da parte di una societa' di revisione per un importo pari ad almeno il trenta per cento del prezzo di vendita. Il giudice dell'esecuzione individua la categoria professionale alla quale deve appartenere il soggetto che puo' rilasciare la fideiussione a norma del periodo precedente. La fideiussione e' rilasciata a favore della procedura esecutiva a garanzia del rilascio dell'immobile entro trenta giorni dall'adozione del provvedimento di cui all'articolo 587, primo comma, secondo periodo, nonche' del risarcimento dei danni eventualmente arrecati all'immobile; la fideiussione e' escussa dal custode o dal professionista delegato su autorizzazione del giudice.»; u) all'articolo 587, primo comma, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La disposizione di cui al periodo precedente si applica altresi' nei confronti dell'aggiudicatario che non ha versato anche una sola rata entro dieci giorni dalla scadenza del termine; il giudice dell'esecuzione dispone la perdita a titolo di multa anche delle rate gia' versate. Con il decreto adottato a norma del periodo precedente, il giudice ordina altresi' all'aggiudicatario che sia stato immesso nel possesso di rilasciare l'immobile al custode; il decreto costituisce titolo esecutivo per il rilascio."; v) all'articolo 588, primo comma, le parole: "dell'incanto" sono sostituite dalle seguenti: "dell'udienza fissata per la vendita" e sono soppresse le parole: "all'incanto" e "per mancanza di offerte"; z) all'articolo 589, primo comma, le parole: "determinato a norma dell'articolo 568" sono sostituite dalle seguenti: "base stabilito per l'esperimento di vendita per cui e' presentata."; aa) all'articolo 590, primo comma, le parole "all'incanto" sono soppresse"; bb) all'articolo 591: 1) alla rubrica la parola "nuovo" e' soppressa; 2) al primo comma, la parola "nuovo" e' soppressa e dopo la parola "incanto" sono aggiunte le seguenti: ", sempre che ritenga che la vendita con tale modalita' possa aver luogo ad un prezzo superiore della meta' rispetto al valore del bene, determinato a norma dell'articolo 568"; 3) secondo comma, le parole da "di un quarto" sino a "precedente" sono sostituite dalle seguenti: "al precedente fino al limite di un quarto"; 4) il terzo comma e' sostituito dal seguente: "Se al secondo tentativo la vendita non ha luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di assegnazione, il giudice assegna il bene al creditore o ai creditori richiedenti, fissando il termine entro il quale l'assegnatario deve versare l'eventuale conguaglio. Si applica il secondo comma dell'articolo 590."; cc) all'articolo 591-bis: 1) al primo comma, dopo le parole: "il giudice dell'esecuzione," sono inserite le seguenti: "salvo quanto previsto al secondo comma," le parole: "puo', sentiti gli interessati, delegare" sono sostituite dalla seguente: "delega"; 2) dopo il primo comma e' inserito il seguente: "Il giudice non dispone la delega ove, sentiti i creditori, ravvisi l'esigenza di procedere direttamente alle operazioni di vendita a tutela degli interessi delle parti."; 3) al secondo comma, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al punto 1) la parola: "terzo" e' sostituita dalla seguente: "primo"; b) al punto 7, dopo le parole: "articolo 590" sono inserite le seguenti: "e 591, terzo comma"; 4) e', in fine, aggiunto, il seguente comma: "Il giudice dell'esecuzione, sentito l'interessato, dispone la revoca della delega delle operazioni di vendita se non vengono rispettati i termini e le direttive per lo svolgimento delle operazioni, salvo che il professionista delegato dimostri che il mancato rispetto dei termini o delle direttive sia dipeso da causa a lui non imputabile."; dd) all'articolo 615, primo comma, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Se il diritto della parte istante e' contestato solo parzialmente, il giudice procede alla sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo esclusivamente in relazione alla parte contestata."; ee) dopo l'articolo 631 e' inserito il seguente: «Art. 631-bis (Omessa pubblicita' sul portale delle vendite pubbliche) - Se la pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche non e' effettuata nel termine stabilito dal giudice, il giudice dichiara con ordinanza l'estinzione del processo esecutivo e si applicano le disposizioni di cui all'articolo 630, secondo e terzo comma. La disposizione di cui al presente articolo non si applica quando la pubblicita' sul portale non e' stata effettuata perche' i sistemi informatici del dominio giustizia non sono funzionanti, a condizione che tale circostanza sia attestata a norma dell'articolo 161-quater delle disposizione per l'attuazione del presente codice.»; ff) all'articolo 492-bis: 1) al primo comma: a) la parola "procedente" e' soppressa; b) sono aggiunti in fine i seguenti periodi: "L'istanza non puo' essere proposta prima che sia decorso il termine di cui all'articolo 482. Se vi e' pericolo nel ritardo, il presidente del tribunale autorizza la ricerca telematica dei beni da pignorare prima della notificazione del precetto". 2) al secondo comma sono aggiunti in fine, i seguenti periodi: "L'ufficiale giudiziario procede a pignoramento munito del titolo esecutivo e del precetto, anche acquisendone copia dal fascicolo informatico. Nel caso di cui al primo comma, quarto periodo il precetto e' consegnato o trasmesso all'ufficiale giudiziario prima che si proceda al pignoramento.". 2. Per gli interventi informatici connessi alla realizzazione del portale delle vendite pubbliche di cui al comma 1, e' autorizzata la spesa di euro 900.000,00 per l'anno 2015 e, in relazione agli interventi di manutenzione e di funzionamento, e di euro 200.000,00 annui a decorrere dall'anno 2016.
Art. 14 Modifiche alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie e ad altre disposizioni 1. Alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 155-quinquies: 1) la parola "procedente" e' soppressa; 2) e' aggiunto, in fine, il seguente comma: «La disposizione di cui al primo comma si applica, limitatamente alle banche dati previste dall'articolo 492-bis del codice, anche sino all'adozione di un decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, che attesta la piena funzionalita' delle strutture tecnologiche necessarie a consentire l'accesso alle medesime banche dati. Il decreto di cui al periodo precedente e' adottato entro tre mesi dall'entrata in vigore del decreto di cui all'articolo 155-quater. La disposizione di cui al presente comma perde efficacia se il decreto dirigenziale non e' adottato entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.»; b) all'articolo 161-ter, al secondo comma, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Se occorre, le medesime regole tecnico-operative sono integrate al fine di assicurare un agevole collegamento tra il portale delle vendite pubbliche e i portali dei gestori delle vendite telematiche.»; c) dopo l'articolo 161-ter, e' inserito il seguente: «161-quater (Modalita' di pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche) - La pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche e' effettuata a cura del professionista delegato per le operazioni di vendita o del commissionario o, in mancanza, del creditore procedente ed in conformita' alle specifiche tecniche, che possono determinare anche i dati e i documenti da inserire. Le specifiche tecniche sono stabilite dal responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e sono rese disponibili mediante pubblicazione nel portale delle vendite pubbliche. Quando la pubblicita' riguarda beni immobili o beni mobili registrati, la pubblicazione non puo' essere effettuata in mancanza della prova dell'avvenuto pagamento del contributo per la pubblicazione, previsto dall'articolo 18-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. Il portale delle vendite pubbliche deve inviare all'indirizzo di posta elettronica ordinaria o certificata, ad ogni interessato che ne ha fatto richiesta e si e' registrato mediante un'apposita procedura disciplinata dalle specifiche tecniche di cui al primo comma, un avviso contenente le informazioni relative alle vendite di cui e' stata effettuata la pubblicita'. Il portale delle vendite pubbliche provvede all'archiviazione e alla gestione dei dati relativi alle vendite in esso pubblicate. Il mancato funzionamento dei sistemi informatici e' attestato dal responsabile dei sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia.»; d) dopo l'articolo 169-quinquies, e' inserito il seguente: "169-sexies. (Elenco dei soggetti specializzati per la custodia e la vendita dei mobili pignorati). - Presso ogni tribunale e' istituito un elenco dei soggetti specializzati di cui all'articolo 532 del codice per la custodia e la vendita dei beni mobili pignorati. Alle domande e' allegata la documentazione comprovante le competenze maturate, anche relativamente a specifiche categorie di beni. L'elenco e' formato dal presidente del tribunale, che provvede sentito il procuratore della Repubblica. Si applicano gli articoli 13 e seguenti in quanto compatibili."; e) all'articolo 173-bis, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) al primo comma, dopo il numero 6), sono inseriti i seguenti: "7) in caso di opere abusive, il controllo della possibilita' di sanatoria ai sensi dell'articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 e gli eventuali costi della stessa; altrimenti, la verifica sull'eventuale presentazione di istanze di condono, indicando il soggetto istante e la normativa in forza della quale l'istanza sia stata presentata, lo stato del procedimento, i costi per il conseguimento del titolo in sanatoria e le eventuali oblazioni gia' corrisposte o da corrispondere; in ogni altro caso, la verifica, ai fini della istanza di condono che l'aggiudicatario possa eventualmente presentare, che gli immobili pignorati si trovino nelle condizioni previste dall'articolo 40, sesto comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 ovvero dall'articolo 46, comma 5 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, specificando il costo per il conseguimento del titolo in sanatoria; 8) la verifica che i beni pignorati siano gravati da censo, livello o uso civico e se vi sia stata affrancazione da tali pesi, ovvero che il diritto sul bene del debitore pignorato sia di proprieta' ovvero derivante da alcuno dei suddetti titoli; 9) l'informazione sull'importo annuo delle spese fisse di gestione o di manutenzione, su eventuali spese straordinarie gia' deliberate anche se il relativo debito non sia ancora scaduto, su eventuali spese condominiali non pagate negli ultimi due anni anteriori alla data della perizia, sul corso di eventuali procedimenti giudiziari relativi al bene pignorato."; 2) al terzo comma, la parola: "quarantacinque" e' sostituita dalla seguente: "trenta"; f) l'articolo 173-quinquies, primo comma, e' sostituito dal seguente: "Il giudice, con l'ordinanza di vendita di cui all'articolo 569, terzo comma, del codice, puo' disporre che la presentazione dell'offerta d'acquisto e la prestazione della cauzione ai sensi degli articoli 571, 579, 580 e 584 del medesimo codice possano avvenire con sistemi telematici di pagamento ovvero con carte di debito, di credito o prepagate o con altri mezzi di pagamento disponibili nei circuiti bancario e postale. E' consentita la prestazione della cauzione anche mediante fideiussione autonoma, irrevocabile e a prima richiesta, rilasciata da banche, societa' assicuratrici o intermediari finanziari che svolgono in via esclusiva o prevalente attivita' di rilascio di garanzie e che sono sottoposti a revisione contabile da parte di una societa' di revisione. Il giudice dell'esecuzione, con l'ordinanza di vendita, individua la categoria professionale alla quale deve appartenere il soggetto che puo' rilasciare la fideiussione a norma del periodo precedente. La fideiussione e' rilasciata in favore della procedura esecutiva ed e' escussa dal custode o dal professionista delegato su autorizzazione del giudice. In ogni caso, e' stabilito che l'offerente comunichi, a mezzo posta elettronica certificata, la dichiarazione contenente le indicazioni prescritte dall'articolo 571.". 2. Al decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dopo l'articolo 16-octies e' inserito il seguente: «Art. 16-novies (Modalita' informatiche per le domande di iscrizione e per la tenuta dell'albo dei consulenti tecnici, dell'albo dei periti presso il tribunale, dell'elenco dei soggetti specializzati per la custodia e la vendita dei beni pignorati e dell'elenco dei professionisti disponibili a provvedere alle operazioni di vendita) - 1. Le domande di iscrizione all'albo dei consulenti tecnici di cui agli articoli 13 e seguenti delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, all'elenco dei soggetti specializzati previsto dall'articolo 169-sexies delle medesime disposizioni e all'albo dei periti presso il tribunale, di cui agli articoli 67 e seguenti delle norme di attuazione del codice di procedura penale, sono inserite, a cura di coloro che le propongono, con modalita' esclusivamente telematiche in conformita' alle specifiche tecniche di cui al comma 5. Con le medesime modalita' sono inseriti i documenti allegati alle domande. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche alle domande e ai relativi documenti per l'iscrizione negli elenchi dei professionisti disponibili a provvedere alle operazioni di vendita di cui all'articolo 169-ter e all'articolo 179-ter, secondo comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile. 3. Quando, per l'iscrizione negli albi e negli elenchi di cui al presente articolo, la legge prevede il pagamento di bolli, diritti o altre somme a qualsiasi titolo, il versamento e' effettuato esclusivamente con sistemi telematici di pagamento ovvero con carte di debito, di credito o prepagate o con altri mezzi di pagamento con moneta elettronica disponibili nel circuito bancario o postale, a norma dell'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24. I versamenti di cui al presente comma hanno luogo nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente i pagamenti telematici nel processo civile. 4. Gli albi e gli elenchi di cui ai commi 1 e 2 sono formati a norma delle disposizioni legislative che li regolano e tenuti, a cura del presidente del tribunale, con modalita' esclusivamente informatiche in conformita' alle specifiche tecniche di cui al comma 5. L'accesso ai dati contenuti negli albi e negli elenchi e' consentito ai magistrati e al personale delle cancellerie e delle segreterie di tutti gli uffici giudiziari della giustizia ordinaria. Salvo quanto previsto dall'articolo 179-quater, terzo comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, la disposizione di cui al periodo precedente si applica anche agli elenchi previsti dagli articoli 169-ter e 179-ter delle medesime disposizioni. 5. La presentazione delle domande e la tenuta degli albi ed elenchi di cui al presente articolo sono effettuate in conformita' alle specifiche tecniche stabilite dal responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, nel rispetto della disciplina prevista dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, entro sei mesi dall'entrata in vigore del presente decreto. Le specifiche tecniche sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e sul sito internet del Ministero della giustizia. 6. Le disposizioni del presente articolo acquistano efficacia decorsi trenta giorni dalla pubblicazione sul sito internet del Ministero della giustizia delle specifiche tecniche previste dal comma 5. 7. I soggetti di cui ai commi 1 e 2, che alla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del presente articolo sono gia' iscritti negli albi ed elenchi previsti dai medesimi commi, inseriscono i propri dati, con modalita' telematiche e in conformita' alle specifiche tecniche di cui al comma 5, entro il termine perentorio di novanta giorni dalla pubblicazione sul sito internet del Ministero della giustizia delle medesime specifiche tecniche. A decorrere dalla data di scadenza del termine di cui al periodo precedente, gli albi ed elenchi gia' formati sono sostituiti ad ogni effetto dagli albi ed elenchi previsti dal presente articolo.». 3. Al decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, all'articolo 122, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il quarto comma e' sostituito dal seguente: «In caso di estinzione del processo esecutivo il compenso e' posto a carico del creditore procedente ed e' liquidato dal giudice dell'esecuzione nella medesima misura di cui al terzo comma, calcolata sul valore dei beni o dei crediti pignorati o, se minore, sul valore del credito per cui si procede. In caso di chiusura anticipata del processo a norma dell'articolo 164-bis delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile o a norma dell'articolo 530, quarto comma, del codice di procedura civile, il compenso previsto dal secondo comma non e' dovuto. Negli altri casi di chiusura anticipata del processo esecutivo si applica la disposizione di cui al primo periodo. Il giudice provvede con decreto che costituisce titolo esecutivo.»; b) al quinto comma dopo le parole: «per cui si procede» sono aggiunte le seguenti: «e comunque non puo' eccedere l'importo di euro 3.000,00»; c) al sesto comma, il secondo periodo e' sostituito dal seguente: «La residua quota del quaranta per cento e' distribuita dall'ufficiale giudiziario coordinatore l'ufficio, in parti uguali, tra tutti gli ufficiali giudiziari e funzionari appartenenti all'ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti.». 4. Per l'istituzione dell'elenco dei soggetti specializzati per la custodia e la vendita dei beni mobili pignorati, di cui al comma 1, lett. d), e' autorizzata la spesa di euro 150.000 per l'anno 2015.
Art. 15 Portale delle vendite pubbliche 1. Dopo l'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 e' inserito il seguente: «Art. 18-bis (Pubblicita' sul portale delle vendite pubbliche) - 1. Per la pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche di ciascun atto esecutivo per il quale la legge dispone che sia data pubblica notizia e che riguarda beni immobili o mobili registrati, e' dovuto un contributo per la pubblicazione dell'importo di euro 100 a carico del creditore procedente. Quando la vendita e' disposta in piu' lotti, il contributo per la pubblicazione e' dovuto per ciascuno di essi. Il pagamento deve essere effettuato con le modalita' previste dall'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24, con imputazione ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato. Quando la parte e' stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato, il contributo per la pubblicazione e' prenotato a debito, a norma e per gli effetti delle disposizioni del presente decreto. Per la pubblicazione relativa a beni diversi da quelli di cui al periodo precedente, il contributo per la pubblicazione non e' dovuto. 2. Con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, l'importo del contributo per la pubblicazione e' adeguato ogni tre anni in relazione alla variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati. 3. Le entrate derivanti dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 1, affluite all'apposito capitolo di cui al medesimo comma, sono riassegnate allo stato di previsione della spesa del Ministero della giustizia, per il funzionamento degli uffici giudiziari nonche' per l'implementazione e lo sviluppo dei sistemi informatizzati. 4. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.».

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Legge 28 marzo 2001, n. 149 "Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori», nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile".

Legge 28 marzo 2001, n. 149

"Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori», nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26 aprile 2001


 

TITOLO I

DIRITTO DEL MINORE
ALLA PROPRIA FAMIGLIA

Art. 1.

    1. Il titolo della legge 4 maggio 1983, n. 184, di seguito denominata «legge n. 184», è sostituito dal seguente: «Diritto del minore ad una famiglia».

    2. La rubrica del Titolo I della legge n. 184 è sostituita dalla seguente: «Princìpi generali».

    3.  L’articolo 1 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 1. – 1. Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia.

    2. Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto.

    3. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l’abbandono e di consentire al minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia. Essi promuovono altresì iniziative di formazione dell’opinione pubblica sull’affidamento e l’adozione e di sostegno all’attività delle comunità di tipo familiare, organizzano corsi di preparazione ed aggiornamento professionale degli operatori sociali nonché incontri di formazione e preparazione per le famiglie e le persone che intendono avere in affidamento o in adozione minori. I medesimi enti possono stipulare convenzioni con enti o associazioni senza fini di lucro che operano nel campo della tutela dei minori e delle famiglie per la realizzazione delle attività di cui al presente comma.

    4. Quando la famiglia non è in grado di provvedere alla crescita e all’eduzione del minore, si applicano gli istituti di cui alla presente legge.

    5. Il diritto del minore a vivere, crescere ed essere educato nell’ambito di una famiglia è assicurato senza distinzione di sesso, di etnia, di età, di lingua, di religione e nel rispetto della identità culturale del minore e comunque non in contrasto con i princìpi fondamentali dell’ordinamento».

TITOLO II

AFFIDAMENTO DEL MINORE

Art. 2.

    1. All’articolo 2 della legge n. 184 sono premesse le seguenti parole: «Titolo I-bis. Dell’affidamento del minore».

    2. L’articolo 2 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

       «Art. 2. – 1. Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti ai sensi dell’articolo 1, è affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno.

    2. Ove non sia possibile l’affidamento nei termini di cui al comma 1, è consentito l’inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato, che abbia sede preferibilmente nel luogo più vicino a quello in cui stabilmente risiede il nucleo familiare di provenienza. Per i minori di età inferiore a sei anni l’inserimento può avvenire solo presso una comunità di tipo familiare.

    3. In caso di necessità e urgenza l’affidamento può essere disposto anche senza porre in essere gli interventi di cui all’articolo 1, commi 2 e 3.

    4. Il ricovero in istituto deve essere superato entro il 31 dicembre 2006 mediante affidamento ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia.

    5. Le regioni, nell’ambito delle proprie competenze e sulla base di criteri stabiliti dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definiscono gli standard minimi dei servizi e dell’assistenza che devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare e dagli istituti e verificano periodicamente il rispetto dei medesimi».

Art. 3.

    1. L’articolo 3 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 3. – 1. I legali rappresentanti delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati esercitano i poteri tutelari sul minore affidato, secondo le norme del capo I del titolo X del libro primo del codice civile, fino a quando non si provveda alla nomina di un tutore in tutti i casi nei quali l’esercizio della potestà dei genitori o della tutela sia impedito.

    2. Nei casi previsti dal comma 1, entro trenta giorni dall’accoglienza del minore, i legali rappresentanti devono proporre istanza per la nomina del tutore. Gli stessi e coloro che prestano anche gratuitamente la propria attività a favore delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati non possono essere chiamati a tale incarico.

    3. Nel caso in cui i genitori riprendano l’esercizio della potestà, le comunità di tipo familiare e gli istituti di assistenza pubblici o privati chiedono al giudice tutelare di fissare eventuali limiti o condizioni a tale esercizio».

Art. 4.

    1. L’articolo 4 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 4. – 1. L’affidamento familiare è disposto dal servizio sociale locale, previo consenso manifestato dai genitori o dal genitore esercente la potestà, ovvero dal tutore, sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento. Il giudice tutelare del luogo ove si trova il minore rende esecutivo il provvedimento con decreto.

    2. Ove manchi l’assenso dei genitori esercenti la potestà o del tutore, provvede il tribunale per i minorenni. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile.

    3. Nel provvedimento di affidamento familiare devono essere indicate specificatamente le motivazioni di esso, nonché i tempi e i modi dell’esercizio dei poteri riconosciuti all’affidatario, e le modalità attraverso le quali i genitori e gli altri componenti il nucleo familiare possono mantenere i rapporti con il minore. Deve altresì essere indicato il servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità del programma di assistenza, nonché la vigilanza durante l’affidamento con l’obbligo di tenere costantemente informati il giudice tutelare o il tribunale per i minorenni, a seconda che si tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2. Il servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità del programma di assistenza, nonché la vigilanza durante l’affidamento, deve riferire senza indugio al giudice tutelare o al tribunale per i minorenni del luogo in cui il minore si trova, a seconda che si tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2, ogni evento di particolare rilevanza ed è tenuto a presentare una relazione semestrale sull’andamento del programma di assistenza, sulla sua presumibile ulteriore durata e sull’evoluzione delle condizioni di difficoltà del nucleo familiare di provenienza.

    4. Nel provvedimento di cui al comma 3, deve inoltre essere indicato il periodo di presumibile durata dell’affidamento che deve essere rapportabile al complesso di interventi volti al recupero della famiglia d’origine. Tale periodo non può superare la durata di ventiquattro mesi ed è prorogabile, dal tribunale per i minorenni, qualora la sospensione dell’affidamento rechi pregiudizio al minore.

    5. L’affidamento familiare cessa con provvedimento della stessa autorità che lo ha disposto, valutato l’interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà temporanea della famiglia d’origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore.

    6. Il giudice tutelare, trascorso il periodo di durata previsto, ovvero intervenute le circostanze di cui al comma 5, sentiti il servizio sociale locale interessato ed il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, richiede, se necessario, al competente tribunale per i minorenni l’adozione di ulteriori provvedimenti nell’interesse del minore.

    7. Le disposizioni del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, anche nel caso di minori inseriti presso una comunità di tipo familiare o un istituto di assistenza pubblico o privato».

Art. 5.

    1. L’articolo 5 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 5. – 1. L’affidatario deve accogliere presso di sé il minore e provvedere al suo mantenimento e alla sua educazione e istruzione, tenendo conto delle indicazioni dei genitori per i quali non vi sia stata pronuncia ai sensi degli articoli 330 e 333 del codice civile, o del tutore, ed osservando le prescrizioni stabilite dall’autorità affidante. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 316 del codice civile. In ogni caso l’affidatario esercita i poteri connessi con la potestà parentale in relazione agli ordinari rapporti con la istituzione scolastica e con le autorità sanitarie. L’affidatario deve essere sentito nei procedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato.

    2. Il servizio sociale, nell’ambito delle proprie competenze, su disposizione del giudice ovvero secondo le necessità del caso, svolge opera di sostegno educativo e psicologico, agevola i rapporti con la famiglia di provenienza ed il rientro nella stessa del minore secondo le modalità più idonee, avvalendosi anche delle competenze professionali delle altre strutture del territorio e dell’opera delle associazioni familiari eventualmente indicate dagli affidatari.

    3. Le norme di cui ai commi 1 e 2 si applicano, in quanto compatibili, nel caso di minori ospitati presso una comunità di tipo familiare o che si trovino presso un istituto di assistenza pubblico o privato».

    4. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, intervengono con misure di sostegno e di aiuto economico in favore della famiglia affidataria».

TITOLO III

DELL’ADOZIONE

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 6.

   1. L’articolo 6 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 6. – 1. L’adozione è consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni. Tra i coniugi non deve sussistere e non deve avere avuto luogo negli ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto.

    2. I coniugi devono essere affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendano adottare.

    3. L’età degli adottanti deve superare di almeno diciotto e di non più di quarantacinque anni l’età dell’adottando.

    4. Il requisito della stabilità del rapporto di cui al comma 1 può ritenersi realizzato anche quando i coniugi abbiano convissuto in modo stabile e continuativo prima del matrimonio per un periodo di tre anni, nel caso in cui il tribunale per i minorenni accerti la continuità e la stabilità della convivenza, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso concreto.

    5. I limiti di cui al comma 3 possono essere derogati, qualora il tribunale per i minorenni accerti che dalla mancata adozione derivi un danno grave e non altrimenti evitabile per il minore.

    6. Non è preclusa l’adozione quando il limite massimo di età degli adottanti sia superato da uno solo di essi in misura non superiore a dieci anni, ovvero quando essi siano genitori di figli naturali o adottivi dei quali almeno uno sia in età minore, ovvero quando l’adozione riguardi un fratello o una sorella del minore già dagli stessi adottato.

    7. Ai medesimi coniugi sono consentite più adozioni anche con atti successivi e costituisce criterio preferenziale ai fini dell’adozione l’avere già adottato un fratello dell’adottando o il fare richiesta di adottare più fratelli, ovvero la disponibilità dichiarata all’adozione di minori che si trovino nelle condizioni indicate dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate».

    8. Nel caso di adozione dei minori di età superiore a dodici anni o con handicap accertato ai sensi dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono intervenire, nell’ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, con specifiche misure di carattere economico, eventualmente anche mediante misure di sostegno alla formazione e all’inserimento sociale, fino all’età di diciotto anni degli adottati».

Art. 7.

    1. L’articolo 7 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 7. – 1. L’adozione è consentita a favore dei minori dichiarati in stato di adottabilità ai sensi degli articoli seguenti.

    2. Il minore, il quale ha compiuto gli anni quattordici, non può essere adottato se non presta personalmente il proprio consenso, che deve essere manifestato anche quando il minore compia l’età predetta nel corso del procedimento. Il consenso dato può comunque essere revocato sino alla pronuncia definitiva dell’adozione.

    3. Se l’adottando ha compiuto gli anni dodici deve essere personalmente sentito; se ha un’età inferiore, deve essere sentito, in considerazione della sua capacità di discernimento».

Capo II

DELLA DICHIARAZIONE
DI ADOTTABILITÀ

Art. 8.

     1. L’articolo 8 della legge n.  184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 8. – 1. Sono dichiarati in stato di adottabilità dal tribunale per i minorenni del distretto nel quale si trovano, i minori di cui sia accertata la situazione di abbandono perché privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purchè la mancanza di assistenza non sia dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitorio.

    2. La situazione di abbandono sussiste, sempre che ricorrano le condizioni di cui al comma 1, anche quando i minori si trovino presso istituti di assistenza pubblici o privati o comunità di tipo familiare ovvero siano in affidamento familiare.

    3. Non sussiste causa di forza maggiore quando i soggetti di cui al comma 1 rifiutano le misure di sostegno offerte dai servizi sociali locali e tale rifiuto viene ritenuto ingiustificato dal giudice.

    4. Il procedimento di adottabilità deve svolgersi fin dall’inizio con l’assistenza legale del minore e dei genitori o degli altri parenti, di cui al comma 2 dell’articolo 10».

Art. 9.

    1. L’articolo 9 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 9. – 1. Chiunque ha facoltà di segnalare all’autorità pubblica situazioni di abbandono di minori di età. I pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio, gli esercenti un servizio di pubblica necessità debbono riferire al più presto al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni del luogo in cui il minore si trova sulle condizioni di ogni minore in situazione di abbandono di cui vengano a conoscenza in ragione del proprio ufficio.

    2. Gli istituti di assistenza pubblici o privati e le comunità di tipo familiare devono trasmettere semestralmente al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni del luogo ove hanno sede l’elenco di tutti i minori collocati presso di loro con l’indicazione specifica, per ciascuno di essi, della località di residenza dei genitori, dei rapporti con la famiglia e delle condizioni psicofisiche del minore stesso. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, assunte le necessarie informazioni, chiede al tribunale, con ricorso, di dichiarare l’adottabilità di quelli tra i minori segnalati o collocati presso le comunità di tipo familiare o gli istituti di assistenza pubblici o privati o presso una famiglia affidataria, che risultano in situazioni di abbandono, specificandone i motivi.

    3. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, che trasmette gli atti al medesimo tribunale con relazione informativa, ogni sei mesi, effettua o dispone ispezioni negli istituti di assistenza pubblici o privati ai fini di cui al comma 2. Può procedere a ispezioni straordinarie in ogni tempo.

    4. Chiunque, non essendo parente entro il quarto grado, accoglie stabilmente nella propria abitazione un minore, qualora l’accoglienza si protragga per un periodo superiore a sei mesi, deve, trascorso tale periodo, darne segnalazione al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni. L’omissione della segnalazione può comportare l’inidoneità ad ottenere affidamenti familiari o adottivi e l’incapacità all’ufficio tutelare.

    5. Nello stesso termine di cui al comma 4, uguale segnalazione deve essere effettuata dal genitore che affidi stabilmente a chi non sia parente entro il quarto grado il figlio minore per un periodo non inferiore a sei mesi. L’omissione della segnalazione può comportare la decadenza dalla potestà sul figlio a norma dell’articolo 330 del codice civile e l’apertura della procedura di adottabilità».

Art. 10.

    1. L’articolo 10 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 10. – 1. Il presidente del tribunale per i minorenni o un giudice da lui delegato, ricevuto il ricorso di cui all’articolo 9, comma 2, provvede all’immediata apertura di un procedimento relativo allo stato di abbandono del minore. Dispone immediatamente, all’occorrenza, tramite i servizi sociali locali o gli organi di pubblica sicurezza, più approfonditi accertamenti sulle condizioni giuridiche e di fatto del minore, sull’ambiente in cui ha vissuto e vive ai fini di verificare se sussiste lo stato di abbandono.

    2. All’atto dell’apertura del procedimento, sono avvertiti i genitori o, in mancanza, i parenti entro il quarto grado che abbiano rapporti significativi con il minore. Con lo stesso atto il presidente del tribunale per i minorenni li invita a nominare un difensore e li informa della nomina di un difensore di ufficio per il caso che essi non vi provvedano. Tali soggetti, assistiti dal difensore, possono partecipare a tutti gli accertamenti disposti dal tribunale, possono presentare istanze anche istruttorie e prendere visione ed estrarre copia degli atti contenuti nel fascicolo previa autorizzazione del giudice.

    3. Il tribunale può disporre in ogni momento e fino all’affidamento preadottivo ogni opportuno provvedimento provvisorio nell’interesse del minore, ivi compresi il collocamento temporaneo presso una famiglia o una comunità di tipo familiare, la sospensione della potestà dei genitori sul minore, la sospensione dell’esercizio delle funzioni del tutore e la nomina di un tutore provvisorio.

    4. In caso di urgente necessità, i provvedimenti di cui al comma 3 possono essere adottati dal presidente del tribunale per i minorenni o da un giudice da lui delegato.

    5. Il tribunale, entro trenta giorni, deve confermare, modificare o revocare i provvedimenti urgenti assunti ai sensi del comma 4. Il tribunale provvede in camera di consiglio con l’intervento del pubblico ministero, sentite tutte le parti interessate ed assunta ogni necessaria informazione. Deve inoltre essere sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento. I provvedimenti adottati debbono essere comunicati al pubblico ministero ed ai genitori. Si applicano le norme di cui agli articoli 330 e seguenti del codice civile».

Art. 11.

    1. All’articolo 11, primo comma, della legge n. 184, dopo le parole: «parenti entro il quarto grado» sono inserite le seguenti: «che abbiano rapporti significativi con il minore».

Art. 12.

     1. All’articolo 12, quinto comma, della legge n. 184, le parole «ai sensi del secondo comma dell’articolo 10» sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi del comma 3 dell’articolo  10».

Art. 13.

    1. L’articolo 14 della legge n.184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 14. – 1. Il tribunale per i minorenni può disporre, prima della dichiarazione di adottabilità, la sospensione del procedimento, quando da particolari circostanze emerse dalle indagini effettuate risulta che la sospensione può riuscire utile nell’interesse del minore. In tal caso la sospensione è disposta con ordinanza motivata per un periodo non superiore a un anno.

    2. La sospensione è comunicata ai servizi sociali locali competenti perché adottino le iniziative opportune».

Art. 14.

   1. L’articolo 15 della legge n.184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 15. – 1. A conclusione delle indagini e degli accertamenti previsti dagli articoli precedenti, ove risulti la situazione di abbandono di cui all’articolo 8, lo stato di adottabilità del minore è dichiarato dal tribunale per i minorenni quando:

        a) i genitori ed i parenti convocati ai sensi degli articoli 12 e 13 non si sono presentati senza giustificato motivo;

        b) l’audizione dei soggetti di cui alla lettera a) ha dimostrato il persistere della mancanza di assistenza morale e materiale e la non disponibilità ad ovviarvi;

        c) le prescrizioni impartite ai sensi dell’articolo 12 sono rimaste inadempiute per responsabilità dei genitori.

    2. La dichiarazione dello stato di adottabilità del minore è disposta dal tribunale per i minorenni in camera di consiglio con sentenza, sentito il pubblico ministero, nonché il rappresentante dell’istituto di assistenza pubblico o privato o della comunità di tipo familiare presso cui il minore è collocato o la persona cui egli è affidato. Devono essere, parimenti, sentiti il tutore, ove esista, ed il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento.

    3. La sentenza è notificata per esteso al pubblico ministero, ai genitori, ai parenti indicati nel primo comma dell’articolo 12, al tutore, nonché al curatore speciale ove esistano, con contestuale avviso agli stessi del loro diritto di proporre impugnazione nelle forme e nei termini di cui all’articolo 17».

Art. 15.

    1. L’articolo 16 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 16. – 1. Il tribunale per i minorenni, esaurita la procedura prevista nei precedenti articoli e qualora ritenga che non sussistano i presupposti per la pronuncia per lo stato di adottabilità dichiara che non vi è luogo a provvedere.

    2. La sentenza è notificata per esteso al pubblico ministero, ai genitori, ai parenti indicati nel primo comma dell’articolo 12, nonché al tutore e al curatore speciale ove esistano. Il tribunale per i minorenni adotta i provvedimenti opportuni nell’interesse del minore.

    3. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile».

Art. 16.

    1. L’articolo 17 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 17. – 1. Avverso la sentenza il pubblico ministero e le altre parti possono proporre impugnazione avanti la Corte d’appello, sezione per i minorenni, entro trenta giorni dalla notificazione. La Corte, sentite le parti e il pubblico ministero ed effettuato ogni altro opportuno accertamento, pronuncia sentenza in camera di consiglio e provvede al deposito della stessa in cancelleria, entro quindici giorni dalla pronuncia. La sentenza è notificata d’ufficio al pubblico ministero e alle altre parti.

    2. Avverso la sentenza della Corte d’appello è ammesso ricorso per Cassazione, entro trenta giorni dalla notificazione, per i motivi di cui ai numeri 3, 4 e 5 del primo comma dell’articolo 360 del codice di procedura civile. Si applica altresì il secondo comma dello stesso articolo.

    3. L’udienza di discussione dell’appello e del ricorso deve essere fissata entro sessanta giorni dal deposito dei rispettivi atti introduttivi».

Art. 17.

    1. L’articolo 18 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 18. – 1. La sentenza definitiva che dichiara lo stato di adottabilità è trascritta, a cura del cancelliere del tribunale per i minorenni, su apposito registro conservato presso la cancelleria del tribunale stesso. La trascrizione deve essere effettuata entro il decimo giorno successivo a quello della comunicazione che la sentenza di adottabilità è divenuta definitiva. A questo effetto, il cancelliere del giudice dell’impugnazione deve inviare immediatamente apposita comunicazione al cancelliere del tribunale per i minorenni».

Art. 18.

    1. L’articolo 21 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 21. – 1. Lo stato di adottabilità cessa altresì per revoca, nell’interesse del minore, in quanto siano venute meno le condizioni di cui all’articolo 8, comma 1, successivamente alla sentenza di cui al comma 2 dell’articolo 15.

    2. La revoca è pronunciata dal tribunale per i minorenni d’ufficio o su istanza del pubblico ministero, dei genitori, del tutore.

    3. Il tribunale provvede in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero.

    4. Nel caso in cui sia in atto l’affidamento preadottivo, lo stato di adottabilità non può essere revocato».

Capo III

DELL’AFFIDAMENTO PREADOTTIVO

Art. 19.

    1. L’articolo 22 della legge n.184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 22. – 1. Coloro che intendono adottare devono presentare domanda al tribunale per i minorenni, specificando l’eventuale disponibilità ad adottare più fratelli ovvero minori che si trovino nelle condizioni indicate dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n.  104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. È ammissibile la presentazione di più domande anche successive a più tribunali per i minorenni, purchè in ogni caso se ne dia comunicazione a tutti i tribunali precedentemente aditi. I tribunali cui la domanda è presentata possono richiedere copia degli atti di parte ed istruttori, relativi ai medesimi coniugi, agli altri tribunali; gli atti possono altresì essere comunicati d’ufficio. La domanda decade dopo tre anni dalla presentazione e può essere rinnovata.

    2. In ogni momento a coloro che intendono adottare devono essere fornite, se richieste, notizie sullo stato del procedimento.

    3. Il tribunale per i minorenni, accertati previamente i requisiti di cui all’articolo 6, dispone l’esecuzione delle adeguate indagini di cui al comma 4, ricorrendo ai servizi socio-assistenziali degli enti locali singoli o associati, nonché avvalendosi delle competenti professionalità delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere, dando precedenza nella istruttoria alle domande dirette all’adozione di minori di età superiore a cinque anni o con handicap accertato ai sensi dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

    4. Le indagini, che devono essere tempestivamente avviate e concludersi entro centoventi giorni, riguardano in particolare la capacità di educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare dei richiedenti, i motivi per i quali questi ultimi desiderano adottare il minore. Con provvedimento motivato, il termine entro il quale devono concludersi le indagini può essere prorogato una sola volta e per non più di centoventi giorni.

    5. Il tribunale per i minorenni, in base alle indagini effettuate, sceglie tra le coppie che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore.

    6. Il tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero, gli ascendenti dei richiedenti ove esistano, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, omessa ogni altra formalità di procedura, dispone, senza indugio, l’affidamento preadottivo, determinandone le modalità con ordinanza. Il minore che abbia compiuto gli anni quattordici deve manifestare espresso consenso all’affidamento alla coppia prescelta.

    7. Il tribunale per i minorenni deve in ogni caso informare i richiedenti sui fatti rilevanti, relativi al minore, emersi dalle indagini. Non può essere disposto l’affidamento di uno solo di più fratelli, tutti in stato di adottabilità, salvo che non sussistano gravi ragioni. L’ordinanza è comunicata al pubblico ministero, ai richiedenti ed al tutore. Il provvedimento di affidamento preadottivo è immediatamente, e comunque non oltre dieci giorni, annotato a cura del cancelliere a margine della trascrizione di cui all’articolo 18.

   8. Il tribunale per i minorenni vigila sul buon andamento dell’affidamento preadottivo avvalendosi anche del giudice tutelare e dei servizi locali sociali e consultoriali. In caso di accertate difficoltà, convoca, anche separatamente, gli affidatari e il minore, alla presenza, se del caso, di uno psicologo, al fine di valutare le cause all’origine delle difficoltà. Ove necessario, dispone interventi di sostegno psicologico e sociale».

Art. 20.

   1. L’articolo 23 della legge n.184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 23. – 1. L’affidamento preadottivo è revocato dal tribunale per i minorenni d’ufficio o su istanza del pubblico ministero o del tutore o di coloro che esercitano la vigilanza di cui all’articolo 22, comma 8, quando vengano accertate difficoltà di idonea convivenza ritenute non superabili. Il provvedimento relativo alla revoca è adottato dal tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, con decreto motivato. Debbono essere sentiti, oltre al pubblico ministero ed al presentatore dell’istanza di revoca, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, gli affidatari, il tutore e coloro che abbiano svolto attività di vigilanza o di sostegno.

    2. Il decreto è comunicato al pubblico ministero, al presentatore dell’istanza di revoca, agli affidatari ed al tutore. Il decreto che dispone la revoca dell’affidamento preadottivo è annotato a cura del cancelliere entro dieci giorni a margine della trascrizione di cui all’articolo 18.

    3. In caso di revoca, il tribunale per i minorenni adotta gli opportuni provvedimenti temporanei in favore del minore ai sensi dell’articolo 10, comma 3. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile».

Capo IV

DELLA DICHIARAZIONE DI ADOZIONE

Art. 21.

     1. L’articolo 25 della legge n.  184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 25. – 1. Il tribunale per i minorenni che ha dichiarato lo stato di adottabilità, decorso un anno dall’affidamento, sentiti i coniugi adottanti, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, il pubblico ministero, il tutore e coloro che abbiano svolto attività di vigilanza o di sostegno, verifica che ricorrano tutte le condizioni previste dal presente capo e, senza altra formalità di procedura, provvede sull’adozione con sentenza in camera di consiglio, decidendo di fare luogo o di non fare luogo all’adozione. Il minore che abbia compiuto gli anni quattordici deve manifestare espresso consenso all’adozione nei confronti della coppia prescelta.

    2. Qualora la domanda di adozione venga proposta da coniugi che hanno discendenti legittimi o legittimati, questi, se maggiori degli anni quattordici, debbono essere sentiti.

    3. Nell’interesse del minore il termine di cui al comma 1 può essere prorogato di un anno, d’ufficio o su domanda dei coniugi affidatari, con ordinanza motivata.

    4. Se uno dei coniugi muore o diviene incapace durante l’affidamento preadottivo, l’adozione, nell’interesse del minore, può essere ugualmente disposta ad istanza dell’altro coniuge nei confronti di entrambi, con effetto, per il coniuge deceduto, dalla data della morte.

    5. Se nel corso dell’affidamento preadottivo interviene separazione tra i coniugi affidatari, l’adozione può essere disposta nei confronti di uno solo o di entrambi, nell’esclusivo interesse del minore, qualora il coniuge o i coniugi ne facciano richiesta.

    6. La sentenza che decide sull’adozione è comunicata al pubblico ministero, ai coniugi adottanti ed al tutore.

    7.    Nel caso di provvedimento negativo viene meno l’affidamento preadottivo ed il tribunale per i minorenni assume gli opportuni provvedimenti temporanei in favore del minore ai sensi dell’articolo 10, comma 3. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile».

Art. 22.

     1. L’articolo 26 della legge n.  184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 26. – 1. Avverso la sentenza che dichiara se fare luogo o non fare luogo all’adozione, entro trenta giorni dalla notifica, può essere proposta impugnazione davanti alla sezione per i minorenni della Corte d’appello da parte del pubblico ministero, dagli adottanti e dal tutore del minore. La Corte d’appello, sentite le parti ed esperito ogni accertamento ritenuto opportuno, pronuncia sentenza. La sentenza è notificata d’ufficio alle parti per esteso.

    2. Avverso la sentenza della Corte d’appello è ammesso ricorso per Cassazione, che deve essere proposto entro trenta giorni dalla notifica della stessa, solo per i motivi di cui al primo comma, numero 3, dell’articolo 360 del codice di procedura civile.

    3. L’udienza di discussione dell’appello e del ricorso per Cassazione deve essere fissata entro sessanta giorni dal deposito dei rispettivi atti introduttivi.

    4. La sentenza che pronuncia l’adozione, divenuta definitiva, è immediatamente trascritta nel registro di cui all’articolo 18 e comunicata all’ufficiale dello stato civile che la annota a margine dell’atto di nascita dell’adottato. A questo effetto, il cancelliere del giudice dell’impugnazione deve immediatamente dare comunicazione della definitività della sentenza al cancelliere del tribunale per i minorenni.

    5. Gli effetti dell’adozione si producono dal momento della definitività della sentenza».

Art. 23.

   1. All’articolo 27, secondo comma, della legge n. 184, le parole «ai sensi dell’articolo 25, quinto comma» sono sostituite dalle seguenti «ai sensi dell’articolo 25, comma 5».

Art. 24.

    1. L’articolo 28 della legge n.  184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 28. – 1. Il minore adottato è informato di tale sua condizione ed i genitori adottivi vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono più opportuni.

    2. Qualunque attestazione di stato civile riferita all’adottato deve essere rilasciata con la sola indicazione del nuovo cognome e con l’esclusione di qualsiasi riferimento alla paternità e alla maternità del minore e dell’annotazione di cui all’articolo 26, comma 4.

    3. L’ufficiale di stato civile, l’ufficiale di anagrafe e qualsiasi altro ente pubblico o privato, autorità o pubblico ufficio debbono rifiutarsi di fornire notizie, informazioni, certificazioni, estratti o copie dai quali possa comunque risultare il rapporto di adozione, salvo autorizzazione espressa dell’autorità giudiziaria. Non è necessaria l’autorizzazione qualora la richiesta provenga dall’ufficiale di stato civile, per verificare se sussistano impedimenti matrimoniali.

    4. Le informazioni concernenti l’identità dei genitori biologici possono essere fornite ai genitori adottivi, quali esercenti la potestà dei genitori, su autorizzazione del tribunale per i minorenni, solo se sussistono gravi e comprovati motivi. Il tribunale accerta che l’informazione sia preceduta e accompagnata da adeguata preparazione e assistenza del minore. Le informazioni possono essere fornite anche al responsabile di una struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano i presupposti della necessità e della urgenza e vi sia grave pericolo per la salute del minore.

    5. L’adottato, raggiunta l’età di venticinque anni, può accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici. Può farlo anche raggiunta la maggiore età, se sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica. L’istanza deve essere presentata al tribunale per i minorenni del luogo di residenza.

    6. Il tribunale per i minorenni procede all’audizione delle persone di cui ritenga opportuno l’ascolto; assume tutte le informazioni di carattere sociale e psicologico, al fine di valutare che l’accesso alle notizie di cui al comma 5 non comporti grave turbamento all’equilibrio psico-fisico del richiedente. Definita l’istruttoria, il tribunale per i minorenni autorizza con decreto l’accesso alle notizie richieste.

    7. L’accesso alle informazioni non è consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimo.

    8. Fatto salvo quanto previsto dai commi precedenti, l’autorizzazione non è richiesta per l’adottato maggiore di età quando i genitori adottivi sono deceduti o divenuti irreperibili».

TITOLO IV

DELL’ADOZIONE IN CASI
PARTICOLARI

Capo I

DELL’ADOZIONE IN CASI
PARTICOLARI E DEI SUOI EFFETTI

Art. 25.

    1. L’articolo 44 della legge n.  184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 44. – 1. I minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni di cui al comma 1 dell’articolo 7:

        a) da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre;

        b) dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge;

        c) quando il minore si trovi nelle condizioni indicate dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n.  104, e sia orfano di padre e di madre;

        soppressa

        d) quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo.

    2. L’adozione, nei casi indicati nel comma 1, è consentita anche in presenza di figli legittimi.

    3. Nei casi di cui alle lettere a)c), e d) del comma 1 l’adozione è consentita, oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato. Se l’adottante è persona coniugata e non separata, l’adozione può essere tuttavia disposta solo a seguito di richiesta da parte di entrambi i coniugi.

    4. Nei casi di cui alle lettere a) e d) del comma 1 l’età dell’adottante deve superare di almeno diciotto anni quella di coloro che egli intende adottare».

Art. 26.

    1. L’articolo 45 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 45. – 1. Nel procedimento di adozione nei casi previsti dall’articolo 44 si richiede il consenso dell’adottante e dell’adottando che abbia compiuto il quattordicesimo anno di età.

    2. Se l’adottando ha compiuto gli anni dodici deve essere personalmente sentito; se ha una età inferiore, deve essere sentito, in considerazione della sua capacità di discernimento.

    3. In ogni caso, se l’adottando non ha compiuto gli anni quattordici, l’adozione deve essere disposta dopo che sia stato sentito il suo legale rappresentante.

    4. Quando l’adozione deve essere disposta nel caso previsto dall’articolo 44, comma 1, lettera c), deve essere sentito il legale rappresentante dell’adottando in luogo di questi, se lo stesso non può esserlo o non può prestare il proprio consenso ai sensi del presente articolo a causa delle sue condizioni di minorazione».

Art. 27.

    1. L’articolo 47 della legge n.  184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 47. – 1. L’adozione produce i suoi effetti dalla data della sentenza che la pronuncia. Finché la sentenza non è emanata, tanto l’adottante quanto l’adottando possono revocare il loro consenso.

    2. Se uno dei coniugi muore dopo la prestazione del consenso e prima della emanazione della sentenza, si può procedere, su istanza dell’altro coniuge, al compimento degli atti necessari per l’adozione.

    3. Se l’adozione è ammessa, essa produce i suoi effetti dal momento della morte dell’adottante».

Art. 28.

    1. L’articolo 49 della legge n.  184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 49. – 1. L’adottante deve fare l’inventario dei beni dell’adottato e trasmetterlo al giudice tutelare entro trenta giorni dalla data della comunicazione della sentenza di adozione. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute nella sezione III del capo I del titolo X del libro primo del codice civile.

    2. L’adottante che omette di fare l’inventario nel termine stabilito o fa un inventario infedele può essere privato dell’amministrazione dei beni dal giudice tutelare, salvo l’obbligo del risarcimento dei danni».

Capo II

DELLE FORME DELL’ADOZIONE
IN CASI PARTICOLARI

Art. 29.

    1. La lettera a) del terzo comma dell’articolo 57 della legge n. 184 è sostituita dalla seguente:

        «a) l’idoneità affettiva e la capacità di educare e istruire il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare degli adottanti;».

TITOLO V

MODIFICHE AL TITOLO VIII DEL
LIBRO PRIMO DEL CODICE CIVILE

Art. 30.

    1. L’articolo 313 del codice civile è sostituito dal seguente:

    «Art. 313. - (Provvedimento del tribunale) – Il tribunale, in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero e omessa ogni altra formalità di procedura, provvede con sentenza decidendo di far luogo o non far luogo alla adozione.

    L’adottante, il pubblico ministero, l’adottando, entro trenta giorni dalla comunicazione, possono proporre impugnazione avanti la Corte d’appello, che decide in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero».

Art. 31.

    1. L’articolo 314 del codice civile è sostituito dal seguente:

    «Art. 314. - (Pubblicità) – La sentenza definitiva che pronuncia l’adozione è trascritta a cura del cancelliere del tribunale competente, entro il decimo giorno successivo a quello della relativa comunicazione, da effettuarsi non oltre cinque giorni dal deposito, da parte del cancelliere del giudice dell’impugnazione, su apposito registro e comunicata all’ufficiale di stato civile per l’annotazione a margine dell’atto di nascita dell’adottato.

    Con la procedura di cui al primo comma deve essere altresì trascritta ed annotata la sentenza di revoca della adozione, passata in giudicato.

    L’autorità giudiziaria può inoltre ordinare la pubblicazione della sentenza che pronuncia l’adozione o della sentenza di revoca nei modi che ritiene opportuni».

TITOLO VI

NORME FINALI, PENALI
E TRANSITORIE

Art. 32.

    1. All’articolo 35, comma 4, della legge n. 184, le parole: «può essere sentito ove sia opportuno e» sono sostituite dalle seguenti: «deve essere sentito».

    2. All’articolo 52, secondo comma, della legge n. 184, le parole: «e, se opportuno, anche di età inferiore» sono sostituite dalle seguenti: «e anche di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento».

    3. All’articolo 79, terzo comma, della legge n. 184, le parole: «, se opportuno,» sono sostituite dalle seguenti: «, in considerazione della loro capacità di discernimento,».

Art. 33.

    1. All’articolo 43, primo comma, della legge n. 184, le parole: «di cui al sesto, settimo e ottavo comma dell’articolo 9» sono sostituite dalle seguenti: «di cui ai commi 4 e 5 dell’articolo 9».

Art. 34.

     1. L’articolo 70 della legge n.  184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 70. – 1. I pubblici ufficiali o gli incaricati di un pubblico servizio che omettono di riferire alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni sulle condizioni di ogni minore in situazione di abbandono di cui vengano a conoscenza in ragione del proprio ufficio, sono puniti ai sensi dell’articolo 328 del codice penale. Gli esercenti un servizio di pubblica necessità sono puniti con la pena della reclusione fino ad un anno o con la multa da lire 500.000 a lire 2.500.000.

    2. I rappresentanti degli istituti di assistenza pubblici o privati che omettono di trasmettere semestralmente alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni l’elenco di tutti i minori ricoverati o assistiti, ovvero forniscono informazioni inesatte circa i rapporti familiari concernenti i medesimi, sono puniti con la pena della reclusione fino ad un anno o con la multa da lire 500.000 a lire 5.000.000».

Art. 35.

    1. Il primo comma dell’articolo 71 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Chiunque, in violazione delle norme di legge in materia di adozione, affida a terzi con carattere definitivo un minore, ovvero lo avvia all’estero perché sia definitivamente affidato, è punito con la reclusione da uno a tre anni».

    2. Il sesto comma dell’articolo 71 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Chiunque svolga opera di mediazione al fine di realizzare l’affidamento di cui al primo comma è punito con la reclusione fino ad un anno o con multa da lire 500.000 a lire 5.000.000.»

Art. 36.

    1. Il primo comma dell’articolo 73 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Chiunque essendone a conoscenza in ragione del proprio ufficio fornisce qualsiasi notizia atta a rintracciare un minore nei cui confronti sia stata pronunciata adozione o rivela in qualsiasi modo notizie circa lo stato di figlio legittimo per adozione è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire 200.000 a lire 2.000.000».

Art. 37.

    1. All’articolo 330, secondo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore».

    2. All’articolo 333, primo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore».

    3. All’articolo 336 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

    «Per i provvedimenti di cui ai commi precedenti, i genitori e il minore sono assistiti da un difensore, anche a spese dello Stato nei casi previsti dalla legge».

Art. 38.

    1. L’articolo 80 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:

    «Art. 80. – 1. Il giudice, se del caso ed anche in relazione alla durata dell’affidamento, può disporre che gli assegni familiari e le prestazioni previdenziali relative al minore siano erogati temporaneamente in favore dell’affidatario.

    2. Le disposizioni di cui all’articolo 12 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, all’articolo 6 della legge 9 dicembre 1977, n. 903, e alla legge 8 marzo 2000, n. 53, si applicano anche agli affidatari di cui al comma 1.

    3. Alle persone affidatarie si estendono tutti i benefici in tema di astensione obbligatoria e facoltativa dal lavoro, di permessi per malattia, di riposi giornalieri, previsti per i genitori biologici.

    4. Le regioni determinano le condizioni e modalità di sostegno alle famiglie, persone e comunità di tipo familiare che hanno minori in affidamento, affinchè tale affidamento si possa fondare sulla disponibilità e l’idoneità all’accoglienza indipendentemente dalle condizioni economiche».

Art. 39.

    1. Dopo i primi due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge e successivamente con cadenza triennale, il Ministro della giustizia e il Ministro per la solidarietà sociale, di concerto con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nell’ambito delle rispettive competenze, trasmettono al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della presente legge, al fine di verificarne la funzionalità in relazione alle finalità perseguite e la rispondenza all’interesse del minore, in particolare per quanto attiene all’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 6, commi 3 e 5, della legge 4 maggio 1983, n. 184, come sostituito dall’articolo 6 della presente legge.

Art. 40.

    1. Per le finalità perseguite dalla presente legge è istituita, entro e non oltre centottanta giorni dalla data della sua entrata in vigore, anche con l’apporto dei dati forniti dalle singole regioni, presso il Ministero della giustizia, una banca dati relativa ai minori dichiarati adottabili, nonché ai coniugi aspiranti all’adozione nazionale e internazionale, con indicazione di ogni informazione atta a garantire il miglior esito del procedimento. I dati riguardano anche le persone singole disponibili all’adozione in relazione ai casi di cui all’articolo 44 della legge 4 maggio 1983, n. 184, come sostituito dall’articolo 25 della presente legge.

    2. La banca dati è resa disponibile, attraverso una rete di collegamento, a tutti i tribunali per i minorenni e deve essere periodicamente aggiornata con cadenza trimestrale.

    3. Con regolamento del Ministro della giustizia sono disciplinate le modalità di attuazione e di organizzazione della banca dati, anche per quanto attiene all’adozione dei dispositivi necessari per la sicurezza e la riservatezza dei dati.

    4. Dall’attuazione del presente articolo non debbono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

Art. 41.

   1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Legge 1 dicembre 1970, n. 898 "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio"

Articolo 1.

 

1. Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dall'art. 3.

 

Articolo 2.

 

1. Nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto, il giudice, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dall'art. 3, pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio.

 

Articolo 3.

 

1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:

 

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l'altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

 

a) all'ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;

 

b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all'art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;

 

c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;

 

d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all'art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell'art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio.

 

Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.

 

Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa;

 

2) nei casi in cui:

 

a) l'altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l'inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;

 

b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.

 

b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.

 

In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall'avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell'accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell'atto contenente l'accordo di separazione concluso innanzi all'ufficiale dello stato civile. L'eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta.(1)

 

c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;

 

d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;

 

e) l'altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all'estero l'annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all'estero nuovo matrimonio;

 

f) il matrimonio non è stato consumato;

 

g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164.

 

    (1) Lettera così modificata, da ultimo, ad opera dell’ art. 1, comma 1, Legge 6 maggio 2015, n. 55.

 

Art. 4.

 

La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, (1) del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all'estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all'estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'uno o dell'altro coniuge.

 

2. La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso è fondata.

 

3. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all'ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l'annotazione in calce all'atto.

 

4. Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza di figli di entrambi i coniugi.(2)

 

5. Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace.

 

6. Al ricorso e alla prima memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni dei redditi rispettivamente presentate.

 

7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l'assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. All'udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione.

 

8.  Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, disposto l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, dà, anche d'ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell'interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l'udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentito il ricorrente e il suo difensore. L'ordinanza del presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore. Si applica l'articolo 189 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.(3)

 

9. Tra la data dell'ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell'udienza di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all'articolo 163-bis del codice di procedura civile ridotti a metà.

 

10. Con l'ordinanza di cui al comma 8, il presidente assegna altresì termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all'articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6), del codice di procedura civile e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo comma, dello stesso codice nonché per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio. L'ordinanza deve contenere l'avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all'articolo 167 del codice di procedura civile e che oltre il termine stesso non potranno più essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio.

 

11. All'udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto e settimo, del codice di procedura civile. Si applica altresì l'articolo 184 del medesimo codice.

 

12. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell'assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all'articolo 10.

 

13. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l'obbligo della somministrazione dell'assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.

 

14. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva.

 

15. L'appello è deciso in camera di consiglio.

 

16. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l'esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all'interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8.

 

    (1) La Corte Costituzionale, con sentenza 23 maggio 2008, n. 169, ha dichiarato l'incostituzionalità del presente comma, limitatamente alle parole: "del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza," in quanto "L'individuazione di tale criterio di competenza è manifestamente irragionevole, non sussistendo alcuna valida giustificazione della adozione dello stesso, ove si consideri che, in tema di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella maggioranza delle ipotesi, la residenza comune è cessata, quanto meno dal momento in cui i coniugi, in occasione della domanda di separazione – giudiziale o consensuale – sono stati autorizzati a vivere separatamente, con la conseguenza che, tenute presenti le condizioni per proporre la successiva domanda di divorzio, non è ravvisabile alcun collegamento fra i coniugi e il tribunale individuato dalla norma."

    (2) Comma così sostituito dall’art. 98, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

    (3) Comma così modificato dall’art. 98, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

 

    ______________

 

    Cfr. Tribunale, Modena, sez. II civile, sentenza 28 dicembre 2017 n° 2259.

 

Articolo 5.

 

1. Il tribunale adito, in contraddittorio delle parti e con l'intervento obbligatorio del pubblico ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di cui all'art. 3, pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all'ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della sentenza.

 

2. La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio.

 

3. Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela.

 

4. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti.

 

5. La sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti. Il pubblico ministero può ai sensi dell'art. 72 del codice di procedura civile, proporre impugnazione limitatamente agli interessi patrimoniali dei figli minori o legalmente incapaci.

 

6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

 

7. La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell'assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione.

 

8. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico.

 

9. I coniugi devono presentare all'udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria.

 

10. L'obbligo di corresponsione dell'assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.

 

11. Il coniuge, al quale non spetti l'assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell'ente mutualistico da cui sia assistito l'altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze.

 

    ____________

 

    Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 20 febbraio 2018 n° 4092, Cassazione Civile, sez. VI-1, ordinanza 27 ottobre 2017 n° 25697, Corte d'Appello, Milano, sez. V civile, sentenza 16 novembre 2017 n° 4793, Tribunale, Milano, sez. IX civile, ordinanza 22 maggio 2017, Cassazione Civile, sez. I, ordinanza 10 maggio 2017 n° 11453, Cassazione civile, sentenza 10 maggio 2017, n. 11504.

 

Articolo 6.

 

1. L'obbligo, ai sensi degli articoli 315-bis e 316-bis del codice civile, di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori.(1)

 

2. Il Tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio applica, riguardo ai figli, le disposizioni contenute nel capo II, del titolo IX, del libro primo, del codice civile.(2)

 

[3. In particolare il tribunale stabilisce la misura ed il modo con cui il genitore non affidatario deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e all'educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.] (3)

 

[4. Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l'esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal tribunale. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non siano affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al tribunale quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.] (3)

 

[5. Qualora il genitore affidatario non si attenga alle condizioni dettate, il tribunale valuterà detto comportamento al fine del cambio di affidamento.] (3)

 

6. L'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età. In ogni caso ai fini dell'assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole. L'assegnazione, in quanto trascritta, è opponibile al terzo acquirente ai sensi dell'art. 1599 del codice civile.

 

7. Il Tribunale dà inoltre disposizioni circa l'amministrazione dei beni dei figli e, nell'ipotesi in cui l'esercizio della responsabilità genitoriale sia affidato ad entrambi i genitori, circa il concorso degli stessi al godimento dell'usufrutto legale.(1)

 

[8. In caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, il tribunale procede all'affidamento familiare di cui all'art. 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184.] (3)

 

[9. Nell'emanare i provvedimenti relativi all'affidamento dei figli e al contributo per il loro mantenimento, il giudice deve tener conto dell'accordo fra le parti: i provvedimenti possono essere diversi rispetto alle domande delle parti o al loro accordo, ed emessi dopo l'assunzione di mezzi di prova dedotti dalle parti o disposti d'ufficio dal giudice, ivi compresa, qualora sia strettamente necessario anche in considerazione della loro età, l'audizione dei figli minori.] (3)

 

[10. All'attuazione dei provvedimenti relativi all'affidamento della prole provvede il giudice del merito, e, nel caso previsto dal comma 8, anche d'ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare.] (3)

 

[11. Nel fissare la misura dell'assegno di mantenimento relativo ai figli il tribunale determina anche un criterio di adeguamento automatico dello stesso, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria.] (3)

 

[12. In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all'altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, l'avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio. La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto.] (3)

 

    (1) Comma così modificato dall’art. 98, comma 1, lett. b), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

    (2) Comma così sostituito dall’art. 98, comma 1, lett. b), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

    (3) Comma abrogato dall’art. 98, comma 1, lett. d), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

 

 

Articolo 7.

 

1. Il secondo comma dell'art. 252 del codice civile è così modificato:

 

«I figli adulterini possono essere riconosciuti anche dal genitore che, al tempo del concepimento, era unito in matrimonio, qualora il matrimonio sia sciolto per effetto della morte dell'altro coniuge ovvero per pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso».

 

Articolo 8.

 

1. Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può imporre all'obbligato di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6.

 

2. La sentenza costituisce titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale ai sensi dell'art. 2818 del codice civile.

 

3. Il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell'assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l'invito a versargli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente.

 

4. Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento ai sensi degli articoli 5 e 6.

 

5. Qualora il credito del coniuge obbligato nei confronti dei suddetti terzi sia stato già pignorato al momento della notificazione, all'assegnazione e alla ripartizione delle somme fra il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, il creditore procedente e i creditori intervenuti nell'esecuzione, provvede il giudice dell'esecuzione.

 

6. Lo Stato e gli altri enti indicati nell'art. 1 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, nonché gli altri enti datori di lavoro cui sia stato notificato il provvedimento in cui è stabilita la misura dell'assegno e l'invito a pagare direttamente al coniuge cui spetta la corresponsione periodica, non possono versare a quest'ultimo oltre la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e degli emolumenti accessori.

 

7. Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell'avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l'assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell'assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della metà per il soddisfacimento dell'assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6.

 

Articolo 9.

 

1. Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6.

 

2. In caso di morte dell'ex coniuge e in assenza di un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il coniuge rispetto al quale è stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno ai sensi dell'art. 5, alla pensione di reversibilità, sempre che il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza.

 

3. Qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell'assegno di cui all'art. 5. Se in tale condizione si trovano più persone, il tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché a ripartire tra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze.

 

4. Restano fermi, nei limiti stabiliti dalla legislazione vigente, i diritti spettanti a figli, genitori o collaterali in merito al trattamento di reversibilità.

 

5. Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva comunque l'applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci.

 

Articolo 9-bis.

 

1. A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell'art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell'obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell'eredità tenendo conto dell'importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell'eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L'assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall'art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione.

 

2. Su accordo delle parti la corresponsione dell'assegno può avvenire in unica soluzione. Il diritto all'assegno si estingue se il beneficiario passa a nuove nozze o viene meno il suo stato di bisogno. Qualora risorga lo stato di bisogno l'assegno può essere nuovamente attribuito.

 

Articolo 10.

 

1. La sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando sia passata in giudicato, deve essere trasmessa in copia autentica, a cura del cancelliere del tribunale o della Corte che l'ha emessa, all'ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu trascritto, per le annotazioni e le ulteriori incombenze di cui al regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238.

 

2. Lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio, pronunciati nei casi rispettivamente previsti dagli articoli 1 e 2 della presente legge, hanno efficacia, a tutti gli effetti civili, dal giorno dell'annotazione della sentenza.

 

Articolo 11. (1)

 

...omissis...

 

    (1) Articolo soppresso dalla Legge 6 marzo 1987, n. 74.

 

Articolo 12.(1)

 

1. Le disposizioni del codice civile in tema di riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio si applicano, per quanto di ragione, anche nel caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

 

    (1) Articolo così modificato dall’ art. 98, comma 1, lett. c), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

 

 

Articolo 12-bis.

 

1. Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell'art. 5, ad una percentuale dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l'indennità viene a maturare dopo la sentenza.

 

2. Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell'indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

 

Articolo 12-ter.

 

1. In caso di genitori rispetto ai quali sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la pensione di reversibilità spettante ad essi per la morte di un figlio deceduto per fatti di servizio è attribuita automaticamente dall'ente erogante in parti eguali a ciascun genitore.

 

2. Alla morte di uno dei genitori, la quota parte di pensione si consolida automaticamente in favore dell'altro.

 

3. Analogamente si provvede, in presenza della predetta sentenza, per la pensione di reversibilità spettante al genitore del dante causa secondo le disposizioni di cui agli articoli 83 e 87 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092.

 

Articolo 12-quater.

 

1. Per le cause relative ai diritti di obbligazione di cui alla presente legge è competente anche il giudice del luogo in cui deve essere eseguita l'obbligazione dedotta in giudizio.

 

Articolo 12-quinquies.

 

1. Allo straniero, coniuge di cittadina italiana, la legge nazionale del quale non disciplina lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, si applicano le disposizioni di cui alla presente legge.

 

Articolo. 12-sexies.

 

1. Al coniuge che si sottrae all'obbligo di corresponsione dell'assegno dovuto a norma degli articoli 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall'art. 570 del codice penale.

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LEGGE 8 marzo 2017, n. 24 Legge Gelli


 Vigente al: 1‐4‐2017 

  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno

approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              Promulga

  la seguente legge:

                               Art. 1

                   Sicurezza delle cure in sanita'

  1. La sicurezza delle cure e' parte costitutiva  del  diritto  alla

salute  ed  e'  perseguita  nell'interesse  dell'individuo  e   della

collettivita'.

  2. La sicurezza delle cure si realizza anche mediante l'insieme  di

tutte le attivita' finalizzate alla prevenzione e alla  gestione  del

rischio connesso all'erogazione di prestazioni sanitarie e l'utilizzo

appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative.

  3. Alle attivita' di prevenzione del rischio messe  in  atto  dalle

strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, e'  tenuto

a concorrere tutto il personale, compresi i liberi professionisti che

vi operano  in  regime  di  convenzione  con  il  Servizio  sanitario

nazionale.

                               Art. 2

Attribuzione della funzione di garante per il diritto alla salute  al

  Difensore civico regionale o provinciale e istituzione  dei  Centri

  regionali per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza  del

  paziente.

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono

affidare all'ufficio del Difensore civico la funzione di garante  per

il diritto alla salute e disciplinarne la struttura  organizzativa  e

il supporto tecnico.

  2. Il Difensore civico,  nella  sua  funzione  di  garante  per  il

diritto alla salute,  puo'  essere  adito  gratuitamente  da  ciascun

soggetto  destinatario  di  prestazioni  sanitarie,  direttamente   o

mediante un proprio delegato, per la segnalazione di disfunzioni  del

sistema dell'assistenza sanitaria e sociosanitaria.

  3. Il Difensore civico acquisisce,  anche  digitalmente,  gli  atti

relativi alla segnalazione pervenuta e, qualora abbia  verificato  la

fondatezza della segnalazione, interviene a tutela del  diritto  leso

con i poteri e le modalita' stabiliti dalla legislazione regionale.

  4. In ogni regione e' istituito, con le risorse umane,  strumentali

e finanziarie disponibili a legislazione  vigente  e  comunque  senza

nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, il Centro per

la gestione del rischio sanitario e la sicurezza  del  paziente,  che

raccoglie dalle strutture  sanitarie  e  sociosanitarie  pubbliche  e

private  i  dati  regionali  sui  rischi  ed  eventi  avversi  e  sul

contenzioso e li trasmette annualmente, mediante procedura telematica

unificata a livello nazionale, all'Osservatorio nazionale delle buone

pratiche sulla sicurezza nella sanita', di cui all'articolo 3.

  5. All'articolo 1, comma 539, della legge 28 dicembre 2015, n. 208,

e' aggiunta, in fine, la seguente lettera:

  «d‐bis) predisposizione di una relazione annuale  consuntiva  sugli

eventi avversi verificatisi all'interno della struttura, sulle  cause

che hanno prodotto l'evento avverso e  sulle  conseguenti  iniziative

messe in atto. Detta relazione e' pubblicata nel sito internet  della

struttura sanitaria».

                               Art. 3

Osservatorio nazionale delle buone  pratiche  sulla  sicurezza  nella

                               sanita'

  1. Entro tre mesi dalla data di entrata in  vigore  della  presente

legge, con decreto del Ministro della salute, previa intesa  in  sede

di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le

province autonome di Trento e di Bolzano, e' istituito, senza nuovi o

maggiori oneri per la finanza pubblica,  presso  l'Agenzia  nazionale

per i servizi sanitari regionali (AGENAS),  l'Osservatorio  nazionale

delle buone  pratiche  sulla  sicurezza  nella  sanita',  di  seguito

denominato «Osservatorio».

  2. L'Osservatorio acquisisce dai Centri per la gestione del rischio

sanitario e la sicurezza del paziente, di cui all'articolo 2, i  dati

regionali relativi ai rischi ed eventi avversi  nonche'  alle  cause,

all'entita', alla frequenza e all'onere finanziario  del  contenzioso

e, anche mediante la predisposizione, con  l'ausilio  delle  societa'

scientifiche  e   delle   associazioni   tecnico‐scientifiche   delle

professioni sanitarie di cui all'articolo 5, di linee  di  indirizzo,

individua idonee misure per la prevenzione e la gestione del  rischio

sanitario e il monitoraggio delle buone  pratiche  per  la  sicurezza

delle cure nonche' per la formazione e l'aggiornamento del  personale

esercente le professioni sanitarie.

  3. Il Ministro della salute trasmette annualmente alle  Camere  una

relazione sull'attivita' svolta dall'Osservatorio.

  4. L'Osservatorio, nell'esercizio delle  sue  funzioni,  si  avvale

anche del Sistema informativo per il  monitoraggio  degli  errori  in

sanita' (SIMES), istituito con decreto del Ministro del lavoro, della

salute e delle politiche sociali 11 dicembre 2009,  pubblicato  nella

Gazzetta Ufficiale n. 8 del 12 gennaio 2010.

                               Art. 4

                        Trasparenza dei dati

  1. Le prestazioni sanitarie erogate  dalle  strutture  pubbliche  e

private sono soggette all'obbligo di trasparenza,  nel  rispetto  del

codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto

legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

  2. La direzione sanitaria della struttura pubblica o privata, entro

sette giorni dalla  presentazione  della  richiesta  da  parte  degli

interessati  aventi   diritto,   in   conformita'   alla   disciplina

sull'accesso ai documenti amministrativi  e  a  quanto  previsto  dal

codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto

legislativo 30  giugno  2003,  n.  196,  fornisce  la  documentazione

sanitaria  disponibile  relativa  al  paziente,  preferibilmente   in

formato elettronico; le eventuali integrazioni sono fornite, in  ogni

caso, entro il termine massimo di trenta giorni  dalla  presentazione

della suddetta richiesta. Entro novanta giorni dalla data di  entrata

in vigore della presente legge, le strutture  sanitarie  pubbliche  e

private adeguano i regolamenti interni adottati in  attuazione  della

legge 7 agosto 1990, n. 241, alle disposizioni del presente comma.

  3. Le strutture sanitarie pubbliche e private rendono  disponibili,

mediante pubblicazione nel proprio sito internet, i dati  relativi  a

tutti i  risarcimenti  erogati  nell'ultimo  quinquennio,  verificati

nell'ambito   dell'esercizio   della   funzione   di    monitoraggio,

prevenzione e gestione del rischio sanitario (risk management) di cui

all'articolo 1, comma 539, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, come

modificato dagli articoli 2 e 16 della presente legge.

  4. All'articolo 37 del regolamento di polizia mortuaria, di cui  al

decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre  1990,  n.  285,

dopo il comma 2 e' inserito il seguente:

  «2‐bis. I familiari o gli altri aventi titolo del deceduto  possono

concordare con il direttore sanitario o  sociosanitario  l'esecuzione

del riscontro diagnostico, sia nel caso di decesso ospedaliero che in

altro luogo, e possono disporre la presenza  di  un  medico  di  loro

fiducia».

                               Art. 5

Buone pratiche clinico‐assistenziali e raccomandazioni previste dalle

                             linee guida

  1. Gli esercenti le professioni  sanitarie,  nell'esecuzione  delle

prestazioni  sanitarie  con   finalita'   preventive,   diagnostiche,

terapeutiche, palliative, riabilitative  e  di  medicina  legale,  si

attengono,  salve   le   specificita'   del   caso   concreto,   alle

raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate  ai  sensi  del

comma 3 ed elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonche'

dalle societa' scientifiche e dalle associazioni tecnico‐scientifiche

delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco  istituito  e

regolamentato con decreto del Ministro della salute, da emanare entro

novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente  legge,

e da aggiornare con cadenza  biennale.  In  mancanza  delle  suddette

raccomandazioni, gli esercenti le professioni sanitarie si  attengono

alle buone pratiche clinico‐assistenziali.

  2. Nel regolamentare l'iscrizione in apposito elenco delle societa'

scientifiche e delle  associazioni  tecnico‐scientifiche  di  cui  al

comma 1, il decreto del Ministro della salute stabilisce:

    a)  i  requisiti  minimi  di  rappresentativita'  sul  territorio

nazionale;

    b) la costituzione  mediante  atto  pubblico  e  le  garanzie  da

prevedere  nello  statuto  in  riferimento  al  libero  accesso   dei

professionisti  aventi  titolo  e  alla  loro   partecipazione   alle

decisioni, all'autonomia e all'indipendenza, all'assenza di scopo  di

lucro,  alla  pubblicazione  nel  sito  istituzionale   dei   bilanci

preventivi,  dei  consuntivi  e  degli  incarichi  retribuiti,   alla

dichiarazione  e   regolazione   dei   conflitti   di   interesse   e

all'individuazione di sistemi di verifica e controllo della  qualita'

della produzione tecnico‐scientifica;

    c) le procedure di iscrizione all'elenco nonche' le verifiche sul

mantenimento  dei  requisiti  e  le  modalita'   di   sospensione   o

cancellazione dallo stesso.

  3. Le linee guida e gli aggiornamenti delle  stesse  elaborati  dai

soggetti di cui al comma 1 sono integrati nel Sistema  nazionale  per

all'articolo 696‐bis del codice di  procedura  civile  non  e'  stato

espletato ovvero che e' iniziato ma non si e' concluso, assegna  alle

parti il termine di quindici giorni per la  presentazione  dinanzi  a

se' dell'istanza di consulenza tecnica in via  preventiva  ovvero  di

completamento del procedimento.

  3. Ove la  conciliazione  non  riesca  o  il  procedimento  non  si

concluda entro il termine perentorio di sei  mesi  dal  deposito  del

ricorso, la domanda diviene procedibile e gli effetti  della  domanda

sono salvi se, entro novanta giorni dal deposito  della  relazione  o

dalla scadenza del  termine  perentorio,  e'  depositato,  presso  il

giudice che ha trattato il procedimento di cui al comma 1, il ricorso

di cui all'articolo 702‐bis del codice di procedura  civile.  In  tal

caso il giudice fissa  l'udienza  di  comparizione  delle  parti;  si

applicano gli articoli 702‐bis e seguenti  del  codice  di  procedura

civile.

  4.  La  partecipazione  al  procedimento  di   consulenza   tecnica

preventiva  di  cui  al  presente  articolo,  effettuato  secondo  il

disposto dell'articolo 15 della presente legge, e'  obbligatoria  per

tutte  le  parti,  comprese  le  imprese  di  assicurazione  di   cui

all'articolo 10,  che  hanno  l'obbligo  di  formulare  l'offerta  di

risarcimento del danno ovvero comunicare i motivi per  cui  ritengono

di non formularla. In caso di  sentenza  a  favore  del  danneggiato,

quando l'impresa di  assicurazione  non  ha  formulato  l'offerta  di

risarcimento  nell'ambito